Buon Giorno, [...]
Le scrivo un'altra volta per il problema della ciclabile Marone - Toline. Sicuramente avrete già ricevuto tante mail a riguardo, immagino.
Sabato scorso stavo andando a Livigno in bici da corsa, partendo dalla Bassa Bresciana, e il passaggio per il lago d'Iseo mi era obbligato.
Arrivato a Marone, già sapendo della chiusura della ciclabile, sono stato costretto a percorrere le 3 gallerie che separano Vello da Toline, di
cui una veramente pericolosa, non tanto per il traffico, quanto per la mancanza di illuminazione, che, sebbene avessi i fari, mi ha lasciato
per alcuni tratti in balia del buio. Ho percorso queste gallerie in bicicletta, per non farle mai più; purtroppo ripeto che era un passaggio obbligato.
Difatti, nel ritorno da Livigno ho scollinato in val sabbia col passo Crocedomini.
Ora, non discuto sui problemi di fondi riguardo alla messa in sicurezza della ciclabile (eppure si sta facendo una nuova ciclabile lungo il lago d'Iseo, perchè non destinare quei fondi?).
Col senno di poi, ho considerato il treno, che potrebbe essere usato dai ciclisti per attraversare il tratto incriminato.
però, a mio avviso, il suddetto treno dovrebbe essere gratuito per il periodo di chiusura della ciclabile, e solo sulla tratta Marone - Pisogne, in modo da tamponare il disagio.
La ringrazio per l'attenzione, Saluti
Dario Gnali
www-bikersdibrescia.com
giovedì 11 agosto 2011
lunedì 8 agosto 2011
Lago d'Iseo-Val Palot-Colle di San Zeno-Valtrompia
Domenica mattina, non avendo avuto risposte sul forum e stanchi da una settimana di lavoro intenso, ce la siamo presi comoda dormendo fino a tardi.
Una volta in piedi , colazione, zaini leggeri e via per ciclabili. Destinazione Lago d'Iseo.
Percorriamo la ciclabile che ci porta fino a Paratico passando per le Torbiere. Una piadina a Sarnico e poi tutto il lungo lago della sponda Bergamasca fino a Pisogne. Da qui cominciamo la salita che , via val Palot , ci porta fino al Colle di San Zeno. Fortunatamente solo in cima comincia a piovere, e ci ripariamo al rifugio Piardi. Dentro è pieno di gente e quindi c'era parecchia confusione, mangiamo velocemente un panino con il formaggio , ci vestiamo di impermeabili e giù sotto la pioggia battente verso la Valtrompia. Forcella di Gussago e siamo a casa.....felici e contenti. 120 km e 1600 mt di dislivello
domenica 7 agosto 2011
Come potevo abbandonarli al loro destino?
Stamane(giovedi scorso) davano schiarite ma alle 7,00 percorro il tratto Brunico Campo Tures sotto una bella pioggerella,non mi bagno perchè sono in auto,parcheggio il mezzo sulla provinciale621 sotto il tenebroso castello di Tures e mi appresto ad un nuovo giro esplo,la pioggerella amica dei bikers mi accompagna per un pochino ma, pian piano mentre salgo si vedono tratti di azzurro che filtrano dalle nuvole.

Durante la salita vedo qualche porcino ai lati della strada,anche se oggi è giorno dispari come posso abbandonarli al loro destino?Sta di fatto che guardando a destra e manca tra gli alberi e i riù mi bevo 1000 metri di dislivello quasi senza accorgermene su bella sterrata mai troppo ripida.
A quota 2100 la strada finisce e si inizia a spingere e spallare,poco male alla fine sono solo 25 minuti fatti con calma e con panorama notevole nonostante che le nuvolacce non se ne vogliano proprio andare.

Arrivo alla quota massima 2300slm circa e mi mangio un paninone misto con formaggio Stelvio e speck,intorno solo silenzio,questo è sempre l'attimo più bello di ogni giro in solitaria,la vista della val di Tures e della valle Aurina da questa prospettiva è veramente accativante,una fotina al "cavallo da 16kg" e mi preparo per la discesa su sentiero 33,naturalmente le ginocchiere le dimentico sempre a casa.

Il sentiero scende nel vallone di Poia,l'inizio è molto bello e mi fermo a fare un autoscatto,l'attenzione per non cadere è sempre massima,alla faccia delle schiarite previste inizia a piovere,ma la bellezza del luogo e il sentiero fantastico mi mettono di buon umore.

Mi fermo a riposare le braccia e vedo un'altro bel sentiero che sale dalla parte opposta del vallone,non sembra male,forse il prossimo anno........
Ha smesso di piovere e continuo la discesa che non smette mai di essere bella,tecnica e difficile al punto giusto.Percorro l'ultimo tratto un pò fangoso ma più facile fino a trovarmi sulla provinciale non molto distante dal parcheggio che raggiungo velocemente.

Giro AM con 25 minuti finali a spinta,discesa molto bella da non sottovalutare,giro che si fa in 4 ore con calma.(in blu la salita)

......come potevo abbandonarli al loro destino?......
Durante la salita vedo qualche porcino ai lati della strada,anche se oggi è giorno dispari come posso abbandonarli al loro destino?Sta di fatto che guardando a destra e manca tra gli alberi e i riù mi bevo 1000 metri di dislivello quasi senza accorgermene su bella sterrata mai troppo ripida.
A quota 2100 la strada finisce e si inizia a spingere e spallare,poco male alla fine sono solo 25 minuti fatti con calma e con panorama notevole nonostante che le nuvolacce non se ne vogliano proprio andare.
Arrivo alla quota massima 2300slm circa e mi mangio un paninone misto con formaggio Stelvio e speck,intorno solo silenzio,questo è sempre l'attimo più bello di ogni giro in solitaria,la vista della val di Tures e della valle Aurina da questa prospettiva è veramente accativante,una fotina al "cavallo da 16kg" e mi preparo per la discesa su sentiero 33,naturalmente le ginocchiere le dimentico sempre a casa.
Il sentiero scende nel vallone di Poia,l'inizio è molto bello e mi fermo a fare un autoscatto,l'attenzione per non cadere è sempre massima,alla faccia delle schiarite previste inizia a piovere,ma la bellezza del luogo e il sentiero fantastico mi mettono di buon umore.
Mi fermo a riposare le braccia e vedo un'altro bel sentiero che sale dalla parte opposta del vallone,non sembra male,forse il prossimo anno........
Ha smesso di piovere e continuo la discesa che non smette mai di essere bella,tecnica e difficile al punto giusto.Percorro l'ultimo tratto un pò fangoso ma più facile fino a trovarmi sulla provinciale non molto distante dal parcheggio che raggiungo velocemente.
Giro AM con 25 minuti finali a spinta,discesa molto bella da non sottovalutare,giro che si fa in 4 ore con calma.(in blu la salita)
......come potevo abbandonarli al loro destino?......
giovedì 4 agosto 2011
Tremalzo explo
Il mese di agosto per me e Vittorio vuole dire 5 fine-settimana (domenica+lunedì) da passare fuori casa in bicicletta, visto che abbiamo applicato l'orario estivo in negozio.
Quindi lunedì 1 agosto, dopo la domenica passata con i BdB sulla Cima d'Oro, siamo rimasti sul lago di Ledro in campeggio con la nostra tendina in compagnia di Perse, anche lui in ferie. Con la sua bici inutilizzabile per lo "scoppio" della Marzocchi, siamo andati alla ricerca di una mtb a noleggio. Purtroppo abbiamo trovato solo bici poco affidabili.... soprattutto in mano a Perse. Ci siamo quindi divisi : io e Vittorio in bici e Claudio un bel giro all mountain fess a piedi . Siamo partiti alle 10,30 circa da Pieve di Ledro e , convinti di percorrere la RampilLedro , abbiamo seguito le prime indicazioni , dopo di chè....... sentiero n°421 a piedi/bici a spalla fino al passo Nota. Prima sosta al rifugio per pranzare
Lo conosciamo così bene che sbagliamo strada!
Però la variante "involontaria", sentiero n°419, si rivela un'ottima scelta: tutto ciclabile con passaggi fra malghe e letti di fiumiciattoli, mai pericoloso e difficile. E , sotto l'ennesimo temporale, arriviamo al lago di Ledro . Seguiamo la ciclabile e torniamo al campeggio dove c'è Perse , appena arrivato dal suo bel giro, che ci aspetta. Siamo pronti per lavarci, smontare tutto e, sigh sigh..... ripartire verso casa .
Però oggi è già giovedì , e per arrivare alla prossima due giorni manca poco e non vedo l'ora.
mercoledì 3 agosto 2011
Al Rifugio Mariotti - parte 2
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Lago Santo,
Mariotti
Vedo Dario in difficoltà: di solito procede spedito davanti a me, ad una velocità nettamente superiore, lasciandomi solo a rimuginare nei miei pensieri... invece oggi sto rimuginando davanti a lui. Fastidiosi gonfiori intestinali gli impediscono di spingere sui pedali come al solito...
Dopo esserci dissetati con del tè freddo ed un ghiacciolo, ripartiamo per Berceto e lo raggiungiamo in un baleno, poi inizia la strada per il Parco dei 100 Laghi ed il Lago Santo e di nuovo siamo in salita. Il conteggio dei metri di dislivello accumulati continua a salire; altro che 2000 metri, qui siamo oltre i 3500! Pazzi! Le gambe continuano a girare, e siamo prossimi alla meta, è sera e a casa saranno preoccupati. Presso una bella fontana da cui sgorga un'acqua freschissima facciamo una telefonata ai genitori per tranquillizzarli: "siamo ancora vivi, e siamo prossimi all'arrivo!".
Dei turisti ci domandano come sarà il tempo lassù, indicando il Lago Santo...
...
...
"Ma per chi mi avete preso, per il figlio di Giugliacci?"
