martedì 16 agosto 2011

La prima esperienza

Terminata la bici, non restava che provarla...

È estate, tempo di vacanze ed il tempo non manca, quindi c'è la possibilità di partire per qualche viaggetto più o meno impegnativo. Mi manca ancora parecchia attrezzatura, ma sono munito di tenda, sacco a pelo, materassino e sto aspettando solo la giusta opportunità. Il mio amico Seby è in procinto di partire per l'Islanda e desidera provare la sua Fargo in assetto da battaglia. Eccomi quindi pronto a partire per un breve trip di un paio di giorni.

Parto da casa con le borse del carrello Extrawheel colme fino all'orlo e dalle prime pedalate mi accorgo immediatamente che non è semplice procedere con tutto quel peso nelle retrovie a sollecitarmi la bici, faccio fatica a mantenere una linea di guida pulita: quando c'è da andar dritto, curvo, ondeggio, quando è il momento di curvare, vado dritto; ma è solo questione di abitudine e di ripartire i pesi un po' meglio...

La prima parte del viaggio è da dimenticare: sbaglio ripetutamente strada e mi trovo più volte nel traffico, sono partito alle 7 di mattina e dopo diverse ore mi trovo ancora lontano da Mazzano e dal negozio HappyBike, dove mi aspetta Seby. Lo chiamo e fortunatamente non ha alcuna fretta, mi aspetta. Quando finalmente arrivo è ora di pranzo e si va a mangiare una pizza al Linus di Rezzato tutti in compagnia. Dopo pranzo finalmente si parte diretti verso la Val Sabbia; percorriamo la pista ciclabile che segue la strada Gardesana ed il fiume Chiese, poi a Vobarno, superato il tratto non ancora completo della stessa ciclabile, ritorniamo in traccia. Si tratta di un pezzo nuovo di cui ignoravo l'esistenza, a Sebastjan invece non sfugge nulla. La sua bici è molto carica, con due grosse borse laterali sul portapacchi posteriore ed anteriore, un borsone posteriore, la borsa manubrio, diverse borracce ed attrezzi vari fissati al telaio.

A Barghe la ciclabile finisce e ritorniamo sulla strada, a contatto con le auto. Il traffico non è comunque elevato e gli automobilisti fortunatamente (per la maggior parte sono olandesi, francesi e tedeschi) rallentano e ci superano senza fretta. Dai finestrini spuntano mani per salutarci (al posto del classico dito medio) e facce incuriosite di bambini che non avevano mai visto una bici a tre ruote. Il carrellino Extrawheel infatti dà questa impressione avendo una ruota delle stesse dimensioni di quelle della bici.

"Da dove venite?" "Dove siete diretti?" Carichi come muli avremo dato sicuramente l'impressione di quei viaggiatori che partono per il Tibet o per il giro del mondo, lasciando casa, il lavoro, la famiglia. Invece siamo così bardati per un viaggio di soli due giorni. Robe de mat!

Arrivamo a Ponte Caffaro che è sera, per oggi può bastare e ci dirigiamo al noto campeggio Pian d'Oneda in riva al Lago d'Idro: montiamo le tende e dopo una bella doccia ci dirigiamo in pizzeria. Si, proprio così, io sono senza l'attrezzatura per cucinare e anche se Seby ha tutto il necessario per preparare qualcosa da metter sotto i denti, preferiamo rilassarci comodamente seduti a mangiare una pizza e a berci una bella birra. La serata procede piacevolmente e quando nel locale adiacente al campeggio le sedie finiscono sopra i tavoli decidiamo di ritirarci nelle nostre tende. Appena in tempo perché poco dopo inizia a piovere copiosamente.

Ci svegliamo l'indomani con il cielo grigio ed un po' di foschia che vela il lago. Saldiamo il conto, prepariamo i bagagli e ci rimettiamo in marcia. Entro sera Seby deve essere di ritorno a casa in quanto l'aspetta un impegno di lavoro per la giornata di lunedì. Percorreremo tutta la Val Sabbia, accompagnati da brevi e fastidiosi rovesci, fino a Tione di Trento. Da qui devieremo per Ponte Arche e poi Sarche per poi scendere a Sud ad Arco, Torbole e poi proseguire lungo la sponda veronese del lago di Garda fino a Torri del Benaco, dove prederemo il traghetto per raggiungere Maderno. Tante belle piste ciclabili ci hanno permesso di viaggiare con tranquillità, lontano dal traffico, regalandoci tanti momenti di relax. La possibilità di viaggiare con la bicicletta è decisamente appagante mi fa sentire bene. Penso che sarebbe bello fare un viaggio di parecchi giorni, un viaggio lungo, in autonomia, con gli amici...

Sotto il forte rovescio lungo la strada Gardesana Orientale penso che invece anche questo viaggio sta per finire... e domani cosa farò? Ho sentito Wilmer, che muore dalla voglia di provare a sua volta questa nuova esperienza. Ha comperato un carrellino del tutto simile al famoso Bob e ha in mente un viaggetto: bene, allora si riparte!

