giovedì 26 maggio 2011

Un'avventura in bdc

L'idea è di Dario, che si è lasciato conquistare, così come è accaduto al sottoscritto, dal fascino della bici da corsa. Una bicicletta che permette a qualche ciclista di percorrere un centinaio di chilometri su grosse e trafficate statali, seguendo con lo sguardo la striscia bianca che delimita le corsie, a testa bassa, cercando di tenere alta la media. Ma anche una bicicletta che permette di muoversi velocemente per strade secondarie, in luoghi fortunatamente poco frequentati dalle automobili per raggiungere un passo, un valico montano, magari partendo da casa.

E così faremo: sabato mattina presto raggiungerò con la "mia" Merckx (in prestito dal gentilissimo Spiedo) Dario a Verolavecchia, poi insieme proseguiremo per Brescia, e sulla ciclabile del fiume Chiese si unirà a noi il buon Vito. Le nostre mete saranno Vobarno, sempre su ciclabile, poi arriverà il Passo Cavallino, la discesa per il lago d'Idro, Anfo, il passo Baremone, il Maniva e poi il Crocedomini. Qui ci riposeremo al rifugio per la tappa del secondo giorno che ci porterà in Val Camonica, saliremo poi fino al Passo del Vivione salendo da Berzo Demo e scendendo successivamente a Boario Terme, da qui, percorrendo la vecchia strada che costeggia il Lago d'Iseo, rientreremo a Brescia ed infine a Cremona.

Riusciremo a completare questa lunga avventura? Lo spero vivamente.
A presto quindi per il racconto che ne seguirà..."

martedì 24 maggio 2011

Facciamola da SOLO

Per due edizioni ho pedalato alla 24H di Finale con i Los Lobos della Bassa all'interno di un team, una volta con il gruppo dei "Cattivi", la seconda con gli "Attack". Ricordo dei bellissimi momenti in compagnia, e tanto relax, ma ero sicuro di perdermi qualcosa, guardando le espressioni di Ausilia, e di coloro che correvano in solitaria. Epica la performance del "Baffo" che aveva trascorso più tempo sotto il gazebo che in sella alla bici, e comunque pedalava in totale libertà, senza dover dare il cambio a nessuno. Questa filosofia mi ha colpito e da quel momento ho deciso di iscrivermi alla 24H di Finale Ligure in solitaria. Poi i Lobos hanno deciso di non partecipare alla gara, ma io avevo già preso la mia decisione, desideravo provare questa esperienza.

E arriva dunque il week end di Finale. I miei preparativi? Ordinare su eBay un pignone a 21 denti per la Surly, scoprire l'ultimo giorno di avere le pastiglie dei freni agli sgoccioli, e domandare alla mamma un po' di riso freddo e quello che riesce a fare per la mia sopravvivenza.
Nel vecchio frigo portatile, poco frigo e poco portatile (soprattutto in bici) avrò a disposizione una bella zuppiera di riso freddo, uova sode, grana padano in scaglie, banane, mele, cioccolato. Acqua? Birra? Niente! Quando le cose si fanno di fretta l'ultimo giorno, molti passaggi - fondamentali - inesorabilmente saltano. Tra le 13:30 e le 14:00 del giorno della partenza preparo le borse con i vestiti, la tenda, il sacco a pelo... carico la bici in macchina, che caldo che fa! Ancora mezza giornata di lavoro e poi si parte.

Le luci per girare di notte sono cariche, ma ho paura che non siano sufficienti. Spiedo, sempre disponibilissimo, mi presta gentilmente il suo impianto Waridi ed un Niterider da casco, in caso di bisogno. Alle 17:30 circa sono in macchina; sto uscendo dalla città, quando inizio a fare il riassunto mentale delle cose che ho preso: scarpe... casco... casco? Il cascoooo! Mi giro e torno a casa, dandomi dello svampito, sto bruciando neuroni troppo rapidamente! Così non va bene...

In autostrada viaggio tranquillo, tra i 100 ed i 120 orari; non ho proprio voglia di fare le corse, soprattutto in macchina. Fa piuttosto caldo, ma non accendo il condizionatore, preferisco un po' di aria dai finestrini al mal di gola. "Ma ti ricordi la strada che devi fare?" Mi dice una vocina fastidiosa. "Ma si dai, La Spezia e poi più in là... Vediamo un po' cosa dicono i cartelli...

Fortunatamente faccio un buon viaggio e parcheggio l'auto a le Manie quando sono le 20 passate. Cerco "France" al telefono ma i cellulari prendono poco in questa zona, mi incammino a piedi sperando di incontrarlo. Primo tentativo fallito! In giro c'è tanta gente, incontro anche Cécile a cui chiedo di France, ma niente. Se almeno conoscessi il nome del gruppo con cui partecipa, se mi fossi informato prima... magari... Lasciamo perdere, sono irrecuperabile. Gli accampamenti sono sparsi ovunque e a piedi credo non riuscirò mai a girarli per bene, mi decido quindi ad utilizzare la bici e mi dirigo verso l'agriturismo "Terre Rosse". È praticamente buio, e devo ancora montare la tenda! Mi sono quasi convinto di mettermi giù nel primo prato disponibile quando sento la voce di Francesco. Finalmente! Monto la tenda in un baleno e preparo il mio giaciglio per la notte. Fiuuu, bene, ora sono più rilassato. In compagnia di France ed alcuni SassiBikers mi dirigo nel cuore pulsante della festa e... come pulsa! Che frastuono questa musica, non riesco quasi a parlare con la persona che mi sta accanto. O di fronte, come la bella biondina che mi consegna il pacco gara, il numero ed il chip per il conteggio dei giri.


Ho fatto bene a portarmi una felpa perché le temperature al calar del sole si abbassano bruscamente e, specialmente nel prato dove abbiamo posizionato le tende, fa proprio freschino. Dopo una lattina di birra, ed una chiacchierata, mi infilo volentieri nel sacco a pelo a scaldarmi. La notte in tenda non è mai il massimo come ore di sonno, ma riesco comunque a dormire sufficientemente. E oggi, sabato, si pedala! E la mia posizione di approvvigionamento sul percorso di gara? Un luogo dove tenere il mio frigo, bere, mangiare? Seguo il consiglio di France e chiedo ospitalità al gruppo che fa da supporto a Yoda: questi ragazzi, gentili e simpatici, mi hanno aiutato non poco, soprattutto la moglie di Marco che continuava a chiedermi: vuoi un po' di pasta? Vuoi il succo di pomodoro? Buono, si grazie... ed il pepe ed il tabasco? Si è messa a ridere...

Alla partenza io e Marco appoggiamo le biciclette l'una all'altra in modo che si sostengano a vicenda, solo che l'ago della bilancia pende dalla parte della mia Surly: bisogna puntellarla ben bene con la Niner in carbonio di Yoda altrimenti casca tutto.
Lo speaker incomincia il conto alla rovescia e poi si parte, di corsa. Recuperate le bici si incomincia a pedalare, ma il traffico è notevole e mi trovo in coda: qualcuno si è impuntato davanti alla prima difficoltà tecnica ed è subito ingorgo. Al primo accenno di discesa rimango di stucco di fronte alla totale assenza di tecnica di guida da parte di molti bikers. Freni tirati, braccia tese e tanta paura: io ci rido su, e penso a quanto sarà lunga questa gara. Devo prenderla con calma, sia in salita che in discesa. Soprattutto in discesa, capito? Mi permetto di fare un giochetto con la ruota posteriore in curva lenta per la gioia di un gruppetto di ragazzini, che esultano rumorosamente. Che ridere!

Il mitico Chicco dei Kulamüla mi aspetta al varco per scatenare il suo tifo e per lanciarmi verso l'ignoto con una poderosa spinta!

Dopo il primo giro, il traffico diminuisce e si riesce ad andare con più continuità e pure in discesa mi sembra di aver mollato un po' i freni... mi ripeto di star calmo. Con la forcella rigida, non si scherza e lungo il percorsi di Finale non mancano le insidie. Ocio!
Sono al terzo giro, in un tratto sconnesso nel mezzo del toboga, quando perdo il controllo alla ruota anteriore, in un attimo sono a terra. Una palla di polvere, e mi sono sbucciato le ginocchia, a destra sanguina di più, e vedo un taglio più grosso. Devi fare la 24h e mi cadi al 3° giro per imprudenza, sei un deficiente, mi ripeto. Lì a due passi, casualmente c'è un punto di infermeria dove ricevo le prime cure: il taglio viene disinfettato ma è profondo e forse è il caso di applicarvi un paio di punti di sutura.
Nella zona della partenza, ricevo le cure di un attento staff medico, un bel lavoretto a parte la fasciatura che dura si e no mezzo giro. Quando riferisco all'infermiere la mia intenzione di fare la 24h in solitaria mi guarda con una espressione come per dire: "se vai avanti di questo passo arrivi a domani tutto incerottato, sempre che tu riesca ad arrivare a domani...".

