BdB - Il Cerchio: Frog Trail from Bikers di Brescia on Vimeo.
venerdì 17 giugno 2011
BdB e mistero: Il Cerchio
Qualcosa turba l'armonia all'interno del gruppo, il solito Perse sta tramando qualcosa, ma di che cosa si tratta?
mercoledì 15 giugno 2011
Dove sta la serietà?
Ormai da mesi sono all'opera per terminare la mia bicicletta da turismo, che verrà attrezzata con cambio nel mozzo per limitare il più possibile gli interventi di manutenzione. Vado quindi alla ricerca del pezzo che mi occorre, lo Shimano Alfine ad 11 velocità. In Italia il distributore Shimano fa arrivare solo la versione nera dell'Alfine, quindi il mio negoziante di fiducia HappyBike non riesce ad accontentarmi, dato che sulla mia bici ho previsto entrambi i mozzi con la finitura silver, e sono già in possesso di quello anteriore. Vado dunque alla ricerca di questo prodotto su altre piattaforme, in internet e lo trovo sul sito Rosebike il cui motto è "La soddisfazione del cliente è la nostra priorità!".
L'articolo non è attualmente disponibile, ma i tempi di attesa sono ragionevoli (3 settimane), ed il prezzo concorrenziale. È richiesto il pagamento anticipato e decido di procedere inviando un bonifico bancario. Rimango quindi in attesa e controllo saltuariamente online la situazione del mio ordine per verificare che il pezzo venga spedito nei tempi previsti.
L'amara sorpresa avviene oggi, in mattinata, quando, dopo l'ennesimo slittamento della data di spedizione, con disappunto noto che l'articolo da me ordinato verrà spedito in data 31.08.11, alla fine di Agosto, ben 4 mesi dopo aver inviato il pagamento a Rose Bike, avvenuto il 4.05.11.
Ho dunque inviato una mail al servizio di assistenza della famosa e tanto decantata Rose, richiedendo o l'immediata spedizione dell'articolo da me richiesto, oppure la restituzione dell'intera somma di denaro da me versato.
A sottolineare il fatto che nello shop online c'è una gran confusione e che molte persone potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione od incorrervi facilmente, c'è una menzognera dicitura di "articolo disponibile in 1 settimana".
Tutto questo è una presa in giro ed una mancanza di professionalità.
Mi aspetto una rapida soluzione da parte di Rose bikes.
Aggiornamento: dopo aver inviato un'email a Serghio Gezzi, il riferimento Rose Bike per l'Italia, ho ottenuto il rimborso della somma da me versata inizialmente e sul sito ora compare la dicitura: "disponibilità in 12 settimane".
lunedì 13 giugno 2011
Finalmente un video...
Fare foto durante i giri in montagna è sempre stato un bellissimo passatempo, un bel modo per portare a casa ricordi, impressi in immagini, un po' di natura, un po' di scenari, le espressioni degli amici. Il video è bello quanto la fotografia, è più laborioso se si desidera montare le varie riprese, magari con l'aggiunta di un brano musicale, per raccontare la giornata in maniera più "artistica". I risultati sono spesso molto carini e danno una certa soddisfazione. Però a volte i tempi si allungano e gli amici scalpitano...
Stasera ho trovato le motivazioni giuste ed ecco finalmente sbucare il video di un'escursione fatta più di un mese fa. Buona visione a tutti:
BdB - Caplone 444 from Bikers di Brescia on Vimeo.
sabato 11 giugno 2011
Hyknusa: i BdB in Sardegna
Quanto è bello il nostro paese, e quanto è prezioso il pianeta in cui viviamo! Dovremmo metterci in silenzio ad osservare la natura intorno a noi, invece siamo dei trafficoni, dei pasticcioni, spesso crudeli, e non facciamo altro che farle del male.
La Sardegna è un'isola splendida, le sue coste sono magnifiche, il suo mare di una bellezza incantevole, ma poi arriviamo noi, e costruiamo strade, città, porti, e roviniamo la magia. Vorrei sparire, per non lasciare più una traccia, ma vorrei pure riempire i polmoni d'aria e soffiare via l'umanità da questo mondo. Perché non siamo stati capaci di muoverci in punta di piedi su questa terra? Perché tutta questa distruzione?
Questi miei sentimenti, sorgono spontanei nel momento in cui vedo il bello, ed il contrasto marcato con il brutto portato dell'uomo. Non posso farci niente, sono uno di loro.
| Verso Cala Luna (foto Lisabike©) |
Saliamo dolcemente lungo la Statale 125 ed il gruppo si scioglie, ognuno ha il suo ritmo, è normale, l'importante è poi aspettarsi e ricompattarsi, magari per un panino. Sgranocchio per la prima volta il pane carasau, un prodotto tipico di questa terra, che, con le sue molteplici varianti, mi accompagnerà in questi giorni. Proseguiamo a lungo su asfalto, ma l'ambiente che ci circonda è così bello e selvaggio da rendere piacevolissimo anche questo trasferimento su bitume. Condividiamo la strada con parecchie motociclette ed automobili, e quando incrociamo una Fiat, riceviamo uno strano saluto: d'altronde in che modo si è soliti salutare un ciclista se non con il dito medio?
Dopo lo spuntino iniziamo lo sterrato, nella polvere, sotto il sole, attingiamo frequentemente acqua dal camelbak. Quanto dureremmo in questo luogo senza l'acqua, se fossimo sparpagliati qua e là come delle caprette senza pastore, dove andremmo a ficcarci? Ci smarriremmo sicuramente facendo una brutta fine.
Milzo è davanti a noi e ci mostra la strada giusta; in un'intricata ragnatela di tracce, è facile perdersi. La strada diventa molto dura e fisica da percorrere in bicicletta, ma assolutamente appagante. Si spinge con forza sui pedali e la velocità ci permette di galleggiare sulle innumerevoli rocce del sentiero. Sono spesso in testa al gruppo, in compagnia di Steen, e facciamo poche pause per aspettare gli altri e per scambiarci impressioni sul giro. Non si poteva iniziare meglio questa nostra trasferta in Sardegna. Ad un tratto una martora passa davanti a me attraversando il sentiero, che splendido incontro.
Il bello poi, deve ancora arrivare, con una bellissima discesa su single track ed infine con il nostro arrivo a Cala Luna. Il primo impatto con l'azzurro del mare è da togliere il fiato, siamo a pochi metri dal relax e ci lanciamo in picchiata verso la spiaggia. Al nostro arrivo tutti i bagnanti si voltano incuriositi. Leviamo i vestiti e ci lanciamo in acqua. Il primo a tuffarsi è Steen, che non vedeva l'ora di fare una bella nuotata.
La spiaggia è piccola, splendida, l'acqua è fresca e pulita. Notiamo subito le bellissime insenature scavate nella roccia e andiamo a vederle da vicino, alcune si raggiungono a piedi, camminando lungo la spiaggia, altre a nuoto.
Il ritorno a Cala Gonone può avvenire a piedi, lungo un impervio sentiero, oppure tramite l'ausilio di un gommone. Si è fatta sera, ed è tempo di dirigerci verso il B&B che ci ospiterà; ci organizziamo quindi in due gruppi per il ritorno via mare. In pochi minuti siamo al porto e giungiamo là dove soggiorneremo. Veniamo accolti da Nicola, Barbara e Pietrina. Le camere sono belle ed accoglienti e dopo esserci rinfrescati e profumati con una bella doccia, ci prepariamo per la cena con un aperitivo a base di birra Ichnusa e qualche focaccia, semplice ma gustosa. La fame è tanta e non vediamo l'ora di mangiare qualche specialità sarda. Ordiniamo tanti piatti diversi, tra cui il pane frattau, una preparazione del classico carasau che però richiede una certa lavorazione ed un po' di tempo. Tutti i piatti vengono preparati al momento, con ingredienti freschi e genuini; infatti la qualità delle pietanze è ottima. Siamo in tanti e con tutte queste differenti ordinazioni mettiamo in difficoltà la cucina del locale: i tempi di attesa per alcuni piatti diventano esagerati e non ammissibili, ed il Lonfo se ne va a letto deluso per la porzione di pasta troppo magra. Tutto ritornerà a posto dopo una chiacchierata chiarificatrice tra Milzo - il nostro capo cordata - e Nicola. Per la sera successiva faremo in modo di facilitare il lavoro in cucina consegnando con anticipo la lista dei piatti da preparare: Milzo si prende anche questo impegno, e sarà un successo!!
Dopo una sana dormita, ci attende un'abbondante colazione e la spesa al vicino supermercato; tutto in previsione di una splendida gita alla Gola di Gorropu, sempre guidati dal nostro Milzo.
Questa volta si parte direttamente da Cala Gonone e si inizia immediatamente con una bella e ripida salita lungo una strada nel bosco. La vegetazione intorno a noi è rigogliosa, prevalentemente costituita da lecci, corbezzoli, ma ricca di tantissime specie erbacee, fiori... un bel vedere. Giunti presso una pozza acquitrinosa, dove sostano ad abbeverarsi gli animali che pascolano nei dintorni, facciamo una pausa anche noi. L'acqua ha il colore del fango, un mangia e bevi. Il bosco attorno a noi è fatato, con piccoli folletti che svolazzano brillando al sole, prendendosi gioco di noi babbani.
Si riprende a salire su un fondo molto smosso di pietrisco, dove spicca la caparbietà, la decisione delle due donne del gruppo; Elena e Samanta non mollano mai e superano i maschietti che sono scesi dalle loro bici. Poco dopo arriviamo presso la località Sutta-Terra dove si trova una roccia dalla particolare conformazione ad arco. Scattata la foto di gruppo, puntiamo il nostro sguardo, e le nostre biciclette, all'affascinante Gola di Gorropu.
Percorso un breve tratto su asfalto, presa la deviazione su sentiero, alla prima pietra, Lisabike rompe il cambio. Vito, sempre al lavoro in questi giorni, impegnato nella riparazione di vari guasti meccanici, soprattutto alla bici di Dario spacum so tot, questa volta è messo in seria difficoltà: va bene tutto, ma la moltiplicazione dei cambi e dei pignoni non è ancora in grado di farla. Ci si arrangia convertendo la bici in single speed.
La Gola di Gorropu e un luogo che vale proprio la pena di visitare, un luogo più sacro di molte chiese dell'uomo.
Il torrente che durante la stagione delle piogge prepotentemente scava la pietra, smuove rocce, tronchi e cambia la conformazione del territorio, durante l'estate scorre silente in profondità. In superficie rimangono poche pozze d'acqua. Iniziamo la nostra visita a piedi e man mano che ci addentriamo nella gola, sento le mie emozioni amplificarsi. Sento le gocce d'acqua scendere dalle pareti del canyon, sento le rondini svolazzare qua e là, il rumore del vento e.... i BdB che non stanno zitti un secondo. Non ne posso più e decido di staccarmi dal gruppo. Come si sta bene da soli. Mi siedo su un grosso masso bianco e attendo. Rivolgo il mio sguardo in alto, dove finisce la montagna ed inizia il cielo, sento una grande pace dentro di me. Le fronde degli alberi sono scosse da un vento fresco che ulula incanalandosi nella gola; istantaneamente il sudore sulla mia fronte si asciuga. Vorrei rimanere qua più a lungo, ma gli altri stanno già tornando. Io proseguo ancora un po' addentrandomi nella gola, ma non voglio farmi aspettare troppo e quindi faccio dietro front. Smarrisco un paio di volte la retta via, indicata da segni rossi sulle pietre, e mi trovo di fronte a grosse rocce praticamente insormontabili. Ritrovato il percorso corretto, eccomi di nuovo in gruppo, e di nuovo in sella. Sono accaldato e vorrei andare a fare un bel bagno nel torrente che si vede a fondo valle, ma vedo tutti proseguire e quindi mi perdo questa occasione. Occasione che non si lasceranno sfuggire invece, a mia insaputa, Gigi e Stéen.