Martedì ci troviamo a Villanova sul Clisi, di nuovo Val Sabbia quindi, ma con un altro compagno di viaggio. Ripercorro volentieri le strade fatte in compagnia di Seby, e poi facciamo il nostro ingresso in Val Rendena. A Daré c'è un bel campeggio e facciamo sosta qui. Wilmer è partito da casa, da Cignano, io da Maderno; insomma, di strada ne abbiamo percorsa! Tra piste ciclabili e strade sterrate alternative a quelle principali, abbiamo viaggiato in tranquillità, siamo soddisfatti, che bella esperienza di cicloturismo. E siamo solo all'inizio!

Wilmer rientra dopo un lungo periodo di stop a causa di una brutta frattura al radio, ma come previsto, è in forma smagliante. Ha il vizio di lamentarsi della sua forma fisica: "eh come sono vecchio", "e mi fan male le gambe", "ti ho visto che rallentavi per non staccarmi".... son tutte frasi che mi son sentito dire più volte in questi giorni. In verità, con la palestra e tutte le "attività" fisiche che fa, è più in forma che mai, ma è nella sua natura di non accontentarsi mai e pretendere chissà che cosa dal suo fisico...

Stiamo facendo cicloturismo, non è una gara, e non c'è nessuno che cronometra quello che fai...

Anche a Daré è scattata la pizza. Non abbiamo resistito a questa comodità e nel dopo cena abbiamo passeggiato per le vie del paese alla ricerca di qualche bel posto. Ed il bel posto l'abbiamo trovato! Casa Cus - "Luogo della Memoria della Gente di Montagna"; la struttura enorme, antica, piacevolmente illuminata nella sera, ci ha attirato magneticamente. L'abbiamo visitata e siamo rimasti rapiti da un mondo che va scomparendo, un passato fatto di sacrifici, ma in cui l'uomo probabilmente aveva un legame più forte con l'ambiente che lo circondava, un uomo più genuino, più romantico. Questo luogo, recuperato ed adibito a museo ha lo scopo di sensibilizzare la gente alle tradizioni, agli stili di vita d'un tempo, e spero che qualcosa cambi in questo senso, perché l'uomo moderno mi piace sempre meno.

Dopo la calda atmosfera respirata all'interno della Casa Cus, siamo rientrati nel nostro freddo mondo di plastica; nelle tende e nei sacchi a pelo. Il freddo si è fatto sentire parecchio e al mattino ci siamo svegliati con i brividi; le tende bagnate dalla rugiada. Facciamo due passi per scaldarci, alla ricerca di un bar e di un negozio dove fare spesa. Poco dopo rientramo alla base: missione compiuta! Ripartiamo diretti a Madonna di Campiglio, sempre seguendo la pista ciclabile fino a Pinzolo, poi salendo a Sant Antonio di Mavignola e sempre su sterrato fino alla famosa località turistica. Abbiamo percorso parecchia salita e rispetto al giorno precedente sentiamo maggiormente la fatica. Poi dopo essere transitati per Campo Carlo Magno, seguendo il tracciato del Brenta Bike, per la bella strada che avevamo percorso nel 2008 in salita, siamo scesi fino a Dimaro dove ci siamo accampati. Un'altra splendida giornata di turismo, un sano viaggiare: c'è lo sport, c'è il relax, si visitano dei bei luoghi, si sta proprio bene!

Questa sera finalmente usiamo il fornellino di Wilmer e ci prepariamo la cena, ma il gelato in paese non ce lo toglie nessuno. Un'altra fresca nottata è alle porte, anche se ci troviamo in Val di Sole. Tutto procede bene e per il terzo giorno di viaggio è previsto il Passo del Tonale. Conosco già un po' la zona e mi spaventa un po' la salita su asfalto, ma d'altronde sembra che non ci siano delle alternative. Possibile?

La ciclabile arriva fino ad Ossana/Fucina, poi inizia la salita al Tonale, ma poi l'abitudine nel seguire le ciclabili mi spinge oltre e ci addentriamo nella Val di Peio, un po' di strada in più, un po' di salita in più, ma il cicloturismo è anche questo. A Cogolo facciamo la spesa ed incontriamo dei simpatici ragazzini che, incuriositi dalle nostre bici, ci hanno riempito di domande. Un saluto anche a loro, fortunati abitanti di Cogolo, un bel posto.

Ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo questa volta correttamente verso il Tonale, siamo alla ricerca di una traccia sterrata ed infatti poco dopo, sulla sinistra rispetto alla asfaltata, la imbocchiamo. Sono presenti delle indicazioni in legno con scritte in dialetto che indicano un percorso ciclabile per Ponte di Legno, ricordo di averne percorso dei tratti durante il giro del Montozzo, ma ho memoria anche di pezzi a spinta, e non è proprio il caso di avventurarsi in questo modo con le bici da turismo cariche...

Man mano che avanziamo, vedo Wilmer preoccupato di raggiungere l'asfalto, come se fosse "la salvezza", ma finché la traccia sterrata è così bella e facilmente percorribile con le nostre bici, non vedo perché dovremmo abbandonarla per mischiarci alle macchine puzzone... Dopo Vermiglio sembra non ci sia più nulla, invece i cartelli indicano il contrario -  sentiero 68; avanti che va bene!