Fatica, tanta fatica, la brillantezza dei primi giri va sempre più scemando. Sento le batterie scaricarsi, fa caldo e bevo una borraccia a giro. Tra l'altro su un tratto sconnesso ho perso la mia borraccia preferita con dentro tanti buoni sali all'arancia, sembra di bere la San Pellegrino. È caduta chissà dove! Porc!
Marco mi allunga un goccio dalla sua e parto subito a razzo, con le fiamme che mi escono da dietro... ah ah ma va là! Grazie Yoda per questa gentilezza. Al punto di ristoro intanto distribuiscono bottigliette d'acqua, che una volta svuotate finiscono regolarmente a terra. Ma dico io! Queste sono cattive abitudini che bisogna far perdere con le cattive, visto che con le buone non si ottiene niente.

Il gran buon maestro Jedi ha un passo impressionante e riesce a percorrere parecchi giri in poche ore di gara. La moglie lo aggiorna sulla posizione in classifica ed i tempi intanto che lui fa il pieno di energie, ma senza perdere troppo tempo. Tutto è organizzato ed ottimizzato. Io tutto il contrario. Con il sopraggiungere della sera sento di stare meglio, sento le energie ritornare e provo una forte emozione. Sarà il tramonto, sarà questo sentirsi meglio dopo un momento di sconforto, fatto sta che mi accorgo che i miei occhi son diventati lucidi. Sarà la polvere di Finale? Può darsi, ma anche no. Se un giro fa pensavo di non riuscire a trovare le forze per continuare, e di aver preteso troppo da me stesso, ora invece magicamente, con lo sguardo rivolto al mare, solleticato dalla brezza della sera, sento la bici più leggera ed al posto del 21, pedalo un 24.

Dopo un po' mi ritrovo comunque nella condizione di prima, stanco, spossato, eppure ho mangiato. Il tratto nuovo del percorso di quest'anno è massacrante: un continuo saliscendi, nella polvere, tra radici, a schivare alberi. Tecnicamente molto divertente da percorrere, ma molto faticoso. Dopo il passaggio di tanti bikers, per tante ore di fila, il percorso è tutto una buca, una sconnessione dietro l'altra e con la forcella rigida ho le mani e le braccia a pezzi. Ogni tanto guardo per terra per vedere di recuperare la mia borraccia, ma non sono ancora riuscito a trovarla: un motivo in più per fare un altro giro.
Alle 19 è obbligatorio avere le luci montate sulla bici, faccio quindi un ultimo giro e poi mi fermo per un po'. Vado all'accampamento dei SassiBikers, mi lavo un po', mi cambio, monto le luci e poi riparto per un paio di giri, ma sono troppo stanco per continuare così decido di fare un pisolo. In tenda non si sta male, sdraiati sul materassino.... e puff... in un attimo sono addormentato. Non so quanto ho dormito, mi ricordo solo di uno strano verso che echeggiava nel bosco, con questo suono mi sono alzato, e sono ripartito. Fuori una bella luna illuminava la notte, il tempo di fare un giro e l'orizzonte incominciava a schiarirsi. In discesa ho imparato la lezione e procedo con cautela anche perché le braccia non mi sostengono più molto. Incredibilmente invece riesco a percorrere anche le salite più impegnative ancora in sella, anche se a fatica. La polvere mi ha chiuso i polmoni e spesso tossisco, faccio fatica a respirare profondamente. Provo una gran soddisfazione nel momento in cui riesco con il faretto da casco ad illuminare la mia borraccia caduta nei primi giri al margine del sentiero. È tutta impolverata ma è ancora piena del gustoso nettare al gusto arancia... ne svito il tappo e la svuoto tutta in un sorso... ahhhh... la mia borraccia! La infilo nella tasca posteriore della maglia e riparto tutto contento.

Quando mi fermo per uno spuntino al quartier generale del maestro Jedi, il saggio Yoda è a letto, in tenda... ha mal di schiena. Penso: un po' di riposo, qualche ora disteso e poi riprenderà.
Ripasso un giro dopo ed è lì tutto spaparanzato sul lettino in tenuta "civile" - e allora? Non riparti?. Il mal di schiena è troppo forte, la voglia di pedalare è ormai scemata, le motivazioni non ci sono più. Molto meglio rilassarsi e mettersi il cuore in pace, il biker tedesco che è al comando della classifica, ha già totalizzato più di 20 giri, un atleta incredibile e anche la controparte femminile non è da meno.

Ormai le luci non mi servono più, ed in auto ho un 22 che potrebbe facilitarmi in queste ultime ore di gara. Un dente in più? Cosa sarà mai...
Dopo il pit stop mi sembra di essere più in forma, ma alla prima salita ritorno nella iniziale condizione di "immobilità". Beh dai, ancora qualche giro e poi basta. Una bella biondina si fa da parte per lasciarmi libero il sentiero; la ringrazio assicurandola del fatto che nel giro di pochi metri mi avrebbe raggiunto e superato. Lei si mette a ridere, ma alla prima salita me la vedo sfilare di fianco con la sua pedalata agile e le ciocche bionde che dondolano fuori dal casco. Ne ho due palle di pedalare: mi fermerei invece volentieri in un verde prato, all'ombra di un bell'albero, in compagnia di questa dolce fanciulla...

Qua attorno non vedo verdi prati, ma solo irti cespugli, terra rossa, polvere. Però laggiù in spiaggia, al mare, deve essere uno spettacolo. Al sole fa molto caldo e mi bagno la testa per non mettermi a fischiare come una pentola a pressione, un piacevole venticello riporta ossigeno ai miei polmoni e concludo per l'ennesima volta la salita più dura prima del toboga. Dopo aver prestato molta attenzione nei tratti sassosi e smossi, mi lascio cullare sulle belle paraboliche conclusive di questa classica discesa di Finale e taglio nuovamente il traguardo. Ancora un giro e vado a fare la doccia. Se ci fossero dolci salite e toboga infiniti, probabilmente riuscirei a pedalare ancora per parecchie ore, ma non riesco più a sopportare i ripidi strappetti della prima parte del tracciato.

Mi fermo per magiare qualcosa e penso: ho ancora 3 buoni pasta da utilizzare, potrebbe essere il momento giusto per ricaricarsi un po'. Vado al bancone del punto di ristoro e ritiro 2 piatti di pasta al pesto, 2 mele e l'acqua. Dopo aver finito il primo piatto di pasta, devo arrendermi di fronte alla esagerazione della prima dose e mestamente sarò costretto a rendere la seconda abbondante porzione. Va bene così. Un bel ruttone e via, riparto per l'ultimo giro di questa mia 24ore.

Pedalo a fatica nelle polverose salite del primo tratto di percorso, la ruota posteriore tende sempre a slittare e la posizione migliore rimane sempre quella da seduto. Finalmente mi immetto nella sezione classica del tracciato ed inizio con un po' di discesa, quando ad un certo punto sento un po' di solletico al naso, arriva uno starnuto e..... pfffff.... all'ultimo giro pizzico la gomma posteriore. Sarà stato il contraccolpo, immagino! Con calma, all'ombra di un corbezzolo sistemo la camera con una goccia di loctite e riparto. L'ultima fatica in salita, l'ultimo toboga.... è stato bello, ma può bastare.

Quella di quest'anno è stata un'edizione particolare: l'assenza dei Los Lobos a mio parere si è sentita, un gruppo che porta vivacità, che lascia il segno dove passa. Di pazzi scalmanati in giro se ne trovavano: bikers con pietre di poliuretano sulla schiena ed elmetti gallici, le ragazze di "L'Afrique c'est chic" con fasce leopardate, parrucche e bambolotti legati sulla schiena... ma forse così è troppo. I Lobos riescono ad essere elegantemente stravaganti, un bel vedere insomma.