L'ultimo tratto di salita è decisamente impegnativo, con pendenze attorno al 17%, alla fine di un giro così lungo, certi ripidoni si sentono bene. Poi finalmente arriviamo al bivio per il Rifugio Langdei e Rigugio Mariotti al Lago Santo. La strada diventa sterrata, davvero splendida in mezzo al bosco. Procedo spedito, non ho paura dello sterrato, anche se sto viaggiando in bici da corsa. Arriviamo al primo rifugio consapevoli del fatto che ora ci attende una mezz'oretta a piedi, con la bici sulle spalle.
Cosa volete che sia una bici da corsa sulle spalle quando nella maggior parte dei giri BdB dobbiamo portare in vetta il pesante fardello delle mountain bikes.
La gente è incuriosita dalla nostra strana disciplina e ci domanda che tipo di biciclette siano quelle che stiamo portando al Lago Santo per quell'impervio tragitto... "Nulla di particolare, sono bici da corsa...!" Ci facciamo una grassa risata pensando al fatto che stiamo facendo all-mountain con la bici da corsa; chi l'avrebbe mai detto, o forse era prevedibile considerando come siamo fatti strani...
La camminata è piacevole e neppure troppo impegnativa, infatti siamo al rifugio prima del previsto. Soffia un forte vento e le nuvole scorrono nel cielo a grande velocità; l'ambiente è davvero splendido, il lago incantevole, ma siamo sudati e rimanendo fuori ci verrebbe un malanno. Una stretta di mano per congratularci a vicenda del viaggio portato a termine e poi dentro al riparo.
C'è un bel via-vai di Scouts, sono stranieri, mi pare francesi; sono indaffarati nei preparativi per la notte, montando diverse tende in prossimità del Rifugio.
Ci laviamo un po' e ci prepariamo per la cena. La sala da pranzo è ampia ed accogliente, e dalla cucina provengono dei profumini davvero invitanti. Siamo seduti al tavolo con un simpatico signore, Gianfranco, che viene da Ravenna e stanotte andrà a dormire in un bivacco ad un'ora dal Mariotti per un'avventura fatta di pace e meditazione. Una gustosissima zuppa con verdure ci scalda le membra ancora intorpidite dal vento freddo che ci ha fatto rabbrividire al nostro arrivo, poi verdure ed un mix di formaggi del luogo per i vegetariani (anche Gianfranco non mangia carne) e fettine di tacchino per Dario. Mezzo litro di vino rosso in certe situazioni non può mancare. Si parla amabilmente fino a quando il nostro commensale decide che è giunta l'ora di incamminarsi per il bivacco. Arrivederci a presto!
Nel dopocena si sfogliano riviste di montagna, si chiacchiera con i gestori e si scrocca un po' di birra artigianale - grazie mille; sfacciato io, gentilissimi voi - fino al sorgere della luna.
Si, proprio questa sera c'è luna piena ed il suo tragitto seguirà il profilo della montagna di fronte al rifugio; fortunatamente il cielo è sgombero da nubi e lo spettacolo si può manifestare in tutta la sua bellezza.
All'esterno tira a solita aria gelida e non riusciamo a resistere più di tanto con gli abiti che abbiamo a disposizione, decidiamo quindi di ritirarci in stanza e andare a riposare. Domani ci attende una nuova passeggiata...
Cosa volete che sia una bici da corsa sulle spalle quando nella maggior parte dei giri BdB dobbiamo portare in vetta il pesante fardello delle mountain bikes.
La gente è incuriosita dalla nostra strana disciplina e ci domanda che tipo di biciclette siano quelle che stiamo portando al Lago Santo per quell'impervio tragitto... "Nulla di particolare, sono bici da corsa...!" Ci facciamo una grassa risata pensando al fatto che stiamo facendo all-mountain con la bici da corsa; chi l'avrebbe mai detto, o forse era prevedibile considerando come siamo fatti strani...
C'è un bel via-vai di Scouts, sono stranieri, mi pare francesi; sono indaffarati nei preparativi per la notte, montando diverse tende in prossimità del Rifugio.
Ci laviamo un po' e ci prepariamo per la cena. La sala da pranzo è ampia ed accogliente, e dalla cucina provengono dei profumini davvero invitanti. Siamo seduti al tavolo con un simpatico signore, Gianfranco, che viene da Ravenna e stanotte andrà a dormire in un bivacco ad un'ora dal Mariotti per un'avventura fatta di pace e meditazione. Una gustosissima zuppa con verdure ci scalda le membra ancora intorpidite dal vento freddo che ci ha fatto rabbrividire al nostro arrivo, poi verdure ed un mix di formaggi del luogo per i vegetariani (anche Gianfranco non mangia carne) e fettine di tacchino per Dario. Mezzo litro di vino rosso in certe situazioni non può mancare. Si parla amabilmente fino a quando il nostro commensale decide che è giunta l'ora di incamminarsi per il bivacco. Arrivederci a presto!
Nel dopocena si sfogliano riviste di montagna, si chiacchiera con i gestori e si scrocca un po' di birra artigianale - grazie mille; sfacciato io, gentilissimi voi - fino al sorgere della luna.
Si, proprio questa sera c'è luna piena ed il suo tragitto seguirà il profilo della montagna di fronte al rifugio; fortunatamente il cielo è sgombero da nubi e lo spettacolo si può manifestare in tutta la sua bellezza.
All'esterno tira a solita aria gelida e non riusciamo a resistere più di tanto con gli abiti che abbiamo a disposizione, decidiamo quindi di ritirarci in stanza e andare a riposare. Domani ci attende una nuova passeggiata...
giovedì 28 luglio 2011
Sulle Alpi c'è brutto? - parte 1
Allora andiamo sugli Appennini! Su Google Earth iniziano fervide ricerche da parte mia e di Dario. Dove si può andare... un giro in bici da corsa di due giorni. Bella idea! La meta? Si potrebbe andare al mare, pernottare in un B&B e poi domenica fare ritorno a casa. Dario si lancia subito alla ricerca del Bed and Breakfast dove cenare, passare la notte e dopo un'abbondante colazione, ripartire. Si potrebbe passare per le Cinque Terre, ma che giro metter giù? Non è facile pianificare una gita di due giorni, anche su strada. Dario sarebbe propenso a partire senza definire la località d'arrivo, né tantomeno il luogo dove passare la notte; l'è propria en senghenon però mi piace il suo atteggiamento spensierato. Siamo arrivati al punto di prenotare in un paesino sperduto in una località non definita delle Cinque Terre, quando mi viene un attacco di nervoso. Non sono entusiasta della cosa: non so perché ma mi ci vedo a pedalare per qualche strada trafficata, alla ricerca di un posto idilliaco che non c'è.
Faccio un passo indietro, metto in standby Dario e cerco delle mete alternative. Istintivamente mi viene da pensare ai Rifugi. I Rifugi, lo dice la parola stessa, mi danno la sensazione di essere accoglienti, caldi, dei bei luoghi dove fermarsi a riposare, mangiare, riprendere energie prima di ripartire. Digito le parole "rifugi appenninici" su Google ed ecco comparire una bella lista di località per la maggior parte a me sconosciute, sulle montagne "minori", ma non per questo meno belle ed affascinanti, d'Italia.
Rifugio Lagdei, Rifugio Mariotti al Lago Santo... Parco dei Cento Laghi...
Siii, conosco il luogo: la sera prima me ne ha parlato Spiedo e poi anch'io, in una poco fortunata occasione vi sono già stato. Il parco però è bellissimo e merita di essere visitato. Certo, con la bici da corsa non potremo addentrarci nel territorio, su sentieri e mulattiere come con la mountain bike, però l'idea è valida.
Dario sente la disponibilità di posti letto e prenota per due.
Cavolo! Mi dispiace proprio per Vito e per gli altri BdB, mi sarebbe piaciuto andare in giro anche in loro compagnia. Ed ora arriva la stesura della traccia GPS per arrivare là e poi per il ritorno di domenica.
Non ho programmi sofisticati, mi devo avvalere di software semplice, da amatore: inizio con Google Maps, poi passo, su consiglio di Gigi, al cugino Earth. (Grazie Gigi per le dritte). Conosco abbastanza bene il percorso fino a Bardi, poi più nulla. Sono contento che Dario abbia a disposizione il GPS in modo da poter viaggiare con più tranquillità lungo il percorso che ho selezionato.
Appunto per questo mi rendo conto di dover prestare la massima attenzione nella scelta delle strade su cui far girare le ruote: sono da evitare le strade principali, sempre trafficate e per questo pericolose.
Venerdì sera tutto è pronto: invio le tracce a Dario, preparo uno zainetto minimalist e vado a letto.
L'indomani alle 8 arriva puntualmente Dario da Verola e si parte immediatamente per la provincia di Piacenza. Passato il ponte sul Po, proseguiamo lungo l'argine maestro diretti a Soarza, poi Villanuova sull'Arda. Rispetto alla scorsa volta ho pensato di attraversare Fiorenzuola e, sempre percorrendo tranquille strade di campagna, eccoci arrivare nel centro del paese. Chiedo per un ufficio postale, devo fare bancomat e durante l'operazione di prelievo un signore apre la porta ad una signora col passeggino: "Sono sempre gentile - dice costui - con le mamme". Mi viene dunque da pensare che alle altre persone sia solito sbattere la porta in faccia...
Ci dirigiamo verso Castell'Arquato e per evitare un tratto trafficato ho in programma un tratto sterrato. Dopo pochi metri di strada, vedo davanti a me un canale di scolo che occupa tutta la larghezza della carreggiata; le fessure sono sufficientemente ampie per le nostre ruote e quindi metto in allerta Dario. Nulla da fare, con la ruota posteriore Dario finisce in pieno all'interno del solco e pizzica in ben 4 punti la camera d'aria; per fortuna prima di partire ero andato a comperare la loctite con la quale sono riuscito a riparare perfettamente i 4 tagli.
La prima salita è quella della Vernasca, un classico tra i frequentatori della zona, la affrontiamo con calma. Proseguiamo per Bore e raggiungiamo il Passo Pellizzone per poi scendere a Bardi. La giornata è piuttosto fresca e ventilata. Consumiamo i primi panini guardando il magnifico castello che domina tutta la valle sottostante. Immagino un viaggio indietro nel tempo, quando probabilmente infuriavano guerre e dalle mura del castello colava olio bollente a fiumi...
