giovedì 6 ottobre 2011

La mia testa calda...

Chiedo scusa ai miei compagni di viaggio, a coloro che seguono questo blog, se a volte è capitato loro di leggere delle cose offensive, lesive della loro sensibilità, o comunque divergenti dal loro pensiero.
Quanto scritto su questo blog, firmato dal sottoscritto, è da intendersi come un' opinione personale, molto spesso non condivisa dagli altri BikersdiBrescia, e quindi non attribuibile all'intero gruppo.
In futuro farò in modo di evitare questo genere di malintesi.
Nel caso sentissi il bisogno impellente di scrivere qualcosa di piccante o pungente, commento o racconto che sia, ciò avverrà su una pagina personale, evitando in questo modo qualsiasi tipo di problema a questo gruppo di bikers che mi stanno tanto a cuore...


martedì 4 ottobre 2011

Dalla Val Gardena alla Val di Funes sfiorando la Val Badia


Da un forumendolo: "Certo, volevo solo capire perché lo fai cosí....sulla carta non vedo discese interessanti".

e rispondo così sul forum:
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Detto questo ieri ho fatto il giro Ortisei - Alpe Mastlè Bassa - Rif. Firenze - Forcella de la Roa - Malga Medalges - Rif Genova - Val di Funes - Chiusa - Ponte Gardena.
Il giro nel suo insieme è stato fantastico, il tratto Rif. Firenze - Rif. Genova è parte dell'alta via delle Dolomiti ed è bellissimo. Dal Firenze alla forcella (600 metri di dislivello) ho fatto 1 ora a spinta e 1 ora in bici (faticando non poco), i miei compagni, che ringrazio, 1,5 ore a spinta e mezz'ora in sella. In discesa è abbastanza facile, mai esposto e tutto in sella in ambiente che ha poco da invidiare alla Val Fiscalina o alla Travenanzes. Dalla forcella alla Medalges è a mio avviso molto interessante, sono anche riuscito a stare quasi sempre in sella nel primo tratto del ghiaione (non ci devono essere escursionisti che salgono, altrimenti scendere a piedi), molto ripido e sdrucciolevole, poi ottimo traverso verso la medalges che si raggiunge con 200 metri disliv. di risalita finali e qualche tratto a spinta. Dalla malga altri 7/8 minuti di bici in spalla e traverso sempre bello fino al Genova, quindi bella discesa su sentiero fino alla sterrata di malga Zannes; sterratone fino a Santa Maddalena/San Pietro e qui data l'ora tarda discesa su asfalto fino a valle, (che si può tranquillamente evitare stando a destra della valle direzione Tiso/Nave fondo valle). Diciamo che dalla forcella della Roa (2600slm) a valle (500slm) (più 200 metri di risalita a Medalges) sono 2300 metri di dislivello negativo su sentieri sterrate e brevi tratti su asfalto.

altre foto di Gfranco e quelle di Gigi

giovedì 29 settembre 2011

L'erba voglio...

L'erba voglio non cresce neppure nel giardino del re.

Che cosa vorrei...
Vorrei rivivere tutti i week end le belle emozioni che ho potuto provare quella volta del Torsoleto poche settimane fa, o, andando indietro nel tempo, del giro dello Sciliar, con Spiz e la Pat, o della traversata Ventimiglia-Monviso a cena con Mauro e Favier all'Osteria della Gardetta. Quella volta ci hanno portato delle enormi pirofile stracolme di pasta fumante; anche al Torsoleto non hanno affatto scherzato, con quasi tre etti a riempire i piatti non sufficientemente fondi per tali dosi.

Sono ingordo di risate, di quei momenti in cui, davanti ad una tazza di tè fumante o ad un bicchiere di vino rosso, ci si anima parlando di lavoro e di stipendi, per poi ritornare sull'argomento bici, nostra passione.

Trovarsi lì, sereni e beati, protetti al calduccio quando là fuori tira un'aria che ti mette i brividi e ti fa incrociare le braccia, è una bella sensazione. Il Lonfo che si sdraia e fa il sonnellino pomeridiano, Mauro benestante che comanda l'acqua calda per la doccia...
Tutti dettagli che mi mancano già. Ho nostalgia.

vorrei...

Purtroppo i ritagli di tempo libero di ciascuno di noi sono diversi: gli impegni, la famiglia presente e futura a cui badare, non ci permettono di avere tutte le tessere a disposizione per completare il puzzle. Almeno non tutte le settimane.

Ma pensiamoci su, se appena possiamo, cerchiamo di stare insieme, che è bello.

martedì 27 settembre 2011

Non mi avete convinto...

Bici in carbonio, senza un graffio (altrimenti sarebbe già rotta), di alta gamma, nuova fiammante. Lui ha un' aria un po' spavalda, tipica forse di coloro che si chiamano Claudio? Non conosco sinceramente il motivo vero per cui si sia aggregato al nostro gruppo per il giro di oggi sul Monte Carone, detto anche Caronte? (tratti infernali). Non lo so. Forse Stefano, il Lonfo, non vuole tanto bene ai suoi amici, e gode nel vederli soffrire, soccombere, mentre lui, come un grillo, saltella qua e là e se la ride dopo aver recuperato in extremis il "controllo" della sua bici. Il nostro gruppo è sotto esame da parte della new entry di oggi. Questa è la mia impressione. Sembra quasi che un "guru" esterno, venga a vedere se i BdB fanno bicicletta nel modo giusto oppure no. Come quando il controllo ASL viene a vedere col guanto bianco se la cucina è pulita, a norme, per poi alla fine giudicare, verbalizzare e, se necessario, multare.

"Come mai salite per di qua? Non è la solita strada che faccio io..."

Perché oggi ci va così!

La mia impressione iniziale, man mano che procediamo verso Bocca dei Fortini, si rivela corretta. Con noi oggi abbiamo uno che la sa più degli altri e che si aspetta che gli altri, appunto, facciano come fa lui. Poi arriva il momento dell'ascesa al Carone. Inizia un tratto di salita un po' inusuale per chi pratica la mountain bike in maniera classica, cioè pedalata. Inoltre la new entry potrebbe trovarsi in serie difficoltà sul seguente tratto di discesa. Percepisco una certa preoccupazione, soprattutto per via della preziosa bici che potrebbe danneggiarsi e quindi mi premuro di consigliare una strada alternativa, conosciuta dal nostro esperto compagno di viaggio, più tranquilla e sicura.

L'idilliaca strada per un felice e spensierato ritorno a baita...

Sono praticamente riuscito a salvarci dall'impietoso giudizio finale di "Clod", quando qualche BdB decide di tirarsi la zappa sui piedi prospettando all'ignaro avventuriero sentieri facili, su terra battuta, mai ripidi e con cuscini di lato per proteggere la bici da eventuali tonfi.

E dunque così sia, se è questo che volete, se è vostra intenzione assassinare dei poveri reggisella, sfigurare senza ritegno le delicate e candide grafiche in rilievo, che si proceda pure con l'abbassamento della sella. E che il misfatto avvenga, deturpatori di telai carboniosi, questa volta l'avete combinata grossa!

La discesa per noi non è complicata, ma in certi casi dovremmo metterci nella testa di chi certe cose non se le sogna neppure nel peggiore degli incubi. Gli amici -veri- si vedono proprio in queste situazioni, vero Lonfo? Gli amici -veri- non ti portano con i BdB. Perché il Lonfo sapeva benissimo che Claudio non avrebbe apprezzato.

E così è arrivato, alla fine, il giudizio, il verdetto: "Non mi avete convinto"!

Ebbene sì, è così, questa è la cruda realtà dei fatti. A volte nemmeno lo zoccolo duro riesce a convincersi, figuriamoci un esterno trascinato nel baratro da una mano amica...

Buone strade a tutti

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MI AVETE CONVINTO

Ovvero il post-Carone Lonfo version

L'iperbolico racconto di Perse, accanto alla momentanea irritazione, mi aveva fatto sorgere un dubbio: e se davvero avessi osato troppo? Se malgrado l'esame preventivo a Clod (sei allenato? che dislivelli hai fatto? che bici hai? ti fa niente portarla a spalla? conosci la zona? e in discesa te la cavi?) avessi toppato nella valutazione? Perchè è vero, portarsi dietro un compagno impreparato si rivela di poco sugo e alla fine pericoloso, l'ho imparato in tanti anni di montagna (anche alta montagna invernale).


Sì, l'avevo visto un po' stranito ma mai veramente in difficoltà; è solo sceso un tratto sulla sterrata "dove mi diverto di più".
Così dopo la gita ho chiesto a un amico comune, con il quale so che Clod si confida,se c'erano stati commenti da parte del diretto interessato.


Ecco il verdetto: "Sono sicuro che in salita non ha sfigurato, è rimasto un po' impressionato dalla parte finale bici in spalla, specialmente il canalino, quanto alla discesa testualmente 'chesti che i è mia a posto', penso che tornerà ai suoi giri solitari... o con me a traino".
Ecco, mi sono convinto che siamo tutti 'mia a posto', il che può essere anche essere preso come un complimento.

L'avevo previsto e avvisato: o vedi la luce o non ti vediamo più. Non lo rivedremo, ma senza drammi e sempre in amicizia. Dimenticavo, c'è rimasto così male che al rientro in macchina stavamo già progettando di far nascere un gruppo MTB-CAI a Desenzano...

domenica 25 settembre 2011

Per chi si fosse perso il giro...

Per chi non era presente al nostro giro del 10-11 Settembre, per chi si fosse perso il week end, di seguito pubblico il video che ho realizzato grazie al contributo di un gruppo di bikers dalla gran voglia di montagna, di avventura, di silenzi. Un gruppo di "matti" che ama farsi del male portando con sé la bicicletta in posti impervi, sperando sempre che la natura si addolcisca un po', e che gli permetta di far rotolare le ruote su qualche pietra e in qualche prato. Purtroppo non è sempre così, e allora tocca camminare e rompere gli scarponi. Ma quando il vento soffia e gli occhi si inumidiscono d'emozione, va bene anche soffrire un po' e far palpitare il cuore attaccati ad una catena, sperando che sia ben salda.
Buona bicicletta a tutti.


lunedì 19 settembre 2011

SSIT11 - Saint Nicolas - V. Aosta

Ogni anno in questo periodo si presenta puntualmente l'appuntamento con la single speed, con il campionato italiano. L'edizione 2011 si svolge a casa di Yoda, Marco Nicoletti, presso Saint Nicolas, in Valle d'Aosta.

Ricordo la prima edizione a cui ho partecipato, a Piane di Lama Mocogno, nel 2008, con la Marin rossa, arrivo alla mattina, dopo la pixie, dopo una notte di travestimenti e festeggiamenti. In questo modo mi perdo una bella fetta della torta, ma comunque riesco ad assaporare una dolce atmosfera, fatta di allegria, spensieratezza e follia.