Spettacolare l'organizzazione del Milzo per la cena, con la lista dei piatti ordinati, abbinati alla persona, per evitare qualsiasi inconveniente. Tutto filerà liscio come l'aglio, oglio e peperoncino...
Dopo pranzo un bel bicchierozzo di mirto e poi, con gli ultimi superstiti della giornata, il gelato nella cialda giù al porto. Quando vado a letto, Dario e Stéen stanno già russando alla grande: che sinfonia! Gigi senza alcun riguardo accende la televisione, al che Stéen si rizza nel letto e borbotta qualcosa: chiaramente sta ancora dormendo, infatti la mattina dopo non ricorderà più nulla.
Per il terzo giorno ci aspetta il giro alla cala di Goloriztè, guidati da Compagigi. Dobbiamo portarci avanti con le auto per un bel pezzo di strada e la cosa è parecchio stressante per tutto il gruppo. Poi finalmente si inizia a pedalare. Le strade sono solitamente carrarecce piuttosto larghe, dal fondo pietroso molto smosso. Ad un certo punto, con un forte sbuffo, la gomma posteriore di Mabande è a terra; una roccia tagliente ha perforato il copertone e la camera d'aria. Fosse capitata a me una cosa del genere, con i tubeless avrei sparso lattice ovunque e sarei stato costretto ad inserire la camera d'aria. Invece Marco in un attimo sistema la sua gomma ed è in grado di ripartire.
Ci fermiamo in località Golgo presso la Chiesa di San Pietro Apostolo. L'ambiente è molto particolare, sembra di essere in Messico, o comunque in qualche ambientazione da film western: noi i banditi in sella ad indomabili cavalli di metallo. Millenarie piante di Olivastro fanno da cornice alla candida facciata della chiesa, circondata da un recinto di pietra scura. Ripartiamo in salita su asfalto, fino ad intersecare la sterrata che scende in direzione Goloritzé. Facciamo una pausa per mangiare qualcosa ed ecco che si avvicina un gruppo di asini. In questi giorni frequentemente abbiamo incontrato diversi animali, allevati liberi nelle vaste aree dedicate alla pastorizia. Dei pastori però nessuna traccia...
Oggi non vediamo l'ora di tuffarci in acqua, di ammirare la bellezza di questa piccola oasi di mare, e dopo un tratto di sassoso sentiero, schivando una roccia dietro l'altra, sobbalzando qua e là, finalmente giungiamo al cospetto di questa meraviglia. Goloritzé si presenta a noi splendida, il mare tinto di mille sfumature blu, le coste frastagliate, scogli, spuntoni di roccia erosa dalle onde, archi disegnati dall'abile mano di madre natura. A fatica tratteniamo lo stupore, così come a fatica Stéen riesce a trattenere addosso a sé i vestiti ed in un attimo è laggiù, a nuotare libero.
Un corso d'acqua dolce si tuffa in mare proprio in questa insenatura e lo avvertiamo chiaramente sulla nostra pelle per la bassa temperatura dell'acqua appena ci immergiamo. Nuotando verso il largo il tepore del mare ci riabbraccia con grande nostro sollievo. Protagonisti di due splendidi tuffi Stéen e Gigi, a proprio agio nell'ambiente marino. Il tempo di asciugarsi al sole e mangiare il panino ed ahimè è già ora di rientrare: vorremmo ammutinarci e disobbedire alla nostra guida, ma i calcoli per la risalita bici in spalla, ed il rientro alle macchine, sembrano non darci molte alternative. A malincuore indosso di nuovo i panni del ciclista e riparto con gli altri. Per alcuni tratti impraticabili siamo stati costretti a procedere a piedi, ma quando il fondo e le pendenze ce l'hanno permesso, siamo saliti sulle nostre bici. Intanto un temporale si sta abbattendo nei paraggi ed una pesante cappa d'umido ci circonda; sudo copiosamente e mi ritrovo con gli abiti fradici. Ad un certo punto decido di levarmi la maglietta, per togliermi questo fastidio dalla pelle. In tratto tecnico del sentiero, in discesa, con impegno mi diverto a stare in sella alla mia scorbutica 29er. Riunito il gruppo, presso il Rifugio Goloritzé, ci rinfreschiamo e reidratiamo con birra e lemonsoda (in crucco radler) ed è un sollievo, dopo il caldo patito in precedenza.
Ancora poca strada e rieccoci alle auto. Ci stringiamo le mani, facciamo i complimenti a Gigi per il giro e rientriamo affamati al quartier generale. Stasera, per la gioia dei carnivori, per cena c'è il porceddu.
Il primo piatto però è vegetariano ed è decisamente gustoso. Mi cimenterò in un bis molto volentieri, poi mentre Stéen si troverà alle prese con la testa del malcapitato porcellino, io infilzerò con la forchetta croccanti foglie di insalata e strisce di carote. Il dolce è un fagottino fritto, ripieno di formaggio, la seada: a piccoli bocconi riuscirò a deglutire anche quest'ultima pietanza. Va giù senza alcuna fatica invece il buon vecchio mirto. La passeggiata digestiva prima di andare a letto è d'obbligo, si va in spiaggia per sentire il ritmico rumore del mare: una piacevole ninna nanna. Tutt'altra cosa rispetto ai frastuoni della città: che odio!
Domenica sera, si parte per il rientro, ed i programmi per la giornata sono due: un gruppo si sposterà col gommone preso a noleggio, per le cale più caratteristiche che si trovano nelle vicinanze, dedicando l'ultima parte della vacanza al mare. Un altro gruppo pedalerà, accompagnato dal Milzo, in relax, sempre con destinazione il mare. Si suda abbondantemente sulla prima salita cementata che ci porta verso Cala Cartoe, ma manca poco per raggiungere la meta di oggi. Un nuovo tratto da esplorare si presenta davanti a noi, una via sterrata che si dovrebbe ricongiungere successivamente con la strada. Nel programma della giornata pianificato da Paolo, non poteva mancare un'explo, per dare quel tocco in più alla giornata.
Ma tutto viene stravolto dalla diserzione di alcuni BdB che si ammutinano in favore del cemento e dell'asfalto, e della via più diretta per il mare. Non faccio i nomi di queste persone per non screditarle in pubblico, trattamento che in verità meriterebbero nella maniera più assoluta...
La divinità dei single track e delle explo, si infuria per il torto subito e provvede ad inviare presso la spiaggia delle grosse nubi e un po' di pioggia, per dispetto nei confronti di coloro che hanno snobbato il sentiero sterrato per la spiaggia e la siesta sotto il sole. A cala Cartoe iniziamo subito col fare il bagno, poi si gioca con la sabbia, si fanno riprese, si raccolgono legnetti... ma "non andiamo a vedere l'altra spiaggia che si trova poco più in là?" Anche in questo caso alla proposta del Milzo segue la diserzione di massa, ed allora le nubi si addensano sempre più, il cielo diventa plumbeo, il vento soffia sempre più forte ed incomincia a sentirsi qualche goccia.
È giunta l'ora di ritornare e facciamo in tempo a raggiungere il paese per l'ultimo gelato della vacanza, che si scatena il diluvio. Mentre prepariamo le valige nelle nostre stanze, fuori infuria un forte temporale e le strade si allagano nel giro di pochi istanti. Con i piedi in ammollo carichiamo le bici sul furgone ed i bagagli e siamo pronti per la partenza.
Saldiamo il conto con il Bed and Breakfast, che ci ha riservato un trattamento a dir poco speciale, e che merita i nostri complimenti e ringraziamenti, e ci rimettiamo in viaggio per Olbia.
E così, dopo aver toccato con mano la Sardegna più selvaggia ed affascinante, facciamo ritorno alle nostre chiassose città. Il dolce sapore di questa vacanza avrà la forza di contrastare il gusto amaro della vita di tutti i giorni? Della frenetica attività lavorativa con tutti gli stress che comporta? Fortunatamente sono riuscito a vivere al rallentatore queste giornate in compagnia, assaporando pienamente tutti i momenti che mi si sono presentati davanti. Tranne il bagno nel torrente, che sfortunatamente mi è sfuggito (vero Stéen e Gigi?).
Se tutto è filato così bene, se abbiamo potuto vivere tanti bei momenti e girare in bici con tranquillità per queste zone impervie, se abbiamo potuto rilassarci la sera e rifocillarci in un ambiente accogliente e gioviale, è grazie all'impegno di chi, prima di noi, ha fatto un duro lavoro, si è dato da fare e ha organizzato la trasferta del gruppo.
Grazie Milzo, per la grande disponibilità, e grazie anche a Gigi che ha dato il suo contributo.
Anche a Dario, che si è occupato del trasferimento delle biciclette con il furgone, va detto grazie.
Grazie ed arrivederci alla famiglia Pira che ci ha ospitati.
La prossima vacanza sarà diversa, vero Milzo? Dario? Ti è arrivato il telaio? ;-)
Dopo una sana dormita, ci attende un'abbondante colazione e la spesa al vicino supermercato; tutto in previsione di una splendida gita alla Gola di Gorropu, sempre guidati dal nostro Milzo.
Questa volta si parte direttamente da Cala Gonone e si inizia immediatamente con una bella e ripida salita lungo una strada nel bosco. La vegetazione intorno a noi è rigogliosa, prevalentemente costituita da lecci, corbezzoli, ma ricca di tantissime specie erbacee, fiori... un bel vedere. Giunti presso una pozza acquitrinosa, dove sostano ad abbeverarsi gli animali che pascolano nei dintorni, facciamo una pausa anche noi. L'acqua ha il colore del fango, un mangia e bevi. Il bosco attorno a noi è fatato, con piccoli folletti che svolazzano brillando al sole, prendendosi gioco di noi babbani.
Si riprende a salire su un fondo molto smosso di pietrisco, dove spicca la caparbietà, la decisione delle due donne del gruppo; Elena e Samanta non mollano mai e superano i maschietti che sono scesi dalle loro bici. Poco dopo arriviamo presso la località Sutta-Terra dove si trova una roccia dalla particolare conformazione ad arco. Scattata la foto di gruppo, puntiamo il nostro sguardo, e le nostre biciclette, all'affascinante Gola di Gorropu.
Percorso un breve tratto su asfalto, presa la deviazione su sentiero, alla prima pietra, Lisabike rompe il cambio. Vito, sempre al lavoro in questi giorni, impegnato nella riparazione di vari guasti meccanici, soprattutto alla bici di Dario spacum so tot, questa volta è messo in seria difficoltà: va bene tutto, ma la moltiplicazione dei cambi e dei pignoni non è ancora in grado di farla. Ci si arrangia convertendo la bici in single speed.
| Gorropu (foto Lisabike©) |
Il torrente che durante la stagione delle piogge prepotentemente scava la pietra, smuove rocce, tronchi e cambia la conformazione del territorio, durante l'estate scorre silente in profondità. In superficie rimangono poche pozze d'acqua. Iniziamo la nostra visita a piedi e man mano che ci addentriamo nella gola, sento le mie emozioni amplificarsi. Sento le gocce d'acqua scendere dalle pareti del canyon, sento le rondini svolazzare qua e là, il rumore del vento e.... i BdB che non stanno zitti un secondo. Non ne posso più e decido di staccarmi dal gruppo. Come si sta bene da soli. Mi siedo su un grosso masso bianco e attendo. Rivolgo il mio sguardo in alto, dove finisce la montagna ed inizia il cielo, sento una grande pace dentro di me. Le fronde degli alberi sono scosse da un vento fresco che ulula incanalandosi nella gola; istantaneamente il sudore sulla mia fronte si asciuga. Vorrei rimanere qua più a lungo, ma gli altri stanno già tornando. Io proseguo ancora un po' addentrandomi nella gola, ma non voglio farmi aspettare troppo e quindi faccio dietro front. Smarrisco un paio di volte la retta via, indicata da segni rossi sulle pietre, e mi trovo di fronte a grosse rocce praticamente insormontabili. Ritrovato il percorso corretto, eccomi di nuovo in gruppo, e di nuovo in sella. Sono accaldato e vorrei andare a fare un bel bagno nel torrente che si vede a fondo valle, ma vedo tutti proseguire e quindi mi perdo questa occasione. Occasione che non si lasceranno sfuggire invece, a mia insaputa, Gigi e Stéen.