Oggi invece è il petrolio a scorrere a fiumi...
Fino a Bardi ero già arrivato in una precedente escursione, ora arrivano le strade incognite e spero di aver fatto un buon lavoro con le mappe a mia disposizione.
Dopo il ponte sul torrente Ceno subito svoltiamo per una stradina in salita, è piuttosto stretta, ed infatti pochissimo trafficata. D'ora in avanti, seguendo la traccia disegnata la sera prima al computer, il nostro percorso si è dimostrato decisamente gratificante per quanto riguarda i paesaggi, la tranquillità, e alla fatica delle salite seguiva immediatamente un gran divertimento nelle discese.
All'attraversamento dell'autostrada della Cisa, la nostra attenzione è stata catturata dall'immane scempio ambientale che certe imponenti infrastrutture comportano al nostro preziosissimo ambiente.
Certo, le autostrade sono comode, sono veloci con i loro viadotti, le loro gallerie; ma quando le percorriamo dovremmo pensare anche alle profonde modificazioni che vengono apportate alle montagne, alle valli, ai bei borghi dimenticati, solo per farci andare al mare alla massima velocità su tre corsie. Borghi come ad esempio Roccaprebalza, una frazione di Berceto.
Chiudo gli occhi e puff.... il viadotto non c'è più!
Venerdì sera tutto è pronto: invio le tracce a Dario, preparo uno zainetto minimalist e vado a letto.
L'indomani alle 8 arriva puntualmente Dario da Verola e si parte immediatamente per la provincia di Piacenza. Passato il ponte sul Po, proseguiamo lungo l'argine maestro diretti a Soarza, poi Villanuova sull'Arda. Rispetto alla scorsa volta ho pensato di attraversare Fiorenzuola e, sempre percorrendo tranquille strade di campagna, eccoci arrivare nel centro del paese. Chiedo per un ufficio postale, devo fare bancomat e durante l'operazione di prelievo un signore apre la porta ad una signora col passeggino: "Sono sempre gentile - dice costui - con le mamme". Mi viene dunque da pensare che alle altre persone sia solito sbattere la porta in faccia...
Ci dirigiamo verso Castell'Arquato e per evitare un tratto trafficato ho in programma un tratto sterrato. Dopo pochi metri di strada, vedo davanti a me un canale di scolo che occupa tutta la larghezza della carreggiata; le fessure sono sufficientemente ampie per le nostre ruote e quindi metto in allerta Dario. Nulla da fare, con la ruota posteriore Dario finisce in pieno all'interno del solco e pizzica in ben 4 punti la camera d'aria; per fortuna prima di partire ero andato a comperare la loctite con la quale sono riuscito a riparare perfettamente i 4 tagli.
La prima salita è quella della Vernasca, un classico tra i frequentatori della zona, la affrontiamo con calma. Proseguiamo per Bore e raggiungiamo il Passo Pellizzone per poi scendere a Bardi. La giornata è piuttosto fresca e ventilata. Consumiamo i primi panini guardando il magnifico castello che domina tutta la valle sottostante. Immagino un viaggio indietro nel tempo, quando probabilmente infuriavano guerre e dalle mura del castello colava olio bollente a fiumi...
Oggi invece è il petrolio a scorrere a fiumi...
Fino a Bardi ero già arrivato in una precedente escursione, ora arrivano le strade incognite e spero di aver fatto un buon lavoro con le mappe a mia disposizione.
Dopo il ponte sul torrente Ceno subito svoltiamo per una stradina in salita, è piuttosto stretta, ed infatti pochissimo trafficata. D'ora in avanti, seguendo la traccia disegnata la sera prima al computer, il nostro percorso si è dimostrato decisamente gratificante per quanto riguarda i paesaggi, la tranquillità, e alla fatica delle salite seguiva immediatamente un gran divertimento nelle discese.
All'attraversamento dell'autostrada della Cisa, la nostra attenzione è stata catturata dall'immane scempio ambientale che certe imponenti infrastrutture comportano al nostro preziosissimo ambiente.
Certo, le autostrade sono comode, sono veloci con i loro viadotti, le loro gallerie; ma quando le percorriamo dovremmo pensare anche alle profonde modificazioni che vengono apportate alle montagne, alle valli, ai bei borghi dimenticati, solo per farci andare al mare alla massima velocità su tre corsie. Borghi come ad esempio Roccaprebalza, una frazione di Berceto.
Chiudo gli occhi e puff.... il viadotto non c'è più!
Sono i primi sintomi di disidratazione: meglio fermarsi a bere qualcosa di fresco...
domenica 24 luglio 2011
I ripetenti del SuttaTerra
Etichette:
vacanze
Non sempre le ciambelle riescono col buco; al ponte del 2 giugno un nutrito (ma non completo) gruppo di BDB si sposta per la mission ichnusa in zona cala gonone, scattando foto a volontà anche nei luoghi più caratteristici.
Io non c'ero.
Ecco, ho deciso di rimediare oggi
(purtroppo - o per fortuna - la mia ubiquità è talmente elevata che il tempo di scatto della macchina è stato sufficiente a fissarmi solamente in 7 posizioni)

Io non c'ero.
Ecco, ho deciso di rimediare oggi
(purtroppo - o per fortuna - la mia ubiquità è talmente elevata che il tempo di scatto della macchina è stato sufficiente a fissarmi solamente in 7 posizioni)

giovedì 21 luglio 2011
Al Tagliaferri
Peccato davvero che sia per i miei gusti un po' troppo rischioso raggiungere il Rifugio Tagliaferri da Schilpario, attraversando il Passo del Gatto, altrimenti lo metterei lassù, sul gradino più alto dei giri BdB. Fino al Vivione si pedala bene, con il solo fastidio delle automobili e delle motociclette che transitano rumorose lungo la strada. Poi si incomincia a tribolare: i luoghi sono magnifici, selvatici, paradisiaci, ma i sentieri ben poco ciclabili.
La prima volta che ho percorso il tratto con le catene dai laghetti fino al Rifugio Tagliaferri, con la bici per mano, e diversi tratti esposti da superare, ho avuto paura. Con questa nuova occasione ho riesaminato il caso, giungendo alla conclusione, non affrettata, che certe cose, a piedi hanno un senso, con la bici a braccetto o sulle spalle, non molto. Sono eccessivamente pericolose anche se si presta la massima attenzione in quello che si sta facendo, perché mentre si ha la bici in spalla è un attimo perdere l'equilibrio, inciampare, o cocciare con le ruote in tratto stretto e farsi sbalzare verso l'esterno ed il vuoto. No, no, al solo pensiero mi vengono i brividi. Fortunatamente al tracciato classico è stato tolto un pezzo piuttosto rischioso, che a quanto pare rendeva il cammino difficoltoso anche ai pedoni.
| Il tratto di sentiero che è stato bypassato (foto 09' ©Dario Gnali) |
Poi ovvio che è una bella soddisfazione arrivare in certi luoghi, fermarsi ad osservare le montagne e le nuvole passare veloci sospinte dal vento. Quando incontri gli escursionisti a piedi le reazioni possono essere differenti: c'è quello che ti fa i complimenti, si congratula con te per il coraggio. Poi c'è quello che ti avvisa della pericolosità del sentiero e magari scuote la testa nel momento in cui ti vede proseguire.
Dopo il faticoso camminare per raggiungere il Rifugio, c'è da ammettere che la discesa verso Schilpario è stata una gran bella goduria! Un sentiero splendido, senza fine, mai troppo tecnico, decisamente divertente. Veramente uno spasso, la giusta ricompensa per chi si è impegnato tanto in precedenza sopportando il fardello della bici/comodino per diverse ore.
Tirando le somme, anche dopo la bellissima discesa, il Tagliaferri rimane per me un rifugio bello ed "impossibile", se si ha voglia di pedalare...
martedì 19 luglio 2011
Sabato sul Monte Breda
Il video di sabato sul Monte Breda:
BdB Anfo-Baremone-Cima Ora-Monte Breda from Vittorio Casciotta on Vimeo.
domenica 17 luglio 2011
Scalata al monte Bruffione
Il meteo incerto mi scombussola i piani del weekend,niente 2 giorni in Torsoletolandia,che fare? Potrei aggregarmi a Gigi ma sono affamato di percorsi nuovi,spulciando i troppi giri in previsione, eccone uno che mi acchiappa non poco:mountainBruffion,arrivo in bici fin dove riesco poi a piedi fin sulla cima. L'idea di andare da solo non piace alla Mary,ma se lo proponessi sul forum farei un dispetto al Gigi. Sveglia lle 5,30 e alle 7,30 stò pedalando in direzione Malga Clef inizio dell'ascesa,larga mulattiera fino alla sella di Bondolo, dove inizia il bel sentiero che si inerpica fino alla bocchetta di Remà,
la salita è molto bella, non sono stanco e cerco di "ciclare" il più possibile,in un'ora(10 min a spinta) sono al passo che sovrasta il lago di Casinei,
due fotine e inizio il tratto esplo pedalando ancora per 10/15 minuti tra le numerose trincee di guerra,breve tratto aspinta fino al bivio per il lago Scuro.Parcheggio la bici negli appositi spazi,pago il ticket e punto in direzione vetta,il sentiero non esiste,c'è una perfida pietraia di massi di granito da attraversare,
i fidi scarpù mi facilitano il compito,penso ai BdB fiveten muniti,ottime calzature per il 90% dei giri che facciamo,decisamente inadatte(come in questo caso) per i restanti 10% e qui i BdB non capiscono un casso, in alta montagna le calzature adatte sono come il casco, cioè ti possono salvare la vita. A 30 min dalla cima sono avvolto da un fitto nebbione con visibiltà 10 metri,numerosi segni biancorossi e gli ometti di pietra mi tengono sulla retta via,ancora un'ultimo sforzo su un tratto ripidissimo e sono in cima.
Mi mangio un panino e in un silenzio assoluto attendo invano un cenno di schiarita.