Seguendo queste indicazioni, tornante dopo l'altro, sempre in sella alle nostre bici, siamo arrivati proprio al Tonale, su sterrato; una gran soddisfazione!! Davvero! Il pezzo a spinta di qualche anno fa, solo un vago ricordo; oggi abbiamo pedalato e basta.

Il Tonale invece è sempre quello, una gran disgrazia umana, una tristezza da cui è meglio fuggire. Dei gentili signori ci avvicinano e ci fanno i complimenti per quello che stiamo facendo; sono tutte cose che fanno piacere, ma se qualche volta capitasse che i complimenti fossero delle belle ragazze a farceli, avvicinandosi e mostrando interesse, sarebbe ancora meglio; ma è chiedere troppo dalla vita. Scesi a Ponte di Legno abbiamo poi raggiunto Vezza d'Oglio su sterrato, guidati da due gentili signori, uno in bici ed uno a piedi e poi abbiamo raggiunto Edolo e successivamente il Campeggio lungo la strada che porta all'Aprica. Le giornate trascorrono tranquille, ed il nostro breve viaggio sta per terminare; un vero peccato.

Nel pentolino scaldiamo il risotto ai porcini, poi è la vota della crema di funghi, poi fagioli: un mix micidiale per riscaldare l'atmosfera in tenda. Finisco le provviste, intanto, sob, domani si rientra a casa... La Valle Camonica è coperta dalla pista ciclabile solo per un tratto, da Capo di Ponte in giù, verso il Lago d'Iseo. Il primo tratto prevede delle salite, che ho anche gradito, visto la monotonia del primo tratto di discesa da Edolo, poi il tracciato è diventato più tranquillo, ma ugualmente molto interessante. Piacevole la compagnia di un signore di Pisogne, che, lavorando in palestra, ha trovato diversi argomenti con cui interloquire con Wilmer. Io pedalavo e basta.

La sorpresa della giornata è stata la strada del versante bergamasco del lago d'Iseo. Essendo interrotta la ciclabile del lato bresciano, abbiamo imboccato questa via alternativa, molto suggestiva per alcuni tratti e anche piuttosto tranquilla dal punto di vista del traffico automobilistico. Un nuovo tratto di pista ciclabile permette inoltre di evitare una galleria e mi ha meravigliato la struttura a galleria anti-frana realizzata per questo tratto. Un ottimo lavoro.

Da Sarnico abbiamo imboccato la ciclabile segnata CAI che segue il corso del fiume Oglio e che ci ha portato dalle nostre parti, una bel tuffo nel passato, proprio come la vecchia Casa Cus. Il lento fluire del tempo, proprio come il fiume Oglio nella bassa bresciana. Le strade strette, tra i campi, sterrate, attraversando cascine dove si producono insaccati. Il profumo dell'erba appena tagliata e poi il brusco impatto con l'odore di qualche allevamento. Non avrei mai detto di riuscire ad arrivare a casa attraverso tutte queste strade secondarie; a Genivolta dalle Tombe Morte so la strada. Wilmer ha deviato da poco verso casa, sono solo, manca poco, eccomi, la città, la coda in Viale Po. Sento già nostalgia...

Grazie Seby, grazie Wilmer.

 

giovedì 11 agosto 2011

Mail alla Comunità Montana del Sebino - La ciclabile di Vello

Buon Giorno, [...]

Le scrivo un'altra volta per il problema della ciclabile Marone - Toline. Sicuramente avrete già ricevuto tante mail a riguardo, immagino.

Sabato scorso stavo andando a Livigno in bici da corsa, partendo dalla Bassa Bresciana, e il passaggio per il lago d'Iseo mi era obbligato.
Arrivato a Marone, già sapendo della chiusura della ciclabile, sono stato costretto a percorrere le 3 gallerie che separano Vello da Toline, di
cui una veramente pericolosa, non tanto per il traffico, quanto per la mancanza di illuminazione, che, sebbene avessi i fari, mi ha lasciato
per alcuni tratti in balia del buio. Ho percorso queste gallerie in bicicletta, per non farle mai più; purtroppo ripeto che era un passaggio obbligato.
Difatti, nel ritorno da Livigno ho scollinato in val sabbia col passo Crocedomini.

Ora, non discuto sui problemi di fondi riguardo alla messa in sicurezza della ciclabile (eppure si sta facendo una nuova ciclabile lungo il lago d'Iseo, perchè non destinare quei fondi?).
Col senno di poi, ho considerato il treno, che potrebbe essere usato dai ciclisti per attraversare il tratto incriminato.

però, a mio avviso, il suddetto treno dovrebbe essere gratuito per il periodo di chiusura della ciclabile, e solo sulla tratta Marone - Pisogne, in modo da tamponare il disagio.