Parli di campionato italiano single speed e tutti pensano ad una cosa seria, ad una gara di agonisti: gambe rasate, tesserini, chip alla caviglia, liquidi mirabolanti nelle borracce, teste basse e volti tesi e perennemente crucciati. No, è tutto un altro mondo, la gara ha un'importanza relativa, è solo il pretesto per incontrarsi, fare festa, bere birra, trovare amici, e pedalare con le nostre single speed. Bici apparentemente assurde che però affascinano, e ci fanno vivere forti emozioni.

Yoda quest'anno si è preso una bella responsabilità nell'organizzare il campionato: studia il percorso, preparalo, fettuccialo, pensa a dove mettere le tende, dove appoggiarsi per pranzi, cene, colazioni, dove mettere i gazebo degli sponsor ed espositori. Organizza le iscrizioni, stampa i numeri di gara, le magliette...e chissà quante altre faccende; insomma, un impegno mica da ridere.

Venerdì sera avviene il trasferimento in Valle d'Aosta, con il nuovo Charlie Brown di Spiedo, il Caravelle nuovo fiammante viene caricato delle bici, tende, bagagli e poi si parte. Siamo in quattro: Spiedo naturally, Ema, il Baffo ed il sottoscritto. A 130 Km orari ci seguono Bob e Mario. Siamo l'avanguardia Lobos e alle 20 iniziamo il montaggio della capiente tenda da 8 posti dello Zio. Arriva France da Torino, l'indomani sarà la volta di Cene, la Gitte, Marcello ed Ilaria.... Ausilia arriva in bici da Pavia, sciroppandosi 180 km in single speed, con un agilissimo 32x21, adatto alla montagna, ma decisamente inconsueto per la pianura. Solo lei può. Grande!

C'è Dirk dal Belgio. Quanta strada che ha fatto per raggiungerci qui in Italia per il SSIT11. Viene spontaneo chiedersi se valga la pena affrontare viaggi così lunghi, per un evento di questo tipo, definibile come "minore" (senza offesa per chi li organizza) se paragonato ad un Giro delle Fiandre, ad un mondiale o ad una grossa fiera internazionale; evidentemente si, Dirk mi è parso sempre felice ed entusiasta di trovarsi con tutti noi. Spettacolari le birre che ci hai fatto gustare! Allo stesso modo hanno sempre dimostrato entusiasmo e voglia di divertirsi i nostri amici dalla Svizzera, capitanati da Christoph. Che ragazzi simpatici! Il mio rammarico è non conoscere sufficientemente bene le lingue per dialogare con loro come riescono a fare Spiedo e gli altri Lobos.

Durante la cena di venerdì al nostro tavolo si presenta Sebastiano, detto Cane Morto.
Ci guardiamo negli occhi. Non diciamo nulla ma riesco a leggere i pensieri dei miei amici... "cane morto", ma dai! Da dove spunta questo nickname! Avrò occasione di domandarglielo e di capire che dietro un soprannome così privo di dinamismo si nasconde un ragazzo simpatico, socievole, e brillante. Come il blu della sua Salsa "El Mariachi". È stato un piacere incontrarlo.

Sabato mattina dopo una bella dormita nel sacco a pelo, ci svegliamo con il cielo che incomincia ad imbronciarsi, un nuvolone grigio scuro è in avvicinamento, oggi infatti prevedono pioggia. Io non sto più nella pelle e saltello qua e là per la voglia di pedalare. Spiedo mi rimette in riga e poi si parte. Non prima però di aver girato la gomma anteriore della bici di Ema, la direzionalità in curva non è un fattore da trascurare... e poi mi vai a sbandare in piega... così non va! Hi hi hi!

Il terreno è asciutto, non piove da parecchio tempo ormai e probabilmente ciò avverrà a breve, la sposa si chiama SSIT e sarà una sposa fortunata.

Prendo allegramente il primo strappo in salita, pensando di trovarmi di lì a poco in discesa, invece la rampa prosegue... prosegue... prosegue... ancora più in alto. Calma, bisogna affrontarla con calma. Il primo anello si dipana nel bosco, a zig-zag tra gli alberi, con le ruote che affondano in un morbido tappeto di aghi rossicci, sobbalzando tra una radice ed una pigna sfuggita al rastrello laser del Maestro Yoda. Anche nella preparazione e pulizia del percorso Marco si è dimostrato scrupolosissimo, complimenti davvero.

Completiamo il primo anello e proseguiamo per la seconda parte del giro. Si sale per un tratto su asfalto, poi la salita prosegue su sterrato e anche in questo caso è lunga anche se decisamente più semplice da affrontare rispetto alla prima nel boschetto. Arriviamo ad un bivio ben segnalato e iniziamo la prima discesa denominata con DH1. Bella discesa con qualche roccia fissa, qualche radice, ma per il resto molto scorrevole e guidata. In un attimo si è di nuovo giù e ci si reimmette sulla salita percorsa in precedenza. Al bivio si prosegue verso la DH2, ma c'è ancora un bel po' salita da fare prima di scendere.

Ad un certo punto inizia a piovere seriamente ed il Baffo trova una piccola abitazione dove c'è la possibilità di ripararsi dal temporale, sotto ad una tettoia di una terrazza. Cogliamo l'occasione per rilassarci un attimo e scambiarci le prime opinioni sul tracciato. Con il cessare della pioggia riprendiamo infreddoliti a pedalare seguendo i cartelli e le fettucce che delimitano il percorso di gara. La salita è piacevole, mai ripida e piuttosto lunga, poi finalmente ci immettiamo sul single track dell'ultima discesa. Parto per primo, e incomincia subito il divertimento. C'è qualche tratto abbastanza tecnico e occorre prestare attenzione e limitare al massimo i rischi per non farsi inutilmente del male.

Arrivo in fondo alla discesa molto probabilmente con un bel sorriso stampato sul volto. "Che mila cancher" è il mio primo pensiero rivolto a Yoda. È una frase amichevole che uso spesso rivolta a quei simpaticoni a cui piace sempre combinarne una, dei furbetti insomma. Il percorso con questi tornanti è piccantino, stuzzicante per una branca di bikers, però potrebbe metterne altri in difficoltà.

Dopo il giro di prova, andiamo a pranzo e dopo il piccantino della discesa, viene il momento del piccantino della pasta all'arrabbiata, piuttosto incazzata. Mi diverto a vedere le facce di Bob e degli altri Lobos con la goccia al naso. Poi viene voglia di coricarsi e fare la pennichella, ma ho anche voglia di rimettermi in sella, soprattutto per rifare la dh2. Pedalo con Andrea "Cene", che mi conferma la presenza di una certa dose di difficoltà lungo il percorso, non che Finale Ligure sia una passeggiata...

Dopo la discesa DH1 incrociamo Sebastiano con un suo amico, e sotto la pioggia completiamo l'ultimo tratto di salita e la spettacolare DH2. Mi scappa un urletto misto tra adrenalina e esaltazione nel momento in cui per un attimo perdo l'anteriore lungo una curva, il piede destro istintivamente si stacca e  scende verso terra a protezione. Una puntatina e ritorno in traiettoria. Spassoso.

Mi immagino qualche BdB, in particolare Dario, a farmi compagnia... ma per ora a parte Giani, non girano single speed nel nostro gruppo.  Magari per l'anno prossimo... chissà.

Accidenti, ora sono tutto infangato ed i miei vestiti sono bagnati, non ho portato ricambi e domani molto probabilmente dovrò indossare dei vestiti umidi, puzzolenti e bagnaticci; anche le scarpe si sono riempite d'acqua. Metto tutto in tenda, ma non c'è molta speranza che asciughino... amen.

La serata, la festa di sabato è lunga, molto divertente. Prima la cena tutti insieme in una grande sala. Vari antipasti, polenta, spezzatino; abbondante formaggio, risotto, carotine per il sottoscritto. Birra ed un bicchiere di rosso per colorare la serata. Gli HUTR scandiscono il loro slogan in maniera ritmica: sembra un urlo di battaglia di una tribù barbara. Mi immagino i loro volti coperti di fango, gli indumenti gocciolanti del sangue del nemico appena abbattuto a pedivellate. Mi rannicchio impaurito sulla panca mentre continuo a sorseggiare la mia birretta. Arriva il momento della Pixie: la discesa dal pratone è divertentissima, esaltante; i corridori sono travestiti con parrucche, costumini attillati, giacche variopinte, le bici sono il risultato di attenti studi di aerodinamica infatti scompaiono letteralmente sotto il pilota col suo mantello, o il coccodrillo gonfiabile.

È una grande festa, ma pur solleticato e sollecitato da Yoda, mi metto in disparte, pentendomene amaramente. Ho i piedi fradici, il mio unico paio di pantaloni è ridotto in uno stato pietoso e tutto infreddolito mi metto a fare il tifo per gli altri. Quando Yoda mi offre la sua bici per la Pixie Avalanche però ho troppa voglia di provare un po' di pixie. Mi metto dietro a Marcello "Lolli", veramente fuori, un grande. Sei lì con gli occhi a massima apertura per captare la poca luce ambientale e al via scattano mille flashes. Accecato ti lanci all'inseguimento dell'ombra che ti trovi davanti, tra mille urla e schizzi di fango. Mi veniva troppo da ridere, e quando ho visto il Lolli catapultarsi in picchiata giù dal pendio con la bici imbizzarrita, mi è salita dentro una gran voglia di seguirlo. Robe da schiantarsi!

Uno dei momenti più divertenti ed esilaranti del week end. La pixie non si smentisce mai!

Conclusa la folle corsa giù dai pratoni con le bici da bambino, è iniziato il concerto. Musica, danze, danze e musica. Birre e bombardini e noi che giocavamo ad impennare con la nano-bici, spaccandoci la schiena. Il Lolli scatenato che canta a squarciagola, con la moglie che lo osserva impaurita-incuriosita-rassegnata e con noi sempre più contenti di averlo conosciuto.

La balla è dietro l'angolo che bussa, se le apri la porta, puoi portare a casa il premio Marco Panni ed entrare nella storia, o in un centro per alcolisti anonimi. Una piacevole atmosfera ci avvolge, la festa continua fino all'una di notte, poi tutti in branda. Piove copiosamente e nella tenda trafila un po' di acqua: saggiamente qualcuno pensa di trasferirsi in albergo, i più selvaggi, resistono allo stillicidio e all'attacco di diverse specie di funghi sotto alle ascelle e tra le dita dei piedi.

La pioggia termina di scrosciare giusto in tempo per fare un salto in bagno. Una tastatina veloce ai pantalocini da bici e con una smorfia di disappunto me ne vado via a fare colazione. "Avresti potuto prevedere un cambio, invece non ci sei arrivato" - "sei troppo un estremista essenzialista, la prossima volta presentati con un paio di slip, più essenziale di così!"