Niente da fare la nebbia è sempre fitta e decido di scendere alla bici,il tempo non migliora anzi qualche goccia di pioggia mi fa desistere da un ulteriore tratto in esplo verso il passo Casinei e lago Scuro,ritorno sui miei passi godendomi metro dopo metro la facile discesa,alla sella di bondolo noto con sconforto che la bella mulattiera che sale verso il Cingolo rosso è sostituita da una nuova sterrata assurda,sbarrata da una ruspa,non capisco il senso,non ci sono malghe oltre,sconsolato percorro i restanti km fino alla macchina,mi informerò del motivo di tale scempio.Al ritorno incrocio sul lago d'Idro Gigi e company,il quale fa in tempo ad offrirmi una birra,ho dimenticato i soldi e documenti a casa, grazie Gigi.
Week end sugli appennini
SMS da Orma, sabato sera: "tradito dai bitumari, ho scalato il Bruffione 2658mt"
Ma Bitumari a CHI??????
Grande Mauro sul Bruffione, grandi i BdB sul Breda!
a Presto!
Ma Bitumari a CHI??????
a Presto!
giovedì 14 luglio 2011
Meditiamo la montagna
Molte volte, durante un'escursione, capita di fermarsi per prendere fiato, per mangiare qualcosa, o per aspettare l'amico che sistema la gomma forata. In questi momenti la nostra attenzione, molto spesso rivolta a dove mettere le ruote e focalizzata a non finire rovinosamente per terra, riesce a liberarsi e svolazzare fluttuando tra le vette, le insenature, lambendo verdi prati per poi finire in tuffo tra le fresche acque di una cascata.
Sono questi forse i momenti più magici delle nostre escursioni.
Il coinvolgimento emotivo nel percorrere un sentiero piuttosto che un altro ha la sua importanza, l'adrenalina spesso è inebriante, ma la sensazione più bella è la pace che proviamo nell'osservare il mondo attorno a noi, l'armonia della natura.
E pensare che una volta il mondo era tutto così, prima che l'uomo si mettesse all'opera
e lo deturpasse.
e lo deturpasse.
La Pianura Padana è il luogo da cui fuggiamo, è la dimostrazione di quanto l'impatto umano sia catastrofico e deprimente. Purtroppo non c'è limite all'ingordigia umana, e così anche le montagne vengono attaccate dalle ruspe e dal cemento.
La terra e la roccia vengono fresate, bombardate, spianate per far posto alle piste da sci. Si erigono piloni, tirano cavi, ed ecco che una bella funivia è pronta per la grande abbuffata di montagna. Arrivano numerosi i turisti e allora si creano le infrastrutture: strade, parcheggi, gallerie, case, villette, supermercati, palazzetti... arriva la bella vita, lo sballo...
Non c'è più pace, l'armonia è un lontano ricordo, il piccolo boccone non basta più, finché ce n'è si magna! Perché non ci si può accontentare, perché non può bastare una passeggiata con le pelli sotto gli sci, la salita con le proprie gambe, uno sguardo attorno, un momento di meditazione e poi giù in discesa per ritornare in valle. Il bicchierino dello sballo viene offerto dagli stessi comuni, dagli stessi paesi che hanno ripudiato la sana e genuina vita passata, fatta di sacrifici, e pochi soldi. La montagna viene così sfruttata per il turismo di massa, sacrificata, nella sua purezza e bellezza, ferita profondamente, perché l'importante è mettere in tasca qualche soldo in più.
Lo stesso errore commesso in Pianura, dove tutto è stato distrutto per far posto a fabbriche, abitazioni, strade, si sta commettendo in montagna. Penso che chi ha un briciolo di sensibilità nei confronti di ciò che di bello ancora abbiamo, dovrebbe fare di tutto per tutelarlo e perché no, fare dietro front.
Con questo andamento, con la mentalità consumistica che la fa da padrona e la tendenza continua all'espansione, non riesco purtroppo a vedere un futuro roseo per i nostri bei monti ed i nostri patrimoni naturali.
mercoledì 13 luglio 2011
Dove ci porti Seby?
"Ma è proprio necessario andare a cercare guai domani?" Domando un po' preoccupato a Dario, di ritorno dal giro del Monte Crestoso. La mia paura è quella di finire attaccato a qualche catena, con un dirupo di 60 metri sotto i miei piedi e la bici in spalla...
Ricordo il racconto di Lisabike, di un giro molto duro, con tratti esposti, cordino, rocce scivolose, lame rotanti, pioggia acida, rospi sanguinari, zanzare strappabudella... tutto opera del diabolico Seby. Ho paura!
Mi consola il fatto che fino al Telegrafo conosco il percorso ed è bellissimo.
Siamo in cinque: Io, Dario, Seby, Vito ed Elena. Siamo in forma e alla mattina presto siamo già in sella nel paese di Assenza, sulla sponda orientale del lago di Garda. Le stradine che salgono dal paese verso i monti sono ripide e piene di insidie: la prima viene da una bellissima ragazza bionda, capelli lunghi, lisci, che ondeggiano con la brezza mattutina, uno schianto! Faccio pochi metri a fianco di Dario e Vito e poi le forze mi abbandonano. Il botto è fragoroso; sono per terra esanime, la bici accartocciata alla mia gamba. La ragazza si ferma, sul suo volto un velo di preoccupazione: "Was auch immer geschehen wird!". Non sa di essere la causa dell'incidente, la sua bellezza è in grado di folgorare, e metterti al tappeto in men che non si dica (va bene anche sul tappeto).
Quando riapro gli occhi, lei è lì che mi fissa, tutti i miei amici ridono (mai ridere delle disgrazie altrui), e quando si rende conto della comicità della situazione, il suo sguardo, il suo bel sorriso parlano da soli: "che stupidot!" Cinque minuti dopo mi trovo di nuovo a pedalare, traumatizzato da questo incontro; altro che cordino e sentiero esposto...
Inizia la nostra cronoscalata di Punta Veleno e dopo pochi metri vedo fuggire davanti a me Dario e Vito, con un ritmo avvelenato, che magari per loro è invece rilassato. Io con la Nicolai salgo alternando tratti con l'ultimo rapporto disponibile col Rohloff, a tratti in piedi con rapporti più duri per cambiare posizione.
I tornanti sono stati tutti numerati con una segnaletica dedicata e quando giungo agli ultimi, provo una sensazione di liberazione. Mi fermo a mangiare qualche amarena e sono sorpreso, ma non troppo, dal fatto che la frutta selvatica, notoriamente più aspra rispetto a quella delle specie coltivate, risulti invece più dolce. Sarà perché a casa da un po' di anni ormai non si riesce più a mangiare della frutta decente? I sapori si sono persi, ed il grado di maturazione inqualificabile: insomma è come mangiare la plastica, un'ennesima dimostrazione che l'uomo moderno non combina nulla di buono.
Come sono buone invece queste amar-ene!
La salita al Rifugio Chierego è la classica, bellissima mulattiera che sale fin sotto al Rif. Fiori del Baldo piuttosto dolcemente per poi impennarsi bruscamente nell'ultimo tratto che porta al Rif. Chierego. Presso l'ultimo spiazzo disponibile per parcheggiare, il numero di automobili è impressionante; sembra di trovarsi nel parcheggio del Bennet; solo che ci troviamo sul Monte Baldo. Sarebbe ora di chiudere definitivamente quella strada alle auto, fastidiose, invadenti... puzzone.
La giornata è bella, il Baldo sgombero da nubi e presso i Rifugi si trova una moltitudine di persone radunatasi per festeggiare gli Alpini. Dopo l'ultimo micidiale strappo, per ora di pranzo siamo al Chierego e salutiamo Massimo il quale, dopo 5 minuti, riesce a rispondere al nostro saluto da tanto è indaffarato. C'è un gran via vai di portate: tagliatelle, strangolapreti, funghi stufati, polenta, spezzatino... si mangia e si beve, e probabilmente il più affamato è il ciccione che è salito con la seggiovia e ha fatto pochi passi a piedi, lamentandosi.
Troviamo posto dove sederci all'esterno, e veniamo accolti da una bella e simpatica fanciulla, molto giovane ed evidentemente affaticata per il tour de force tra i tavoli: "... mi porti quattro caffé?" - "E lo zucchero dov'è?" - "Le lasagnette non sono ancora arrivate!"... "Ho seteeeee...."
Mangiamo. Abbiamo fame, abbiamo fatto tanta strada, bruciato energie, sudato; se non facessimo rifornimento, probabilmente ci fermeremmo su qualche salita, in preda ad allucinazioni: ci avvicineremmo striscianti ad una roccia per bere da un' immaginaria cascata di Radler, cercheremmo riparo da una furibonda grandinata di strangolapreti alle erbette e magari sentiremmo avvilupparsi attorno al collo liane di tagliatelle ai funghi...
Seby non resiste alla tentazione di un bis di grappa all'ortica, liquidandolo velocemente "alla slovena", e molto presto vedremo su di lui gli effetti del distillato verdastro. Innanzi tutto il colorito alla "Hulk" della sua pelle ed una straordinaria capacità propulsiva alla "Cancellara", nei tratti più ripidi verso il Telegrafo.
Passati all'altro versante della catena montuosa, rivolti alla Val D'Adige, si è incominciato il bel saliscendi su sentiero scavato nella bianca roccia, tra pareti e guglie.
Il fatto di percorrere questi sentieri in sella a delle biciclette è sembrato per molti escursionisti una cosa straordinaria, ma il nostro sport, quello che facciamo, è il frutto di allenamenti, materiali e capacità tecniche adeguati alle situazioni che dobbiamo affrontare.
Raggiunto il bivio per il Rifugio Telegrafo, arriva l'incognita della giornata: come sarà il seguito del giro? Dove ci sta portando l'amico Seby?