Spettacolare l'organizzazione del Milzo per la cena, con la lista dei piatti ordinati, abbinati alla persona, per evitare qualsiasi inconveniente. Tutto filerà liscio come l'aglio, oglio e peperoncino...
Dopo pranzo un bel bicchierozzo di mirto e poi, con gli ultimi superstiti della giornata, il gelato nella cialda giù al porto. Quando vado a letto, Dario e Stéen stanno già russando alla grande: che sinfonia! Gigi senza alcun riguardo accende la televisione, al che Stéen si rizza nel letto e borbotta qualcosa: chiaramente sta ancora dormendo, infatti la mattina dopo non ricorderà più nulla.
Per il terzo giorno ci aspetta il giro alla cala di Goloriztè, guidati da Compagigi. Dobbiamo portarci avanti con le auto per un bel pezzo di strada e la cosa è parecchio stressante per tutto il gruppo. Poi finalmente si inizia a pedalare. Le strade sono solitamente carrarecce piuttosto larghe, dal fondo pietroso molto smosso. Ad un certo punto, con un forte sbuffo, la gomma posteriore di Mabande è a terra; una roccia tagliente ha perforato il copertone e la camera d'aria. Fosse capitata a me una cosa del genere, con i tubeless avrei sparso lattice ovunque e sarei stato costretto ad inserire la camera d'aria. Invece Marco in un attimo sistema la sua gomma ed è in grado di ripartire.
| San Pietro Apostolo (foto Lisabike©) |
Oggi non vediamo l'ora di tuffarci in acqua, di ammirare la bellezza di questa piccola oasi di mare, e dopo un tratto di sassoso sentiero, schivando una roccia dietro l'altra, sobbalzando qua e là, finalmente giungiamo al cospetto di questa meraviglia. Goloritzé si presenta a noi splendida, il mare tinto di mille sfumature blu, le coste frastagliate, scogli, spuntoni di roccia erosa dalle onde, archi disegnati dall'abile mano di madre natura. A fatica tratteniamo lo stupore, così come a fatica Stéen riesce a trattenere addosso a sé i vestiti ed in un attimo è laggiù, a nuotare libero.
| Compagigi a Goloritzé (foto Lisabike©) |
Ancora poca strada e rieccoci alle auto. Ci stringiamo le mani, facciamo i complimenti a Gigi per il giro e rientriamo affamati al quartier generale. Stasera, per la gioia dei carnivori, per cena c'è il porceddu.
| Tipico animale selvatico di Goloritzé (Foto Lisabike©) |
Domenica sera, si parte per il rientro, ed i programmi per la giornata sono due: un gruppo si sposterà col gommone preso a noleggio, per le cale più caratteristiche che si trovano nelle vicinanze, dedicando l'ultima parte della vacanza al mare. Un altro gruppo pedalerà, accompagnato dal Milzo, in relax, sempre con destinazione il mare. Si suda abbondantemente sulla prima salita cementata che ci porta verso Cala Cartoe, ma manca poco per raggiungere la meta di oggi. Un nuovo tratto da esplorare si presenta davanti a noi, una via sterrata che si dovrebbe ricongiungere successivamente con la strada. Nel programma della giornata pianificato da Paolo, non poteva mancare un'explo, per dare quel tocco in più alla giornata.
Ma tutto viene stravolto dalla diserzione di alcuni BdB che si ammutinano in favore del cemento e dell'asfalto, e della via più diretta per il mare. Non faccio i nomi di queste persone per non screditarle in pubblico, trattamento che in verità meriterebbero nella maniera più assoluta...
| A Cala Cartou (foto Lisabike©) |
| Lavori in corso (foto Lisabike©) |
È giunta l'ora di ritornare e facciamo in tempo a raggiungere il paese per l'ultimo gelato della vacanza, che si scatena il diluvio. Mentre prepariamo le valige nelle nostre stanze, fuori infuria un forte temporale e le strade si allagano nel giro di pochi istanti. Con i piedi in ammollo carichiamo le bici sul furgone ed i bagagli e siamo pronti per la partenza.
Saldiamo il conto con il Bed and Breakfast, che ci ha riservato un trattamento a dir poco speciale, e che merita i nostri complimenti e ringraziamenti, e ci rimettiamo in viaggio per Olbia.
E così, dopo aver toccato con mano la Sardegna più selvaggia ed affascinante, facciamo ritorno alle nostre chiassose città. Il dolce sapore di questa vacanza avrà la forza di contrastare il gusto amaro della vita di tutti i giorni? Della frenetica attività lavorativa con tutti gli stress che comporta? Fortunatamente sono riuscito a vivere al rallentatore queste giornate in compagnia, assaporando pienamente tutti i momenti che mi si sono presentati davanti. Tranne il bagno nel torrente, che sfortunatamente mi è sfuggito (vero Stéen e Gigi?).
Se tutto è filato così bene, se abbiamo potuto vivere tanti bei momenti e girare in bici con tranquillità per queste zone impervie, se abbiamo potuto rilassarci la sera e rifocillarci in un ambiente accogliente e gioviale, è grazie all'impegno di chi, prima di noi, ha fatto un duro lavoro, si è dato da fare e ha organizzato la trasferta del gruppo.
Grazie Milzo, per la grande disponibilità, e grazie anche a Gigi che ha dato il suo contributo.
Anche a Dario, che si è occupato del trasferimento delle biciclette con il furgone, va detto grazie.
Grazie ed arrivederci alla famiglia Pira che ci ha ospitati.
La prossima vacanza sarà diversa, vero Milzo? Dario? Ti è arrivato il telaio? ;-)
mercoledì 8 giugno 2011
Monte Carena
Compagigi corona l'idea di Chicco di salire sul monte Carena,non mi faccio scappare l'occasione e li seguo,ecco il bel report di Gigicompa:
Sono stupito...
come è possibile che fino ad oggi questo monte con la sua bella salita e soprattutto con la sua bellissima discesa mi sia rimasto sconosciuto ????

Ho una sola spiegazione, ci sono troppi percorsi "strafighi" nelle vicinanze
Guardando le foto satellitari e le cartine mi ero fatto un'idea completamente sbagliata della salita. La immaginavo dura, anzi durissima con rampe e pezzi impraticabili, niente di più sbagliato, la salita è talmente piacevole che lascia il tempo per guardarsi intorno e permette di riprendere fiato proprio quando se ne ha bisogno.

Solo l'ultimo tratto per arrivare alla Santella dell'arciprete è un "muro erboso" che va fatto con la bici a spalle ma sono veramente 10 minuti

Una volta sulla cresta si gode di un panorama da urlo, e da qui raggiungere la cima del Carena e poi la Croce sopra Bagolino non è assolutamente difficoltoso



..a questo punto, visibilmente soddisfatto, Mauro dice" ..anche se la discesa è su stradello, asfalto o si fa a piedi , va già bene cosi.
Invece NO, 1000 mt di discesa bellissima , mai difficile ma con un che di piccante, tutta su sentiero fino a quota 1100


Solo per qualche decina di metri, subito dopo le Malghe, bisogna scendere dalla bici, il resto una vera goduria, un sentiero "vecchio" ma fatto da gente che sa come si costruiscono i sentieri, insomma un sentiero degno dei migliori della Val Dorizzo
Sono stupito...
come è possibile che fino ad oggi questo monte con la sua bella salita e soprattutto con la sua bellissima discesa mi sia rimasto sconosciuto ????
Ho una sola spiegazione, ci sono troppi percorsi "strafighi" nelle vicinanze
Guardando le foto satellitari e le cartine mi ero fatto un'idea completamente sbagliata della salita. La immaginavo dura, anzi durissima con rampe e pezzi impraticabili, niente di più sbagliato, la salita è talmente piacevole che lascia il tempo per guardarsi intorno e permette di riprendere fiato proprio quando se ne ha bisogno.
Solo l'ultimo tratto per arrivare alla Santella dell'arciprete è un "muro erboso" che va fatto con la bici a spalle ma sono veramente 10 minuti
Una volta sulla cresta si gode di un panorama da urlo, e da qui raggiungere la cima del Carena e poi la Croce sopra Bagolino non è assolutamente difficoltoso
..a questo punto, visibilmente soddisfatto, Mauro dice" ..anche se la discesa è su stradello, asfalto o si fa a piedi , va già bene cosi.
Invece NO, 1000 mt di discesa bellissima , mai difficile ma con un che di piccante, tutta su sentiero fino a quota 1100
Solo per qualche decina di metri, subito dopo le Malghe, bisogna scendere dalla bici, il resto una vera goduria, un sentiero "vecchio" ma fatto da gente che sa come si costruiscono i sentieri, insomma un sentiero degno dei migliori della Val Dorizzo
BDB - BIKERS DI BRESCIA: Monte Zugna 22 maggio 2011
Video del Monte Zugna 22 Maggio 2011
Monte Zugna 22 maggio 2011 from Vittorio Casciotta on Vimeo.
lunedì 30 maggio 2011
Il road tour
Che bello viaggiare! La bicicletta è un mezzo di trasporto incredibile, peccato che si debba molto spesso confrontare a pugni chiusi con le auto e le moto. Io non riesco ad farmele amiche, è più forte di me. Se dall'altra parte mi trovassi delle persone civili, gentili, allora il discorso sarebbe diverso, ma io vedo prevalentemente arroganza, maleducazione e mancanza di rispetto.
Parto alle 6 di sabato mattina con mia madre che mi tira dei nomi perché non utilizzo, anche per un breve tratto l'automobile. Incomincio a percorrere le vie di una Cremona deserta, ancora addormentata. Pochi metri, una buca, e la borraccia è già per terra rotolante: vogliamo forse riprendere la storia della 24H di Finale Ligure? No eh? Via Bergamo, Migliaro, Ossalengo, Casalsigone, Olmeneta; sto andando nella direzione giusta, all'incontro con Dario per le 7 a Pontevico. Le stradine sono strette, in mezzo alla campagna, tranquille, il sole è basso ed i colori attorno a me caldi e romantici. Respiro a pieni polmoni l'aria fresca della mattina in questi primi chilometri del grande giro di due giorni in bici da corsa.
Seduto su di una panchina, in piazza a Pontevico trovo Dario che mi è venuto incontro da Verola, una stretta di mano e via, si parte. Le strade che percorriamo fino a Poncarale sono adatte alle biciclette, poco trafficate ed inserite in un contesto campestre molto piacevole. Meglio un po' di puzza di letame, ai gas di scarico delle automobili. Per raggiungere Vito da HappyBike transitiamo per Capodimonte, Castenedolo, lungo strade più ampie, ma ancora piuttosto tranquille. Le piste ciclabili sono ridicole, pochi metri su e giù da marciapiedi, attorno a rotonde, facendo lo slalom tra pericolosi paletti. Una grossa presa in giro insomma.