Torta, brioches, dolcetti con l'uvetta, fette biscottate con miele, pane e marmellata, biscotti, yogurt e cereali, cappuccino... come mi piacciono le colazioni a buffet!
Poi arriva il tragico momento della vestizione. Una capatina in bagno, attaccato al soffiatore d'aria calda per cercare di migliorare la situazione del fondello, maglia intima asciutta, calze asciutte, scarpe bagnate, maglia bagnata e guanti fradici. Arrivano in soccorso Marcello con un paio di guanti e Spiedo con una spettacolarissima maglia Biciclista a pois, già prenotata, tanto è bella. Questi ciclisti fighetti che sentono il bisogno di vestirsi colorati, sulle loro biciclette dai componenti anodizzati.

Yoda richiama i partecipanti sulla griglia di partenza e procede con le raccomandazioni, istruzioni per l'uso. Lo start avverrà a piedi, ognuno dovrà correre a recuperare il proprio numero di pettorale, fissarlo con le fascette alla bici e poi iniziare a pedalare. Ci sono persone che prendono troppo seriamente anche delle gare così goliardiche, tra amici e allora ci si inventa di tutto per vivacizzare, sdrammatizzare se vogliamo la situazione. Partenza pronti e via, si corre, attacca il numero e inizia a pedalare. Qualcuno è già intento a cercare pertugi dove infilarsi per sorpassare: un paio di coraggiosi sfidano Ausilia, che immediatamente risponde riportandosi davanti e sollevando onde tsunami dalle pozzanghere.
Sono dietro di lei all'inizio del primo single track in salita: una radice, un suo attimo di esitazione e la mia ruota anteriore che sfiora la sua posteriore. Un giochetto che Mario ed il Baffo conoscono bene, spero che Ausilia non ne abbia a male e che non mi travolga con una delle sue temibili onde tsunami..

Pietà!

Terminato il tratto più stretto, Ausilia mi invita a superarla ed inizio così a salire sulla mega-rampa infinita. Sono fresco, forse un po' freddo, ma salgo piuttosto bene, vedo bikers a piedi... come mai? Man mano che procedo in salita, con i fiato sempre più corto, la mia spavalderia va affievolendosi, mi sembra di sentire un suono di sax... possibile? Arrivo ad una curva e mi trovo il cugino di Yoda intento a deliziarci con calde note d'ottone. Grazie mille per questo pizzicotto, che ci riporta alla realtà dei fatti: è inutile affannarsi troppo, è una festa, una festa di colori e bici monomarcia.

Poco dopo raggiungo Seba, un ciclista di un altro livello, un alto livello. Trovarmi qua con lui è una gran soddisfazione, ma alla sua prima esitazione gli sono davanti. Mi ricordo del percorso, ora c'è un tratto a piedi, poi discesa fino al traguardo; si respira! Non ho modo di incrociare molta gente, e appena trovo Ambro, mi affianco e gli domando se è tutto ok.
Inizia lo sterrato e poi finalmente la prima discesa. Zig zag ed è già finita... orco can, sono di nuovo qua e mi tocca salire... Dai che tra un po' c'è il ristoro... ho una sete...

Scende qualche goccia d'acqua, ma poca roba. La birra del ristoro ci voleva proprio; con un paio di zucchine trombetta alla griglia ed un paio di tomini, mi sarebbe andata ancora meglio, invece c'è solo della salamella. Gentilissimi comunque Yoda e lo staff di cuochi dell'Hotel Saint Nicolas per la disponibilità nella preparazione di ottimi piatti privi di carne.

Fermo al ristoro vedo arrivare Seba e mi bevo la seconda birra mentre lui sgranocchia una salsiccia. Ripartiamo insieme e proseguiamo per la rampa. In realtà la birra e la salsiccia apriva l'accesso alla strada asfaltata e alla salita dolce. Penso comunque che ben pochi siano saliti per l'asfalto. Il primo tratto a fatica si riesce a superare, poi c'è un'ulteriore impennata che ti costringe a camminare per qualche metro. Nel momento in cui riprovo a mettermi in sella, Seba mi da una leggera spinta di aiuto.. ma che grande! Finalmente spiana e mi avvicino alla bella DH2.

Che gran divertimento, il terreno poi, con la pioggia si è compattato ed ora risulta veramente uno spasso guidare e fare numeri. Si, come dice Ghido, la mia guida è da show, sicuramente non è veloce come quella di chi va diretto al dunque: io tergiverso sollevando molto spesso la ruota posteriore anche dove non serve. Però così mi diverto. Trik trak e anche la DH due se ne va! Ora rimane da ripercorrere l'anello fatto all'inizio, quello con la rampona infinita e poi siamo arrivati. Questa volta a metà mollo e mi metto a camminare: passettini veloci che mi portano su senza fatica. "Ma chi è che di nascosto mi ha cambiato il pignone!" La prima volta non era così dura la salita, anche il tratto finale prima del traguardo, nell'erba, mi fa bruciare le gambe. Arrivo davanti al traguardo ed impenno, come vengono bene le impennate con questa bici, che divertimento! Qualcuno mi dice che sono arrivato terzo; "ah, bene, gli rispondo io" mentre riprendo fiato. Vado a salutare il Lolli, e tutti gli altri che vedo arrivare man mano. La pioggia cresce d'intensità e inizia a soffiare un vento gelido, meglio togliersi questi vestiti  bagnati prima di ammalarsi. Così mi infilo i miei pantaloni umidi, e mi tengo addosso le scarpe da bici, che sono bagnate ma non troppo, fortunatamente almeno maglietta e felpa sono asciutte. Ritorno sul traguardo in tempo per salutare stringere la mano a Spiedo e sotto lo stand di zeta la formica bike components, al riparo dalla pioggia, vedo l'arrivo di un sacco di bikers tutti col sorriso sul volto. Una bella immagine.

L'edizione 2011 del campionato italiano single speed si è conclusa così, col sorriso.
Grazie a Yoda e allo staff con cui ha lavorato per l'impegno e la passione che ha dedicato all'organizzazione dell'evento. Un ottimo lavoro che ha dato buoni frutti.

L'anno prossimo ci si vede in Toscana dagli amici HUTR: chissà che accadrà, chi verrà se la spasserà!

giovedì 15 settembre 2011

Buone sensazioni

Le mie tempie pulsano e la fronte è madida di sudore.
Alzo gli occhi per un attimo...il cielo è di un azzurro intenso, colorato con i pastelli blu.
Le mie dita si sono intorpidite. Ogni 5 minuti stacco una mano dal pedale oppure l'altra mano dalla ruota e faccio ciondolare le braccia.
Sento così i muscoli che si rilassano, i tendini che guizzano in un attimo di tregua.
Poi riparto col mio fardello sulla schiena. Proseguo cocciuta nel mio orgoglio, e cerco di stare al passo dei miei compagni.
C'è uno che sembra uno stambecco, credo sia nato lì fra le rocce perchè lo vedo arrampicarsi con troppa facilità. Il suoi compagni lo seguono cercando di tenere il suo ritmo. Mi accorgo che faticano a stargli dietro e impiegano molte più energie di lui.
Alcuni di loro sono nelle retrovie, la loro calma e la loro lentezza mi confortano: non sono sola.
I miei pensieri si confondono: sogno di essere nel bosco pedalato in mattinata.
Sono sdraiata e rilassata. Il profumo del muschio bagnato e l'odore penetrante dei funghi mi avvolge. Guardando verso il cielo, vedo i rami muoversi leggermente con la brezza e i raggi del sole giocano a nascondino tra i tronchi di pino. Le nuvole hanno mille spessori e confini...colori dal bianco ghiaccio, trasparenti o grigie e mi invitano a fantasticare sulle forme come quando ero bambina e mi sdraiavo nei prati a guardarle.
Il mio piede scivola sul sentiero ripido e sconnesso e la bici a spalle ha un guizzo.
Mi risveglio all'istante e in un attimo sono consapevole del pericolo corso.
"Attenta!" Mi dico. " E concentrati!"
Salgo...passo dopo passo... piccoli passi sul segnavia e procedo in fila indiana con gli altri. La fatica per tutti è palpabile, i sassi sotto di noi rotolano facilmente e la terra sfugge sotto i nostri piedi.
Siamo quasi al culmine, c'è solo un passaggio verticale con catene da superare.
Le bici non passano fra le rocce sporgenti, ci si mette appostati uno sopra l'altro, attaccati con una mano alla catena e con l'altra ci si passa le bici sopra la testa fino a farle scorrere al valico.
Sento l'adrenalina scorrere come un vortice nelle vene...o forse è l'altitudine che mi rende ubriaca di potenza.
Ogni attimo è per tutti noi la forza, il coraggio e la condivisione degli ostacoli. Ci si aiuta in silenzio, finchè anche l'ultimo compagno mette piede sullo spiazzo oltre il canalone roccioso.
Un respiro di sollievo unanime si è alzato nel cielo terso.


tratto da "Una giornata con i BdB"

martedì 13 settembre 2011

Voglia di BdB

Dopo un agosto su arditi sentieri pensavo ad un settembre su placide ciclabili,ma il buon Dario alla prima occasione mi riporta in "carreggiata",ci sarebbe un'esplo in zona Adamello ma le scarse informazioni ci portano sul versante opposto sempre in alta Valcamonica.
Ci eravamo ripromessi di tornare al rifugio Torsoleto dopo le buone sensazioni dello scorso anno,ed ecco l'occasione giusta,dopo il digiuno vacanziero ho terribilmente voglia di BdB.Dario propone il giro online,e si aspettano le adesioni,la durezza preventivata del giro scoraggia i più,Dario invita personalmente Frog Vito e la Elena perchè a questo giro ci tengono parecchio,dice lui.
Così sabato mattina siamo in 8 a Malonno più Andrea1969 con una bici moderna(che farà la versione "light") insieme a Gfranco Enrico e l'amico di Gf.
Il resto è un susseguirsi di emozioni fino alla spettacolare traversata di domenica,una piccola tiratina d'orecchie ai tre davanti che in discesa abbandonano la traccia che dovevamo fare per un'altra altrettanto bella........ Alla faccia del settembre su ciclabili,sono passati solo 2 giorni e già ho voglia di qualche sentiero incasinato.....in zona Bruffione c'è un bel giro cicloalpinistico che mi,ci aspetta:vediamo se matura.

Ah dimenticavo,un grazie sincero ai gestori del rifugio,veramente gentili e disponibili.

due giorni in bici....o quasi - Il giorno del giudizio

Il giorno del giudizio è arrivato: o vivi.....o muori!
Chi muore, non si vede più al prossimo giro BdB...chi sopravvive....ha tempo una settimana per riprendersi e poi catapultarsi di nuovo nel vortice.