E così ho vissuto anche questa esperienza, a modo mio, con serenità, senza guardare i tempi, ma impegnandomi ugualmente perché è nella mia indole. È stata un'esperienza emozionante in parecchi momenti, faticosa e spossante in altri. Non mi sono mai forzato e quando ero stanco, mi fermavo per riprendere fiato. Devo ringraziare tanto tutti coloro che mi hanno incoraggiato, aiutato, ospitato, che mi hanno fatto ridere in questa 24H di Finale. Ed ora un po' di relax con i BdB.... si fa per dire... ;-)

domenica 22 maggio 2011

Un applauso alla natura

Solitamente a proporre giri siamo in tre,alternandoci casualmente,visto che l'ultimo era "roba" mia(e di Frog) ho aspettato fino a venerdì qualche idea di Gigi o di Milzo,li sento,ma Gigi è impegnato e Milzo è infortunato.
Mabender fa la particella di sodio nella bottiglia e bussa al vetro......
Rampigolem?No,Dario scherzosamente rema contro.
Cima Avez?No,voglio farla con Gigi e sabato non può.
RondaBlacca?Anche Dario ha la stessa visione e allora bingo!!!
Strano,non ripeto mai per intero un giro già fatto,ma questo non è un giro dei tanti,questo è il giro.Forse perchè è stato il primo con Milzo e soci,sono passati quasi 4 anni ma ho sempre desiderato di rifarlo,senza essere agitato come la prima volta e sopprattutto senza crampi che quel famoso giorno mi tormentarono per buona parte dell'uscita.
Così, puntuali sabato mattina eccoci pronti per il remake,siamo in sei,Dario,il Lonfo,Mabender,fascino e Milzo con il braccio piuttosto gonfio.La giornata e meteosplendida e la voglia di pedalare è tanta,raggiungiamo Pian del Bene e l'alpe Pezzeda,qui purtroppo MIlzo per non peggiorare la situazione decide saggiamente di rientrare per una via più breve quindi si continua in 5 e inizia il sentiero in bici più bello(per me) delle valli bresciane,si pedala in direzione della Corna Blacca la montagna di Gianfranco,momentaneamente fuori gioco(in bocca al lupo per martedi) l'ambiente è talmente bello che mi vengono dei brividi per l'emozione, appena scolliniamo verso la Valtrompia il tempo peggiora in fretta e un tuono mi risveglia dall'estasi mistica,raggiungiamo la selletta poco prima della capanna TitaSecchi,altro posto incantevole e ci ripariamo dalla pioggia e grandine in un'anfratto naturale,mentre aspettiamo un pò di clemenza da GiovePluvio ci mangiamo un panino e si scherza tra di noi.Simone dopo due volte che ha rinunciato al giro per le previsioni burrascose e non ha piovuto,questa volta che davano bel tempo e ha deciso di venire:acqua a catinelle.
La pioggia sembra diminuire e si riprende la ciclata,ci portiamo sotto la selvaggia parete nordest della Blacca e con qualche tratto a spinta arriviamo in un altro posto sublime(le Pertiche,Dario avevi ragione)ci guardiamo intorno con meraviglia e sopra uno spuntone panoramico e a picco nel vuoto mi parte spontaneo un "applauso alla natura",c'è poco da aggiungere,siamo circondati da luoghi incantevoli ma spesso non abbiamo gli occhi e il cuore per vederli.
Finalmente si comincia a perdere di quota,le forze sono al lumicino e i riflessi sono quelli che sono,dopo aver incontrato due sciocchi trialisti e aver perso un Lonfo, arriviamo sulla sterrata e qui il buon Dario trova un bel sentiero che ci evita la strada fino al rifugio Amici miei,purtoppo l'ora tarda ci fa gustare solo una birretta e poi giù di nuovo fino al punto di partenza.

Concludo con una promessa;ci voglio ritornare,e molto presto con Perse Vito la Elena e .......

mercoledì 18 maggio 2011

La scena è per loro...

Basta aprire uno dei tanti blog, o siti dedicati alla mountain bike per rendersene subito conto: oggi la scena nel bel teatrino della MTB è tutta per loro: i freeriders, i downhillers, gli acrobati del dirt slopestyle.

Quando iniziavo a pedalare io, si guardava con ammirazione a John Tomac, Thomas Frischknecht, David "Tinker" Juarez... grandi atleti dell'XC. Poi è arrivata la novità del DH, un'emergente specialità, che aveva il suo fascino per le difficoltà tecniche estreme che gli atleti erano tenuti a superare in discesa. Mi ricordo i nomi di Nicolas Vouilloz, Juli Furtado, Missy Giove, Anne-Caroline Chausson...

Erano una minoranza allora, e molto probabilmente lo sono anche oggi, ma la loro voce è forte, e attirano l'attenzione dei giovani che vedono in loro i super fighi da imitare. Quindi se va avanti così, la bicicletta pedalata come la intendiamo noi, andrà avanti poco. Una schermata di pinkbike ed ecco che su 6 news ben 5 sono dedicate a bike park, downhill e film gravity che tra un po' riempiranno le sale dei cinema da quanti ne fanno!

Con il web intento a dare questa immagine della mountain bike, poi non ci si deve lamentare se in giro per le montagne ci scambiano per downhillers, o freeriders. Abbiamo le bici molleggiate, indossiamo le protezioni alle ginocchia e ai gomiti = facciamo downhill!

Con una visione pessimistica le montagne potrebbero davvero diventare un enorme parco divertimenti per mille e mille bici imbizzarrite. Se si pensa che qualcuno per "manutenzione del sentiero" intende la pulizia ed il livellamento del fondo, la costruzione di drops per fare i salti, di paraboliche per fare le curve, ecco, questa è l'idea di montagna. Poi inizieranno a spuntare come funghi passerelle e trampolini. A me queste cose danno fastidio, e sono intollerante. Non frequento la Maddalena di Brescia, ma ho il ricordo di una traccia, ora credo famosa, che presentava diverse strutture per i discesisti. Ma perché? Da che cosa è nato tutto questo? E se volessi passeggiare a piedi per quel sentiero, potrei farlo tranquillamente oppure dovrei indossare obbligatoriamente casco integrale, pettorina, e tutte le protezioni necessarie per salvarmi da un incontro ravvicinato con un missile da DH?

La Maddalena è forse diventato un bike park?

E così la mountain bike diventa sempre più uno sport da circo, da area attrezzata dove ci sono impianti di risalita, o su fune o su gomma. Un po' come lo sci da discesa (dice giustamente Dario), dove la conquista della montagna avviene con la creazione di strutture atte a portare le persone in su, per poi farle venire giù. Un giorno, ma in molte località è già così, chi vorrà fare mountain bike, dovrà rivolgersi al bike park.


martedì 17 maggio 2011

Non esageriamo...

Va bene! Sabato ti è andata bene, ma non pretenderai di trascorrere un'altra bella giornata in mountain bike anche domenica! Le previsioni sono pessime. Di ritorno dal giro sul Corno d'Aquilio, ci fermiamo a recuperare alcuni pezzi da Happy Bike e proponiamo a Vito ed Elena un'uscita a rischio acqua al Rifugio Pirlo allo Spino. Lisabike sperava in qualcosa di più adrenalinico, in alta quota, a rincorrere stambecchi e saltare crepacci... ma per questa volta si deve accontentare.

La mattina dopo ci si trova a Toscolano, dopo aver fatto un viaggio in auto sotto il diluvio, nella bassa, e con una pioggia moderata nel bresciano. Nello zaino ho messo l'antiacqua leggero, l'antiacqua pesante, il poncho antiacqua, le calze antiacqua, il cappellino antiacqua... sarà sufficiente?

Alle 9 parcheggiamo la macchina e ci fiondiamo nel primo bar per un cappuccio e la brioche. Vito ed Elena sono in ritardo... chissà perché? Forse avevano pensato bene di starsene a letto, sotto le calde coperte, invece di uscire in bici sotto il diluvio? No, non ci credo: Elena, così coraggiosa e pronta all'avventura, non si sarebbe mai tirata in dietro di fronte ad un po' di acqua che scende dal cielo. Giammai!

Terminata la colazione iniziamo a prepararci per il giro. Io e Dario, dopo un bel po' di tempo, riformiamo il team Marin Bikes! Mitici! Meriteremmo un premio... non so, un bombolone alla crema?


La valle delle cartiere è sempre bellissima e con una certa sorpresa incontriamo diversi escursionisti a piedi. Questi ultimi sono contenti di sentire finalmente suonare un campanellino da un ciclista non "urbano": un accessorio molto utile che viene snobbato.

La valle è buia e sotto di noi scorre il torrente Toscolano. La nostra marcia prosegue tra rampe e rampette lungo la Valle di Archesane; non piove, anzi, si suda. Non siamo sicuri del fatto che il Rifugio Pirlo sia aperto, a causa del cambio di gestione, ma con la speranza di poterci scaldare con un buon piatto di pasta, continuiamo a spingere sui pedali. Fotografiamo, filmiamo, chiacchieriamo, e godiamo della bellezza del bosco che ci circonda. I profumi ed i colori del bosco, i suoni degli animali che lo abitano... che pace. Al Passo Spino diamo un'occhiata più in là e notiamo quanto sia limpida l'aria: si vedono gli Appennini ed i temporali che scaricano acqua a destra e a manca. 

Tiro un sospiro di sollievo quando vedo che il Rifugio è aperto. Ci spogliamo e mettiamo ad asciugare i vestiti sulla stufa a legna. Ordino mezzo litro di vino rosso, poi arrivano i primi, la polenta, l'insalata, il formaggio alla piastra, lo spezzatino e il gran bel piatto tirolese di Dario...

Ci siamo assolutamente meritati il pranzo e vogliamo prendercela comoda.
Se il tempo tiene però vorremmo salire sul Pizzocolo per poter godere del panorama da lassù; sarebbe fantastico.

Dopo il caffé e la grappa, con i vestiti asciutti e belli caldi, ci rimettiamo in sella, pronti ad affrontare ancora un po' di salita.
Siamo quasi giunti in cima ed ecco arrivare una grossa nube temporalesca: incomincia a piovere acqua mista neve ghiacciata e decidiamo di proteggerci con gli impermeabili. A quale scopo li avremmo portati fin qua? Indosso il poncho più per scena che per bisogno, infatti appena riesco ad infilarlo, smette immediatamente di piovere. Efficace come antiacqua!