Arriviamo da Vito ed Elena ci prepara molto gentilmente un buon caffé. Pronti via riprendiamo subito a pedalare sul percorso ciclabile della Valtenesi, guidati da Cascio che ci mette subito in riga con la sua vivace andatura. Evitiamo completamente le automobili immersi un uno splendido paesaggio collinare tra prati, campi dorati di frumento e freschi boschetti. Una piacevole sosta turistica nei pressi del castello di Padenghe all'interno del quale si può transitare solamente a piedi, pena l'immediata foratura di almeno un copertone. Dario è il solito sovversivo e viene immediatamente punito con una pioggia di spine dal cielo.
| Tra i campi (Dario Gnali©) |
L'azione circolare delle nostre gambe riprende prontamente dopo l'immissione di nuovo carburante. Nel frattempo qualche nuvolone grigio si è formato sulle nostre teste e quando il sole viene coperto, sentiamo l'aria fresca raffreddare le nostre magliette sudate. Al passo ci stringiamo le mani, una pacca sulla spalla per congratularci della prima salita portata a termine e, indossati gli antivento, incominciamo la bella discesa per il Lago d'Idro. Ormai la mia confidenza con la bici da corsa è discreta e di conseguenza riesco a divertirmi maggiormente rispetto alle prime uscite con le gommine strette.
In valle fa ovviamente più caldo, è ora di mangiare qualcosa e desidereremmo rifornirci presso un negozio di alimentari che però al momento è chiuso. Meglio dunque proseguire e mangiare ciò che abbiamo a disposizione. Lungo la salita per il Baremone si alternano tratti soleggiati a zone più fresche e con questi sbalzi il mio intestino incomincia a brontolare. Un, due, tre ed il gioco è fatto!
Accuso qualche doloretto al ginocchio sinistro, mi fermo un attimo, riprendo, e tutto è sparito. Bene! La fontana che troviamo a circa metà salita è una manna che scende dal cielo: l'acqua è fresca, veramente ottima e riempiamo le borracce. Di lì a poco arriviamo al Passo e al Rifugio Baremone.
Qui abbiamo l'occasione per rifocillarci con un buon panino: alla coppa, al formaggio, il gestore ci porta anche degli ottimi pomodorini biologici, e ciliegie. Scherziamo con un ragazzo ospite anche lui del rifugio: è un tipo simpatico e gioviale, sul tavolo di fianco a lui una bottiglia di grappa.
Salutiamo il Baremone e con nuove energie pronte per essere bruciate, riprendiamo a salire in direzione del Maniva. Nella mia mente riecheggiano i ricordi della faticosa attraversata nella neve, con Dario, qualche tempo fa. Ora il fondo è finalmente sgombero e reincidiamo sul vecchio nastro nuovi piacevoli ricordi. Percorriamo con grande attenzione il tratto sterrato ma la pizzicatura della camera d'aria arriva prontamente. Una goccia di loctite ed il foro viene riparato, la vera difficoltà sta nel riportare in pressione il pneumatico con le pompette compatte che abbiamo a disposizione. Arrivare al Maniva, con la strada sgombera è una goduria; mi spaventa un po' invece la risalita al Dosso dei Galli verso il Crocedomini. Ho le gambe stanche e dobbiamo arrivare fino a quota 2200. Invece tutto fila liscio, anche merito dell'ambiente che ci circonda, che ci fa sentire meno la fatica. Con i recenti temporali quassù è scesa un po' di neve e l'atmosfera è da brividi, ma non a causa della temperatura esterna, per lo meno ora che siamo in salita. Da Crapa de Vaia scendiamo un po' ed è obbligatorio indossare l'antivento per non diventare 3 bei ghiacciolini. Ancora un bellissimo tratto di sterrato ed è fatta: per le 19, dopo 13 ore di bicicletta, giungo finalmente, in compagnia di Dario e Vito, al rifugio Crocedomini. Grande soddisfazione ed emozione per il bellissimo tappone che abbiamo completato. Se penso poi al fatto di essere partito con la bici da casa, l'emozione cresce ancor di più.
| La neve a quota 2200 (Dario Gnali©) |
Passiamo in rassegna la lunga lista di primi tra cui è difficile scegliere: io opto per una doppia dose di pasta al pomodoro, Vito si lancia su una montagna di pasta con ragù d'asino, e Dario affonda la forchetta su un generoso piatto di pappardelle con lardo e bagoss fuso. Una bomba.
Per secondo abbiamo: carne, carne, carne, carne e.... polenta, funghi, formaggi, patate al forno, insalata mista. Non mangiamo carne e del resto prendiamo tutto. Che magnada! Alla fine non ordineremo neppure il dolce. Arriva Elena in compagnia della mamma a farci compagnia: giusto in tempo per un bicchierino di liquore. Il genepì è alla stregua di un sonnifero e con la pancia piena ora che sono le 22 passate, non vediamo l'ora di farci la doccia ed infilarci sotto le coperte. Domani ci attende un'altra bella giornata in sella e vogliamo essere ben riposati per affrontarla al meglio.
Nel boiler finalmente l'acqua è calda e Dario esce dal bagno avvolto in una nuvola di vapore: cotto a puntino, pronto per il letto. Io e Vito siamo i prossimi. Rigenerati!
Mi immagino gli omini di "Siamo fatti così" intenti a rigenerare le fibre muscolari, smaltire l'acido lattico portandolo via a secchiate, un duro lavoro, che fatica! E per merito di questi instancabili (o quasi) alleati, la mattina dopo riusciamo ad sentirci piuttosto riposati, pronti per una nuova giornata in giro per i monti. Vito è al lavoro anche se oggi è domenica: gli faccio fare gli straordinari con la sostituzione di un raggio alla ruota posteriore. Un lavoretto fatto con i fiocchi, grazie di cuore per la tua gentilezza.
Salutiamo Elena, che percorrerà in compagnia della madre, la piacevole sterrata che porta alla Corna Bianca, per poi fermarsi nel relax della Val Fredda. Buona giornata e alla prossima pedalata!
| Partenza 2° giorno (Elena Buizza©) |
| Quasi al Passo Vivione (Dario Gnali©) |
Non invidiamo o condividiamo per niente il loro stile e pur apprezzando il cibo, preferiamo abbinarlo ad del sano movimento fisico. La discesa verso Schilpario è molto bella, lunga e divertente, occorre però stare molto attenti alle automobili che salgono dal senso opposto al nostro: una grande fetta della pericolosità della bici da corsa è data dal contatto ravvicinato con gli altri veicoli che frequentano le strade.
Montiamo le luci per affrontare in sicurezza le gallerie della Via Mala e riempiamo le borracce alla fontana del paese. In un tratto di discesa un grosso SUV della BMW ci supera a tutto gas, piegandosi vistosamente con tutta la sua massa nella curva successiva: un'altro tassello che va a comporre l'immenso puzzle della deficienza che viaggia su 4 ruote.
All'ingresso della prima galleria Dario sussulta per lo sbalzo di temperatura, almeno dieci gradi in meno rispetto all'esterno. Il bello del nostro viaggio sta finendo, con un caloroso arrivederci ci congediamo dalle montagne nostre amiche. Montagne portatrici di fatica, ma che poi ricompensano fino all'ultima goccia di sudore versato, con fiumi di emozioni.
Il caldo in valle è fortunatamente contenuto. Ora ci facciamo guidare da Vito verso Pisogne. Percorriamo un po' di ciclabile, ma ne perdiamo velocemente la traccia, grazie all'incompletezza della cartellonistica segnalatoria. Io mi lamento come al solito perché in Italia ci sono poche cose che funzionano come dovrebbero. Raggiunto per strade secondarie il Lago iniziamo a percorrere la ciclabile verso Marone. Anche il tratto che era stato chiuso per una frana dovrebbe essere stato riaperto ed infatti si vedono transitare parecchie biciclette. Arriviamo all'uscita trovando invece un'amara sorpresa: un imponente sbarramento è stato eretto per evitare il passaggio della gente. Invece di concentrare le risorse per risolvere il dissesto e metterlo in sicurezza velocemente, in Italia si erigono barricate e si blocca tutto per mesi e mesi. Sembra difficile riuscire a superare questa barriera, ma quante volte da ragazzini ci si arrampicava sugli alberi o si scavalcavano recinzioni per andare a recuperare il pallone finito nel cortile del vicino? Incoraggiato dal sottoscritto Dario passa oltre, ora tocca a me. Arrivo in cima e mi posiziono in maniera consona per portare le bicicletta da una parte all'altra: e una, e due e tre... il gioco è fatto. Arriva anche Vito e ripartiamo tutti contenti di aver superato anche questa prova.
La strada che costeggia il lago è piuttosto trafficata anche se la maggior parte dei veicoli transita sulla nuova tangenziale; un gruppetto di vespisti si mette in marcia proprio davanti a noi e prosegue costantemente a bassa velocità, intossicandoci. Suggerisco loro di andare fuori dai torroni ed uno di questi, da buon bresciano non apprezza la mia esclamazione. "Ti ho sentito, neh? Il torrone lo mangi te, capito?" - "Eh va bene, allora mangiati la spongata e tas de lè!".
Vito si sente vicino a casa e si mette davanti a tirare il trio, ogni tanto sbuchiamo io e Dario per dargli il cambio, ma lui poco dopo riemerge, anche perché conosce bene le strade e dove dobbiamo svoltare per non trovarci in tangenziale...
Di lì a poco siamo a Gussago e poi proseguiamo per la Mandolossa. Stiamo andando a buona velocità, e maciniamo velocemente i chilometri che ci separano da casa. Il primo ad arrivare è Vito, stanco ma soddisfatto per l'impresa compiuta. Noi lo ringraziamo per la compagnia e per la grande disponibilità, una persona veramente amabile, oltre che un validissimo ciclista. Ci vediamo presto, per le vacanze BdB in Sardegna!!! La distanza che ci separa da Fornaci e dalla gelateria Sottozero, che frequentiamo assiduamente di ritorno dalle nostre girate è veramente poca e di lì a poco eccoci indaffarati a gustare un buon gelato. Ripercorriamo parte delle strade che abbiamo fatto all'andata, passando per Offlaga, Cignano. A Verola un altro saluto: io e Dario ci congediamo con una vigorosa stretta di mano, tanta è la nostra soddisfazione per il viaggio portato a termine. A me rimangono una ventina di chilometri nelle campagne tra Brescia e Cremona, e passato l'Oglio a Pontevico e raggiunto l'abitato di Robecco, svolto a sinistra in direzione Corte de Frati dove è segnalato un altro percorso ciclabile. Da Dosimo mi dirigo a Persichello dove saluto mia sorella ed il nipotino prima di rientrare a casa.
Un'avventura che mi è piaciuta particolarmente. Un'emozione incredibile trovarsi sui monti, a 2000 metri di quota, con poche cose nello zaino, la tua bici, i tuoi amici, con questo pensiero che si ripresenta regolarmente: sono partito da casa in bici, ed eccomi qua! Senza dubbio chi pratica cicloturismo ha la possibilità di vivere queste sensazioni più a lungo e più intensamente, quindi questo modo di vivere la bicicletta mi interessa sempre più. Vedremo cosa mi riserverà il futuro, sperando che questo, non sia fatto solo di cemento, capannoni e cavalcavia...