La domenica mattina mi sveglio al Rifugio Torsoleto. Sono già tutti in piedi ma non del tutto svegli, a parte Wilmer che già alle 6,30 ci aveva dato il buongiorno, accendendo la luce della nostra stanza.
Ma come? La sveglia non era alle 7,00?
Sento il profumo del caffè fresco che sale dalle scale di legno e mi solletica il naso. I cucchiaini tintinnano nelle tazze fumanti di latte...capisco che i BdB sono già all'opera.
In quattro e quattr'otto sono già in cucina con loro, spalmo burro a volontà su una fetta biscottata che ingoio in un sol boccone.
La colazione ci risveglia dal torpore notturno. Chiediamo gentilmente il bis di latte e caffè...e mentre aspettiamo, parliamo del sentiero che faremo.
Il gestore ci sente....e ci dice: "beh...ciclisti ne ho visti ancora qui come voi, ma poi tutti sono tornati giù....voi invece SALITE...per fare il sentiero 4 luglio...e arrivare al Piz Tri! Beh....vi porto anche il pane e altra marmellata, avrete bisogno di forze!"

Già due giorni prima, Wilmer era venuto a trovarmi in negozio, e mi aveva informato di alcuni passaggi ESPOSTI che avremmo fatto durante il Giro.
Alla fine, dopo avermi fatto vedere alcune foto e spiegato a meraviglia l'itinerario, aveva aggiunto: "Elena, ti ricordi la Val Baione? Ecco, pensa che quella è una passeggiata al confronto del sentiero 4 luglio!"
Da quelle parole, mi venuta addosso un'agitazione da testamento.
Ho detto a Vittorio: "Secondo me, Wilmer si è divertito fess a farmi paura".

Prepariamo le ultime cose, controllo veloce sopra i letti e sotto di non aver dimenticato nulla, usciamo dal Rifugio, foto di gruppo per poi dire agli amici....IO C'ERO.....e partenza.
Al rallentatore, io li guardo salire subito per una mulattiera a serpentina con bici a spalla.
"BENE" mi dico. Forza Elena, tocca a te. E parto anch'io.
Da questo momento in poi, è stato un susseguirsi di fatiche...di emozioni...meraviglia per i panorami da sembrare in un paradiso... paura per il vuoto accanto a me in certi tratti...la forza delle braccia per aver portato per così tante ore la bici a spalle, a spinta, e sotto braccio come fosse un fardello.
Di pedalare....oramai non ci pensavo più....la lucidità di stare in equilibrio pedalando su quei tratti così stretti come facevano i ragazzi, non l'avevo, quindi la fatica per me era doppia.
Ogni attimo trascorso lassù fra quelle guglie, rocce, prati scoscesi e catene mi faceva sentire un puntino nell'universo, una piccolissima persona con un grande amore per la montagna aspra.
Non ho mai pensato di non farcela e non ho mai pensato: "Ma chi me l'ha fatto fare!"
Ho ringraziato molto col pensiero i miei compagni che mi hanno aspettato o aiutato venendomi incontro nei punti più "tragici" con parole di incoraggiamento o portando in due punti dove io avrei tribulato tantissimo, la mia bici.
Penso che un giorno del giudizio sia passato. Me ne aspettano altri, ma ora più di prima sono pronta a spuntarla di nuovo.

lunedì 12 settembre 2011

due giorni in bici....o quasi

Arriva il giovedì.....e comincio ad agitarmi. I BdB hanno organizzato IL GIRO di due giorni: da Malonno si sale al Torsoleto, sentiero 4 luglio per poi arrivare al Piz Tri. Non voglio rinunciare, quindi daccordo con Vittorio e i miei titolari di lavoro (i figli) lavoro più del dovuto per poi poter andar via tranquilli...(che poi non è mai così).
Sabato mattina, ci ritroviamo a Malonno alle 8,15 circa: Wilmer, Dario, Perse, Claudio-Frog, Stefano-Lonfo, Andrea-1969, Mauro-Orma, Vittorio e io. Il cielo è terso, non ci sono nubi all'orizzonte, i crinali della Valcamonica si distinguono uno a uno e l'aria è frizzantina.
E' un ottimo inizio di giornata. Partiamo piano piano, i muscoli delle gambe iniziano a scaldarsi, assieme ai nostri cuori.
Si "ciacola" di tutto, ma il nostro pensiero intimo è l'arrivo al Rifugio Torsoleto dove pernotteremo. Che bello! Dall'asfalto, che vola via in un attimo, arriviamo ad un bivio con una salita ripidissima che farà strage di noi. C'è chi pedala e sembra NON faccia fatica, chi pedala arrancando nell'orgoglio e chi spinge sudando.
Facciamo una veloce pausa per riprendere fiato (per chi ne ha bisogno) e ripartiamo. Il bosco ci accoglie ad un tratto ed è tutto così......bello.....i colori del bosco, le sfumature dei raggi fra i tronchi, gli aghi in terra di un color marrone che mi ricorda i pastelli dei bambini. Le radici sporgenti, il profumo di funghi e io che prendo in giro Ormauro dicendogli: "guarda un porcino!". E lui si ferma di scatto per vedere dov'è e io lo supero in bici e rido fess!
Proseguiamo su un sentiero a serpentina abbastanza sconnesso, ognuno con il suo ritmo, finchè iniziamo a vedere in lontananza il Rifugio. Incontreremo poi su questo sentiero altri amici che pedaleranno con noi solo per un giorno: GFavier, Enrico-Demon.box e Roberto (new entry). La nebbia inizia a salire velocemente poi schiarisce, e ci accompagna fino al R.Torsoleto. Doccia veloce freddissima... con urla da lupi mannari per alcuni di noi...doccia nudist nella fontana del Rifugio per altri e UNA doccia BENESTANTE (€ 8) per Ormauro chel ghera fred poarì!
L'orario di cena arriva in un battibaleno! Tra una chiacchierata e l'altra ci faremo fuori due piattoni di spaghetti al ragù a testa, polenta e spezzatino o formaggio per Perse (che è vegetariano e non ha assaggiato neanche il ragù!)
La stanchezza, per me, comincia a farsi sentire e, complice la stufa del rifugio che scalda ed asciuga i nostri indumenti, mi si chiudono gli occhi e saluto tutti per andare a dormire: tempo mezz'ora e saremo già tutti nelle nostre cuccette a ronfare, sibilare, soffiare o parlare nel sonno...insomma un'orchestra sinfonica di alto livello emotivo!
Domani è un altro giorno: ci aspetta il Piz Tri.

venerdì 9 settembre 2011

Guglielmo Classic 4 Settembre 2011

Prevedevano pioggia, ma noi non ci abbiamo creduto. Abbiamo fatto bene : sempre bello il Guglielmo da Marone. Solo uno scroscio d'acqua nell'ultima parte della discesa.

BdB - Monte Guglielmo "CLASSIC" from Bikers di Brescia on Vimeo.

mercoledì 31 agosto 2011

Esplo in Val Baione

Domenica c'era voglia di alta montagna. Guardando un po' le cartine butto l'occhio sui puntini blu ciclabili della kompass, al passo Campelli. bel posto! e subito mi ricordo di quel giro di 2 anni fa, con Seby, Wilmer, Gilbo e Perse. Dovevamo salire al passo Baione, poi idea abbandonata per mancanza di tempo. Andiamo li! Scrivo sul forum, e si aggregano Wilmer, Elena e Vittorio. Anche Gianfranco era intenzionato, ma poi non è presente alla partenza. peccato, alla prossima!

Saliamo dall'Annunciata di Borno, come si dice...Pronti via, 20%! Il passo è buono, e in breve tempo siamo a Borno per un caffè. c'è ancora aria di vacanza in paese. Il percorso adesso prosegue, abbastanza semplicemente, verso il Giovetto, e poi Schilpario. Una breve discesa su sterrata ci rinfresca, non fa caldo.

Arriviamo ai Campelli giusto per mangiare, la salita pedalata è finita, e ci manca il pezzo a piedi per arrivare ai 2150 dei Passo Baione. Salita che si rivelerà ben più impegnativa di quel che pensavo. Sia per i saliscendi iniziali nei ghiaioni, a piedi, che non ci fanno guadagnare quota. Sia per la salita vera e propria, una rampegada su prati e ghiaioni ripidissimi e pure qualche tratto di roccetta, magari facile in assetto trekking, un po' meno con un aggeggio di 15 kg x 2 metri sul collo.





Poco male: stiamo salendo tra le pareti della Concarena, e basta voltarsi per ammirare Adamello e compagnia bella. La giornata è magnifica!
Se da un lato sono spinto dalla curiosità a procedere di buon passo, dall'altro sono in apprensione e in un'occasione aiuto Elena a portare su la bici su un passaggio non facile.



Wilmer procede avanti a tutti, mi rivela di essere curiosissimo. Oggi è in grande spolvero e noto che il pezzo di esplorazione ha galvanizzato anche lui, riferendomi dall'alto ogni particolare della salita. Quando intravediamo il passo rassicuro i compagni, Wilmer mi rivela: "è stata la salita a spalla più bella", mentre Elena "è stata la salita a spalla più dura". Ci diamo una stretta di mano quando superiamo il passo: davanti a noi le pareti di Cima Bacchetta fanno da cornice, e a destra il Cimon della Bagozza. Che vallata! sarà percorribile in bici? sono abbastanza dubbioso...



Cominciamo a scendere in un prato non ripido, costellato da mille pietre di diverse dimensioni. Si riesce a scendere in sella, qualche gradone ci fa smontare ma presto vediamo sotto di noi il bivacco, ben mimetizzato tra i ghiaioni. Sensazioni positive sulla discesa. Molto bello il bivacco, ben fornito di vivande e pulito. Proprio un bel posto, chissà se passeremo ancora di qua...



Ricominciamo a scendere, e il sentiero diventa ben marcato, anche se la valle si incunea a picco su Lozio e di conseguenza il sentiero comincia a diventare più ripido, anche se mai impossibile. Io e Wilmer ci divertiamo molto facendone in sella gran parte. Vittorio e Elena purtroppo faticano e si divertono un po' meno. Ma sono compagni affidabili, anche se sicuramente percorrere lunghi tratti a piedi non piace a nessuno.


Elena è arrabbiata con me :)



Un pezzo esposto ci fa procedere a piedi con cautela per 5 minuti, poi di nuovo in sella, filati fino alla chiesetta di Santa Cristina. Alla fine abbiamo percorso in sella >90%. Bellissimo, sono proprio contento! Incontriamo dei giovani escursionisti della zona che ci chiedono molto incuriositi informazioni sul nostro percorso, e parliamo a lungo di mountain bike, scialpinismo (il loro sport), escursionismo.



Il resto del giro prosegue su una bellissima stradina sterrata consigliata da Mauro che ci accompagna in fondovalle a Malegno. Anche oggi grande avventura: ritorna il sorriso sul viso di Elena, che penso anche oggi mi ha un po' maledetto.



Grazie ai compagni di avventura, Wilmer che mi ha aiutato con tracce gps e cartine, e che anche oggi ha dimostrato di essere tornato alla mtb in grande forma!
Elena e Vittorio che sono dei grandi amici. Sempre presenti quando ci sono nuove avventure! ma anche quando non ci sono nuove avventure! insomma, sempre presenti! Mitici... Tra l'altro si fermeranno a Borno in tenda, per un nuovo giro il lunedì! che grandi!

ciao!