Fortunatamente le condizioni del sentiero per un lungo tratto sono rimaste invariate e quindi la ciclabilità è rimasta tale fino alla forcella che ci ha riportato nel versante del Baldo rivolto verso il Lago. A questo punto l'emozione è arrivata prepotentemente nei nostri cuori! Un ambiente da favola costituito rupi di rocce stratificate e ghiaioni, ed entriamo nella Riserva Naturale Integrale Lastoni Selva Pezzi. C'è divieto per le bici, assurdo come al solito, come se fossero una minaccia per la salvaguardia di questi luoghi. In fondo siamo escursionisti come altri, siamo rispettosi dell'ambiente, non facciamo rumore, non sporchiamo, né inquiniamo.
Proseguiamo il nostro cammino in punta di ruote su un sentiero ben segnato, e poco dopo ecco il primo incontro con alcuni esemplari di camoscio. È sempre una grande emozione riuscire a scorgere gli altri abitanti di questo mondo, timide creature nascoste alla vista dell'uomo invasore. Fotografiamo e filmiamo, cercando di catturare ed imprimere su fredde schede di memoria, le nostre calde emozioni.
Una volta fatto il nostro ingresso nel mugheto, iniziamo a camminare con la bici al nostro fianco; la discesa si fa impegnativa soprattutto per gli alluci di Vittorio che picchiano violentemente nello scarpone. Dobbiamo risalire per due brevi, ma intensi tratti con la bici in spalla quando sono ormai le 18 di sera. Per fortuna che siamo in estate e c'è luce fino a tardi. Il sentiero è ben segnato e notiamo l'intervento recente di potatura della vegetazione. Scendiamo lentamente di quota ed il lago, con in suoi bei riflessi dorati, è ancora lontano. C'è tranquillità e serenità tra di noi, il sentiero non è ciclabile ma non sono presenti pericoli o tratti esposti. Solo Vito continua il suo calvario con i piedi doloranti.
Entrati nel bosco, il sentiero si allarga leggermente, e diventa stupendo: una coltre di foglie di faggio come un tappeto, dolci curve a schivare rocce ed alberi. La luce della sera, l'ambiente lussureggiante, il divertimento della discesa: uno dei più bei momenti della giornata.
Poi il sentiero diventa tecnico, con gradoni, passaggi ripidi, tornanti stretti. È proprio ciò che ci piace, però non tutti hanno i nostri gusti e certe continue difficoltà possono stancare, soprattutto alla fine di una intensa giornata.
Al raggiungimento della prima stradina cementata e poi dell'asfalto, alcuni hanno tirato un sospiro di sollievo: finalmente siamo arrivati...
A completamento della splendida giornata trascorsa sulle pendici del Baldo, data la tarda ora, circa le 21, e la fame irrefrenabile, è arrivata una gustosissima pizza in riva al Lago ed un'insalatona galattica per l'audace compagnia di cicloalpinisti.
Dopo la mia iniziale titubanza, e diffidenza, ho sentito il dovere di congratularmi con l'amico Sebastjan per aver pianificato un'escursione così dura, impegnativa, ma appagante. Il gioco è valso la candela. Grazie.
Un'ultima considerazione sulle proibizioni alle biciclette. Si devono prendere le dovute distanze da coloro che praticano la mountain bike in maniera invadente e maleducata, che siano downhillers (notoriamente a me antipatici) o crosscountristi. Per i monti si trovano anche ciclisti gentili e attenti all'ecosostenibilità del proprio sport; quindi cari legislatori, non fate di tutta l'erba un fascio.
In ultimo il video:
BdB - Assenza - Telegrafo explo from Bikers di Brescia on Vimeo.
La giornata è bella, il Baldo sgombero da nubi e presso i Rifugi si trova una moltitudine di persone radunatasi per festeggiare gli Alpini. Dopo l'ultimo micidiale strappo, per ora di pranzo siamo al Chierego e salutiamo Massimo il quale, dopo 5 minuti, riesce a rispondere al nostro saluto da tanto è indaffarato. C'è un gran via vai di portate: tagliatelle, strangolapreti, funghi stufati, polenta, spezzatino... si mangia e si beve, e probabilmente il più affamato è il ciccione che è salito con la seggiovia e ha fatto pochi passi a piedi, lamentandosi.
Troviamo posto dove sederci all'esterno, e veniamo accolti da una bella e simpatica fanciulla, molto giovane ed evidentemente affaticata per il tour de force tra i tavoli: "... mi porti quattro caffé?" - "E lo zucchero dov'è?" - "Le lasagnette non sono ancora arrivate!"... "Ho seteeeee...."
Mangiamo. Abbiamo fame, abbiamo fatto tanta strada, bruciato energie, sudato; se non facessimo rifornimento, probabilmente ci fermeremmo su qualche salita, in preda ad allucinazioni: ci avvicineremmo striscianti ad una roccia per bere da un' immaginaria cascata di Radler, cercheremmo riparo da una furibonda grandinata di strangolapreti alle erbette e magari sentiremmo avvilupparsi attorno al collo liane di tagliatelle ai funghi...
| Seby in modalità "Cancellara" (foto Dario©) |
Passati all'altro versante della catena montuosa, rivolti alla Val D'Adige, si è incominciato il bel saliscendi su sentiero scavato nella bianca roccia, tra pareti e guglie.
Il fatto di percorrere questi sentieri in sella a delle biciclette è sembrato per molti escursionisti una cosa straordinaria, ma il nostro sport, quello che facciamo, è il frutto di allenamenti, materiali e capacità tecniche adeguati alle situazioni che dobbiamo affrontare.
Raggiunto il bivio per il Rifugio Telegrafo, arriva l'incognita della giornata: come sarà il seguito del giro? Dove ci sta portando l'amico Seby?
Fortunatamente le condizioni del sentiero per un lungo tratto sono rimaste invariate e quindi la ciclabilità è rimasta tale fino alla forcella che ci ha riportato nel versante del Baldo rivolto verso il Lago. A questo punto l'emozione è arrivata prepotentemente nei nostri cuori! Un ambiente da favola costituito rupi di rocce stratificate e ghiaioni, ed entriamo nella Riserva Naturale Integrale Lastoni Selva Pezzi. C'è divieto per le bici, assurdo come al solito, come se fossero una minaccia per la salvaguardia di questi luoghi. In fondo siamo escursionisti come altri, siamo rispettosi dell'ambiente, non facciamo rumore, non sporchiamo, né inquiniamo.
| Timidi abitanti della terra (foto Lisabike©) |
Una volta fatto il nostro ingresso nel mugheto, iniziamo a camminare con la bici al nostro fianco; la discesa si fa impegnativa soprattutto per gli alluci di Vittorio che picchiano violentemente nello scarpone. Dobbiamo risalire per due brevi, ma intensi tratti con la bici in spalla quando sono ormai le 18 di sera. Per fortuna che siamo in estate e c'è luce fino a tardi. Il sentiero è ben segnato e notiamo l'intervento recente di potatura della vegetazione. Scendiamo lentamente di quota ed il lago, con in suoi bei riflessi dorati, è ancora lontano. C'è tranquillità e serenità tra di noi, il sentiero non è ciclabile ma non sono presenti pericoli o tratti esposti. Solo Vito continua il suo calvario con i piedi doloranti.
Entrati nel bosco, il sentiero si allarga leggermente, e diventa stupendo: una coltre di foglie di faggio come un tappeto, dolci curve a schivare rocce ed alberi. La luce della sera, l'ambiente lussureggiante, il divertimento della discesa: uno dei più bei momenti della giornata.
Poi il sentiero diventa tecnico, con gradoni, passaggi ripidi, tornanti stretti. È proprio ciò che ci piace, però non tutti hanno i nostri gusti e certe continue difficoltà possono stancare, soprattutto alla fine di una intensa giornata.
Al raggiungimento della prima stradina cementata e poi dell'asfalto, alcuni hanno tirato un sospiro di sollievo: finalmente siamo arrivati...
A completamento della splendida giornata trascorsa sulle pendici del Baldo, data la tarda ora, circa le 21, e la fame irrefrenabile, è arrivata una gustosissima pizza in riva al Lago ed un'insalatona galattica per l'audace compagnia di cicloalpinisti.
Dopo la mia iniziale titubanza, e diffidenza, ho sentito il dovere di congratularmi con l'amico Sebastjan per aver pianificato un'escursione così dura, impegnativa, ma appagante. Il gioco è valso la candela. Grazie.
Un'ultima considerazione sulle proibizioni alle biciclette. Si devono prendere le dovute distanze da coloro che praticano la mountain bike in maniera invadente e maleducata, che siano downhillers (notoriamente a me antipatici) o crosscountristi. Per i monti si trovano anche ciclisti gentili e attenti all'ecosostenibilità del proprio sport; quindi cari legislatori, non fate di tutta l'erba un fascio.
In ultimo il video:
BdB - Assenza - Telegrafo explo from Bikers di Brescia on Vimeo.
lunedì 11 luglio 2011
All Mountain Fess - dal Torsoleto al Piz Tri
"sensazioni buone, da fare assolutamente!"
Per il prossimo week end propongo questo giro di due giorni:
Primo giorno: Da Malonno al Bivacco Davide (2600 mt) - salitona impegnativa su sentiero, in bellissimo ambiente (alcuni BdB ricorderanno il giro del 2 ottobre 2010), fino ad arrivare al bivacco Davide. Qui trascorreremo la notte
Nel Bivacco ci sono 12 posti, materassi e coperte. Dovremo arrangiarci con cibo etc.
Secondo giorno: la traversata verso il Piz Tri; percorreremo il noto sentiero della Skymarathon 4 luglio. è un sentiero di alta montagna, difficile, con tratti attrezzati (EE) ed esposti. Il nostro amico Giacomo Calvetti, di Paisco Loveno, che ringrazio, ha informato Mauro sulla "fattibilità in bicicletta", con le dovute cautele. (tratti di mulattiera, tratti a piedi anche attrezzati e impegnativi).
Da notare che il secondo giorno, dal Bivacco, fino a Edolo non c'è nessun punto di ristoro, quindi dovremo essere ben organizzati con le provviste, anche per il giorno dopo.
Direi che andremo solo con tempo buono/ottimo/fantastico, in modo da goderci appieno la traversata e i panorami di domenica mattina.