La ringrazio per l'attenzione, Saluti

Dario Gnali
www-bikersdibrescia.com

lunedì 8 agosto 2011

Lago d'Iseo-Val Palot-Colle di San Zeno-Valtrompia



Domenica mattina, non avendo avuto risposte sul forum e stanchi da una settimana di lavoro intenso, ce la siamo presi comoda dormendo fino a tardi.
Una volta in piedi , colazione, zaini leggeri e via per ciclabili. Destinazione Lago d'Iseo.
Percorriamo la ciclabile che ci porta fino a Paratico passando per le Torbiere. Una piadina a Sarnico e poi tutto il lungo lago della sponda Bergamasca fino a Pisogne. Da qui cominciamo la salita che , via val Palot , ci porta fino al Colle di San Zeno. Fortunatamente solo in cima comincia a piovere, e ci ripariamo al rifugio Piardi. Dentro è pieno di gente e quindi c'era parecchia confusione, mangiamo velocemente un panino con il formaggio , ci vestiamo di impermeabili e giù sotto la pioggia battente verso la Valtrompia. Forcella di Gussago e siamo a casa.....felici e contenti. 120 km e 1600 mt di dislivello

domenica 7 agosto 2011

Come potevo abbandonarli al loro destino?

Stamane(giovedi scorso) davano schiarite ma alle 7,00 percorro il tratto Brunico Campo Tures sotto una bella pioggerella,non mi bagno perchè sono in auto,parcheggio il mezzo sulla provinciale621 sotto il tenebroso castello di Tures e mi appresto ad un nuovo giro esplo,la pioggerella amica dei bikers mi accompagna per un pochino ma, pian piano mentre salgo si vedono tratti di azzurro che filtrano dalle nuvole.

Durante la salita vedo qualche porcino ai lati della strada,anche se oggi è giorno dispari come posso abbandonarli al loro destino?Sta di fatto che guardando a destra e manca tra gli alberi e i riù mi bevo 1000 metri di dislivello quasi senza accorgermene su bella sterrata mai troppo ripida.
A quota 2100 la strada finisce e si inizia a spingere e spallare,poco male alla fine sono solo 25 minuti fatti con calma e con panorama notevole nonostante che le nuvolacce non se ne vogliano proprio andare.

Arrivo alla quota massima 2300slm circa e mi mangio un paninone misto con formaggio Stelvio e speck,intorno solo silenzio,questo è sempre l'attimo più bello di ogni giro in solitaria,la vista della val di Tures e della valle Aurina da questa prospettiva è veramente accativante,una fotina al "cavallo da 16kg" e mi preparo per la discesa su sentiero 33,naturalmente le ginocchiere le dimentico sempre a casa.

Il sentiero scende nel vallone di Poia,l'inizio è molto bello e mi fermo a fare un autoscatto,l'attenzione per non cadere è sempre massima,alla faccia delle schiarite previste inizia a piovere,ma la bellezza del luogo e il sentiero fantastico mi mettono di buon umore.

Mi fermo a riposare le braccia e vedo un'altro bel sentiero che sale dalla parte opposta del vallone,non sembra male,forse il prossimo anno........
Ha smesso di piovere e continuo la discesa che non smette mai di essere bella,tecnica e difficile al punto giusto.Percorro l'ultimo tratto un pò fangoso ma più facile fino a trovarmi sulla provinciale non molto distante dal parcheggio che raggiungo velocemente.

Giro AM con 25 minuti finali a spinta,discesa molto bella da non sottovalutare,giro che si fa in 4 ore con calma.(in blu la salita)


......come potevo abbandonarli al loro destino?......

giovedì 4 agosto 2011

Tremalzo explo


Il mese di agosto per me e Vittorio vuole dire 5 fine-settimana (domenica+lunedì) da passare fuori casa in bicicletta, visto che abbiamo applicato l'orario estivo in negozio.
Quindi lunedì 1 agosto, dopo la domenica passata con i BdB sulla Cima d'Oro, siamo rimasti sul lago di Ledro in campeggio con la nostra tendina in compagnia di Perse, anche lui in ferie. Con la sua bici inutilizzabile per lo "scoppio" della Marzocchi, siamo andati alla ricerca di una mtb a noleggio. Purtroppo abbiamo trovato solo bici poco affidabili.... soprattutto in mano a Perse. Ci siamo quindi divisi : io e Vittorio in bici e Claudio un bel giro all mountain fess a piedi . Siamo partiti alle 10,30 circa da Pieve di Ledro e , convinti di percorrere la RampilLedro , abbiamo seguito le prime indicazioni , dopo di chè....... sentiero n°421 a piedi/bici a spalla fino al passo Nota. Prima sosta al rifugio per pranzare ed anche per evitare un'acquazzone improvviso. Poi via per il Tremalzo, ma riprende a piovere. Niente di grave : ci "impermeabilizziamo" e via di nuovo a pedalare. Fortunatamente dura poco, quindi ci rispogliamo e velocemente ci troviamo al passo Tremalzo. Seconda veloce sosta al Rifugio Garda per bere qualcosa di caldo e si comincia a scendere ancora convinti di seguire il percorso della RampiLedro che tutti e due ben conosciamo.
Lo conosciamo così bene che sbagliamo strada!
Però la variante "involontaria", sentiero n°419, si rivela un'ottima scelta: tutto ciclabile con passaggi fra malghe e letti di fiumiciattoli, mai pericoloso e difficile. E , sotto l'ennesimo temporale, arriviamo al lago di Ledro . Seguiamo la ciclabile e torniamo al campeggio dove c'è Perse , appena arrivato dal suo bel giro, che ci aspetta. Siamo pronti per lavarci, smontare tutto e, sigh sigh..... ripartire verso casa .
Però oggi è già giovedì , e per arrivare alla prossima due giorni manca poco e non vedo l'ora.