Tutte le foto

martedì 30 agosto 2011

BdB two days

Io non saprei cosa proporre come giro senza cadere nel banale, però saprei la location: Lago di Garda, zona Tremalzo.
Da quelle parti i sentieri, le strade sono tante. Non sarebbe un giro cicloturistico, quindi niente tende, e forse neppure sacchi a pelo, al massimo un sacco lenzuolo. Mi piacerebbe fare sosta, con un nutrito gruppo di BdB, presso Malga Ciapa. Dopo un bel giro nella giornata di sabato, fare sosta alla Malga per cenare, rilassarsi, ciciarare, e poi tutti a nanna... (se c'è qualcuno interessato mi posso informare sui posti disponibili).
Il giorno dopo altro giro all mountain fess.

Ovvio che il punto di partenza del giro dovrebbe avvenire non troppo vicino al Tremalzo e bisognerebbe mettere a punto delle tappe di adeguato dislivello e difficoltà, volendo con l'aggiunta di un'explo che manca all'appello dei nostri cartografici.

Se vi va, sviluppiamo insieme l'idea.

N.B. Non ho stabilito alcuna data, quindi cerchiamo di beccare un week end che può andare bene a quasi tutti. E poi deve rientrare il BdB profugo Seby.

mercoledì 24 agosto 2011

Due giorni all mountain fess

Questa volta poche foto.
Domenica mattina, ritrovo a Bagolino alle 8,30 pronti in sella:
Gigi, Bobo, Paolo, Gianfranco, Vittorio e Elena.
Destinazione: Bruffione, Monte Telegrafo, Monte Carena. La salita verso il Gaver, tutta asfaltata, l'abbiamo fatta chiacchierando del + e del-. Alla Malga del Bruffione abbiamo poi assistito ad un bagno...quasi completo...del malghese...e noi lì fermi alla vasca della malga ad aspettare che finisse per poi riempire le borracce.
La montagna è sempre affascinante, soprattutto quando abbiamo come compagnia anche le vacche che salgono ai pascoli alti, con un din-don continuo che ci stordisce e cacche fresche che trasformano le nostre ruote da 2,35 a 2,50 (ruote grasse)!
Pausa per panino/mela-pera/barretta...e poi riprendiamo a pedalare verso le Montagne. Rivediamo i laghetti del Bruffione, dove qualche mese fa abbiamo trovato la neve, la pioggia...e la nebbia e avevamo dovuto fare una deviazione di percorso per il brutto tempo.
Bobo è entusiasta del giro e fa parecchie foto-ricordo, Vittorio pedala e filma, non sò se ha pedalato o ha filmato di più. Compagigio fa da Cicerone e ci spiega tutto: Quello là in fondo si chiama così, e quello là vicino si chiama cosà......Mitico!
Gianfranco pedala forte e ha le gambette scolpite: la dieta del Prof.Dott. Ernesto ha dato i suoi risultati e lo ha trasformato in un BESTIU'.
Milzo invece oggi...NON C'E'.
Forse le troppe ferie in Sardegna lo hanno messo KO.
Comunque, alla fine Grande Giro, non facile, con tratti ripidi fatti con bici a spalle, discesa con corda o da doversi passare le bici. Tutto questo perchè i sentieri che solitamente scegliamo, costeggiano i crinali e in alcuni tratti sono solo escursionistici. Arrivo a Bagolino, felici come a Pasqua, ci fiondiamo nella prima birreria che troviamo, e festeggiamo tutti insieme questa avventura che si è conclusa nel modo migliore.


Io e Vittorio, abbiamo la tendina in auto, salutiamo i ragazzi e ci spostiamo in auto a Val Dorizzo: lì c'è un bel campeggio aperto tutto l'anno.
Montiamo la tenda in un prato vicino al fiumicello, una bella doccia rigenerante, e poi decidiamo di mangiare ad un ristorante montanaro: "Al Caminetto".
Maltagliati alle erbe selvatiche di montagna, con bagoss e burro fuso, trasforma le nostre facce in due sorrisi da foto. Ci incamminiamo poi verso il campeggio e ci addormentiamo col rumore dell'acqua che scorre unito al cicalio dei grilli. Quante stelle in cielo! Brillano una più dell'altra e io sono qui e posso assaporare tutto questo! E' uno spettacolo della natura che perdiamo ogni giorno!
L'indomani (lunedì), colazione al bar con brioches appena sfornate, prepariamo le bici e via! Destinazione: lago della Vacca e Monte Frerone.
Inizio a sentire subito la stanchezza del giro di ieri, quindi pedalo tranquillamente mentre vedo Vittorio che va avanti e poi torna, poi riparte e poi ritorna. "Calmati!" Penso fra me. Hai ancora nel sangue la foga delle gare? Non sei più IN-Gare...llato! Vittorio mi guarda...e capisce, prende il suo ritmo...che è molto più accelerato del mio e sparisce. Lo rivedrò...ogni tanto...su qualche sperone di montagna a filmare!
Al Gaver proseguiamo per Malga Cadino, giriamo a dx, inizia lo sterrato e la salita alla Corna Bianca.



Questa guglia marmorea, più bianca del bianco, con il sentiero che la costeggia, formato da sabbia finissima come quella in riva al mare, bianchissima anche questa, crea un paesaggio che provoca brividi di piacere. La mulattiera prosegue a zig-zag, sempre più faticosa. Non si può più spingere la bici, bisogna portarla a spalle, la salita è ancora lunga, il sole picchia forte, non ci sono nuvole da nessuna parte...a farmi ombra. Ho sete di acqua freschissima, ma dovrò aspettare ancora parecchio prima di arrivare al Rifugio. Finalmente, passo dopo passo, lo raggiungiamo.


Il Lago è quasi in secca, facciamo una breve sosta di rifornimento e ripartiamo verso il Frerone. Nella foto a dx, si vede la salita a zig-zag che abbiamo fatto.


La salita...tutta bici in spalla...fino allo scollinamento verso la Valcamonica, si rivelerà impraticabile poi nel proseguire. Troppo ripida, stretta su crinale e con un vento fortissimo, ci farà decidere di tornare indietro fino al Passo della Vacca, nostro punto di partenza. Faremo la discesa verso il Bazena, Passo Croce Domini e dal Rifugio, prenderemo subito un sentiero che ci porterà in Val Sanguinera, per poi terminare il giro in Val Dorizzo.
Giornata stupenda, memorabile, faticosa che ci farà decidere di dormire ancora una notte in campeggio con la ninna nanna dei grilli e del fiume per poi ripartire il martedì alle ore 7,00 per andare a Bs al lavoro.

Qui sotto: Elena e Vittorioal Passo della Vacca. Sullo sfondo il Cornone del Blumone

Cima Rovaia


Che fare?Nel cassetto dei giri da fare ce nè uno che giace li da tanti anni,Dario nelle ciacolate via Skype me lo ricorda e così in una di queste giornate troppo calde,con il solito amico fidato Gfavier decidiamo di andare a metterci il naso.Su un sito che propone giri AMF trovo la descrizione della salita,metto giù una traccia e guardando il grafico disliv/dist quasi quasi mi viene un colpo,pendenza media vicina al 18%,de l'osti per essere una mulattiera militare mi sembra un pò troppo, il relatore dice di averne pedalata il 75%,sarà un tipo alla"bistiù", forse è questo che mi ha sempre reso titubante a fare questa salita.Comunque non ci facciamo spaventare più di tanto e alle 8,00 siamo in sella a Vezza D'Oglio.Dopo la frazione Tù subito pendenze quasi proibitive ci obbligano a diverse soste per riprendere fiato,arriviamo al punto dove ad un bivio verso destra inizia la salita su sentiero,si entra in un lariceto molto bello,

il sentiero è fin da subito molto ripido ma il buon fondo aiuta a rimanere in sella,voglio pedalarne il più possibile e questo mi obbliga a numerose soste,Gfavier borbotta e litiga con la Giant nelle retrovie,a quota 2000 usciamo dal bosco e il sentiero si fa più ripido,

la stanchezza mi invita a spingere per qualche tratto,raggiungiamo una vecchio ricovero militare recentemente sistemato,

c'è al suo interno un piccolo museo con immagini e descrizioni delle operazioni di guerra in questi luoghi,ancora un breve tratto bici in spalla e poi di nuovo in sella,



la mulattiera è stata sistemata di recente ed è bellissima,

ci permette di arrivare in vetta pedalando e la sensazione è davvero piacevole,come al solito da quassù(siamo a 2500slm) i panorami si sprecano,Gfavier fotografo ufficiale scatta scatti a destra e manca.....presto ce le mostrerà in tutto iol loro splendore.
Autoscatto e panino sono d'obbligo e poi ci si prepara a scendere,

c'è una malga sotto di noi sull'altro versante ma dall'alto non troviamo sentieri accessibili per raggiungerla,

quindi ritorniamo sui nostri passi fino a quota 2200slm dove un 'evidente sentiero segnato cai ci porta in breve alla malga(ottimo traverso),ci sono mucche,maiali rosa fes e cavalli ma non umani,

ora decidiamo di scendere dalla sterrata per valutarne la pendenza che si rivela non abbordabile per un'eventuale salita,cerchiamo invano una deviazione del tracciato"corf"adamello bike ma niante da fare,quindi non ci rimane che scendere a valle su sterrata e picchiata finale su asfalto fino a Vezza d'Oglio.
Conclusioni:
la salita dalla frazione Tu quota 1200 alla cima quota 2500 è lunga 8km e la pend media è vicina al 16%,l'ottimo fondo e le numerose soste per riprendere fiato mi hanno permesso di pedalarne l'85/90% lineari,l'ultimo tratto di salita grazie ai lavori di ripristino della zona è bellissimo,il panorama dalla cima lo è altrettanto quindi giro straconsigliato in bici se ben allenati.

È tornato: ed è sempre il solito...

È tornato, ed è sempre il solito!!

Avete presente quegli anziani brontoloni? Quelli che a 80 anni sono in giro dalla mattina alla sera, vanno al bar, mangiano di tutto digerendo senza problemi, sono in forma strepitosa e spesso li trovi a far baldoria con gli amici, però borbottano continuamente dei loro presunti acciacchi...

Eh, mi fa male la schiena...
Eh, mi fanno male le gambe...
Si, sto proprio invecchiando...
Non c'è più il Wilmer di una volta...

Ecco, immaginatevi quante ore di allenamento, di sport, di attività fisica di vario genere ha alle spalle Wilmer, si presenta in forma smagliante all'appuntamento con i BdB, con Dario, con Perse, ma porta subito le mani avanti: "oggi aspettatemi neh? Siate gentili"

Poi lo vedi sempre là avanti, a spingere sui pedali con gran forza, i muscoli tirati, in tensione, e tu dietro che pensi "ma perché Wilmer sta andando così forte?" "Calma!"