Fortunatamente la vista dalla cima è splendida e riusciamo a scorgere parecchie montagne che si sono incipriate il naso per farsi belle. Il primo tratto di discesa dal Pizzocolo è molto bello; poi, scendendo nel prato, nell'erba alta, sulle orme di Gigi, ci ricongiungiamo con una carrareccia che ci porta a S. Urbano. Deviamo verso Toscolano invece di dirigerci verso Salò, anche se i sentieri da quella parte sono più interessanti. È già tanta la soddisfazione per quello che siamo riusciti a fare in  una giornata meteo così tormentata, così chiudiamo il cerchio ritornando nella valle delle Cartiere seguendo il 18.

A Maderno facciamo festa con un buon gelato (grazie Vito!) e poi ci salutiamo. Anche oggi, come direbbe il Milzo: "Only Right Choices". Siamo stati bravi, audaci e siamo stati aiutati dalla fortuna. Grazie a Dario, Vito ed Elena per la splendida compagnia. Ed ora tutti a messa!

lunedì 16 maggio 2011

Frog Trail

Venerdì sera sono poco convinto: le previsioni meteo non promettono nulla di buono, con fulmini, saette, nuvoloni grigi, acquazzoni e tempeste nel centro-nord Italia senza possibilità di scampo. Andiamo bene!
Dario mi aggiorna sulla proposta per sabato tramite Skype e mi sembra strano che Mauro e altri BdB si mettano in viaggio per il veronese così alla sprovvista. Con delle previsioni così catastrofiche non sarebbe stato meglio rimanere in zona Brescia per una pronta via di fuga dal nubifragio?

Della notte di venerdì ho solo il ricordo che ero indaffarato a preparare l'Arca per l'indomani e poi di colpo ho sentito un fastidioso suono di sveglia. Alle 5:30 sono già in piedi e subito un'occhiata al cielo: è azzurro.

Io e Dario arriviamo in ritardo a Peri all'appuntamento con gli altri, essendoci fermati fare il pieno al soffiatore. Ci mettiamo dunque d'impegno sulla bella salita asfaltata verso Fosse, tenendo da subito alto il ritmo; nel frattempo chiacchieriamo con il Lonfo del più e del meno, e quando ci voltiamo all'indietro per tirare in ballo qualcun altro... non c'è più nessuno. Dove sono finiti tutti!
La salita non è ripida e riusciamo a tenere un buon passo senza troppa fatica, poi sento che la pendenza aumenta, il Lonfo si stacca un pelo e Dario, dopo aver litigato col deragliatore, mi invita alla calma. Seguo il suo consiglio e mollo un po'; queste mountain bikes non scorrono proprio per niente, in bici da corsa è tutta un'altra storia.

Al paese cerchiamo un bar per bere qualcosa e poi un negozio d'alimentari per il panino. Arrivano Steen, Frog, Compagigi, Gilbomorris, Orma e Bobo. Ecco, ci siamo tutti: si ricomincia a salire.
Si vedono delle nubi nel cielo ed in lontananza molte montagne e belle cime sono coperte, ma al momento si sta bene, e se si guarda in sù c'è in prevalenza il colore azzurro.

Incrociamo parecchi stradisti ed un gruppetto in mountain bike: sono tutte 29er! Si perché nel settore XC le bici con ruote da 29 pollici stanno conquistando sempre più ciclisti.
Abbandoniamo l'asfalto per una bella carrareccia che ci porta presso una bella baita costruita utilizzando la pietra locale ed una splendida sorgente d'acqua fresca. Mi sembra di essere già passato per questi luoghi, ma forse si tratta di un flashback.

Ci ricolleghiamo ad un'altra strada asfaltata che sale nel bosco e ad un certo punto la nostra attenzione è catturata da un grosso rospo, vivo ma addormentato, piazzato stabilmente in una posizione non proprio sicura. Anzichè in principe, con la prima macchina si sarebbe trasformato in una sottiletta e quindi Gilbomorris,  con un paio di bastoncini, provvede a spostarlo in un luogo più sicuro(?).

Ad un certo punto ci troviamo di fronte ad uno splendido scenario: una bella strada bianca delimitata da lunghe pietre disposte ordinatamente che sale serpeggiante in un prato arricchito dal giallo dei fiori di tarassaco. Mi fermo per un filmato in quanto non si può soprassedere.
Il sole va e viene e così anche i colori attorno a noi cambiano in continuazione. Frog, che per l'occasione sfoggia una nuova trail bike ed un sfavillante casco certificato All Mountain Fess, ci indica il Corno d'Aquilio, la nostra meta. Manca ancora un po' di salita e le batterie incominciano ad essere scariche: non è meglio ricaricarsi un po' con un bel panino? Poi ho comperato le patatine: chi le vuole?

La salita al Corno è su singletrack tecnico, ed esalta le capacità in salita di Dario. Dalla cima, a strapiombo, si dovrebbe riuscire a vedere un bel po' di monti: il Pasubio, il Carega, la catena del Baldo, il Corno della Paura... ma oggi non si può. Non lamentiamoci però, la giornata è buona anche se delle nubi ci coprono la visuale. Meglio così che essere coperti di pioggia!

Iniziamo la discesa, inizialmente stretta con dei tratti su terra battuta, poi la traccia si allarga ed inizia ad essere cosparsa di grosse pietre smosse. In queste condizioni con la mia front inizio a far fatica e quando sbuchiamo su asfalto ho il fiatone. Un tratto di trasferimento verso la "vera" discesa, un'occhiata alle cartine, al gps e poi giù. Man mano che scendiamo il sentiero diventa sempre più difficoltoso per via degli innumerevoli rami, le grosse pietre nascoste sotto le foglie e le battute in riferimento al "soffiatore" sono d'obbligo.

Stranamente, quando incomincio a prendere in giro il diretur del forum, poi mi succede qualcosa di spiacevole: o buco, o scivolo, oppure... un grosso ramo mi strappa via un raggio dal cerchio. Forse ora riesco a comprendere il perché del servilismo da parte di tanti forumendoli.

La discesa è lunga e complicata, ma il tracciato è davvero interessante, nel caso venisse recuperato, sarebbe la gioia per molti escursionisti: a piedi ed in bici. La fatica si è fatta sentire e le batterie si sono nuovamente scaricate. Non si può far altro che cercare un locale dove rifocillarsi; Frog ne conosce uno che fa al nostro caso. Un caso disperato!

Le pinte di birra e radler si prosciugano istantaneamente al contatto con le nostre labbra ed una serie di panini viene fagocitata con estrema soddisfazione da parte di tutti noi. A fatica riusciamo ad interrompere  una catena che sembrava senza fine: cotechino, radler, würstel, crauti, birra, trippa, radler, sopressa, birra ... crauti, senape, trippa... basta mangiareeeeeeeee! bestie!

domenica 15 maggio 2011

Sul corno d'Aquiglio con la delegazione veronese

lo spuntone di RoccaPia(sopra)
sull'altipiano dei Lessini(sotto)


Dalla prima volta che ci sono stato,l'altipiano della Lessinia mi è sempre piaciuto, quindi ogni tanto ci ritorno sempre volentieri, se apri una mappa della zona gli occhi puntano al Castelberto e al corno d'Aquiglio, tutti e due a picco sulla val d'Adige 1550 metri più in basso, cavoli!!! Possibile che non ci siano sentieri che scendono chiedo a Frog? Pota dice lui, andiamo a vedere e studia un ottimo giro.
Qualcosa nella sezione itinerari hanno postato,quindi con due local Frog, Bobonomad e qualche Bdb siamo andati a verificare di persona,salita su asfalto con tanti BDCorsaioli che facevano morire d'invidia i neofiti Dario e Perse, poi sterrate sempre belle fino al passo Fittanze, qualche su e giù e ascesa finale al Corno d'Aquilio o Aquiglio, il meteo preventivato brutto si è rilevato bello e dalla cima (famosa per il panorama superlativo) qualcosa si è visto.
Dopo qualche conciliabolo tra i due local decidiamo di scendere da un sentiero più soft per la prima parte fino a sopra rocca Pia(spuntone roccioso particolare),qui mancano ancora 1000 metri tondi da scendere e seguiamo il sentiero pensato da Frog,quello che scende pr il valllone di Rocca pia verso Belvedere di Borghetto,dall'alto incute un pò di timore,ma questo non fà che aumentare la nostra "voglia di sentiero".
Quindi giù,e giù,e giù ancora, non finiva mai,il sentiero è un pò sporco ma è molto bello,è piuttosto ripido e l'attenzione per schivare le pietre coperte dalle foglie è massima, Frog dolorante al polso scende un pò a fatica, ma con la super bici scende alla grande,l'ultima parte è anche invasa da qualche albero di traverso e dalla vegetazione,ma siamo su un sentiero di montagna e ci può stare.
Arrivo in fondo sul distrutto andante con dolori da ogni parte. Lento trasferimento al parcheggio con vento contrario e abbuffata finale in una trattoria della zona con cotechino, porchetta, wurstel, sopressa, crauti, senape, verdure Asiago per Perse e piatto di trippa alla fine.