mercoledì 3 agosto 2011

Al Rifugio Mariotti - parte 2

Vedo Dario in difficoltà: di solito procede spedito davanti a me, ad una velocità nettamente superiore, lasciandomi solo a rimuginare nei miei pensieri... invece oggi sto rimuginando davanti a lui. Fastidiosi gonfiori intestinali gli impediscono di spingere sui pedali come al solito... 
Dopo esserci dissetati con del tè freddo ed un ghiacciolo, ripartiamo per Berceto e lo raggiungiamo in un baleno, poi inizia la strada per il Parco dei 100 Laghi ed il Lago Santo e di nuovo siamo in salita. Il conteggio dei metri di dislivello accumulati continua a salire; altro che 2000 metri, qui siamo oltre i 3500! Pazzi! Le gambe continuano a girare, e siamo prossimi alla meta, è sera e a casa saranno preoccupati. Presso una bella fontana da cui sgorga un'acqua freschissima facciamo una telefonata ai genitori per tranquillizzarli: "siamo ancora vivi, e siamo prossimi all'arrivo!".

Dei turisti ci domandano come sarà il tempo lassù, indicando il Lago Santo...
... 
...
"Ma per chi mi avete preso, per il figlio di Giugliacci?"

L'ultimo tratto di salita è decisamente impegnativo, con pendenze attorno al 17%, alla fine di un giro così lungo, certi ripidoni si sentono bene. Poi finalmente arriviamo al bivio per il Rifugio Langdei e Rigugio Mariotti al Lago Santo. La strada diventa sterrata, davvero splendida in mezzo al bosco. Procedo spedito, non ho paura dello sterrato, anche se sto viaggiando in bici da corsa. Arriviamo al primo rifugio consapevoli del fatto che ora ci attende una mezz'oretta a piedi, con la bici sulle spalle.
Cosa volete che sia una bici da corsa sulle spalle quando nella maggior parte dei giri BdB dobbiamo portare in vetta il pesante fardello delle mountain bikes.


La gente è incuriosita dalla nostra strana disciplina e ci domanda che tipo di biciclette siano quelle che stiamo portando al Lago Santo per quell'impervio tragitto... "Nulla di particolare, sono bici da corsa...!" Ci facciamo una grassa risata pensando al fatto che stiamo facendo all-mountain con la bici da corsa; chi l'avrebbe mai detto, o forse era prevedibile considerando come siamo fatti strani...

La camminata è piacevole e neppure troppo impegnativa, infatti siamo al rifugio prima del previsto. Soffia un forte vento e le nuvole scorrono nel cielo a grande velocità; l'ambiente è davvero splendido, il lago incantevole, ma siamo sudati e rimanendo fuori ci verrebbe un malanno. Una stretta di mano per congratularci a vicenda del viaggio portato a termine e poi dentro al riparo.

C'è un bel via-vai di Scouts, sono stranieri, mi pare francesi; sono indaffarati nei preparativi per la notte, montando diverse tende in prossimità del Rifugio.

Ci laviamo un po' e ci prepariamo per la cena. La sala da pranzo è ampia ed accogliente, e dalla cucina provengono dei profumini davvero invitanti. Siamo seduti al tavolo con un simpatico signore, Gianfranco, che viene da Ravenna e stanotte andrà a dormire in un bivacco ad un'ora dal Mariotti per un'avventura fatta di pace e meditazione. Una gustosissima zuppa con verdure ci scalda le membra ancora intorpidite dal vento freddo che ci ha fatto rabbrividire al nostro arrivo, poi verdure ed un mix di formaggi del luogo per i vegetariani (anche Gianfranco non mangia carne) e fettine di tacchino per Dario. Mezzo litro di vino rosso in certe situazioni non può mancare. Si parla amabilmente fino a quando il nostro commensale decide che è giunta l'ora di incamminarsi per il bivacco. Arrivederci a presto!

Nel dopocena si sfogliano riviste di montagna, si chiacchiera con i gestori e si scrocca un po' di birra artigianale - grazie mille; sfacciato io, gentilissimi voi - fino al sorgere della luna.
Si, proprio questa sera c'è luna piena ed il suo tragitto seguirà il profilo della montagna di fronte al rifugio; fortunatamente il cielo è sgombero da nubi e lo spettacolo si può manifestare in tutta la sua bellezza.

All'esterno tira a solita aria gelida e non riusciamo a resistere più di tanto con gli abiti che abbiamo a disposizione, decidiamo quindi di ritirarci in stanza e andare a riposare. Domani ci attende una nuova passeggiata...

giovedì 28 luglio 2011

Sulle Alpi c'è brutto? - parte 1

Allora andiamo sugli Appennini! Su Google Earth iniziano fervide ricerche da parte mia e di Dario. Dove si può andare... un giro in bici da corsa di due giorni. Bella idea! La meta? Si potrebbe andare al mare, pernottare in un B&B e poi domenica fare ritorno a casa. Dario si lancia subito alla ricerca del Bed and Breakfast dove cenare, passare la notte e dopo un'abbondante colazione, ripartire. Si potrebbe passare per le Cinque Terre, ma che giro metter giù? Non è facile pianificare una gita di due giorni, anche su strada. Dario sarebbe propenso a partire senza definire la località d'arrivo, né tantomeno il luogo dove passare la notte; l'è propria en senghenon però mi piace il suo atteggiamento spensierato. Siamo arrivati al punto di prenotare in un paesino sperduto in una località non definita delle Cinque Terre, quando mi viene un attacco di nervoso. Non sono entusiasta della cosa: non so perché ma mi ci vedo a pedalare per qualche strada trafficata, alla ricerca di un posto idilliaco che non c'è.