Poi ci si ferma per prendere fiato e bere alla fontana e lui ti dice: "ti ho visto che rallentavi l'andatura di proposito per  farmi stare davanti e non farmi sfigurare"
Ah ah, questa poi è troppo bella, "ma chi credi che sia, il Nembo Kid della MTB? Faticavo come te, se non di più..."
Abbiamo già l'eroe di gruppo e si chiama Zagor, alias Dario. Lui i super poteri li ha davvero...

No, non è vero, non credetegli. Wilmer è tornato, ed è in forma come al solito, non sarà al top come dice lui, ma è comunque in grado di farti sbuffare nelle retrovie.

Se lo vedete a piedi sta bluffando...
Bentornato Wilmer.

Il ritorno a casa - parte 3

Seguito del racconto http://www.bikersdibrescia.com/2011/07/sulle-alpi-ce-brutto-parte-1.html
e della seconda parte http://www.bikersdibrescia.com/2011/08/sulle-alpi-ce-brutto-parte-2.html

Non mettiamo la sveglia, intanto lo sappiamo che ci alzeremo al momento giusto, senza bisogno di artifizi. La colazione è per le 7:30 e puntualmente ci facciamo trovare seduti al nostro posto, pronti a ricaricarci per la giornata. All'esterno piove, c'è una nebbia fittissima, come ci aveva anticipato il gestore, e con questo tempo non abbiamo proprio intenzione di partire. Veniamo immediatamente rassicurati sul fatto che è una cosa passeggera e che si verifica molto spesso qui al Lago Santo.

È sufficiente scendere un po' ed il tempo torna bello, forse.

Appena cessata la pioggia, indossati gli antiacqua per ripararci dal forte vento, iniziamo la discesa portando le bici e stando attenti a non scivolare con le scarpetta spd. Queste micro-perturbazioni transitano molto velocemente e a momenti in cui esce il sole, si alternano brevi scrosci di pioggia.

La discesa verso Corniglio è su asfalto bagnato, poi ci dirigiamo verso il Passo del Ticchiano e l'abitato di Monchio, percorriamo piccole strade piuttosto tortuose, molto tranquille ed immerse in un bel ambiente. Il meteo regge e le temperature sono ideali per girare in bicicletta.

Raggiunto l'abitato di Monchio, facciamo una piccola spesa, un panino e qualche frutto, poi riprendiamo a salire per il Passo del Lagastrello. Tutte strade che non ti aspetti, valli che ti stupiscono per la loro bellezza. Il nostro giro non ha nulla da invidiare ad un giro in qualche valle bresciana. La traccia GPS è quasi perfetta, ci indica dove deviare ed inizia un divertente tratto di discesa; transitiamo per qualche piccolo paese, maciniamo chilometri ed il tempo passa, si avvicina l'ora del panino. Ad un certo punto ci immettiamo in una nuova strada, molto larga ma ugualmente poco trafficata. Qui incontriamo un paio di ragazze in bici da corsa che stanno facendo il loro giretto della domenica. Immagino subito i commenti che vi sorgeranno spontanei: "ragazze?" "e allora?" "avete attaccato bottone?" "erano carine?" "non vi sarete lasciati sfuggire un'occasione del genere..."
Diciamo che siamo stati carini e le abbiamo accompagnate per un po' di strada, poi le nostre strade si sono divise e le abbiamo salutate. Non erano comunque i nostri tipi... ecco.

Ops... ma siamo fuori traccia! Il GPS ci mette subito in evidenza che la via da prendere era un'altra. Di sicuro, senza l'aiuto del satellitare saremmo riusciti a tornare a casa, ma percorrendo strade principali, probabilmente trafficate. Invece la deviazione ci porta nel bosco, su stradine secondarie, molto belle e divertenti. Anche Dario è soddisfatto, non si sarebbe mai aspettato un percorso così vario e adatto alla nostra escursione sugli Appennini. Sicuramente non si tratta delle strade più dirette per ritornare a casa, ma a noi non interessa la direttissima, non abbiamo fretta, a noi interessa divertirci e passare delle belle giornate pedalando in tranquillità.

Mangiamo il panino presso una bella chiesetta, poi iniziamo a scendere verso valle, ma il ritorno verso la pianura sarà caratterizzato da un costante saliscendi, sempre "grazie" alla mia traccia...

Transitiamo a sud di Parma, lambendo la provincia di Reggio Emilia e ad un certo punto le colline svaniscono e rientriamo nella Pianura Padana. Sant'Ilario d'Enza, Sorbolo e poi a Nord verso Colorno ed infine, attraversato il Po, Casalmaggiore.

Le temperature sono piuttosto alte, e soffia un forte vento contrario al nostro senso di marcia, facciamo abbastanza fatica anche perché alle spalle abbiamo parecchi chilometri. Propongo una sosta ristoratrice, magari un gelato per recuperare un po' di energie, ma Dario non è d'accordo. Proseguiamo dunque verso Cremona seguendo il serpeggiante corso del Grande Fiume e del suo argine maestro.

Ad un certo punto Dario va in crisi, ha fame e mi chiede qualcosa da sgranocchiare. Non ho più nulla e gli ricordo che poco prima gli avevo proposto una sosta. Ci fermiamo quindi presso un bar a Torricella del Pizzo per bere qualcosa di fresco e mangiare un gelato...

Il vento ci rende la vita difficile, ma abbassiamo la testa e spingiamo sui pedali. Io sono quasi a casa, ma a Dario mancherebbero un bel po' di chilometri per rientrare a Verola, è stanco e si sta facendo sera. Forse sarebbe meglio se si facesse venire a prendere a Cremona, e così sarà.

Uau, che week end. Tutto è andato bene, siamo rimasti soddisfatti del nostro mega girone e abbiamo apprezzato molto le zone dell'Appennino, credo vi ritorneremo al più presto perché meritano.
Magari affronteremo il prossimo viaggio da quelle parti con le bici da turismo, con le borse e tutto il necessario per un po' di wildlife.

Video del Pellegrino in viaggio

Pubblico questo video, una raccolta disordinata di qualche ripresa fatta durante il mio viaggio. C'è anche una noiosissima parte in cui parlo da solo, andate avanti e passate alla scena successiva. Ciao

 

Cicloturismo - Il Pellegrino from Bikers di Brescia on Vimeo.