Grazie ai miei compagni d'avventura. Ed ora Sardegna.
giovedì 26 maggio 2011
Un'avventura in bdc
L'idea è di Dario, che si è lasciato conquistare, così come è accaduto al sottoscritto, dal fascino della bici da corsa. Una bicicletta che permette a qualche ciclista di percorrere un centinaio di chilometri su grosse e trafficate statali, seguendo con lo sguardo la striscia bianca che delimita le corsie, a testa bassa, cercando di tenere alta la media. Ma anche una bicicletta che permette di muoversi velocemente per strade secondarie, in luoghi fortunatamente poco frequentati dalle automobili per raggiungere un passo, un valico montano, magari partendo da casa.
E così faremo: sabato mattina presto raggiungerò con la "mia" Merckx (in prestito dal gentilissimo Spiedo) Dario a Verolavecchia, poi insieme proseguiremo per Brescia, e sulla ciclabile del fiume Chiese si unirà a noi il buon Vito. Le nostre mete saranno Vobarno, sempre su ciclabile, poi arriverà il Passo Cavallino, la discesa per il lago d'Idro, Anfo, il passo Baremone, il Maniva e poi il Crocedomini. Qui ci riposeremo al rifugio per la tappa del secondo giorno che ci porterà in Val Camonica, saliremo poi fino al Passo del Vivione salendo da Berzo Demo e scendendo successivamente a Boario Terme, da qui, percorrendo la vecchia strada che costeggia il Lago d'Iseo, rientreremo a Brescia ed infine a Cremona.
Riusciremo a completare questa lunga avventura? Lo spero vivamente.
A presto quindi per il racconto che ne seguirà..."
martedì 24 maggio 2011
Facciamola da SOLO
Per due edizioni ho pedalato alla 24H di Finale con i Los Lobos della Bassa all'interno di un team, una volta con il gruppo dei "Cattivi", la seconda con gli "Attack". Ricordo dei bellissimi momenti in compagnia, e tanto relax, ma ero sicuro di perdermi qualcosa, guardando le espressioni di Ausilia, e di coloro che correvano in solitaria. Epica la performance del "Baffo" che aveva trascorso più tempo sotto il gazebo che in sella alla bici, e comunque pedalava in totale libertà, senza dover dare il cambio a nessuno. Questa filosofia mi ha colpito e da quel momento ho deciso di iscrivermi alla 24H di Finale Ligure in solitaria. Poi i Lobos hanno deciso di non partecipare alla gara, ma io avevo già preso la mia decisione, desideravo provare questa esperienza.
E arriva dunque il week end di Finale. I miei preparativi? Ordinare su eBay un pignone a 21 denti per la Surly, scoprire l'ultimo giorno di avere le pastiglie dei freni agli sgoccioli, e domandare alla mamma un po' di riso freddo e quello che riesce a fare per la mia sopravvivenza.
Nel vecchio frigo portatile, poco frigo e poco portatile (soprattutto in bici) avrò a disposizione una bella zuppiera di riso freddo, uova sode, grana padano in scaglie, banane, mele, cioccolato. Acqua? Birra? Niente! Quando le cose si fanno di fretta l'ultimo giorno, molti passaggi - fondamentali - inesorabilmente saltano. Tra le 13:30 e le 14:00 del giorno della partenza preparo le borse con i vestiti, la tenda, il sacco a pelo... carico la bici in macchina, che caldo che fa! Ancora mezza giornata di lavoro e poi si parte.
Le luci per girare di notte sono cariche, ma ho paura che non siano sufficienti. Spiedo, sempre disponibilissimo, mi presta gentilmente il suo impianto Waridi ed un Niterider da casco, in caso di bisogno. Alle 17:30 circa sono in macchina; sto uscendo dalla città, quando inizio a fare il riassunto mentale delle cose che ho preso: scarpe... casco... casco? Il cascoooo! Mi giro e torno a casa, dandomi dello svampito, sto bruciando neuroni troppo rapidamente! Così non va bene...
In autostrada viaggio tranquillo, tra i 100 ed i 120 orari; non ho proprio voglia di fare le corse, soprattutto in macchina. Fa piuttosto caldo, ma non accendo il condizionatore, preferisco un po' di aria dai finestrini al mal di gola. "Ma ti ricordi la strada che devi fare?" Mi dice una vocina fastidiosa. "Ma si dai, La Spezia e poi più in là... Vediamo un po' cosa dicono i cartelli...
Fortunatamente faccio un buon viaggio e parcheggio l'auto a le Manie quando sono le 20 passate. Cerco "France" al telefono ma i cellulari prendono poco in questa zona, mi incammino a piedi sperando di incontrarlo. Primo tentativo fallito! In giro c'è tanta gente, incontro anche Cécile a cui chiedo di France, ma niente. Se almeno conoscessi il nome del gruppo con cui partecipa, se mi fossi informato prima... magari... Lasciamo perdere, sono irrecuperabile. Gli accampamenti sono sparsi ovunque e a piedi credo non riuscirò mai a girarli per bene, mi decido quindi ad utilizzare la bici e mi dirigo verso l'agriturismo "Terre Rosse". È praticamente buio, e devo ancora montare la tenda! Mi sono quasi convinto di mettermi giù nel primo prato disponibile quando sento la voce di Francesco. Finalmente! Monto la tenda in un baleno e preparo il mio giaciglio per la notte. Fiuuu, bene, ora sono più rilassato. In compagnia di France ed alcuni SassiBikers mi dirigo nel cuore pulsante della festa e... come pulsa! Che frastuono questa musica, non riesco quasi a parlare con la persona che mi sta accanto. O di fronte, come la bella biondina che mi consegna il pacco gara, il numero ed il chip per il conteggio dei giri.
Ho fatto bene a portarmi una felpa perché le temperature al calar del sole si abbassano bruscamente e, specialmente nel prato dove abbiamo posizionato le tende, fa proprio freschino. Dopo una lattina di birra, ed una chiacchierata, mi infilo volentieri nel sacco a pelo a scaldarmi. La notte in tenda non è mai il massimo come ore di sonno, ma riesco comunque a dormire sufficientemente. E oggi, sabato, si pedala! E la mia posizione di approvvigionamento sul percorso di gara? Un luogo dove tenere il mio frigo, bere, mangiare? Seguo il consiglio di France e chiedo ospitalità al gruppo che fa da supporto a Yoda: questi ragazzi, gentili e simpatici, mi hanno aiutato non poco, soprattutto la moglie di Marco che continuava a chiedermi: vuoi un po' di pasta? Vuoi il succo di pomodoro? Buono, si grazie... ed il pepe ed il tabasco? Si è messa a ridere...
Alla partenza io e Marco appoggiamo le biciclette l'una all'altra in modo che si sostengano a vicenda, solo che l'ago della bilancia pende dalla parte della mia Surly: bisogna puntellarla ben bene con la Niner in carbonio di Yoda altrimenti casca tutto.
Lo speaker incomincia il conto alla rovescia e poi si parte, di corsa. Recuperate le bici si incomincia a pedalare, ma il traffico è notevole e mi trovo in coda: qualcuno si è impuntato davanti alla prima difficoltà tecnica ed è subito ingorgo. Al primo accenno di discesa rimango di stucco di fronte alla totale assenza di tecnica di guida da parte di molti bikers. Freni tirati, braccia tese e tanta paura: io ci rido su, e penso a quanto sarà lunga questa gara. Devo prenderla con calma, sia in salita che in discesa. Soprattutto in discesa, capito? Mi permetto di fare un giochetto con la ruota posteriore in curva lenta per la gioia di un gruppetto di ragazzini, che esultano rumorosamente. Che ridere!
Il mitico Chicco dei Kulamüla mi aspetta al varco per scatenare il suo tifo e per lanciarmi verso l'ignoto con una poderosa spinta!
Il mitico Chicco dei Kulamüla mi aspetta al varco per scatenare il suo tifo e per lanciarmi verso l'ignoto con una poderosa spinta!
Dopo il primo giro, il traffico diminuisce e si riesce ad andare con più continuità e pure in discesa mi sembra di aver mollato un po' i freni... mi ripeto di star calmo. Con la forcella rigida, non si scherza e lungo il percorsi di Finale non mancano le insidie. Ocio!
Sono al terzo giro, in un tratto sconnesso nel mezzo del toboga, quando perdo il controllo alla ruota anteriore, in un attimo sono a terra. Una palla di polvere, e mi sono sbucciato le ginocchia, a destra sanguina di più, e vedo un taglio più grosso. Devi fare la 24h e mi cadi al 3° giro per imprudenza, sei un deficiente, mi ripeto. Lì a due passi, casualmente c'è un punto di infermeria dove ricevo le prime cure: il taglio viene disinfettato ma è profondo e forse è il caso di applicarvi un paio di punti di sutura.
Nella zona della partenza, ricevo le cure di un attento staff medico, un bel lavoretto a parte la fasciatura che dura si e no mezzo giro. Quando riferisco all'infermiere la mia intenzione di fare la 24h in solitaria mi guarda con una espressione come per dire: "se vai avanti di questo passo arrivi a domani tutto incerottato, sempre che tu riesca ad arrivare a domani...".
Fatica, tanta fatica, la brillantezza dei primi giri va sempre più scemando. Sento le batterie scaricarsi, fa caldo e bevo una borraccia a giro. Tra l'altro su un tratto sconnesso ho perso la mia borraccia preferita con dentro tanti buoni sali all'arancia, sembra di bere la San Pellegrino. È caduta chissà dove! Porc!
Marco mi allunga un goccio dalla sua e parto subito a razzo, con le fiamme che mi escono da dietro... ah ah ma va là! Grazie Yoda per questa gentilezza. Al punto di ristoro intanto distribuiscono bottigliette d'acqua, che una volta svuotate finiscono regolarmente a terra. Ma dico io! Queste sono cattive abitudini che bisogna far perdere con le cattive, visto che con le buone non si ottiene niente.
Il gran buon maestro Jedi ha un passo impressionante e riesce a percorrere parecchi giri in poche ore di gara. La moglie lo aggiorna sulla posizione in classifica ed i tempi intanto che lui fa il pieno di energie, ma senza perdere troppo tempo. Tutto è organizzato ed ottimizzato. Io tutto il contrario. Con il sopraggiungere della sera sento di stare meglio, sento le energie ritornare e provo una forte emozione. Sarà il tramonto, sarà questo sentirsi meglio dopo un momento di sconforto, fatto sta che mi accorgo che i miei occhi son diventati lucidi. Sarà la polvere di Finale? Può darsi, ma anche no. Se un giro fa pensavo di non riuscire a trovare le forze per continuare, e di aver preteso troppo da me stesso, ora invece magicamente, con lo sguardo rivolto al mare, solleticato dalla brezza della sera, sento la bici più leggera ed al posto del 21, pedalo un 24.
Dopo un po' mi ritrovo comunque nella condizione di prima, stanco, spossato, eppure ho mangiato. Il tratto nuovo del percorso di quest'anno è massacrante: un continuo saliscendi, nella polvere, tra radici, a schivare alberi. Tecnicamente molto divertente da percorrere, ma molto faticoso. Dopo il passaggio di tanti bikers, per tante ore di fila, il percorso è tutto una buca, una sconnessione dietro l'altra e con la forcella rigida ho le mani e le braccia a pezzi. Ogni tanto guardo per terra per vedere di recuperare la mia borraccia, ma non sono ancora riuscito a trovarla: un motivo in più per fare un altro giro.