Faccio un passo indietro, metto in standby Dario e cerco delle mete alternative. Istintivamente mi viene  da pensare ai Rifugi. I Rifugi, lo dice la parola stessa, mi danno la sensazione di essere accoglienti, caldi, dei bei luoghi dove fermarsi a riposare, mangiare, riprendere energie prima di ripartire. Digito le parole "rifugi appenninici" su Google ed ecco comparire una bella lista di località per la maggior parte a me sconosciute, sulle montagne "minori", ma non per questo meno belle ed affascinanti, d'Italia.

Rifugio Lagdei, Rifugio Mariotti al Lago Santo... Parco dei Cento Laghi...
Siii, conosco il luogo: la sera prima me ne ha parlato Spiedo e poi anch'io, in una poco fortunata occasione vi sono già stato. Il parco però è bellissimo e merita di essere visitato. Certo, con la bici da corsa non potremo addentrarci nel territorio, su sentieri e mulattiere come con la mountain bike, però l'idea è valida.
Dario sente la disponibilità di posti letto e prenota per due.
Cavolo! Mi dispiace proprio per Vito e per gli altri BdB, mi sarebbe piaciuto andare in giro anche in loro compagnia. Ed ora arriva la stesura della traccia GPS per arrivare là e poi per il ritorno di domenica.

Non ho programmi sofisticati, mi devo avvalere di software semplice, da amatore: inizio con Google Maps, poi passo, su consiglio di Gigi, al cugino Earth. (Grazie Gigi per le dritte). Conosco abbastanza bene il percorso fino a Bardi, poi più nulla. Sono contento che Dario abbia a disposizione il GPS in modo da poter viaggiare con più tranquillità lungo il percorso che ho selezionato.
Appunto per questo mi rendo conto di dover prestare la massima attenzione nella scelta delle strade su cui far girare le ruote: sono da evitare le strade principali, sempre trafficate e per questo pericolose.

Venerdì sera tutto è pronto: invio le tracce a Dario, preparo uno zainetto minimalist e vado a letto.
L'indomani alle 8 arriva puntualmente Dario da Verola e si parte immediatamente per la provincia di Piacenza. Passato il ponte sul Po, proseguiamo lungo l'argine maestro diretti a Soarza, poi Villanuova sull'Arda. Rispetto alla scorsa volta ho pensato di attraversare Fiorenzuola e, sempre percorrendo tranquille strade di campagna, eccoci arrivare nel centro del paese. Chiedo per un ufficio postale, devo fare bancomat e durante l'operazione di prelievo un signore apre la porta ad una signora col passeggino: "Sono sempre gentile - dice costui - con le mamme". Mi viene dunque da pensare che alle altre persone sia solito sbattere la porta in faccia...

Ci dirigiamo verso Castell'Arquato e per evitare un tratto trafficato ho in programma un tratto sterrato. Dopo pochi metri di strada, vedo davanti a me un canale di scolo che occupa tutta la larghezza della carreggiata; le fessure sono sufficientemente ampie per le nostre ruote e quindi metto in allerta Dario. Nulla da fare, con la ruota posteriore Dario finisce in pieno all'interno del solco e pizzica in ben 4 punti la camera d'aria; per fortuna prima di partire ero andato a comperare la loctite con la quale sono riuscito a riparare perfettamente i 4 tagli.

La prima salita è quella della Vernasca, un classico tra i frequentatori della zona, la affrontiamo con calma. Proseguiamo per Bore e raggiungiamo il Passo Pellizzone per poi scendere a Bardi. La giornata è piuttosto fresca e ventilata. Consumiamo i primi panini guardando il magnifico castello che domina tutta la valle sottostante. Immagino un viaggio indietro nel tempo, quando probabilmente infuriavano guerre e dalle mura del castello colava olio bollente a fiumi...
Oggi invece è il petrolio a scorrere a fiumi...

Fino a Bardi ero già arrivato in una precedente escursione, ora arrivano le strade incognite e spero di aver fatto un buon lavoro con le mappe a mia disposizione.
Dopo il ponte sul torrente Ceno subito svoltiamo per una stradina in salita, è piuttosto stretta, ed infatti pochissimo trafficata. D'ora in avanti, seguendo la traccia disegnata la sera prima al computer, il nostro percorso si è dimostrato decisamente gratificante per quanto riguarda i paesaggi, la tranquillità, e alla fatica delle salite seguiva immediatamente un gran divertimento nelle discese.