Una bella giornata con Frog, Bobonomad42, Dario, Steen(il nostro soffiatore preferito), GilbovomitinoMorris, GigiCompa, e Perse, grazie e alla prossima.

le foto sono di Gilbomorris qui le altre

giovedì 12 maggio 2011

Non hanno tutti i torti

Non hanno tutti i torti coloro che nutrono sentimenti non proprio di simpatia per i ciclisti. Il fatto è che molti di quelli che frequentano la montagna, ma anche la città, ed usano la bicicletta per spostarsi, viaggiare, divertirsi, o non lo sanno fare, o comunque si comportano in maniera irrispettosa nei confronti degli altri.

Almeno due casi, in queste ultime settimane in giro per i monti. Prima sulla strada Ponale, con diversi ciclisti che scendono assolutamente non curanti di coloro che invece stanno salendo. Qualcuno che taglia la strada o che non rallenta minimamente, come se ci fosse una discesa cronometrata con in palio qualche premio speciale. Magari per il più stupido...
Poi sul Tremalzo, con degli scalmanati che scendono urlando e derapando sulla strada ghiaiosa, non riuscendo a percorrere le curve se non in questo modo, data la loro scarsa tecnica di guida.

In questo modo questi maleducati in bicicletta sono riusciti a rendersi antipatici a noi - ciclisti - figuriamoci quali dolci sentimenti dovrebbero suscitare in coloro che magari stanno passeggiando tranquillamente a piedi e, tutto d'un tratto, si trovano degli scalmanati che sollevano polvere e fanno volare in aria pietre con queste manovre scomposte.

In città si notano fin troppe biciclette contromano, o sui marciapiedi, in zone pedonali ed in certi casi, mia madre può testimoniare, i ciclisti possono addirittura essere arroganti nel chiedere strada là dove sono i pedoni ad avere la precedenza.
E allora a volte mi vergogno e sono in difficoltà di fronte a certe situazioni in cui mi sento fuori luogo o d'intralcio per chi sta passeggiando a piedi lungo un sentiero. Spesso mi metto da parte ed invito l'altra persona a proseguire il suo cammino, altre volte mi capita che siano i pedoni a lasciarmi strada, ma lo fanno  per una loro iniziativa; magari per riprendere fiato...
Se sto percorrendo una carrareccia e davanti a me trovo una catena umana, chiedo permesso, ma questo mi sembra piuttosto logico, un po' di spazio per tutti ed il gioco dell'armoniosa convivenza è fatto.

Almeno una volta durante una discesa su mulattiera ci è capitato di mollare un po' e di trovarci a distanza ravvicinata con alcune persone. In questi casi, ci si attacca ai freni, e nel caso qualcuno si spaventi, è cosa buona chiedere scusa.
Anche Dario ha notato questa cosa: molti ciclisti sono delle teste di cavolfiore.. e poi non lamentiamoci se ci tagliano fuori dalle montagne e dai sentieri.

Se riesci a vivere in armonia con gli altri bene, altrimenti vai in castigo nel bike park... ah ah ah

martedì 10 maggio 2011

Con i BdB - finalmente

Ho trascorso lo scorso week end con Dario: prima il girone a Riva del Garda, poi la domenica a Nave a trovare Mauro. Dopo il giro sul Tremalzo di sabato arriva la domenica e un gruppetto di BdB! Era un po' che non vedevo Milzo, Gigi, e gli altri ragazzi.
Wilmer è a casa infortunato, Gfavier ci fa preoccupare con i suoi problemi di salute... Allora, ci rimettiamo in sesto o aspettiamo cosa? Seby latita e si fa desiderare, preferendo un giro in solitaria sul Carega ad un bel giro in nostra compagnia. Forse abbiamo preso un cattivo odore?
Il Milzo ha fatto una scorpacciata di "bigoi d'ai" e Chikko lamenta un leggero cerchio alla testa per i vapori anti-vampiro esalati davanti a lui; deve tenersi a distanza di sicurezza.

L'incontro con i nostri compagni d'avventura avviene al Forte d'Ampola dove abbiamo appuntamento per le 8:30 circa del mattino. La sveglia dei corvi, galli e merli ha funzionato e, dopo la colazione ed il trasferimento pre-giro sulla ciclabile, ci troviamo puntualmente con gli altri. Iniziamo la salita lungo una bella mulattiera che si  inserisce in una profonda gola scavata nella roccia e che poi si apre addentrandosi nel bosco. Ci circonda proprio un bell'ambiente e saliamo chiacchierando fino alla prima deviazione. Una pausa per un biscotto grancereale e poi caricate le bici in spalla, cerchiamo il trait d'union tra Trentino e Lombardia, tra due forestali che passano vicine ma che non si toccano, si ignorano girando lo sguardo dall'altra parte snobbandosi.
Inizio a fare qualche filmato anche se la tentazione di lasciare il lavoro a Vito è forte. È molto più semplice procedere costanti con il proprio passo, piuttosto che fermarsi a tratti per le riprese. Poi mi addentro nel bosco e penso: non posso esimermi dal fare qualche ripresa in questo paradiso. Vito ha sempre un'andatura impressionante, lui riuscirebbe a completare i nostri giri nella metà del tempo. Se mi impegno a pedalare col suo ritmo, mi accorgo di consumare il triplo del normale, e poco dopo sento il bisogno di azzannare un biscotto o un panino. Arriviamo nei pressi di una caratteristica montagnola di roccia frantumata e Gigi si cimenta con alcune acrobazie in equilibrio sulla ruota anteriore; Chikko invece ce la mette tutta per farci spaventare. Il casco, va in testa: nello zaino non serve a nulla!

Saliamo dai prati d'Alpo a Bocca di Cablone e su quest'ultimo tratto di salita, sento proprio la fatica e la spossatezza tipiche della carenza di energie. Mi faccio coraggio e come Chikko, penso intensamente al mio panino: lo vedo quasi materializzarsi davanti ai miei occhi, e come la carota per il cavallo, sono spronato a spingere per raggiungerlo e addentarlo; purtroppo invano.
Attorno a noi un paesaggio sempre più suggestivo, aspro, fatto di rocce e pietra scavata o che si sgretola, franando a valle. Gallerie e passaggi in luoghi impervi ed ostili all'uomo. Al di là dell'ultimo passo inizierebbe la discesa, ma la neve è ancora presente su questo versante della montagna e siamo costretti a percorrere dei tratti a piedi. Anche il superamento della galleria franata è su sentiero innevato, ma passa in un attimo. Si deve prestare attenzione in questi momenti perché i fianchi della strada sono spesso ripidi e a strapiombo. Puntiamo bene i talloni nella neve prima di avanzare con un nuovo passo in là.

Fortunatamente poco dopo il sentiero si libera e dopo aver lasciato un piccolo omaggio roccioso all'amico Gigi, organizzatore dell'escursione, iniziamo a scendere nella roccia. I nostri copertoni sono sottoposti ad un duro lavoro e sarebbe saggio rallentare un po' per non rischiare delle fastidiose forature, ma l'entusiasmo e la bellezza del sentiero ci spingono al massimo. Si tratta di uno stradello con fondo ghiaioso, ma è comunque eccitante e divertente scendere da queste montagne.

Io e Dario tratteniamo quasi il respiro nell'attraversare una buia galleria nella quale si riesce a scorgere solo l'uscita in lontananza, che sembra non arrivare mai. Un momento di panico, poi un urlo liberatorio.
Siamo pazzi, questa ne è la conferma.
Adunata generale e breefing: siamo senza acqua. Il gruppo scende alla Malga sottostante per vedere di recuperarne un po', ma invano; dai rubinetti non scende nulla. Con al gola secca affrontiamo l'ultima fatica del giro con la risalita verso un sentiero che però non c'è più e quindi facciamo dietro front. Tra l'altro il tratto affrontato in precedenza con la bici in spalla, in discesa diventa divertentissimo. Meno male!

Attingo qualche santa goccia d'acqua fresca dalla borraccia del Milzo: una benedizione ed un'ottima idea quella di metter a sciogliere un po' di neve nel camelbak ormai vuoto.
Andiamo sul sicuro imboccando un sentiero che ci riporta al punto di partenza prima attraversando un ripido pendio nel bosco e poi una lunga strada purtroppo cementata. Alle macchine io e Dario salutiamo gli altri continuiamo la discesa su asfalto per raggiungere il bar presso cui finalmente potremo placare la nostra sete con delle fresche Radler. Il Milzo pensa già alla pizza di Carmelo e prepara lo stomaco con un panino dell'Alpino, a ruota lo seguiranno gli altri, troppo affamati per resistere alla tentazione.