Alle 19 è obbligatorio avere le luci montate sulla bici, faccio quindi un ultimo giro e poi mi fermo per un po'. Vado all'accampamento dei SassiBikers, mi lavo un po', mi cambio, monto le luci e poi riparto per un paio di giri, ma sono troppo stanco per continuare così decido di fare un pisolo. In tenda non si sta male, sdraiati sul materassino.... e puff... in un attimo sono addormentato. Non so quanto ho dormito, mi ricordo solo di uno strano verso che echeggiava nel bosco, con questo suono mi sono alzato, e sono ripartito. Fuori una bella luna illuminava la notte, il tempo di fare un giro e l'orizzonte incominciava a schiarirsi. In discesa ho imparato la lezione e procedo con cautela anche perché le braccia non mi sostengono più molto. Incredibilmente invece riesco a percorrere anche le salite più impegnative ancora in sella, anche se a fatica. La polvere mi ha chiuso i polmoni e spesso tossisco, faccio fatica a respirare profondamente. Provo una gran soddisfazione nel momento in cui riesco con il faretto da casco ad illuminare la mia borraccia caduta nei primi giri al margine del sentiero. È tutta impolverata ma è ancora piena del gustoso nettare al gusto arancia... ne svito il tappo e la svuoto tutta in un sorso... ahhhh... la mia borraccia! La infilo nella tasca posteriore della maglia e riparto tutto contento.
Quando mi fermo per uno spuntino al quartier generale del maestro Jedi, il saggio Yoda è a letto, in tenda... ha mal di schiena. Penso: un po' di riposo, qualche ora disteso e poi riprenderà.
Ripasso un giro dopo ed è lì tutto spaparanzato sul lettino in tenuta "civile" - e allora? Non riparti?. Il mal di schiena è troppo forte, la voglia di pedalare è ormai scemata, le motivazioni non ci sono più. Molto meglio rilassarsi e mettersi il cuore in pace, il biker tedesco che è al comando della classifica, ha già totalizzato più di 20 giri, un atleta incredibile e anche la controparte femminile non è da meno.
Ormai le luci non mi servono più, ed in auto ho un 22 che potrebbe facilitarmi in queste ultime ore di gara. Un dente in più? Cosa sarà mai...
Dopo il pit stop mi sembra di essere più in forma, ma alla prima salita ritorno nella iniziale condizione di "immobilità". Beh dai, ancora qualche giro e poi basta. Una bella biondina si fa da parte per lasciarmi libero il sentiero; la ringrazio assicurandola del fatto che nel giro di pochi metri mi avrebbe raggiunto e superato. Lei si mette a ridere, ma alla prima salita me la vedo sfilare di fianco con la sua pedalata agile e le ciocche bionde che dondolano fuori dal casco. Ne ho due palle di pedalare: mi fermerei invece volentieri in un verde prato, all'ombra di un bell'albero, in compagnia di questa dolce fanciulla...
Qua attorno non vedo verdi prati, ma solo irti cespugli, terra rossa, polvere. Però laggiù in spiaggia, al mare, deve essere uno spettacolo. Al sole fa molto caldo e mi bagno la testa per non mettermi a fischiare come una pentola a pressione, un piacevole venticello riporta ossigeno ai miei polmoni e concludo per l'ennesima volta la salita più dura prima del toboga. Dopo aver prestato molta attenzione nei tratti sassosi e smossi, mi lascio cullare sulle belle paraboliche conclusive di questa classica discesa di Finale e taglio nuovamente il traguardo. Ancora un giro e vado a fare la doccia. Se ci fossero dolci salite e toboga infiniti, probabilmente riuscirei a pedalare ancora per parecchie ore, ma non riesco più a sopportare i ripidi strappetti della prima parte del tracciato.
Mi fermo per magiare qualcosa e penso: ho ancora 3 buoni pasta da utilizzare, potrebbe essere il momento giusto per ricaricarsi un po'. Vado al bancone del punto di ristoro e ritiro 2 piatti di pasta al pesto, 2 mele e l'acqua. Dopo aver finito il primo piatto di pasta, devo arrendermi di fronte alla esagerazione della prima dose e mestamente sarò costretto a rendere la seconda abbondante porzione. Va bene così. Un bel ruttone e via, riparto per l'ultimo giro di questa mia 24ore.
Pedalo a fatica nelle polverose salite del primo tratto di percorso, la ruota posteriore tende sempre a slittare e la posizione migliore rimane sempre quella da seduto. Finalmente mi immetto nella sezione classica del tracciato ed inizio con un po' di discesa, quando ad un certo punto sento un po' di solletico al naso, arriva uno starnuto e..... pfffff.... all'ultimo giro pizzico la gomma posteriore. Sarà stato il contraccolpo, immagino! Con calma, all'ombra di un corbezzolo sistemo la camera con una goccia di loctite e riparto. L'ultima fatica in salita, l'ultimo toboga.... è stato bello, ma può bastare.
Alle 19 è obbligatorio avere le luci montate sulla bici, faccio quindi un ultimo giro e poi mi fermo per un po'. Vado all'accampamento dei SassiBikers, mi lavo un po', mi cambio, monto le luci e poi riparto per un paio di giri, ma sono troppo stanco per continuare così decido di fare un pisolo. In tenda non si sta male, sdraiati sul materassino.... e puff... in un attimo sono addormentato. Non so quanto ho dormito, mi ricordo solo di uno strano verso che echeggiava nel bosco, con questo suono mi sono alzato, e sono ripartito. Fuori una bella luna illuminava la notte, il tempo di fare un giro e l'orizzonte incominciava a schiarirsi. In discesa ho imparato la lezione e procedo con cautela anche perché le braccia non mi sostengono più molto. Incredibilmente invece riesco a percorrere anche le salite più impegnative ancora in sella, anche se a fatica. La polvere mi ha chiuso i polmoni e spesso tossisco, faccio fatica a respirare profondamente. Provo una gran soddisfazione nel momento in cui riesco con il faretto da casco ad illuminare la mia borraccia caduta nei primi giri al margine del sentiero. È tutta impolverata ma è ancora piena del gustoso nettare al gusto arancia... ne svito il tappo e la svuoto tutta in un sorso... ahhhh... la mia borraccia! La infilo nella tasca posteriore della maglia e riparto tutto contento.
Quando mi fermo per uno spuntino al quartier generale del maestro Jedi, il saggio Yoda è a letto, in tenda... ha mal di schiena. Penso: un po' di riposo, qualche ora disteso e poi riprenderà.
Ripasso un giro dopo ed è lì tutto spaparanzato sul lettino in tenuta "civile" - e allora? Non riparti?. Il mal di schiena è troppo forte, la voglia di pedalare è ormai scemata, le motivazioni non ci sono più. Molto meglio rilassarsi e mettersi il cuore in pace, il biker tedesco che è al comando della classifica, ha già totalizzato più di 20 giri, un atleta incredibile e anche la controparte femminile non è da meno.
Ormai le luci non mi servono più, ed in auto ho un 22 che potrebbe facilitarmi in queste ultime ore di gara. Un dente in più? Cosa sarà mai...
Dopo il pit stop mi sembra di essere più in forma, ma alla prima salita ritorno nella iniziale condizione di "immobilità". Beh dai, ancora qualche giro e poi basta. Una bella biondina si fa da parte per lasciarmi libero il sentiero; la ringrazio assicurandola del fatto che nel giro di pochi metri mi avrebbe raggiunto e superato. Lei si mette a ridere, ma alla prima salita me la vedo sfilare di fianco con la sua pedalata agile e le ciocche bionde che dondolano fuori dal casco. Ne ho due palle di pedalare: mi fermerei invece volentieri in un verde prato, all'ombra di un bell'albero, in compagnia di questa dolce fanciulla...
Qua attorno non vedo verdi prati, ma solo irti cespugli, terra rossa, polvere. Però laggiù in spiaggia, al mare, deve essere uno spettacolo. Al sole fa molto caldo e mi bagno la testa per non mettermi a fischiare come una pentola a pressione, un piacevole venticello riporta ossigeno ai miei polmoni e concludo per l'ennesima volta la salita più dura prima del toboga. Dopo aver prestato molta attenzione nei tratti sassosi e smossi, mi lascio cullare sulle belle paraboliche conclusive di questa classica discesa di Finale e taglio nuovamente il traguardo. Ancora un giro e vado a fare la doccia. Se ci fossero dolci salite e toboga infiniti, probabilmente riuscirei a pedalare ancora per parecchie ore, ma non riesco più a sopportare i ripidi strappetti della prima parte del tracciato.
Mi fermo per magiare qualcosa e penso: ho ancora 3 buoni pasta da utilizzare, potrebbe essere il momento giusto per ricaricarsi un po'. Vado al bancone del punto di ristoro e ritiro 2 piatti di pasta al pesto, 2 mele e l'acqua. Dopo aver finito il primo piatto di pasta, devo arrendermi di fronte alla esagerazione della prima dose e mestamente sarò costretto a rendere la seconda abbondante porzione. Va bene così. Un bel ruttone e via, riparto per l'ultimo giro di questa mia 24ore.
Pedalo a fatica nelle polverose salite del primo tratto di percorso, la ruota posteriore tende sempre a slittare e la posizione migliore rimane sempre quella da seduto. Finalmente mi immetto nella sezione classica del tracciato ed inizio con un po' di discesa, quando ad un certo punto sento un po' di solletico al naso, arriva uno starnuto e..... pfffff.... all'ultimo giro pizzico la gomma posteriore. Sarà stato il contraccolpo, immagino! Con calma, all'ombra di un corbezzolo sistemo la camera con una goccia di loctite e riparto. L'ultima fatica in salita, l'ultimo toboga.... è stato bello, ma può bastare.
Quella di quest'anno è stata un'edizione particolare: l'assenza dei Los Lobos a mio parere si è sentita, un gruppo che porta vivacità, che lascia il segno dove passa. Di pazzi scalmanati in giro se ne trovavano: bikers con pietre di poliuretano sulla schiena ed elmetti gallici, le ragazze di "L'Afrique c'est chic" con fasce leopardate, parrucche e bambolotti legati sulla schiena... ma forse così è troppo. I Lobos riescono ad essere elegantemente stravaganti, un bel vedere insomma.
E così ho vissuto anche questa esperienza, a modo mio, con serenità, senza guardare i tempi, ma impegnandomi ugualmente perché è nella mia indole. È stata un'esperienza emozionante in parecchi momenti, faticosa e spossante in altri. Non mi sono mai forzato e quando ero stanco, mi fermavo per riprendere fiato. Devo ringraziare tanto tutti coloro che mi hanno incoraggiato, aiutato, ospitato, che mi hanno fatto ridere in questa 24H di Finale. Ed ora un po' di relax con i BdB.... si fa per dire... ;-)
domenica 22 maggio 2011
Un applauso alla natura
Solitamente a proporre giri siamo in tre,alternandoci casualmente,visto che l'ultimo era "roba" mia(e di Frog) ho aspettato fino a venerdì qualche idea di Gigi o di Milzo,li sento,ma Gigi è impegnato e Milzo è infortunato.
Mabender fa la particella di sodio nella bottiglia e bussa al vetro......
Rampigolem?No,Dario scherzosamente rema contro.
Cima Avez?No,voglio farla con Gigi e sabato non può.
RondaBlacca?Anche Dario ha la stessa visione e allora bingo!!!
Strano,non ripeto mai per intero un giro già fatto,ma questo non è un giro dei tanti,questo è il giro.Forse perchè è stato il primo con Milzo e soci,sono passati quasi 4 anni ma ho sempre desiderato di rifarlo,senza essere agitato come la prima volta e sopprattutto senza crampi che quel famoso giorno mi tormentarono per buona parte dell'uscita.