domenica 21 agosto 2011

Lago di Garda gravel touring - in solitaria

Sono a casa annoiato, dopo qualche giorno a far nulla, ho voglia di ritornare in viaggio, di pedalare, di incominciare una nuova avventura. Non c'è nessuno che possa accompagnarmi, quindi riparto da solo per il Lago di Garda. Parto mercoledì 17 Agosto e alle 8 di mattina sono in viaggio per Cignano, dove mi aspetta Wilmer, che mi accompagnerà per un pezzo fino a Mazzano, al negozio Happy Bike di Vito ed Elena. Percorriamo strade nuove per me, tra Bagnolo Mella, Mortirone; sono strade secondarie, tra i campi e le molteplici cave di ghiaia, e si viaggia tranquilli. Nella mia mente ho già pianificato quasi tutto il mio itinerario, conosco quasi tutte le strade che andrò a fare, e comunque con me ho la cartina. Ho caricato le borse del mio carrellino Extrawheel con attenzione a non esagerare con cose superflue, in più ho il fornellino di Wilmer con cui mi preparerò qualche minestra calda. Nel caldo della pianura non viene di certo voglia di scaldarsi delle pietanze, ma già sopra i mille metri di quota, alla sera qualcosina di caldo si mangia volentieri.
Arriviamo in negozio e oltre a Vito ed Elena, troviamo anche Favier. Ci raccontano del week end sul Brennero, e dai loro occhi si riesce ancora a scorgere qualcosa dei luoghi che hanno visitato, un'impronta lasciata dallo splendore di quei paesaggi. Mi manca la compagnia dei BdB, ma quest'estate è andata così; e con questo viaggio ho intenzione di finire le mie vacanze nel migliore dei modi. Avrei preferito viaggiare in compagnia dei miei amici, perché si sa, è bello si vivere delle emozioni, ma è ancora più bello quando si riesce a condividerle con qualcuno.
Saluto tutti e me ne vado, mi immetto nella ciclabile della gardesana e mi dirigo verso Vobarno. Poco prima di inizare la salita, non avendo praticamente nulla da metter sotto i denti, mi fermo in un alimentari a fare provviste. Spendo in tutto 20 euro tra pane, formaggio (ne ho riportato a casa un po' da tanto ne ho preso), lattine di bibite, minestroni in busta, latte, biscotti, provo a comprare delle mousses di frutta, visto che non c'è frutta fresca in questo negozio, e caricato il tutto nelle sacche, inizio a salire per Eno. Fa parecchio caldo e sudo copiosamente, ma l'acqua non manca e reintrego continuamente. Salgo in tranquillità, con il mio passo: da solo non devo rincorrere nessuno e non ho nessuno da aspettare in cima alla salita. Anche il paesino di Eno è accaldato: una coppia di signore anziane cerca un po' di fresco sul ciglio della porta di casa, io faccio scorta d'acqua, mangio un gelato presso l'unico bar e poi riparto. Poco dopo apro le borse per prendere una barretta e trovo un'amara sorpresa: la lattina di lemonsoda è scoppiata! "porca di quella porcaccia di quella porca!", che macello! Ed io che pensavo di berla mischiandola con la birra... invece me la ritrovo ad imbrattare una borsa ed il suo contenuto. Intanto che penso il da farsi, continuo a salire finché trovo un bel ruscello che scende dalla montagna e decido che è il momento di sistemare la faccenda.
Svuoto la borsa e verifico che la lemonsoda ha imbrattato anche il materassino: mi tocca lavare tutto. Fortunatamente il sacco a pelo era al sicuro nell'altra sacca altrimenti sarebbe stato un disastro totale e avrei passato notti intere intento a limonare col sacco a pelo per lavarlo. Meglio così, o comunque poco male.
Metto al sole la roba ad asciugare e non faccio a meno di notare che il sole serve solo per sudare... ma per asciugare no. Dopo un po', spazientito mi rimetto in marcia e arrivo al Passo Cavallino. Mi fermo al rifugio per bere qualcosa, visto che la lemonsoda non c'è più, mi bevo una coca-cola grande. Come sarà mai questa coca-cola grande, penso: ed ecco che dal frigo esce una lattina da 500ml; era parecchio tempo che non ne vedevo una. Una fettina di limone nel bicchiere, mi siedo al tavolino e mi rinfresco. Naturalmente i commenti per la bici sono da menzionare: la bici station-wagon per portarci la morosa. Beh, dico io, dipende dalla morosa, da quanto pesa...
Manca poco per raggiungere Coccaveglie ed il Manos, e finalmente mi trovo su strada sterrata. Salgo senza problemi anche con il carico delle retrovie, la strada è in buone condizioni, il fondo compatto e le pendenze mai proibitive. Quando esco dal bosco lancio uno sguardo più in là, verso est ed il Pizzocolo, ma purtroppo c'è tanta foschia e non si vede un granché. Ripenso alla prima volta in cui ho percorso questa strada. Provenivo da Maderno e dopo essere salito al Passo Spino, ho fatto il sentiero dei Ladroni, poi la Valle di Corpaglione, e in questa zona ho smarrito la via, inspiegabilmente, e poco dopo ho forato. Non avendo nulla per riparare la foratura sono ritornato a Maderno percorrendo diversi chilometri con la ruota posteriore a terra. Ripensandoci, quella volta mi ero comportato in maniera davvero sconsiderata. Oggi come sono messo? Mah!
Incomincio a guardarmi attorno per scegliere un prato in cui mettermi con la tenda; ci sono diversi pascoli, recinti ed i pendii non sono affatto pianeggianti. Poi nei pressi di una piccola villetta vedo uno sbarramento fatto con le pietre, il segno bianco rosso di un sentiero CAI e vado a curiosare. Si apre una specie di conca con una vasca in cemento che funge da abbeveratoio, un piccolo spiazzo di prato, bello pianeggiate, poi inizia il sentiero nel bosco. Mi sembra proprio un bel posticino tranquillo dove posizionare la tenda e sicuramente non do noia a nessuno. Una volta accampato mi faccio la doccia utilizzando circa 1,5 litri di acqua di una bottiglia, me ne rimane un'altra per la minestra, la mia scorta è servita. Minestrone, poi un bel pezzo di formaggio, legumi un paio di panini, una scatolina di pappetta alla frutta mia tant buna ed una barretta-biscotto come dolce. La birra, almeno quella, non è esplosa e il Baffo Moretti non ti tradisce, in mancanza di altre bionde, o rosse, o more...
Avendo tanto tempo per terminare la giornata, con il sole al tramonto, indosso le Five Fingers e salgo sul Manos, una piccola scarpinata per digerire intanto che c'è ancora luce. In cima la foschia non permette di vedere tanto lontano, ma è comunque uno spettacolo con i caldi colori della sera a sfumare le montagne. Scatto qualche foto e poi inizio a scendere intanto che c'è luce e riesco a vedere dove mettere i piedi, avendo dimenticato la pila. Poco dopo si leva un'aria fresca e non ho abiti sufficientemente pesanti per rimanere all'esterno, quindi mi riparo in tenda e do un'occhiata alla cartina per vedere il percorso che dovrò fare domani. Si va a letto presto, ma poi alla mattina poco dopo le 6 sono già sveglio. Colazione con latte e biscotti, poi, mentre incomincio a caricare le borse, aspetto che arrivi il sole per tentare di far asciugare la tenda, ma non c'è nulla da fare. Smonto tutto e riparto.
La discesa è semplice, su sterrato, ma con il carico che ho nel carrello bisogna comunque andare cauti e stare attenti, ho la pressione dei pneumatici un po' alta e questo mi fa traballare un po', ma arrivo presto a Capovalle dove incrocio un furgoncino con frutta e verdura. Da buon vegetariano comprerei di tutto, ma mi devo limitare a qualche banana e qualche mela. Racconto del mio viaggetto e una signora, meravigliata del fatto che non avessi paura di dormire da solo per i monti, mi raccomanda di stare attento all'orso. Non mi preoccupo di questa cosa, sono amante della natura, degli animali, se l'orso dovesse essere così interessato a mordermi le chiappe, amen, vuol dire che gli verrà un bel mal di pancia.
La strada verso i piccoli abitati di Moerna e Persone è un alternarsi di salita, e discesa, poi mi dirigo verso la località "Ponte Franato" incontrando le prime rampe. Con calma le supero senza problemi, ma quando incomincia lo sterrato, il fondo smosso mi complica notevolmente la vita. Abbasso la pressione delle gomme sperando in una migliore stabilità, ma c'è poco da fare, la ruota anteriore perde direzionalità avendo il peso tutto concentrato nel retro-bici. Riesco a procedere comunque in sella, anche se a fatica fino alle rampe cementate. Qui non mi ci metto neppure, con la paura di spaccare non tanto le mie gambe, ma piuttosto qualcosa della trasmissione. Portare la bicicletta a piedi è comunque più faticoso che pedalarla, quindi ho limitato le passeggiate solo a questa occasione.
Poi è iniziata la salita alla Bocca di Caplone. Avevo già faticato una volta in single speed, ma questa volta ho dovuto impegnarmi ancora di più per farla tutta in sella. Quasi al passo ho incontrato un ragazzo che ha come noi la passione per la mountain bike, ma in maniera più soft, non come me, uno estremo, "tipo della Red Bull". Pensando a quanto poco occorre per sembrare agli occhi di una persona normale, un atleta fuori dalla norma, mi rimetto in marcia. Scatto qualche foto, ma con l'autoscatto non ci so molto fare. Mi immagino quante belle foto avrebbe scattato il mio amico Dario, costretto in questi giorni a lavorare. Il cielo sopra di me è coperto da un grosso nuvolone grigio, un po' di protezione dal sole bollente di questi giorni. Finisco di scollinare, incantato dai luoghi, dalle valli che riesco a scorgere, un forte odore di sterco ti attanaglia le narici e ti fa camminare più alla svelta. Scendo alla Malga Tombea; ci sarebbe da comprare del formaggio, ma ho le borse piene e non mi sembra il caso di esagerare, altrimenti rischio di tornare più panzone di quando sono partito.
Un signore mi guarda con apprensione nel momento in cui gli illustro quale sia la mia meta odierna. Non conosce i luoghi, ma "da solo" bisogna prestare attenzione. Questo lo so anch'io, il fato ha comunque voluto che prima di arrivare alla "famosa" galleria franata, io incontrassi Luca e Gabriele, due bikers di Navazzo. Percorsa l'ultima salita insieme e scollinato in Val Lorina, dopo un breve ed emozionante tratto di discesa, ecco siamo giunti al fatidico pezzo a spinta, dove si deve superare un piccolo dislivello portanto le bici, ed io, le borse. Dopo aver smontato tutto il mio carico, effettuando due viaggi, grazie al prezioso aiuto dei locals, ho poco dopo ripreso a pedalare verso Malga Lorina. Prima di ripartire ho scambiato due parole con un amico del nostro affezionato Vito, e ho avuto in anteprima una notizia da prima pagina... suspence...
Nella ghiaia smossa ho trovato qualche difficoltà, certo la bicicletta si è comportata egregiamente ed è incredibile anche come non si siano fusi i freni, considerando le fatiche che hanno dovuto sopportare. Dopo Malga Lorina è arrivato il bivio, e dopo essere stato tranquillizzato sulla fattibilità, in tempi brevi, del tratto mancante per raggiungere il Tremalzo, ho salutato Luca e Gabriele ai quali poco prima avevo dimostrato l'efficacia della Loctite per riparare le camere d'aria. Questa tappa si sta dimostrando piuttosto impegnativa, ma quante emozioni che mi sta regalando, e la giornata non è ancora finita. Caso strano, ma anche Luca ha nominato l'orso, e mi viene riferito di un suo recente avvistamento sopra Navazzo. Avanti di questo passo, vuoi vedere che l'orso viene fuori sul serio?
Non mi ricordo di aver mai percorso questa strada e devo dire che mi piace parecchio, anche se incomincio ad essere stanco di salire. Ogni tanto mi fermo a raccogliere le solite carte lasciate dai ciclisti maleducati, carte di energy drinks e barrette varie; ma che una buona volta vi possa venire su per il "bus del gnau" una bella barrettona di cioccolato ricoperta di gusci di nocciole e peperoncino Habanero... o magari vi piace, razza di busoni maledetti!
Con il solito borbottio "alla Perse", enfatizzato per la mancanza di compagni di viaggio con i quali sfogarsi, arriva la sera e giungo a Malga Ciapa. Ricordo di essere già passato per questo posto, con Seby, compagnia bella e alcuni bergamaschi la prima scendere per il 222 alla ricerca di emozioni forti... ah ah
Ora invece mi trovo a trainare un carellino... come un profugo puarèt. A Malga Ciapa trovo persone disponibili e cordiali che ricorderò per la gentilezza e per i bei momenti trascorsi insieme. Offrendo la possibilità di pernottamento presso l'Agriturismo, mi vergogno un po' a chiedere dove poter mettere la tenda, ma d'altronde questa è la mia linea guida in questo viaggio. Mi riferiscono che nei prati adiacenti al Rifugio Garda sono soliti piantare le tende molti dei turisti, anche se c'è molto vento e il luogo non sia proprio ideale.