Dopo lo spuntino arrivano i saluti e gli arrivederci a presto. E che presto sia il prossimo week end!
Io e Dario completiamo l'opera raggiungendo Ponte Caffaro ed il campeggio sempre seguendo la ciclabile. Una volta smontato tutto ed esserci rinfrescati con una bella doccia, ripartiamo per casa. Con la scusa che si è fatto tardi, bruciamo l'ultima banconota da 10 euro al ristorante che sta diventando un punto di sosta quasi irrinunciabile quando si passa per la zona di Fornaci. Un bel piatto di pasta, qualcosa  da bere, un dolce ed un caffè e la pancia è piena. Missione compiuta!

Si ritorna a casa proprio con un grosso temporale in arrivo; meno male perché l'aria padana stava già diventando pesante da respirare, soprattutto per noi ragazzi di montagna, anche se in montagna non siamo nati.


a Ponte Caffaro

Marco Toniolo avverte dell'astio in quello che scrivo nel suo forum e mi consiglia di pedalare, macinare chilometri per calmarmi. Ma io sono calmissimo! Comunque l'idea di pedalare mi piace assai...
È un bel po' di tempo che io e Dario stiamo pensando al week end in modalità cicloturismo, ma le nostre biciclette attrezzate per questo tipo di utilizzo sono ancora in fase di assemblaggio ed i fondi per il loro completamento sono sempre scarsi. Occorre portare con sè la tenda, il sacco a pelo, un materassino, i vestiti di ricambio, etc... e non c'è posto per tutto questo, sulle nostre mountain bikes.
Optiamo quindi per un week end in campeggio, spostandoci con l'auto fino a Ponte Caffaro, sistemando il nostro campo base lì e partendo per i giri in bici senza ulteriori spostamenti in macchina.
Anticipiamo il viaggio a venerdì sera perché la voglia di evadere da casa, in queste giornate di sole, ha oltrepassato la soglia di allarme e poi, pensiamo, in questo modo evitiamo di alzarci presto il sabato mattina.

Anche il viaggio in auto è piacevole: si chiacchiera, si ride, si sparano cavolate a raffica, si inventano storie, si fantastica, si mette giù una lista dei pezzi che mancano alle nostre bikes: troppi. Pensiamo ad altro.
Il traffico man mano che ci avviciniamo alla meta è sempre più leggero, siamo a 50 Km/h dietro ad un camper, con la luce del giorno che man mano va attenuandosi.
Troviamo rapidamente il campeggio e montiamo la tenda in men che non si dica, anche se è praticamente buio. Poi la pizza nel vicino ristorante dove si balla il liscio; i nostri sguardi si indirizzano alle poche ragazze che frequentano il locale. Che fame!
In paese, da Olivia, si concluderà la nostra serata da ggiovani seduti al tavolino, con un bicchiere di montenegro, e gli occhi puntati sulla biondina che ci ha portato da bere. Che sete!
Ahh, non siamo proprio capaci di attaccar bottone; ma come si fa! Con voce languida da macio accenno un: "Ciao, lo sai che sei carina?" E giù a ridere! Che semi... 'nom a let che l'è mei!

Altro che dormita e sveglia tardi!
Dario ha un materassino spesso un micron, e dorme scomodamente; io sono sveglio presto per il bisognino mattiniero e, cosa incredibile, con le prime luci del giorno iniziano a cantare in coro una miriade di uccelli, passerini, pavoncini, gallettini... e chi più ne ha più ne metta. Mancava l'aquila ed eravamo al completo. È la natura, e c'è poco da fare: con il buio gli animali vanno a letto e con la luce, si svegliano. In discoteca a sballare, ci vanno solo i "sapiens" di questo mondo...

Così dopo una veloce colazione e la spesa al negozio di alimentari, iniziamo a pedalare lungo la ciclabile che arriva a Storo e poi proseguiamo in salita passando per il Forte d'Ampola, l'omonimo lago e, continuando su ciclabile raggiungiamo il lago di Ledro. Siamo diretti al Tremalzo e proprio lungo la ciclabile, all'altezza di Bezzecca, individuiamo una strada che sale con indicazione Rampiledro - Tremalzo. Non siamo mai saliti lungo questa strada e decidiamo di provarla: un fallimento. La pendenza è estrema e non molla mai; poco dopo desistiamo e per un sentiero un po' freejazz decidiamo di ritornare sui nostri passi. Questa volta ci dirigiamo decisi verso la salita che ci eravamo prefissati inizialmente, e saliamo a Bocca dei Fortini. L'aria si fa sempre più calda man mano che trascorrono le ore e ci si avvicina a mezzogiorno. Incominciamo ad incontrare dei bikers che salgono come noi verso Passo Nota, sono tedeschi che vengono a trascorrere le vacanze in Italia, sul Garda.

Al Rifugio degli Alpini di Passo Nota la sorpresa: sdraiate sul prato almeno una ventina di ragazze. Bionde, more, parecchie carine, cicliste... ma che bel vedere! Verrebbe voglia di tuffarsi in mezzo a loro e farsi sommergere dalle coccole. Invece birretta, panino e succo di mela, a scaldarci come lucertole al sole, con gli occhi a intenti ad osservare attentamente le ultime arrivate, mentre si levano il casco e sciolgono i capelli. Con i pantaloncini in lycra le ragazze stanno decisamente bene, meglio che con i larghi pantaloni da freeride. Ma questo è il paradiso dei ciclisti! Ma solo in Germania hanno questo lusso?

La salita non è ancora finita. Ci stropicciamo gli occhi, stiriamo le gambette e ricominciamo a pedalare sotto un sole che si fa sentire. Altro che birretta: qui servirebbe una fonte inesauribile di Radler a cui attaccarsi. La salita al Tremalzo è un classico per molti, ma purtroppo l'ho percorsa una sola volta, questa è la seconda. Ci fermiamo a tratti per filmare e per ammirare il paesaggio circostante: una meraviglia. La strada è un'opera d'arte, scavata nella roccia, sale a tornanti e a tratti si transita sotto ad alcune gallerie. La compagnia di tedeschi che abbiamo incontrato al Passo Nota sta salendo a sua volta e le ragazze si dimostrano assolutamente all'altezza della situazione in quanto a tenacia, forza a tecnica.

Lo so, Dario vorrebbe sfoderare.... la macchina fotografica ed immortalarle con mille scatti; con la sua sensibilità riuscirebbe a catturare alla perfezione le emozioni che si evidenziano sui loro volti, nel momento in cui, ad esempio, sfoggiano il loro bel sorriso al termine della salita.

Invece no. La timidezza la fa da padrona anche questa volta.
Percorriamo la galleria che ci porta verso la discesa ed il Rifugio Garda, dove ci fermiamo per una fresca limonata. Ora è il momento della meritata discesa, ma per raggiungere il sentiero 416 dobbiamo abbassarci di quota su asfalto per poi risalire di un centinaio di metri. Però poi arriva il bello!
La discesa è decisamente divertente, mai difficile e, accesa la GoPro, iniziamo a saltellare a destra e a manca lungo il singletrack. Ogni tanto solleviamo le ruote da terra per superare in volo un gruppo di rocce o radici, ma all'atterraggio sono cavoli amari. Infatti subisco un colpo alla ruota posteriore e pizzico la camera d'aria. Non ci voleva, però ho con me tutto l'occorrente per sistemare il danno:

l'attack - ormai quasi asciutto
una camera d'aria di scorta - buca
e le pezze - con poco mastice che saggiamente mi rovescio sui pantaloni

Nel frattempo ci raggiungono i bikers tedeschi che abbiamo incontrato a più riprese durante il giro: tutti bravi e parecchio in gamba rispetto alla media... Anche le ragazze scendono tranquille ma sicure. Oltre che belle, anche brave! Io e Dario rosichiamo sempre di più.
In qualche modo riesco a riparare la prima foratura e riparto all'inseguimento di Dario che è partito in fuga nel tentativo di recuperare il gap con le tedescotte... cavallo goloso!

Sto quasi ricominciando a divertirmi dopo la scocciatura con la camera d'aria quando finisco a terra sbattendo violentemente il gomito e successivamente pizzico di nuovo la camera d'aria..
E non se ne può più! Mi domando quanto tempo occorrerà per liberare definitivamente i ciclisti dal pensiero delle forature. Mille anni?
Dario mi raggiunge a piedi e mi sostiene in questi momenti difficili in cui ho solo una gran voglia di urlare a gran voce la mia rabbia; ma tutto questo non serve a nulla, è proprio vero.

Fortunatamente riesco a ritornare in sella e a godermi il bellissimo tratto conclusivo di questo sentiero, che ci porta nuovamente sulla ciclabile della Val di Ledro. Si è fatto tardi e facciamo uno squillo a casa per tranquillizzare i genitori. Ancora un po' di strada e di ciclabile e con il tramonto siamo di ritorno al campeggio dove ci attende una bella doccia calda.
Poi la cena a base di pennette alla bagossa, insalate miste, patate al forno ed una bella fetta di "foresta nera" per concludere in bellezza.

Siamo stanchi, ma sappiamo già che ci riprenderemo perfettamente dopo una bella dormita, freschi e carichi al punto giusto per affrontare un'altra giornata in MTB. Questa volta in compagnia di Milzo, Gigi,  Demon.box, Chikko, Mabande, Vito e Lisabike.