All'attraversamento dell'autostrada della Cisa, la nostra attenzione è stata catturata dall'immane scempio ambientale che certe imponenti infrastrutture comportano al nostro preziosissimo ambiente.
Certo, le autostrade sono comode, sono veloci con i loro viadotti, le loro gallerie; ma quando le percorriamo dovremmo pensare anche alle profonde modificazioni che vengono apportate alle montagne, alle valli, ai bei borghi dimenticati, solo per farci andare al mare alla massima velocità su tre corsie. Borghi come ad esempio Roccaprebalza, una frazione di Berceto.

Chiudo gli occhi e puff.... il viadotto non c'è più!


Sono i primi sintomi di disidratazione: meglio fermarsi a bere qualcosa di fresco...

domenica 24 luglio 2011

I ripetenti del SuttaTerra

Non sempre le ciambelle riescono col buco; al ponte del 2 giugno un nutrito (ma non completo) gruppo di BDB si sposta per la mission ichnusa in zona cala gonone, scattando foto a volontà anche nei luoghi più caratteristici.
Io non c'ero.

Ecco, ho deciso di rimediare oggi
(purtroppo - o per fortuna - la mia ubiquità è talmente elevata che il tempo di scatto della macchina è stato sufficiente a fissarmi solamente in 7 posizioni)


giovedì 21 luglio 2011

Al Tagliaferri

Peccato davvero che sia per i miei gusti un po' troppo rischioso raggiungere il Rifugio Tagliaferri da Schilpario, attraversando il Passo del Gatto, altrimenti lo metterei lassù, sul gradino più alto dei giri BdB. Fino al Vivione si pedala bene, con il solo fastidio delle automobili e delle motociclette che transitano rumorose lungo la strada. Poi si incomincia a tribolare: i luoghi sono magnifici, selvatici, paradisiaci, ma i sentieri ben poco ciclabili.
La prima volta che ho percorso il tratto con le catene dai laghetti fino al Rifugio Tagliaferri, con la bici per mano, e diversi tratti esposti da superare, ho avuto paura. Con questa nuova occasione ho riesaminato il caso, giungendo alla conclusione, non affrettata, che certe cose, a piedi hanno un senso, con la bici a braccetto o sulle spalle, non molto. Sono eccessivamente pericolose anche se si presta la massima attenzione in quello che si sta facendo, perché mentre si ha la bici in spalla è un attimo perdere l'equilibrio, inciampare, o cocciare con le ruote in tratto stretto e farsi sbalzare verso l'esterno ed il vuoto. No, no, al solo pensiero mi vengono i brividi. Fortunatamente al tracciato classico è stato tolto un pezzo piuttosto rischioso, che a quanto pare rendeva il cammino difficoltoso anche ai pedoni.

Il tratto di sentiero che è stato bypassato (foto  09' ©Dario Gnali)
Poi ovvio che è una bella soddisfazione arrivare in certi luoghi, fermarsi ad osservare le montagne e le nuvole passare veloci sospinte dal vento. Quando incontri gli escursionisti a piedi le reazioni possono essere differenti: c'è quello che ti fa i complimenti, si congratula con te per il coraggio. Poi c'è quello che ti avvisa della pericolosità del sentiero e magari scuote la testa nel momento in cui ti vede proseguire.

Dopo il faticoso camminare per raggiungere il Rifugio, c'è da ammettere che la discesa verso Schilpario è stata una gran bella goduria! Un sentiero splendido, senza fine, mai troppo tecnico, decisamente  divertente. Veramente uno spasso, la giusta ricompensa per chi si è impegnato tanto in precedenza sopportando il fardello della bici/comodino per diverse ore.
Tirando le somme, anche dopo la bellissima discesa, il Tagliaferri rimane per me un rifugio bello ed "impossibile", se si ha voglia di pedalare...

domenica 17 luglio 2011

Scalata al monte Bruffione

Il meteo incerto mi scombussola i piani del weekend,niente 2 giorni in Torsoletolandia,che fare? Potrei aggregarmi a Gigi ma sono affamato di percorsi nuovi,spulciando i troppi giri in previsione, eccone uno che mi acchiappa non poco:mountainBruffion,arrivo in bici fin dove riesco poi a piedi fin sulla cima. L'idea di andare da solo non piace alla Mary,ma se lo proponessi sul forum farei un dispetto al Gigi. Sveglia lle 5,30 e alle 7,30 stò pedalando in direzione Malga Clef inizio dell'ascesa,larga mulattiera fino alla sella di Bondolo, dove inizia il bel sentiero che si inerpica fino alla bocchetta di Remà,


la salita è molto bella, non sono stanco e cerco di "ciclare" il più possibile,in un'ora(10 min a spinta) sono al passo che sovrasta il lago di Casinei,

il sole mi accompagna e i panorami sulla testata della valle Aperta sono magnifici,


due fotine e inizio il tratto esplo pedalando ancora per 10/15 minuti tra le numerose trincee di guerra,breve tratto aspinta fino al bivio per il lago Scuro.Parcheggio la bici negli appositi spazi,pago il ticket e punto in direzione vetta,il sentiero non esiste,c'è una perfida pietraia di massi di granito da attraversare,

i fidi scarpù mi facilitano il compito,penso ai BdB fiveten muniti,ottime calzature per il 90% dei giri che facciamo,decisamente inadatte(come in questo caso) per i restanti 10% e qui i BdB non capiscono un casso, in alta montagna le calzature adatte sono come il casco, cioè ti possono salvare la vita. A 30 min dalla cima sono avvolto da un fitto nebbione con visibiltà 10 metri,numerosi segni biancorossi e gli ometti di pietra mi tengono sulla retta via,ancora un'ultimo sforzo su un tratto ripidissimo e sono in cima.