Così, puntuali sabato mattina eccoci pronti per il remake,siamo in sei,Dario,il Lonfo,Mabender,fascino e Milzo con il braccio piuttosto gonfio.La giornata e meteosplendida e la voglia di pedalare è tanta,raggiungiamo Pian del Bene e l'alpe Pezzeda,qui purtroppo MIlzo per non peggiorare la situazione decide saggiamente di rientrare per una via più breve quindi si continua in 5 e inizia il sentiero in bici più bello(per me) delle valli bresciane,si pedala in direzione della Corna Blacca la montagna di Gianfranco,momentaneamente fuori gioco(in bocca al lupo per martedi) l'ambiente è talmente bello che mi vengono dei brividi per l'emozione, appena scolliniamo verso la Valtrompia il tempo peggiora in fretta e un tuono mi risveglia dall'estasi mistica,raggiungiamo la selletta poco prima della capanna TitaSecchi,altro posto incantevole e ci ripariamo dalla pioggia e grandine in un'anfratto naturale,mentre aspettiamo un pò di clemenza da GiovePluvio ci mangiamo un panino e si scherza tra di noi.Simone dopo due volte che ha rinunciato al giro per le previsioni burrascose e non ha piovuto,questa volta che davano bel tempo e ha deciso di venire:acqua a catinelle.
La pioggia sembra diminuire e si riprende la ciclata,ci portiamo sotto la selvaggia parete nordest della Blacca e con qualche tratto a spinta arriviamo in un altro posto sublime(le Pertiche,Dario avevi ragione)ci guardiamo intorno con meraviglia e sopra uno spuntone panoramico e a picco nel vuoto mi parte spontaneo un "applauso alla natura",c'è poco da aggiungere,siamo circondati da luoghi incantevoli ma spesso non abbiamo gli occhi e il cuore per vederli.
Finalmente si comincia a perdere di quota,le forze sono al lumicino e i riflessi sono quelli che sono,dopo aver incontrato due sciocchi trialisti e aver perso un Lonfo, arriviamo sulla sterrata e qui il buon Dario trova un bel sentiero che ci evita la strada fino al rifugio Amici miei,purtoppo l'ora tarda ci fa gustare solo una birretta e poi giù di nuovo fino al punto di partenza.
Concludo con una promessa;ci voglio ritornare,e molto presto con Perse Vito la Elena e .......
Mabender fa la particella di sodio nella bottiglia e bussa al vetro......
Rampigolem?No,Dario scherzosamente rema contro.
Cima Avez?No,voglio farla con Gigi e sabato non può.
RondaBlacca?Anche Dario ha la stessa visione e allora bingo!!!
Strano,non ripeto mai per intero un giro già fatto,ma questo non è un giro dei tanti,questo è il giro.Forse perchè è stato il primo con Milzo e soci,sono passati quasi 4 anni ma ho sempre desiderato di rifarlo,senza essere agitato come la prima volta e sopprattutto senza crampi che quel famoso giorno mi tormentarono per buona parte dell'uscita.
Così, puntuali sabato mattina eccoci pronti per il remake,siamo in sei,Dario,il Lonfo,Mabender,fascino e Milzo con il braccio piuttosto gonfio.La giornata e meteosplendida e la voglia di pedalare è tanta,raggiungiamo Pian del Bene e l'alpe Pezzeda,qui purtroppo MIlzo per non peggiorare la situazione decide saggiamente di rientrare per una via più breve quindi si continua in 5 e inizia il sentiero in bici più bello(per me) delle valli bresciane,si pedala in direzione della Corna Blacca la montagna di Gianfranco,momentaneamente fuori gioco(in bocca al lupo per martedi) l'ambiente è talmente bello che mi vengono dei brividi per l'emozione, appena scolliniamo verso la Valtrompia il tempo peggiora in fretta e un tuono mi risveglia dall'estasi mistica,raggiungiamo la selletta poco prima della capanna TitaSecchi,altro posto incantevole e ci ripariamo dalla pioggia e grandine in un'anfratto naturale,mentre aspettiamo un pò di clemenza da GiovePluvio ci mangiamo un panino e si scherza tra di noi.Simone dopo due volte che ha rinunciato al giro per le previsioni burrascose e non ha piovuto,questa volta che davano bel tempo e ha deciso di venire:acqua a catinelle.
La pioggia sembra diminuire e si riprende la ciclata,ci portiamo sotto la selvaggia parete nordest della Blacca e con qualche tratto a spinta arriviamo in un altro posto sublime(le Pertiche,Dario avevi ragione)ci guardiamo intorno con meraviglia e sopra uno spuntone panoramico e a picco nel vuoto mi parte spontaneo un "applauso alla natura",c'è poco da aggiungere,siamo circondati da luoghi incantevoli ma spesso non abbiamo gli occhi e il cuore per vederli.
Finalmente si comincia a perdere di quota,le forze sono al lumicino e i riflessi sono quelli che sono,dopo aver incontrato due sciocchi trialisti e aver perso un Lonfo, arriviamo sulla sterrata e qui il buon Dario trova un bel sentiero che ci evita la strada fino al rifugio Amici miei,purtoppo l'ora tarda ci fa gustare solo una birretta e poi giù di nuovo fino al punto di partenza.
Concludo con una promessa;ci voglio ritornare,e molto presto con Perse Vito la Elena e .......
mercoledì 18 maggio 2011
La scena è per loro...
Quando iniziavo a pedalare io, si guardava con ammirazione a John Tomac, Thomas Frischknecht, David "Tinker" Juarez... grandi atleti dell'XC. Poi è arrivata la novità del DH, un'emergente specialità, che aveva il suo fascino per le difficoltà tecniche estreme che gli atleti erano tenuti a superare in discesa. Mi ricordo i nomi di Nicolas Vouilloz, Juli Furtado, Missy Giove, Anne-Caroline Chausson...
Erano una minoranza allora, e molto probabilmente lo sono anche oggi, ma la loro voce è forte, e attirano l'attenzione dei giovani che vedono in loro i super fighi da imitare. Quindi se va avanti così, la bicicletta pedalata come la intendiamo noi, andrà avanti poco. Una schermata di pinkbike ed ecco che su 6 news ben 5 sono dedicate a bike park, downhill e film gravity che tra un po' riempiranno le sale dei cinema da quanti ne fanno!
Con il web intento a dare questa immagine della mountain bike, poi non ci si deve lamentare se in giro per le montagne ci scambiano per downhillers, o freeriders. Abbiamo le bici molleggiate, indossiamo le protezioni alle ginocchia e ai gomiti = facciamo downhill!
Con una visione pessimistica le montagne potrebbero davvero diventare un enorme parco divertimenti per mille e mille bici imbizzarrite. Se si pensa che qualcuno per "manutenzione del sentiero" intende la pulizia ed il livellamento del fondo, la costruzione di drops per fare i salti, di paraboliche per fare le curve, ecco, questa è l'idea di montagna. Poi inizieranno a spuntare come funghi passerelle e trampolini. A me queste cose danno fastidio, e sono intollerante. Non frequento la Maddalena di Brescia, ma ho il ricordo di una traccia, ora credo famosa, che presentava diverse strutture per i discesisti. Ma perché? Da che cosa è nato tutto questo? E se volessi passeggiare a piedi per quel sentiero, potrei farlo tranquillamente oppure dovrei indossare obbligatoriamente casco integrale, pettorina, e tutte le protezioni necessarie per salvarmi da un incontro ravvicinato con un missile da DH?
La Maddalena è forse diventato un bike park?
E così la mountain bike diventa sempre più uno sport da circo, da area attrezzata dove ci sono impianti di risalita, o su fune o su gomma. Un po' come lo sci da discesa (dice giustamente Dario), dove la conquista della montagna avviene con la creazione di strutture atte a portare le persone in su, per poi farle venire giù. Un giorno, ma in molte località è già così, chi vorrà fare mountain bike, dovrà rivolgersi al bike park.
E così la mountain bike diventa sempre più uno sport da circo, da area attrezzata dove ci sono impianti di risalita, o su fune o su gomma. Un po' come lo sci da discesa (dice giustamente Dario), dove la conquista della montagna avviene con la creazione di strutture atte a portare le persone in su, per poi farle venire giù. Un giorno, ma in molte località è già così, chi vorrà fare mountain bike, dovrà rivolgersi al bike park.
martedì 17 maggio 2011
Non esageriamo...
Va bene! Sabato ti è andata bene, ma non pretenderai di trascorrere un'altra bella giornata in mountain bike anche domenica! Le previsioni sono pessime. Di ritorno dal giro sul Corno d'Aquilio, ci fermiamo a recuperare alcuni pezzi da Happy Bike e proponiamo a Vito ed Elena un'uscita a rischio acqua al Rifugio Pirlo allo Spino. Lisabike sperava in qualcosa di più adrenalinico, in alta quota, a rincorrere stambecchi e saltare crepacci... ma per questa volta si deve accontentare.
La mattina dopo ci si trova a Toscolano, dopo aver fatto un viaggio in auto sotto il diluvio, nella bassa, e con una pioggia moderata nel bresciano. Nello zaino ho messo l'antiacqua leggero, l'antiacqua pesante, il poncho antiacqua, le calze antiacqua, il cappellino antiacqua... sarà sufficiente?
Alle 9 parcheggiamo la macchina e ci fiondiamo nel primo bar per un cappuccio e la brioche. Vito ed Elena sono in ritardo... chissà perché? Forse avevano pensato bene di starsene a letto, sotto le calde coperte, invece di uscire in bici sotto il diluvio? No, non ci credo: Elena, così coraggiosa e pronta all'avventura, non si sarebbe mai tirata in dietro di fronte ad un po' di acqua che scende dal cielo. Giammai!
Terminata la colazione iniziamo a prepararci per il giro. Io e Dario, dopo un bel po' di tempo, riformiamo il team Marin Bikes! Mitici! Meriteremmo un premio... non so, un bombolone alla crema?
La valle delle cartiere è sempre bellissima e con una certa sorpresa incontriamo diversi escursionisti a piedi. Questi ultimi sono contenti di sentire finalmente suonare un campanellino da un ciclista non "urbano": un accessorio molto utile che viene snobbato.
La valle è buia e sotto di noi scorre il torrente Toscolano. La nostra marcia prosegue tra rampe e rampette lungo la Valle di Archesane; non piove, anzi, si suda. Non siamo sicuri del fatto che il Rifugio Pirlo sia aperto, a causa del cambio di gestione, ma con la speranza di poterci scaldare con un buon piatto di pasta, continuiamo a spingere sui pedali. Fotografiamo, filmiamo, chiacchieriamo, e godiamo della bellezza del bosco che ci circonda. I profumi ed i colori del bosco, i suoni degli animali che lo abitano... che pace. Al Passo Spino diamo un'occhiata più in là e notiamo quanto sia limpida l'aria: si vedono gli Appennini ed i temporali che scaricano acqua a destra e a manca.
Ci siamo assolutamente meritati il pranzo e vogliamo prendercela comoda.
Se il tempo tiene però vorremmo salire sul Pizzocolo per poter godere del panorama da lassù; sarebbe fantastico.
Dopo il caffé e la grappa, con i vestiti asciutti e belli caldi, ci rimettiamo in sella, pronti ad affrontare ancora un po' di salita.
Siamo quasi giunti in cima ed ecco arrivare una grossa nube temporalesca: incomincia a piovere acqua mista neve ghiacciata e decidiamo di proteggerci con gli impermeabili. A quale scopo li avremmo portati fin qua? Indosso il poncho più per scena che per bisogno, infatti appena riesco ad infilarlo, smette immediatamente di piovere. Efficace come antiacqua!
Fortunatamente la vista dalla cima è splendida e riusciamo a scorgere parecchie montagne che si sono incipriate il naso per farsi belle. Il primo tratto di discesa dal Pizzocolo è molto bello; poi, scendendo nel prato, nell'erba alta, sulle orme di Gigi, ci ricongiungiamo con una carrareccia che ci porta a S. Urbano. Deviamo verso Toscolano invece di dirigerci verso Salò, anche se i sentieri da quella parte sono più interessanti. È già tanta la soddisfazione per quello che siamo riusciti a fare in una giornata meteo così tormentata, così chiudiamo il cerchio ritornando nella valle delle Cartiere seguendo il 18.