Ma vuoi non fare una passeggiata in paese per digerire? Al bar della sera prima sono tutti incollati alla televisione, intenti a seguire la partita tra Milan e Roma che può proclamare con anticipo la squadra rossonera come campione d'Italia. Ma chissenefrega! Comunque alla fine, dopo un veloce caffè e due passi in un paese che non ha molto da mostrare di storico, se non qualche vecchia malga ormai sopraffatta dalle brutte costruzioni moderne, decidiamo di andare a dormire.
Al posto del carillon un fastidioso carosello di auto e moto strombazzanti, ad ulteriore dimostrazione che di "sapiens" nell'uomo, sorge molto spesso il dubbio che ci sia poco.
Evitiamo di caricare la sveglia, sapendo già che saranno gli uccellini a darci il buongiorno...

venerdì 6 maggio 2011

Sorpresa a Mauro

Più volte, durante il giro di sabato, io e Dario abbiamo pensato a Mauro, e al fatto che, dopo averci inizialmente manifestato la volontà di andare in bici, fosse invece scomparso. Avrà avuto qualche impegno...
Sicuramente invece, per domenica, era occupato con dei lavori a Sant'Antonio e non poteva andare in bici.

Visto che non me la sento di strapazzarmi la domenica con un altro giro BdB approved e ridurmi ad una larva, propongo a Dario di andare a fare una sorpresa a Mauro. E così è deciso, si va a Nave.

Dopo una bella notte di sonno, mi sveglio un po' prima delle 7 e, preparate le poche cose che mi occorrono, mi metto in auto per Verola. Le bici sono rimaste in macchina dal giorno prima, dallo zaino tolgo l'antiacqua e al suo posto metto un bel sacchetto con pizza, focaccia, un bel blocco di parmigiano reggiano e 2-3 stecche di cioccolato fondente...

Parcheggiata l'auto a Nave, con le gambe di marmo, pedalo alle spalle di Dario, convinto che mi porti su una dolce e leggiadra salita...
Ma esiste forse a Nave una leggiadra salita? Immagino di no.


Infattamente poco dopo mi ritrovo in una posizione ideale per il cappottamento all'indietro, con l'ultimo rapporto disponibile con il Rohloff, a sudare come un salame (licenza poetica) che è rimasto chiuso in auto sotto il sole cocente di Luglio (Agosto solitamente non è caldissimo come Luglio ).

Ma vaffa.. Dario! Ho pensato e ripensato a più riprese...
Lui è giovane: gli è sufficiente fare una bella ronfata a culo scoperto per tutta la notte e tirare una scoreggia da 120 decibel per svegliarsi fresco come una rosa... Io invece ho gli anni del Signore!

Insomma, una bella fatica.
Sto cercando di riprendermi dall'arrampicata quando mi sembra di udire una voce pungente in lontananza, è quella di Roberto. Inconfondibile!
Con lui, armato di piccone, Angelo, che il giorno prima il sella al suo tria..uh uhm... MTB ha fatto a quanto pare un girone in solitaria. Ma dai! È così bello andare in compagnia: che fèt da per te!

Mauro non c'è; ha lavorato ieri ed oggi si è spostato presso la sua baita. Dai che andiamo a fargli una sorpresa; 'nom!

Le rampe continuano e alla chiesetta ci dirigiamo verso la via piana prendendo una scorciatoia di Dario, il ventenne. Alle nostre spalle, hanno proseguito diritti altri due bikers che non conosciamo.

Dieci minuti a piedi lungo la Via Piana per riposarsi e poi inizia il bel sentiero che tanto ci impegna, diverte ed esalta, quando riusciamo a stare in sella...
Ma questa volta proprio non se ne parla: non c'è verso di superare quella roccia lì; eppure mi ricordo di averla passata in più di un'occasione.. argh

Questa volta procedo a piedi. Ecco ci raggiungono i ciclisti che avevamo scorto in precedenza. Sono amici di Giulien, con loro saliremo fino in Conche e staranno con noi fino alla mia foratura.

Si, in un tratto roccioso della discesa, a ruota di Dario, atterro abbastanza violentemente con la ruota posteriore su alcune rocce appuntite e nel tubeless si aprono un paio di fori. Il solito lattice non risolve il problema e la gomma si svuota all'istante. Con un po' di attack intervengo su di un foro, ma nel momento in cui cerco di chiudere il secondo, sul tallone della gomma, vado a spostare la gomma che non riuscirò più a tallonare con la solita pompetta. Niente, si va di camera. Peccato per le posizioni in classifica perse anche in questa occasione, e questa volta è colpa mia..

Siamo attenti con gli escursionisti a piedi, rallentiamo, ma molti preferiscono defilarsi sul bordo del sentiero per vederci scendere da quel sentiero pieno di rocce e gradoni.

Ritorniamo sul bel sentiero percorso in precedenza in salita e qui arriva la seconda foratura. Questa volta è Dario a pizzicare contro una roccia sporgente. La camera di scorta è con la valvola Schrader, ed il foro nel cerchio è per la Presta. Maledetti questi mille standard! Con la pezza non riusciamo a risolvere e ricorriamo quindi al solito Attack. Magico oserei dire.

Ritornati in sella ci avviamo verso l'appuntamento con Mauro.
"Qua a destra! A destra!" Mi urla Dario. "Facciamo il Navert!"
Pochi tornanti attaccati ai freni col sedere sulla gomma posteriore a capitombolare come sacchi di patate giù dal ripido pendio e poi ritorniamo a respirare.

Di lì a poco arriviamo da Mauro. È con la famiglia: i genitori, lo zio, il nipote, Mery e Simone. Veniamo molto gentilmente invitati a sederci con loro a tavola. Loro stanno finendo il pranzo, noi iniziamo il nostro con la pizza, riscaldata al camino, la focaccia, ci viene offerta della polenta e del formaggio, poi una fetta di colomba ed il prosecco. I soliti mangioni noi, sempre troppo gentili Mauro and family.

Mauro ci ricorda che quando era piccolo, trascorreva le vacanze estive proprio qua, giocando con gli amici coetanei. Allora qui non arrivava né l'energia elettrica, né l'acqua corrente. Non si arrivava in automobile e si andava a prendere l'acqua da bere tutti i giorni al torrente.

Ora, abituati come siamo a tante, anche superflue, comodità, riusciremmo a sopportare di andare a lavarci al torrente? A fare i bisogni in una casupola di legno ancorata ad una grossa pianta (ora morta)?

Chissà, un giorno magari la nostra civiltà sarà costretta a retrocedere, un ritorno al passato che potrebbe non dispiacermi. Un Back to Nature? Si grazie. La settimana prossima magari....


(foto by Dario)

da Storo a Riva del Garda

Il week end.
Un fine settimana con le gambe a spingere sui pedali e con le mandibole a triturare del gran buon cibo. Si perché come dice il buon vecchio, ma non vecchio quanto Lorenzo , Seby: il bello di andare in bicicletta è che stimola l'appetito.

Per sabato non ci sono in programma giri per gli impegni personali di molti BdB, ed io faccio girare vorticosamente le rotelline della mia poltrona d'ufficio da quanto tempo è passato dall'ultima bella pedalata. Che nervoso che ho nelle gambe!

Il Bike Festival è una grande calamita e attrae una marea di curiosi, espositori, freeriders, super tecnici attenti alle ultime novità del mercato, ed anche qualche pedalatore. Non se ne parla di arrivare a Riva del Garda in macchina; mi immagino un traffico intenso, magari delle code, difficoltà a reperire parcheggio. Insomma, le cose che non mi piacciono assolutamente. Molto meglio arrivarvi in bici.

Penso a qualcosa di interessante nelle vicinanze. C'è il Rifugio Pernici; sarà libero dalla neve? Dopo essermi consultato, ma solo venerdì in tarda serata, con Dario, decidiamo di partire da Storo, raggiungere il Pernici, poi scendere a Riva per una visita veloce al Bike Festival e ritornare a Storo per la Ponale e la Val di Ledro.

Ci sarà un bel po' di asfalto, ma poco importa.
Prima di andare a letto, mi domando: "ma non ci sarà qualcosa di alternativo per arrivare all'imbocco della salita per il Pernici?"
Ho già fatto questa domanda a Dario, ma lui mi ha risposto di no.
Curioso vado a sbirciare una vecchia cartina del Garda, tutta stracciata; quella che usavo quando facevo i giri in solitaria tra Maderno e Cima Rest; la Valvestino ed il Cavallino...

Una Chiesetta è segnata in quel punto, ecco una traccia bianca, piuttosto spessa, una strada sale a tornanti su quella montagna, va nella direzione giusta, fino al Lago d'Ampola. Potrebbe essere un'alternativa (magari faticosa) e mi riservo di esaminare la cosa con Dario e.... "Viene anche Fascino!"