Potrebbe essere un giro simile, come genere, alla 2 giorni dello scorso anno al rifugio Lazfons, grande week end!
E dal Piz Tri, sorpresa finale by Orma!
Presenti:
_dario88
_Orma
_Frog
_Seby13
_Perse
per motivi logistici suggerirei un gruppetto di max 5-6 persone
Per il prossimo week end propongo questo giro di due giorni:
Primo giorno: Da Malonno al Bivacco Davide (2600 mt) - salitona impegnativa su sentiero, in bellissimo ambiente (alcuni BdB ricorderanno il giro del 2 ottobre 2010), fino ad arrivare al bivacco Davide. Qui trascorreremo la notte
Nel Bivacco ci sono 12 posti, materassi e coperte. Dovremo arrangiarci con cibo etc.
Secondo giorno: la traversata verso il Piz Tri; percorreremo il noto sentiero della Skymarathon 4 luglio. è un sentiero di alta montagna, difficile, con tratti attrezzati (EE) ed esposti. Il nostro amico Giacomo Calvetti, di Paisco Loveno, che ringrazio, ha informato Mauro sulla "fattibilità in bicicletta", con le dovute cautele. (tratti di mulattiera, tratti a piedi anche attrezzati e impegnativi).
Da notare che il secondo giorno, dal Bivacco, fino a Edolo non c'è nessun punto di ristoro, quindi dovremo essere ben organizzati con le provviste, anche per il giorno dopo.
Direi che andremo solo con tempo buono/ottimo/fantastico, in modo da goderci appieno la traversata e i panorami di domenica mattina.
Potrebbe essere un giro simile, come genere, alla 2 giorni dello scorso anno al rifugio Lazfons, grande week end!
E dal Piz Tri, sorpresa finale by Orma!
Presenti:
_dario88
_Orma
_Frog
_Seby13
_Perse
per motivi logistici suggerirei un gruppetto di max 5-6 persone
LETTERA: Il Pattino a rotelle
Spett.le Comune di Schilpario,
per conoscenza a Redazione del Giornale di Bergamo, Legambiente Bergamo.
Di ritorno da un fine settimana trascorso nel vostro Comune, inoltriamo la presente per sottoporVi il nostro disappunto in merito all'impianto di pattinaggio su ghiaccio attivo a Schilpario. La tutela dell'ambiente ci coinvolge tutti nel consumare il meno possibile, inquinare il meno possibile, riciclare. Ci sembra inaccettabile che si possa tenere attivo in questi caldi mesi estivi un impianto per la formazione del ghiaccio in un enorme palazzetto sportivo all'aperto. È assurdo tenere in funzione 24 ore su 24 un generatore a gasolio, che consuma combustibile, inquina l'aria e disturba la quiete pubblica con un continuo, incessante rumore, solo per permettere di pattinare su ghiaccio, a Luglio. La nostra convinzione è ancor più motivata dall'aver verificato la ridicola affluenza alla pista in questione. Per una marginale attività, a favore di una ben limitata parte della popolazione turistica, si fa fronte ad un sacrificio che viene fatto pagare (in termini appunto di rumore, qualità dell'aria e spreco di risorse) a tutta la popolazione presente.
Già nel 1743 (fonte Wikipedia) fece la sua apparizione il pattino a rotelle. Non vi sembra una valida alternativa per la pratica di questo bellissimo sport nei mesi estivi?
Distinti Saluti
Claudio Persegani, Dario Gnali, Sebastjan Stepan, Elena Buizza, Vittorio Casciotta, Diego Agnelli, Moreno Gilberti, Marco Bandera, Mauro Venturini, Gianfranco Favier, Giovanni Zani, Paolo Milzani, Luigi Compagnone, Giacomo Davelli, Stefano Venturini, Enrico Rossini, Francesco Gozzoli...
per il gruppo di ciclisti Bikers di Brescia - www.bikersdibrescia.com
giovedì 7 luglio 2011
Monte Crestoso
"Il momento è maturo" Dice Mauro ai BdB "Pota, allora andiamo" Risponde Dario. La salita al Monte Crestoso viene programmata per un bel sabato: sveglia presto e con un'aria frizzante si parte da Bovegno verso i monti e verdi prati. Siamo in otto: io, Dario, Mauro, Elena, Vito, Simone, Claudio e si festeggia il ritorno di Gianfranco in sella con i BdB. È previsto un giro all mountain fess, quindi con parecchi punti a spinta, ma a noi interessa soprattutto raggiungere quella benedetta cima e poter ammirare dalla sua sommità il mondo circostante. Non abbiamo paura della fatica, non saliremmo in nessun altro modo se non con le nostre gambe ed il nostro sudore.
L'aria è tersa, limpida, si vede in lontananza con grande facilità e nitidezza; il sole brilla più del solito e c'è una splendida luce per scattare delle belle fotografie, o fare filmati. Le strade spesso prendono pendenze impegnative, il fondo è smosso e, ad esclusione di Dario, occasionalmente ci tocca metter giù il piede o fare dei tratti con la bici al fianco. Siamo dei duri, ma pur sempre umani... (fatta eccezione per il già citato Dario che sale in bici su qualsiasi fondo e con qualsiasi pendenza; un alieno).
Vito dice di soffrire l'altitudine e di patire un po' d'affanno, ma nessuno gli crede visto che le sue gambe sono sempre in tensione, i suoi muscoli pronti a spingere rapporti impensabili per qualsiasi altro biker, fatta eccezione per l'allievo alieno.. indovinate chi? A Malga Stabil 'fiorito' ci fermiamo per una pausa ed ecco arrivare prontamente una bella nuvolotta grigia a coprire il sole e a stimolarci la pelle d'oca. D'ora in poi ci sarà ben poco da pedalare, ma siamo contenti di trovarci in questa posizione privilegiata, a guardare il lago di Garda spuntare all'orizzonte, il Maniva e l'Adamello, che sembrano esser lì, a portata di ruota.
In valle, un gregge di pecore si sposta alla ricerca di un pascolo migliore, sotto la sovrintendenza del cane pastore; siamo così lontani che sembra di vedere un gruppetto di afidi spostarsi da un bocciolo di rosa ad un altro più succulento. La natura è in armonia, una danza piacevole di tanti elementi diversi, molto spesso contrastanti: da una sommità rocciosa si staccano alcune grosse pietre, ed ecco ne scaturisce un gran polverone ed un frastuono che ci annichilisce.
I fiori. Siamo affascinati dalla moltitudine di colori delle specie che si trovano nei prati attorno a noi: giallo, rosa, bianco, viola, azzurro. Il vento si leva forte e scuote un mare di fili d'erba mentre iniziamo la discesa dalla vetta del Crestoso. Un'altra cima conquistata, un'altra discesa meritata. Ma le sorprese non sono finite: di creste se ne trovano almeno tre, ed altrettante sono le risalite con la bici in spalla. La fatica incomincia a farsi sentire, la carica della molla è sul punto di esaurirsi, ma quando inizia la discesa ritorniamo a saltellare giù dai prati.
Ad un tratto la bici di Vito si impunta ed il cavaliere viene disarcionato: nonostante una forte contusione alla coscia, si fa coraggio e prosegue imperturbabile, o quasi...
Credevamo di aver terminato la nostra razione di fatica, dopo l'ultima cresta, invece un lungo traverso che ci porta alla Capanna Remedio, è forse ancor più duro della parte alta del giro. Dopo tanto sudore, tanta fatica, nel vedere un rigoglioso torrente con tanto di vasche più profonde, decido di tuffarmi in un bagno refrigerante. Mi spoglio e mi immergo, seppure per pochi minuti, dato che l'acqua è molto fredda e dopo pochi istanti non riesco più a tenere i piedi in ammollo. Splendida la sensazione di libertà che si prova in questi momenti, quando ci avviciniamo alla condizione primordiale dell'uomo, quando il legame con la natura era più forte, quando c'era armonia.
Oggi siamo distratti da tante cose, ma quando tocchiamo con mano la natura, proviamo sensazioni rivitalizzanti. I giro sul Crestoso di Mauro, appunto, è un giro rivitalizzante.
BdB - il Cerchio - Monte Crestoso from Bikers di Brescia on Vimeo.
martedì 5 luglio 2011
lunedì 4 luglio 2011
a Sant'Antonio
... per Domenica Dario ha già le idee chiare: ha intenzione di andare a trovare Mauro e gli Orma a Sant'Antonio di Nave; vorrebbe partire da casa in bici da corsa ed evitare quindi il trasferimento in auto. Io invece, dopo il bel giro su asfalto portato a termine sabato, ho voglia di fare MTB ed invito Dario a farmi compagnia per un giro in relax con destinazione sempre la festa di Sant'Antonio. Per la giornata ho intenzione di concludere il test della Marin Hamilton che mi ha mandato in prova Mauro di Raceware (ecco il test). Dario, considerate le sue capacità artistiche, mi farebbe da assistente fotografo.
Pronti, ciak, azione.
La sveglia questa volta non suona ad un orario proibitivo, il mio corpo ringrazia.
Raccolte le mie cose, raggiungo il neo-bitumaro a Verola e con un forcone lo punzecchio per farlo salire in auto, dopo averlo convinto di aver convertito il motore del mio Caddy ad urina, finalmente sale.
La strada fino a Nave è poca, in breve tempo siamo al punto di partenza e partiamo scattanti come non mai in sella ai nostri ferracci dalle gomme tassellate.
Siamo così abituati alle medie alte registrate in salita con la bici da corsa, da superare diversi stradisti pur avendo una certa zavorra da trascinare a monte. La Hamilton è in configurazione dual speed, con il rapporto originale 32x22 addizionato di un 38% durante il trasferimento su asfalto, che toglierò per le rampe.
"Tutto bene là dietro? Vado troppo forte?" - "Eh, ensoma..." borbotta con un briciolo di fiato Dario.
La sua full supera i 16Kg, e le gomme hanno una scorrevolezza nulla; si deve spingere al massimo per farla camminare...