Decido dunque di salire in perlustrazione, guardandomi attorno alla ricerca di un luogo dove pernottare. Preferirei comunque rimanere vicino alla Malga Ciapa per poter poi fermarmi a bere qualcosa in compagnia. Salgo fino alla strada asfaltata, dove incontro alcuni cicloturisti tedeschi con cui scambio poche e "stonate" parole in inglese e poi faccio la mia scelta: mi vado a posizionare con tutta la mia mercanzia presso uno spiazzo che ho notato durante la salita, dovrebbe trattarsi di un bel posticino tranquillo ed in più mi troverei a brevissima distanza dall'Agriturismo della Malga Ciapa. P.S: un bel panino con formaggio Tremosine ed una Radler media non me li sono fatti sfuggire.
Vengo a sapere che ho posizionato la tenda là dove un tempo, durante la prima guerra mondiale, sorgevano alcune baracche militari. Ah, la guerra, perché fare la guerra, che cosa stupida! Io al massimo farei la guerra con chi butta i rifiuti per terra o non fa la raccolta differenziata... ma che stupidate che dico. In silenzio preparo la mia minestra, mangio una scatoletta di legumi, bevo l'ultima birra, scatto qualche foto e poi, con il sole ormai dietro le montagne e l'aria fresca a solleticarmi la "pelata", scendo alla ricerca di un po' di compagnia. All'interno c'è un bel fuoco a scaldare l'ambiente e si parla del più e del meno. Racconto del mio viaggio, che possa servire da spunto per l'avventura a piedi di qualcun altro? La gola dopo un po' reclama una birra fresca e mi rilasso un po'. E di che cosa vuoi parlare se non dell'orso? Eh, ma allora è un vizio!
Verso le 23, nel buio nella notte, mi sposto con la mia lampada verso la tenda, nel silenzio più completo, in un'oscurità che avvolge e un po' spaventa l'uomo abituato alla luce perenne della città. Lassù un'infinità di stelle che brillano incredibilmente, ma fa troppo freddo per rimanere fuori ad osservarle... decido di rintanarmi al riparo nel mio sacco a pelo. In lontananza si sente lo scampanio delle vacche rimaste libere nel prato, dopo essermi rigirato per un po', opto per i tappi nelle orecchie, e nel silenzio completo finalmente prendo sonno.
Verso le 7 mi alzo e con pazienza, tra un biscotto ed un sorso di latte, attendo che arrivi il sole ad asciugarmi la tenda, ma non c'è nulla da fare, smonto tutto e mi preparo per ripartire. Scendo a salutare e con un arrivederci a presto mi rimetto in marcia. Sono da solo sulla strada che porta alla galleria del Tremalzo, poi al di là, dove si fermano tutti a prender fiato raccolgo qualche cartaccia e poi inizio a scendere. Se non è una cartaccia, è una bottiglietta e ho deciso di fare piazza pulita. Le istruzioni sono scritte in tedesco, sono quindi anche gli strunztruppens a sporcare, in Italia però, perché nel loro paese, se ti beccano a fare una cosa del genere, altro che barretta infilata su per il...
Mentre scendo verso Passo Nota, non posso fare a meno di notare che la strada, solitamente occupata da tanti escursionisti, a quest'ora è praticamente dedicata a me e, nella parte bassa, a qualche volenteroso mattiniero. Sono emozionato per il viaggio che sto facendo, per come stanno procedendo le cose e per quello che riesco a godere in questi giorni, proprio un bel modo di trascorrere le vacanze. Al Rifugio degli Alpini ho quasi la tentazione di fermarmi per una pausa, poi penso: ma se sono appena partito!
Ho in mente di arrivare a Passo Guil per poi scendere per il sentiero 421 che mi porta in Val di Ledro, invece poi nella realtà faccio dell'altro, anche senza volerlo. Arrivo al Passo Guil, poi al Passo Rocchetta ed inizio a scendere dal 422 anziché dal 421. Pian pianino riesco a fare tutto il sentiero fino a raggiungere la strada carrabile che inizio a percorrere finché non la trovo interrotta: ma che storia è questa, pensavo portasse da qualche parte, invece...
Penso di capire dove mi sto dirigendo, esattamente verso Malga Palaer e successivamente Punta dei Larici, sono sceso troppo verso il Lago di Garda, ma non è un grosso problema, vuol dire che poi risalirò. Sulla Ponale mi rimetto a pedalare verso il Lago di Ledro, in compagnia di tre simpatici bikers Veronesi che inizialmente, scambiandomi per un turista tedesco, esordiscono con un "Where are you from?", "guardate che sono italiano" replico io.
Completiamo insieme il tragitto verso il Lago e vengo invitato a bere qualcosa con loro, dopo aver fatto il bagno. Ho però qualcosa che mi frulla nella testa che al momento mi induce a proseguire nel mio viaggio. Dopo aver ricevuto il programma di Dario e Wilmer per sabato e domenica, sono tentato di raggiungerli in Val Camonica e per far questo dovrei fare il Crocedomini e scendere a Breno. Non so quel che farò, a parte il fatto che andare a dormire nei dintorni di Bagolino non è una brutta idea. Percorro la Val di Ledro, poi scendo in Val Sabbia raggiungendo Storo e Ponte Caffaro.
Vengo subito assalito da un caldo impietoso che mi fa girare la testa, mi rinfresco alla fontana, bevo abbondantemente e faccio scorta di frutta fresca: banane, pesche saturnine (mai mangiate, squisite!), mele, prugne. Ne mangio un bel po' come pranzo e poi riparto. Nel frattempo ho sentito Dario che mi descrive il giro che andranno a fare come duro e poco godibile con l'attrezzatura che mi trovo a portare. Peccato perché una notte in bivacco l'avrei passata volentieri. Cercherò il fresco in altri luoghi, e dopo aver fatto un po' di spesa al solito negozio, mi dirigo verso Riccomassimo. Un temporale incombe sulla valle e porta refrigerio anche se non mi interessa direttamente. Nei pressi di Bagolino c'è un bel fresco e l'atmosfera è frizzante per la presenza di molti turisti. Il paese è in fermento, i negozi aperti, con le specialità del posto ben esposte. E la bicicletta a tre ruote attira l'attenzione dei ragazzini: che strana bicicletta è quella che sta guidando quel brutto uomo barbuto!
Transitando in parte ad una forneria vengo rapito dal profumo del pane appena sfornato e non posso fare a meno di fermarmi. Focaccia al rosmarino, buonissima, ci voleva proprio! Mi fermerei volentieri con la tenda nei paraggi, ma non saprei dove andare quindi proseguo verso Valle Dorizzo anche se sono un po' stanco. Per fortuna l'aria è fresca, quasi fredda; una bella differenza con il caldo incontrato giù in valle. Campeggio o non-Campeggio, questo è il dilemma, ma poi, una volta giunto all'ingresso del Camping non ho esitazioni e proseguo verso le piane del Gaver. Non ho nemmeno intenzione di accamparmi vicino a Campers o ad altre chiassose compagnie, quindi mi guardo attorno con attenzione. Ad un certo punto, in una piana situata tra due rami del torrente vedo un luogo interessante, c'è già una tenda e dopo un breve guado trovo il luogo per la mia tenda. È piuttosto tardi rispetto ai giorni passati ed ho una fame da lupi. Preparo la zuppa di pasta e fagioli: sono prodotti confezionati e di certo non sono i miei preferiti, ma quando si viaggia occorre anche accontentarsi. Ho una busta intera, equivalente a tre porzioni, e me la mangio tutta. Che mangiata! Un pezzettino di formaggio, un frutto e poi mi preparo per dormire. Non c'è molto da fare, e fuori dalla tenda soffia un'aria gelida. Meglio al fresco che nella torrida pianuraccia, ma purtroppo domani si rientra a casa.
La notte trascorre con il rumoreggiare delle acque che va scomparendo... man mano che inserisco i tappi nelle orecchie, poi il nulla mi ha avvolto per l'ennesima notte. Con le prime luci incomincio ad aprire gli occhi e poi il mio bisogno mattiniero puntualmente mi invita ad alzarmi. È l'ultimo giorno di viaggio, stasera sarò di nuovo a casa, nella calda Cremona, avvolto dall'afa, attaccato al computer a scrivere, a raccogliere le mie emozioni in "qualche" riga. Spero che questo sia solo l'inizio di una lunga serie di viaggi con la mia bicicletta, ritorno al lavoro per potere un giorno permettermi un viaggio ancor più lungo di quello che sto portando a termine con la giornata di oggi. Ma pensiamo al presente.
Dopo aver sgranocchiato gli ultimmi biscotti e finito il latte, trascorro un po' di tempo a raccogliere la varia spazzatura dei paraggi. Infatti il luogo si presta per grigliate e libagioni varie, attività piacevoli come molte altre, ma quando poi queste persone finiscono col lasciare sporcizia là dove hanno sostato, allora la faccenda diventa grave. Bottiglie, lattine, sacchetti, bicchieri... una vera mancanza di educazione, forse ignoranza, oppure lo fanno di proposito? Mah, fatto sta che poi a qualcuno tocca pulire per conto loro, e figuriamoci se gli "operatori ecologici" si prestano per un po' di ecologia. A queste persone interessa lo stipendio a fine mese, ma per il resto, se ne fregano altamente.
Comunque da parte mia, la bella dose di brutti malanni ai deturpatori dell'ambiente, dovrebbe essere arrivata via wi-fi direttamente sul loro analPhone. Per chi volesse contribuire, basta il pensiero, più veloce di così! Buttata la monnezza nel vicino cassonetto, raccolgo le mie cose e silenziosamente, senza lasciare traccia, tranne qualcosa di organico di rapido smaltimento, mi rimetto in bici e incomincio la salita al Crocedomini. Intanto che pedalo penso a quanta strada abbia fatto in questi giorni, a quanta bicicletta abbia accumulato in queste vacanze, a quanto mi sia appassionato di questo modo di viaggiare, di quanto sia comoda la mia Singular Peregrine. Che gran mezzo, che comodità, ed è pure robusta, dopo tutti questi giorni di fuoristrada, fila veloce come una saetta. Non sono per niente affaticato, sarà che il telaio e la forcella in acciaio ammortizzano le varie asperità, ma sono piuttosto fresco ed in questi giorni non ho mai accusato dolori alla schiena.
Quindi procedo verso il Passo con calma, godendomi fino all'ultimo il fresco della montagna, finché ce n'è! Un caffé al Rifugio del Crocedomini e poi inizio la discesa verso Breno e la Val Camonica. All'altezza del Rifugio Bazena mi fermo per scattare una foto e appena riparto dall'altra parte della strada, un ragazzo giovanissimo, finita la lattina di coca, con gran disinvoltura e naturalezza, getta la lattina nel prato sottostante. "Che cazzo fai!" esordisco con gli occhi vicini al punto di fusione e mi avvicino minaccioso. Subito il ragazzo chiede scusa e cerca di giustificarsi dicendo che la lattina non rimane bella ferma nel suo porta borraccia. È a scuola che insegnano a fare queste cose? Oppure sono i genitori ad educare i figli a questa maniera? O è colpa di qualche cromosoma impazzito? Fatto sta che sono rimasto proprio male nel vedere un gesto così, compiuto da un ragazzo così giovane. Spero che oltre a chiedere scusa abbia capito la gravità del suo gesto, qualcosa che dovrebbe essere inattuabile da parte di qualsiasi persona, una specie di prima legge della robotica, ma destinata all'uomo nei confronti della natura. Ah, utopia!
Quante elucubrazioni mentali si fanno quando si è soli, con i propri pensieri...
Scendo verso Breno, arroventando i freni a disco meccanici, anche loro hanno retto lo sforzo, ed una volta a valle mi immetto nella ciclabile della Val Camonica. Conosco la strada, l'ho percorsa la settimana prima con Wilmer, e per il rientro a Cremona non prevedo deviazioni dalla traccia che ho in mente. Il caldo è notevole, ma lungo il Lago d'Iseo una certa brezza aiuta a respirare. Lungo il lato bergamasco del lago, procedo su strada fino a giungere al tratto di ciclabile che permette di evitare una galleria. Con rammarico non posso fare a meno di notare che molti ciclisti scelgono di proseguire, naturalmente senza impianti di illuminazione, all'interno della galleria pur avendo a disposizione una strada dedicata alla loro circolazione, in sicurezza, lontano dalle automobili. Se questa non è ignoranza...
Il percorso ciclabile che segue il corso del fiume Oglio portandomi nella provincia di Cremona e poi, da Genivolta, a casa, è carino e fuori dal traffico, ma in queste giornate di caldo, la ricerca di acqua fresca è stata una bella caccia al tesoro. La fontanina magari è dietro l'angolo, ma chi non è del posto deve munirsi del bastone da rabdomante; il GPS con i suoi waypoints potrebbe un giorno tornare utile anche in questo senso. Ad un ragazzo in bicicletta ho dato indicazioni per reperire dell'acqua nei paraggi.
Alle 19 di sera, dopo più di 10 ore di bici, sono rientrato in casa e dopo quattro giorni, mi son fatto la doccia, anche se non avevo affatto un cattivo odore... ;) Comunque che bella la doccia...
Un abbraccio a tutti i miei amici, con la speranza di rivedervi presto e di pedalare con voi, ma anche solo di rivedervi e basta. Ciao!