A Maderno facciamo festa con un buon gelato (grazie Vito!) e poi ci salutiamo. Anche oggi, come direbbe il Milzo: "Only Right Choices". Siamo stati bravi, audaci e siamo stati aiutati dalla fortuna. Grazie a Dario, Vito ed Elena per la splendida compagnia. Ed ora tutti a messa!
lunedì 16 maggio 2011
Frog Trail
Venerdì sera sono poco convinto: le previsioni meteo non promettono nulla di buono, con fulmini, saette, nuvoloni grigi, acquazzoni e tempeste nel centro-nord Italia senza possibilità di scampo. Andiamo bene!
Dario mi aggiorna sulla proposta per sabato tramite Skype e mi sembra strano che Mauro e altri BdB si mettano in viaggio per il veronese così alla sprovvista. Con delle previsioni così catastrofiche non sarebbe stato meglio rimanere in zona Brescia per una pronta via di fuga dal nubifragio?
Della notte di venerdì ho solo il ricordo che ero indaffarato a preparare l'Arca per l'indomani e poi di colpo ho sentito un fastidioso suono di sveglia. Alle 5:30 sono già in piedi e subito un'occhiata al cielo: è azzurro.
Io e Dario arriviamo in ritardo a Peri all'appuntamento con gli altri, essendoci fermati fare il pieno al soffiatore. Ci mettiamo dunque d'impegno sulla bella salita asfaltata verso Fosse, tenendo da subito alto il ritmo; nel frattempo chiacchieriamo con il Lonfo del più e del meno, e quando ci voltiamo all'indietro per tirare in ballo qualcun altro... non c'è più nessuno. Dove sono finiti tutti!
La salita non è ripida e riusciamo a tenere un buon passo senza troppa fatica, poi sento che la pendenza aumenta, il Lonfo si stacca un pelo e Dario, dopo aver litigato col deragliatore, mi invita alla calma. Seguo il suo consiglio e mollo un po'; queste mountain bikes non scorrono proprio per niente, in bici da corsa è tutta un'altra storia.
Al paese cerchiamo un bar per bere qualcosa e poi un negozio d'alimentari per il panino. Arrivano Steen, Frog, Compagigi, Gilbomorris, Orma e Bobo. Ecco, ci siamo tutti: si ricomincia a salire.
Si vedono delle nubi nel cielo ed in lontananza molte montagne e belle cime sono coperte, ma al momento si sta bene, e se si guarda in sù c'è in prevalenza il colore azzurro.
Incrociamo parecchi stradisti ed un gruppetto in mountain bike: sono tutte 29er! Si perché nel settore XC le bici con ruote da 29 pollici stanno conquistando sempre più ciclisti.
Abbandoniamo l'asfalto per una bella carrareccia che ci porta presso una bella baita costruita utilizzando la pietra locale ed una splendida sorgente d'acqua fresca. Mi sembra di essere già passato per questi luoghi, ma forse si tratta di un flashback.
Ci ricolleghiamo ad un'altra strada asfaltata che sale nel bosco e ad un certo punto la nostra attenzione è catturata da un grosso rospo, vivo ma addormentato, piazzato stabilmente in una posizione non proprio sicura. Anzichè in principe, con la prima macchina si sarebbe trasformato in una sottiletta e quindi Gilbomorris, con un paio di bastoncini, provvede a spostarlo in un luogo più sicuro(?).
Ad un certo punto ci troviamo di fronte ad uno splendido scenario: una bella strada bianca delimitata da lunghe pietre disposte ordinatamente che sale serpeggiante in un prato arricchito dal giallo dei fiori di tarassaco. Mi fermo per un filmato in quanto non si può soprassedere.
Il sole va e viene e così anche i colori attorno a noi cambiano in continuazione. Frog, che per l'occasione sfoggia una nuova trail bike ed un sfavillante casco certificato All Mountain Fess, ci indica il Corno d'Aquilio, la nostra meta. Manca ancora un po' di salita e le batterie incominciano ad essere scariche: non è meglio ricaricarsi un po' con un bel panino? Poi ho comperato le patatine: chi le vuole?
La salita al Corno è su singletrack tecnico, ed esalta le capacità in salita di Dario. Dalla cima, a strapiombo, si dovrebbe riuscire a vedere un bel po' di monti: il Pasubio, il Carega, la catena del Baldo, il Corno della Paura... ma oggi non si può. Non lamentiamoci però, la giornata è buona anche se delle nubi ci coprono la visuale. Meglio così che essere coperti di pioggia!
Iniziamo la discesa, inizialmente stretta con dei tratti su terra battuta, poi la traccia si allarga ed inizia ad essere cosparsa di grosse pietre smosse. In queste condizioni con la mia front inizio a far fatica e quando sbuchiamo su asfalto ho il fiatone. Un tratto di trasferimento verso la "vera" discesa, un'occhiata alle cartine, al gps e poi giù. Man mano che scendiamo il sentiero diventa sempre più difficoltoso per via degli innumerevoli rami, le grosse pietre nascoste sotto le foglie e le battute in riferimento al "soffiatore" sono d'obbligo.
Stranamente, quando incomincio a prendere in giro il diretur del forum, poi mi succede qualcosa di spiacevole: o buco, o scivolo, oppure... un grosso ramo mi strappa via un raggio dal cerchio. Forse ora riesco a comprendere il perché del servilismo da parte di tanti forumendoli.
La discesa è lunga e complicata, ma il tracciato è davvero interessante, nel caso venisse recuperato, sarebbe la gioia per molti escursionisti: a piedi ed in bici. La fatica si è fatta sentire e le batterie si sono nuovamente scaricate. Non si può far altro che cercare un locale dove rifocillarsi; Frog ne conosce uno che fa al nostro caso. Un caso disperato!
Le pinte di birra e radler si prosciugano istantaneamente al contatto con le nostre labbra ed una serie di panini viene fagocitata con estrema soddisfazione da parte di tutti noi. A fatica riusciamo ad interrompere una catena che sembrava senza fine: cotechino, radler, würstel, crauti, birra, trippa, radler, sopressa, birra ... crauti, senape, trippa... basta mangiareeeeeeeee! bestie!
domenica 15 maggio 2011
Sul corno d'Aquiglio con la delegazione veronese
sull'altipiano dei Lessini(sotto)
Dalla prima volta che ci sono stato,l'altipiano della Lessinia mi è sempre piaciuto, quindi ogni tanto ci ritorno sempre volentieri, se apri una mappa della zona gli occhi puntano al Castelberto e al corno d'Aquiglio, tutti e due a picco sulla val d'Adige 1550 metri più in basso, cavoli!!! Possibile che non ci siano sentieri che scendono chiedo a Frog? Pota dice lui, andiamo a vedere e studia un ottimo giro.
Qualcosa nella sezione itinerari hanno postato,quindi con due local Frog, Bobonomad e qualche Bdb siamo andati a verificare di persona,salita su asfalto con tanti BDCorsaioli che facevano morire d'invidia i neofiti Dario e Perse, poi sterrate sempre belle fino al passo Fittanze, qualche su e giù e ascesa finale al Corno d'Aquilio o Aquiglio, il meteo preventivato brutto si è rilevato bello e dalla cima (famosa per il panorama superlativo) qualcosa si è visto.
Dopo qualche conciliabolo tra i due local decidiamo di scendere da un sentiero più soft per la prima parte fino a sopra rocca Pia(spuntone roccioso particolare),qui mancano ancora 1000 metri tondi da scendere e seguiamo il sentiero pensato da Frog,quello che scende pr il valllone di Rocca pia verso Belvedere di Borghetto,dall'alto incute un pò di timore,ma questo non fà che aumentare la nostra "voglia di sentiero".
Quindi giù,e giù,e giù ancora, non finiva mai,il sentiero è un pò sporco ma è molto bello,è piuttosto ripido e l'attenzione per schivare le pietre coperte dalle foglie è massima, Frog dolorante al polso scende un pò a fatica, ma con la super bici scende alla grande,l'ultima parte è anche invasa da qualche albero di traverso e dalla vegetazione,ma siamo su un sentiero di montagna e ci può stare.
Arrivo in fondo sul distrutto andante con dolori da ogni parte. Lento trasferimento al parcheggio con vento contrario e abbuffata finale in una trattoria della zona con cotechino, porchetta, wurstel, sopressa, crauti, senape, verdure Asiago per Perse e piatto di trippa alla fine.
Una bella giornata con Frog, Bobonomad42, Dario, Steen(il nostro soffiatore preferito), GilbovomitinoMorris, GigiCompa, e Perse, grazie e alla prossima.
le foto sono di Gilbomorris qui le altre
giovedì 12 maggio 2011
Non hanno tutti i torti
Non hanno tutti i torti coloro che nutrono sentimenti non proprio di simpatia per i ciclisti. Il fatto è che molti di quelli che frequentano la montagna, ma anche la città, ed usano la bicicletta per spostarsi, viaggiare, divertirsi, o non lo sanno fare, o comunque si comportano in maniera irrispettosa nei confronti degli altri.
Almeno due casi, in queste ultime settimane in giro per i monti. Prima sulla strada Ponale, con diversi ciclisti che scendono assolutamente non curanti di coloro che invece stanno salendo. Qualcuno che taglia la strada o che non rallenta minimamente, come se ci fosse una discesa cronometrata con in palio qualche premio speciale. Magari per il più stupido...
Poi sul Tremalzo, con degli scalmanati che scendono urlando e derapando sulla strada ghiaiosa, non riuscendo a percorrere le curve se non in questo modo, data la loro scarsa tecnica di guida.
In questo modo questi maleducati in bicicletta sono riusciti a rendersi antipatici a noi - ciclisti - figuriamoci quali dolci sentimenti dovrebbero suscitare in coloro che magari stanno passeggiando tranquillamente a piedi e, tutto d'un tratto, si trovano degli scalmanati che sollevano polvere e fanno volare in aria pietre con queste manovre scomposte.
In città si notano fin troppe biciclette contromano, o sui marciapiedi, in zone pedonali ed in certi casi, mia madre può testimoniare, i ciclisti possono addirittura essere arroganti nel chiedere strada là dove sono i pedoni ad avere la precedenza.
E allora a volte mi vergogno e sono in difficoltà di fronte a certe situazioni in cui mi sento fuori luogo o d'intralcio per chi sta passeggiando a piedi lungo un sentiero. Spesso mi metto da parte ed invito l'altra persona a proseguire il suo cammino, altre volte mi capita che siano i pedoni a lasciarmi strada, ma lo fanno per una loro iniziativa; magari per riprendere fiato...
Se sto percorrendo una carrareccia e davanti a me trovo una catena umana, chiedo permesso, ma questo mi sembra piuttosto logico, un po' di spazio per tutti ed il gioco dell'armoniosa convivenza è fatto.
Almeno una volta durante una discesa su mulattiera ci è capitato di mollare un po' e di trovarci a distanza ravvicinata con alcune persone. In questi casi, ci si attacca ai freni, e nel caso qualcuno si spaventi, è cosa buona chiedere scusa.
Anche Dario ha notato questa cosa: molti ciclisti sono delle teste di cavolfiore.. e poi non lamentiamoci se ci tagliano fuori dalle montagne e dai sentieri.
Se riesci a vivere in armonia con gli altri bene, altrimenti vai in castigo nel bike park... ah ah ah
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