Rifiatiamo un attimo e dopo un breve tratto di discesa da Conche, prendiamo la cementata che sale ripida sulla montagna: la ricordo bene avendola già fatta con Mauro, Orlando... e poi Milzo ed i BdB. Non credo di riuscire a farla tutta in sella; è molto ripida.
Col 32x22 spingo sui pedali e tiro con le braccia, la bici va su, incredibile!
Dario va avanti, poi si ferma e inizia a scattare fotografie. La cementata dura meno del previsto ed inizia subito un bellissimo single track. Fai così, fai colà; sono come un modello che viene posizionato dal fotografo per ottenere l'inquadratura migliore. La giornata è splendida, il sole si fa sentire sulle braccia ed il coppino già ustionati, e se ci voltiamo, riusciamo a scorgere alle nostre spalle il Lago di Garda.
In valle, dalla strada, provengono i fastidiosi rumori del traffico, soprattutto delle motociclette, che invadono questa zona ricca di strade dalle curve sinuose. Se almeno fossero silenziose, darebbero meno fastidio...
Ci isoliamo nel bosco per trovare un po' di tranquillità e dopo un breve tratto a piedi riprendiamo a scendere. C'è qualche tratto tecnico che ricordo di aver percorso a bomba anni fa con una Marin Quake, anche lei in prova... con questa bici invece faccio fatica ed inoltre non voglio fare danni.
La discesa verso Caino è molto carina, il sentiero è un po' scavato dagli enduristi ma ancora in buone condizioni; la bici si comporta bene anche dove ci sono delle rocce smosse, le ruotone da 29 pollici aiutano molto nel superamento degli ostacoli. Da Caino ci aspetta una breve risalita per raggiungere il luogo della festa; sulla rampa finale, mollo agli ultimi metri, poi un breve single track ed eccoci nei bei prati di Sant'Antonio.
Vediamo in nostri amici Mauro, Mary, Simone, Roberto, Angelo... tutti all'opera a servire panini con salamelle, patatine fritte, formaggio fuso, birre, bottiglie di bianco ... è una grande festa!
C'è un po' di ressa e ci mettiamo in fila per mangiare qualcosa. Velocemente veniamo serviti e ci accomodiamo sotto i tendoni predisposti per l'occasione. Impeccabile l'organizzazione.
Il momento più bello viene quando la ressa di gente affamata si placa, ed i nostri amici hanno la possibilità di sedersi con noi a chiacchierare. Ci vengono offerte delle buonissime torte ed un fresco prosecco ci solletica la gola con le sue bollicine.
Quante belle risate e che bei discorsi con Mauro, Angelo, Roberto. Nel frattempo a Dario cala la palpebra per il bicchierino di troppo e noi ridiamo nel guardare il suo sguardo assonnato...
E così un'altra piacevole giornata è trascorsa, in compagnia di amici, in tranquillità. Sarebbe bello un giorno organizzarsi con gli Orma per un bel giro tutti insieme, in mountain bike, magari una due giorni sulle Dolomiti...
Dai, facciamolo! Non siate timidi!
(foto by Dario Gnali©)
venerdì 1 luglio 2011
Nel Piacentino
Per sabato non ci sono in programma dei giri BdB e quindi si decide di fare una bella sgambata in bici da corsa. Dario ha scoperto che con la bici da corsa si può partire da casa ed è proprio bello, quando è possibile, non utilizzare la macchina per spostarsi.
Lo trovo al bar Dondeo, di fianco alla stazione ferroviaria di Cremona; una veloce colazione ai tavolini, proprio come dei fighetti Cremonesi, e poi partiamo. La prima tappa è da Priori per rifornirci di camere d'aria; non si sa mai. Lasciata Cremona, transitati sul ponte sul Po, ci dirigiamo a Villanova sull'Arda, percorrendo il tranquillo argine maestro. La giornata è molto bella ed avviso subito il mio compagno d'avventura che non ho proprio in mente il percorso di oggi: si va a svegher. Si, una mezza idea in testa c'è, però non è sicuramente paragonabile ad una traccia GPS.
Dario accetta le mie condizioni e dopo Villanova raggiungiamo Cortemaggiore, Fiorenzuola d'Arda, sempre transitando per strade secondarie di campagna, lontano dal traffico. Se si guarda più in là, oltre gli appezzamenti di terreno coltivati a mais, si riesce a scorgere in lontananza il traffico della strada principale. Diversi TIR, auto che sfrecciano. Diverse strade incrociano le proprie traiettorie, si accavallano in un groviglio indissolubile. Alle porte di Fiorenzuola passiamo prima sopra l'autostrada poi sotto il nuovo tracciato ferroviario dell'alta velocità. Attraversiamo la Via Emilia e prendiamo la direzione dei Doppi, però per strade alternative, anche sterrate.
Incominciano le colline e l'ambiente attorno a noi è piacevole, come la birra che ci beviamo a Vigolo Marchese; il Gatorade lasciamolo a quelli che guardano la media sul contachilometri. Dario non regge l'alcol, non è abituato, ma non mostra alcun segno di cedimento o intorpidimento quando poco dopo inizia la salita. Transitiamo per Chiavenna Rocchetta poi deviamo per Prato Ottesola. Una breve ma divertente discesa ci riporta sulla strada che proviene da Carpaneto Piacentino ed incrociamo una coppia in bicicletta da corsa che viaggia nel senso opposto al nostro: il nostro sguardo è tutto per lei, sarebbe proprio una dolce compagnia... "altro che questo uomo barbuto", pensiamo vicendevolmente io e Dario.
Dalle nostre pupille escono dei potentissimi raggi laser, una nuvola di vapore acqueo e sull'asfalto un mucchietto di cenere è ciò che resta di Perse e Dario, amici-nemici per la figa.
A Veleia Romana facciamo la pausa pranzo, all'ombra dei tigli, con le campane che suonano dodici rintocchi. Si sta bene, c'è tranquillità ed il luogo è molto carino. Ripartiamo in direzione Guselli e poi scendiamo a Morfasso. Una breve sosta in un negozio di alimentari per prendere da bere e poi riprendiamo a salire. Dario è molto contento, i luoghi gli piacciono e le tranquille strade che abbiamo finora percorso sono divertenti e piacevoli in bici da corsa. Scendiamo a Bore e poi Vernasca; in un bel tratto di discesa mi trovo di fronte un fuoristrada che procede a velocità ridotta sbuffando fumo nero dal tubo di scarico. Finisco con lo sbuffare anch'io, perché a causa di questo intralcio, mi sono perso una bella serie di tornanti. Il bello del giro purtroppo se ne va con questi ultime curve e ci rimane da percorrere il lungo tratto di trasferimento verso Cremona e poi Verola.
Prima di incrociare la via Emilia, svoltiamo a sinistra ed entriamo nel paese di Alseno, da dove raggiungiamo l'abbazia di Chiaravalle della Colomba. Anche questo bellissimo complesso è dal mio punto di vista deturpato dalla vicina presenza dell'autostrada e del cavalcavia che l'attraversa.
Il caldo è decisamente più intenso rispetto a quando ci trovavamo in collina ed il sole ci abbrustolisce la pelle. Transitiamo di fianco a Villa Verdi e dopo un giro dell'Oca nelle campagne tra Villanova, Busseto ed il Po, arriviamo finalmente a Villanova dove ci fermiamo a rinfrescarci.
Una granita e le energie magicamente ritornano, o è l'effetto dei coloranti radioattivi sicuramente cancerogeni che utilizzano per dare il verde alla menta, il rosso all'amarena, etc? Le porcate dell'uomo sono infinite. Amen.
Dario non mostra segni di cedimento anche dopo aver raggiunto a Cremona la quota di 200 Km percorsi, con una trentina rimanenti per arrivare a casa. Lo accompagno per un pezzo lungo la pista ciclabile che segue il Naviglio al Migliaro. Ad un certo punto vediamo venirci incontro un ciclista con una bici verde fluo, una bici dalle ruote grosse, una mountain bike... Dario passa oltre anche dopo aver letto la scritta Nicolai sul telaio. Ma proprio non aveva riconosciuto Perse Senior alla guida, intento a testare per una nota rivista di trattori cremonesi, la bici del figlio. Avere un papà twentyniner è una gran soddisfazione ;)
Con questo bel giro io e Dario abbiamo pedalato in bellissime zone collinari che abbiamo raggiunto partendo in bicicletta da casa. Siamo consapevoli del fatto che non è sempre possibile, a meno che si tratti di giri di più giorni, pretendere di arrivare chissà dove senza percorrere dei tratti in auto. Ci sono tanti luoghi, tante strade che ci stanno aspettando; ad esempio ci piacerebbe raggiungere il mare.. chissà!
Prima di incrociare la via Emilia, svoltiamo a sinistra ed entriamo nel paese di Alseno, da dove raggiungiamo l'abbazia di Chiaravalle della Colomba. Anche questo bellissimo complesso è dal mio punto di vista deturpato dalla vicina presenza dell'autostrada e del cavalcavia che l'attraversa.
Il caldo è decisamente più intenso rispetto a quando ci trovavamo in collina ed il sole ci abbrustolisce la pelle. Transitiamo di fianco a Villa Verdi e dopo un giro dell'Oca nelle campagne tra Villanova, Busseto ed il Po, arriviamo finalmente a Villanova dove ci fermiamo a rinfrescarci.
Una granita e le energie magicamente ritornano, o è l'effetto dei coloranti radioattivi sicuramente cancerogeni che utilizzano per dare il verde alla menta, il rosso all'amarena, etc? Le porcate dell'uomo sono infinite. Amen.