Alle 6:30 di sabato mattina sono davanti a casa di Dario e.... "Fascino non viene!"
Carichiamo le bici in macchina e partiamo per Storo. La strada non è poca, ma senza fare le corse, in un'oretta e mezza siamo al parcheggio.

In un attimo ci troviamo a pedalare in direzione della famosa chiesina; la si vede in costa alla montagna. Dario non si lascia intimorire dall'idea di salire su qualche rampa micidiale, ed io lo seguo con qualche paura in più nella nostra explo. (Si scoprirà in seguito che Mauro, ovviamente, aveva già fatto questa strada sia in salita che in discesa).

La prima sosta è già in paese a Storo, per un panino che metterà in difficoltà Dario dallo stomachino delicato. C'è una fotografia dell'opera magna.
Le mie paure sono subito confermate con la prima rampa appena fuori dal paese, ma poi la strada fortunatamente prende una piega più dolce. Si sale nel bosco, il cielo è nuvoloso, ma si apre a tratti qualche spiraglio tra le nuvole. Fortunatamente sarà una bellissima giornata e godremo a lungo della presenza confortante del sole.

La stradina è proprio bella e sale a tornanti verso la località Casina, poi scendiamo fino a Malga Stigolo. Da qui la strada sale nuovamente per poi ridiscendere al Lago d'Ampola. Noi invece imbocchiamo un sentiero con cui si taglia la salita; è sterrato e pure carino, bene!

La pista ciclabile in Val di Ledro è proprio carina e ci permette di pedalare lontano dal traffico fino all'imbocco della strada per il Pernici. Incominciamo ad incontrare qualche biker in più rispetto alla prima parte del giro, i luoghi sono decisamente più frequentati, le strade più conosciute e la vicinanza di Riva incomincia a manifestarsi.

Incrociamo due azionisti di GasVentinove che appena ci vedono iniziano con gli slogan: "Compra una Gas, e vedrai che andrai con il Gas a manetta"...
"Ah, va bene" - rispondiamo noi - e proseguiamo verso il Pernici. Una foratura più pizzicatura con levetta cacciagomme da parte di Dario e perdiamo un sacco di posizioni in classifica. Se doveste avere voglia di fare una gara in coppia, non pensate a Dario come compagno di squadra perché è in grado di demolire ogni vostra velleità con le sue forature nelle fasi finali della gara... 

Fortunatamente ecco superarci una bella ragazza con un culetto da sogno.... ma Dario non è ancora riuscito a riparare la gomma. Fatto sta che non siamo riusciti a seguire la scia dell'incantevole fanciulla.. 

Al Pernici entriamo ultimi in classifica e ordiniamo subito da bere.
Il profumo della dolce fanciulla teutonica, il ricordo delle sue belle forme riecheggia nella mia mente quando ordino al bancone due RADLEY medie...


Fortunatamente il gestore del Pernici ha capito la mia precaria condizione e ci porta le RADLER. Mentre io e Dario parliamo e discutiamo animatamente a proposito delle varie posizioni da assumere con la bella ragazza ciclista, la coppia GasVentinove, con l'urlo "Viva Gas", si congeda da noi ed inizia la discesa.

Ricordiamo al gestore del Pernici la nostra avventura Pernici - Ussol - Concei e poi chiediamo info sulle condizioni di Bocca di Saval. Per una rapida discesa verso Riva, optiamo per la via più easy. Ci prepariamo per la discesa e poi iniziamo a scendere per a strada. Il fondo è sassoso, ma il consistente passaggio di biciclette ha creato una striscia decisamente pulita e sgombera dalle rocce per cui si procede spediti.

In effetti di lì a poco raggiungiamo i due ragazzi di Bologna e a questo punto spalanchiamo il GAS. La sterrata prosegue anche dopo aver raggiunto la strada principale, svoltando a destra.

Ecco davanti a noi aprirsi lo scenario del Lago di Garda e di Riva. Che splendore. Dario buca per l'ennesima volta, ma il foro è piccolo e con qualche derapata in curva riesce ad arrivare al primo negozio che ci viene in mente: The Lab. Mentre Dario è indaffarato nel Pit Stop chi incontro? Il Nure. Scambio due parole e qualche battuta con lui mentre Dario pompa... 

Poi l'ingresso al Bike Festival. Yeah che ganzi! Che tricks! Ci mancano le ginocchiere molli lasciate cadere alla caviglia, però abbiamo le five ten. Uuuuuuh! Ma bella raga!
Bionde, bionde e poi bionde! Ma che belle ragazze! Uuuuuuh!
C'è tante gente. Troppa per poter passeggiare in tranquillità e poi noi abbiamo i minuti contati, dobbiamo ritornare a Storo.

Incontriamo un sacco di gente, da Cremona, da Verona, da Modena, da Lodi.... oh ma son tutti qui! Due chiacchiere qua, due battute là, una visitina allo Stand Geax ed il tempo vola. Saluto velocemente i Lobos presenti presso Crema Cycles e poi ripartiamo.

La strada Ponale, poi in Val di Ledro per la ciclabile. Telefoniamo a casa per avvisare del ritardo e che probabilmente ci fermeremo a cenare fuori. Sappiamo già dove andare... 

Alle 18:30 siamo alle macchine, con la pancia vuota, le gambe piene e la testa libera. Bello bellissimo!
A Ponte Caffaro una breve sosta per rifornimento Bagoss e poi si va a Fornaci, presso il ristorante che diventerà spesso meta di pellegrinaggio da parte nostra, tanta è la soddisfazione che ci dà con i suoi piattoni di pasta...

Lì vicino c'è la gelateria e una bella coppetta ci vuole per completare in bellezza la giornata. Entrano due belle ragazze - accompagnate - e i nostri occhi sono calamitati dal fondo schiena, immagino le nostre facce inebetite (più del solito), le nostre mascelle che si appesantiscono, e la bocca che si apre...

Forse per invidia, mi metto a commentare animatamente quella mano costantemente incollata sulla chiappa sinistra della signorina. Un po' di tregua! Almeno in gelateria! Razza di uno scimmiottone! Uuu aaa! Tieni il cono, solo banana per te! 

venerdì 25 marzo 2011

TraTremosine 219+218+201


In settimana Perse linka un video di una discesa sul Garda di cui non conoscevo l'esistenza,la curiosità è tanta ma la discesa è corta,quindi bisogna "allungare",ormai i sentieri del garda bresciano li conosciamo quasi tutti e trovarne di nuovi diventa sempre più difficile.
Dal "cantiere" Campione si potrebbe salire dalla strada asfaltata che passa nella gola sempre suggestiva,da Pieve,salire alla frazione più alta(Mezzane),qui c'è un bellissimo balcone panoramico rovinato dalle troppe costruzioni vuote per 11 mesi e mezzo all'anno,facciamo una stradina in quota fino all'ingresso della conosciuta valle di san michele,molto bella la sterrata che sale alla malga Prà delle noci con il torrente a fianco.
E' un pò di tempo che mi piacerebbe provare il sentiero 219 in salita,ho sempre pensato che fosse fattibile in sella e Seby me l'ha confermato quest'inverno provandolo in solitaria,dimenticando il panino in macchina,inconveniente non da poco per il nostro "giargianes" disperso sui monti ellenici.
Infatti la salita si rileva tutta pedalabile con pendenza costante mai superiore al 10% e con ottimo fondo,le noccioline salate di Gianfranco(grazie) mi danno una buona dose di energia che mi aiuta a superare la salita,arrivati in cima scolliniamo ad un valico che non è la bocchetta di Nansesa e prendiamo il vero sent 218 che scorre sul versante della val di Bondo,fatto qualche anno fa nel senso inverso me lo ricordavo carino e scorrevole,infatti lo è,peccato una ripidissima risalita a metà circa che rovina un pò la "poesia",l'ora tarda e la non voglia di impegolarsi in esplo "strane" ci fa scendere dalla conosciuta discesa verso Vesio,qui seguiamo belle stradine sterrate fino a Pieve dove arriviamo abbastanza stanchi,la cosa non è positiva visto che per il "salto" finale,di energie e riflessi pronti ne servono ancora.
La famosa terrazza a sbalzo 400 metri sul lago mi fa una certa impressione,abitualmente non uso protezioni e proprio oggi ho dimenticato il casco a casa(semo),devo stare molto attento,farsi male in questo periodo della stagione sarebbe da pirla,i tornanti sono molto stretti e li faccio quasi tutti a piedi,mentre tra un tornante e l'altro riesco a fatica a stare "su",molto provato fisicamente arrivo in fondo dove mi attendono gli ultimi 3 km su asfalto per ritornare a Campione.

Alla fine ne è uscito credo un bel girozzo,stradine poco trafficate in questa stagione,e bei sentieri ci hanno accompagnato per tutto il giro,la discesa finale non è impossibile per chi ha buone doti "vert".....personalmente è un pò troppo e non mi è molto piaciuta,molto meglio il prà de la fam più corta e fattibile. 40KM PER 1650 DISLIV,una foratura,un forcellino rotto e un Gfavier troppo goloso di noccioline.

le foto di Dario


e il video di Perse