Dario non mostra segni di cedimento anche dopo aver raggiunto a Cremona la quota di 200 Km percorsi, con una trentina rimanenti per arrivare a casa. Lo accompagno per un pezzo lungo la pista ciclabile che segue il Naviglio al Migliaro. Ad un certo punto vediamo venirci incontro un ciclista con una bici verde fluo, una bici dalle ruote grosse, una mountain bike... Dario passa oltre anche dopo aver letto la scritta Nicolai sul telaio. Ma proprio non aveva riconosciuto Perse Senior alla guida, intento a testare per una nota rivista di trattori cremonesi, la bici del figlio. Avere un papà twentyniner è una gran soddisfazione ;)
Con questo bel giro io e Dario abbiamo pedalato in bellissime zone collinari che abbiamo raggiunto partendo in bicicletta da casa. Siamo consapevoli del fatto che non è sempre possibile, a meno che si tratti di giri di più giorni, pretendere di arrivare chissà dove senza percorrere dei tratti in auto. Ci sono tanti luoghi, tante strade che ci stanno aspettando; ad esempio ci piacerebbe raggiungere il mare.. chissà!
martedì 28 giugno 2011
Week end in Val d'Uina...
Il racconto di Gigi:
Correva l’anno 2008 e Google Earth aveva da poco aggiornato le foto satellitari del’alta Val Venosta e della Val Engadina.
Correva l’anno 2008 e Google Earth aveva da poco aggiornato le foto satellitari del’alta Val Venosta e della Val Engadina.
Stavo guardando i sentieri che avevo avuto la fortuna di pedalare l’anno prima in questa zona, La Val d’Uina e la valle di St.Charl e ripensavo alle emozioni provate durante quel fantastico giro
Insomma ero li beato che me la godevo quando un colpetto “maldestro” al mouse mi sposta l’inquadratura su un’altra zona.
“....e questo che cos’è???” mi dico, e comincio a scrollare sulla rotellina dello zoom
Incredibile, una serpentina di tornantini stretti proprio su un crinale in mezzo ad una zona montuosa
“...e qui come ci si fa ad arrivare???” il sentiero parte da una Forcella che Google Earth mi dice trovarsi a 2700 mt e tutt’intorno c’è un ghiaione di quelli che si vedono solo in altissima montagna , non ci sono strade in zona e le ultime tracce di civiltà sono visibili a quota 2000. Quindi impossibile. Peccato perché a vederlo dall’alto questo sentiero sembra disegnato da un bravo sciatore di altri tempi, uno di quegli sciatori che facevano dello stile e della scorrevolezza la loro arma vincente, non come gli sciatori modern,i che per fare le linee più dritte abbattono i paletti invece che girargli attorno.
Poi un giorno la prospettiva cambia, succede una cosa che rimette tutto in discussione, durante un giro sui sentieri vicino a casa conosco Milzo, Giani, il Lonfo e gli altri BdB. Cosa c’entra?, direte voi. C’entra, c’entra.
Senza quell’incontro Milzo non mi avrebbe introdotto all’arte del GPS, delle cartine digitali e delle tracce, e gli altri BdB non mi avrebbero insegnato una cosa fondamentale. Con la compagnia giusta si possono affrontare sfide che apparentemente sembrano impossibili.
Ma veniamo alla due giorni in Engadina.
Giani lancia un’idea per il Week End del 25-26 giugno (all’inizio è il Passo Zebrù, ma a 3000 mt a giugno c’è ancora troppa neve), e viene rispolverata un’idea dell’anno scorso non andata a buon fine per cattive condizioni meteo. (...a ripensarci proprio da questa proposta abortita è nata l’idea della due giorni sull’Etna, ma questa è un’altra storia)
“io ci sono” e immediatamente si accendono mille lampadine e le sinapsi effettuano i collegamenti giusti per ripescare nella memoria le immagini di quella serpentina.
Comincio a cercare informazioni su quella che sembra chiamarsi “Forcella dal Bosch” ma non trovo praticamente nulla, solo un paio di foto fatta da gente a piedi che mostrano la bellezza del luogo , ma non danno nessuna info utile sul percorso che dobbiamo seguire
Ogni momento libero lo passo a disegnare tracce, a guardare dislivelli e foto satellitari, a scorrere mappe e alla fine la matassa si dipana.
Sono però preoccupato, ..e se poi anche li c’è troppa neve? Se il ghiaione non è percorribile?? Meglio prevedere una via di fuga, e via con altre tracce.....
La prima parte del giro, cioè il sabato, non desta preoccupazioni e non presenta incognite in quanto è il classico percorso della Val d’Uina con salita dalla val Slingia, l’arrivio al Sesvenna Hutte e poi il passaggio attraverso l’incredibile QUAR per poi scendere in Engadina e l’arrivo a Scuol
“Mumble mumble...” e perché mai il primo giorno non dovrebbe presentare incognite?? Detto fatto. Salita completamente ribaltata e introdotto un bel sentierozzo del quale non conosciamo nulla..
Bene si parte!!! siamo in sei. 4 Etnei - Lisabike, Seby, BoboNomad ed io, Giani l’ideatore e il foto-cineoperatore Vito
primo giorno - sabato 25 giugno
appuntamento alle 7.00 a Bolzano per la colazione e alle 8.30 (+o-) siamo a Glorenza.
La ciclabile e la prima parte di salita sono molto piacevoli e volano sotto le nostre ruote,
in un attimo siamo alla partenza di una seggiovia che ci eviterebbe 500 mt di dislivello ma non veniamo tentati e saliamo fino al primo rifugio. Io da buon pianificatore il venerdì avevo preparato un buonissimo panino che però è rimasto ad aspettarmi nel frigorifero di casa e quindi devo fermarmi per comprare qualcosa da mettere sotto i denti.
Purtroppo questa mossa scatena la FRENESIA ALIMENTARE degli altri del gruppo che ordinano tutto quello che gli passa per la mente, dai Canederli in brodo alle fette di strudel......COMINCIAMO BENE
Qui inizia il sentiero “incognito” che ci porterà all’altro rifugio e al confine .
Due minuti a piedi e via su un tracciato bellissimo tra Mughi e Rododendri in fiore, un su e giù spettacolare e dopo un’ora e mezza eccoci al Sesvenna Hutte.
Incontriamo pochissimi turisti a piedi e tutti si rivelano cordiali, si fermano e ci lasciano passare salutandoci. Solo Seby viene avvicinato da una signora che lo guarda e gli dice “ ...questo sentiero è vietato alle bici” - Seby pensa “ma siamo in 6, perché proprio a me dicono che non posso passare?? mah
Ora si attraversa il confine
Entriamo nel QUAR,
io lo conosco già ma questo posto è veramente “magico” bisogna vederlo per capire esattamente. Qui si potrebbe restare ore ed ore con la bocca spalancata per lo stupore.
Anche la parte bassa della val d’Uina è divertente
e ci porta ad incrociare la Valle Engadina. Ultimi 100 mt di dislivello lungo la ciclabile sul fiume INN e siamo a Scuol.
Una docciona ristoratrice all’Ostello della Gioventù ci prepara nel migliore dei modi alla cena
Domenica 26 giugno
Le previsioni meteo parlano di una giornata meravigliosa ma in celo ci sono solo nuvole nere che non promettono nulla di buono, speriamo in bene, alle 8 si parte, la promessa è quella di non fare come ieri, che ogni 20 mt ci si fermava per fare 40 foto ognuno, infatti dopo i primi 20 mt tutti fermi a fotografare....
Per i primi 500 mt di dislivello ci sono volute circa due ore e la parte bella deve ancora venire.
Da quota 1500 a quota 1800 le salite sono decisamente impegnative e solo Vito ed Elena riescono a farle in sella poi la strada assume una pendenza molto più umana ed entra in una vallata spettacolare.
Da qui si vede per la prima volta il ghiaione e la Forcella dove dobbiamo scollinare - DA PAURA
La strada è ricavata sul fondo di un torrente in secca, è un posto “allucinante” per costruire una strada, ad ogni piena qui va rifatto tutto. Il meteo continua a migliorare e ampie chiazze azzurre sono presenti in cielo
Arriviamo finalmente all’ultimo rifornimento di acqua, la Malga Plavna.
Veramente un bellissimo posto e scopriamo con piacere che il malghese vende Formaggio e Speck, quindi non ci riforniamo solo di acqua.
Sono un po preoccupato perché guardando in alto verso lo scollinamento, si vedono alcune lingue di neve e vista la pendenza del ghiaione non si capisce se sono percorribili senza la giusta attrezzatura
Chiediamo al malghese se è possibile passare da li. Lui guarda le nostre bici e ci chede “..con quelle ?” ..gli spieghiamo che non è nostra pretesa pedalare fino in cima e le bici le possiamo portare a spalla. Dice che c’è già gente che lo fa a piedi e quindi è fattibile. Ci indica anche un sentiero che a suo dire è più agevole e che va ad incontrare il ghiaione un po più a ovest.
Rincuorati partiamo e da subito si comincia a spingere,
da qui si vede bene quello che ci aspetta e si vedono anche tre puntini neri che sembrano persone.”...ma sono persone” solo che sembrano stranamente sempre nello stesso punto, Mah
Dopo 2 ore di FATICA VERA e dopo aver capito come mai le tre persone prima di noi ci mettevano cosi tanto tempo a risalire il ghiaione, siamo alla forcella,
non c’è più una nuvola in cielo e i dubbi sulla fattibilità della discesa svaniscono in un attimo guardando il sentiero
Qui i turisti ci salutano e si complimentano con noi per la nostra tenacia, intrattengono amabili conversazioni con Elena , poi uno si avvicina a Seby e gli dice “ ...lo sai che questo sentiero è vietato alle biciclette ? “ (perché lo dicono solo a lui ??)
La discesa si rivela ancora più bella di quello che speravo, è veramente uno spettacolo, i tornantini sono stretti e lo vista è impagabile, a metà un praticello di stelle alpine ci toglie il fiato (che posto!!)
poi il fondo cambia, si entra nel torrente.
i segni di svariate valanghe
il sentiero continua nel bosco
purtroppo anche questa magnifica discesa finisce e dobbiamo risalire al Passo del Furon
La nostra avventura rapidamente si avvicina alla fine, una visita al Monastero della Val Monastero
e poi la bellissima ciclabile nel bosco ci riporta a Glorenza e alle macchine
Sono le 18.00 e calcolando un’oretta per arrivare a Merano siamo in perfetto orario per uno STINCO con Crauti alla Forst. In fondo non siamo fatti solo per soffrire....
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