Mi mangio un panino e in un silenzio assoluto attendo invano un cenno di schiarita.
Niente da fare la nebbia è sempre fitta e decido di scendere alla bici,il tempo non migliora anzi qualche goccia di pioggia mi fa desistere da un ulteriore tratto in esplo verso il passo Casinei e lago Scuro,


ritorno sui miei passi godendomi metro dopo metro la facile discesa,alla sella di bondolo noto con sconforto che la bella mulattiera che sale verso il Cingolo rosso è sostituita da una nuova sterrata assurda,sbarrata da una ruspa,non capisco il senso,non ci sono malghe oltre,sconsolato percorro i restanti km fino alla macchina,mi informerò del motivo di tale scempio.Al ritorno incrocio sul lago d'Idro Gigi e company,il quale fa in tempo ad offrirmi una birra,ho dimenticato i soldi e documenti a casa, grazie Gigi.

Week end sugli appennini

SMS da Orma, sabato sera: "tradito dai bitumari, ho scalato il Bruffione 2658mt"

Ma Bitumari a CHI??????

;)

Grande Mauro sul Bruffione, grandi i BdB sul Breda!
a Presto!

giovedì 14 luglio 2011

Meditiamo la montagna

Molte volte, durante un'escursione, capita di fermarsi per prendere fiato, per mangiare qualcosa, o per aspettare l'amico che sistema la gomma forata. In questi momenti la nostra attenzione, molto spesso rivolta a  dove mettere le ruote e focalizzata a non finire rovinosamente per terra, riesce a liberarsi e svolazzare fluttuando tra le vette, le insenature, lambendo verdi prati per poi finire in tuffo tra le fresche acque di una cascata.


Sono questi forse i momenti più magici delle nostre escursioni.

Il coinvolgimento emotivo nel percorrere un sentiero piuttosto che un altro ha la sua importanza, l'adrenalina spesso è inebriante, ma la sensazione più bella è la pace che proviamo nell'osservare il mondo attorno a noi, l'armonia della natura.

E pensare che una volta il mondo era tutto così, prima che l'uomo si mettesse all'opera
e lo deturpasse.
La Pianura Padana è il luogo da cui fuggiamo, è la dimostrazione di quanto l'impatto umano sia catastrofico e deprimente. Purtroppo non c'è limite all'ingordigia umana, e così anche le montagne vengono attaccate dalle ruspe e dal cemento.

La terra e la roccia vengono fresate, bombardate, spianate per far posto alle piste da sci. Si erigono piloni, tirano cavi, ed ecco che una bella funivia è pronta per la grande abbuffata di montagna. Arrivano numerosi i turisti e allora si creano le infrastrutture: strade, parcheggi, gallerie, case, villette, supermercati, palazzetti... arriva la bella vita, lo sballo...

Non c'è più pace, l'armonia è un lontano ricordo, il piccolo boccone non basta più, finché ce n'è si magna! Perché non ci si può accontentare, perché non può bastare una passeggiata con le pelli sotto gli sci, la salita con le proprie gambe, uno sguardo attorno, un momento di meditazione e poi giù in discesa per ritornare in valle. Il bicchierino dello sballo viene offerto dagli stessi comuni, dagli stessi paesi che hanno ripudiato la sana e genuina vita passata, fatta di sacrifici, e pochi soldi. La montagna viene così sfruttata per il turismo di massa, sacrificata, nella sua purezza e bellezza, ferita profondamente, perché l'importante è mettere in tasca qualche soldo in più.

Lo stesso errore commesso in Pianura, dove tutto è stato distrutto per far posto a fabbriche, abitazioni, strade, si sta commettendo in montagna. Penso che chi ha un briciolo di sensibilità nei confronti di ciò che di bello ancora abbiamo, dovrebbe fare di tutto per tutelarlo e perché no, fare dietro front.
Con questo andamento, con la mentalità consumistica che la fa da padrona e la tendenza continua all'espansione, non riesco purtroppo a vedere un futuro roseo per i nostri bei monti ed i nostri patrimoni naturali.

Come contrastare questo blob che avanza? Boicottando le funivie? Muovendosi con mezzi alternativi all'automobili? E poi?

Ara che bel veder! La prima foto è una news! Che depressione...



mercoledì 13 luglio 2011

Dove ci porti Seby?

"Ma è proprio necessario andare a cercare guai domani?" Domando un po' preoccupato a Dario, di ritorno dal giro del Monte Crestoso. La mia paura è quella di finire attaccato a qualche catena, con un dirupo di 60 metri sotto i miei piedi e la bici in spalla...
Ricordo il racconto di Lisabike, di un giro molto duro, con tratti esposti, cordino, rocce scivolose, lame rotanti, pioggia acida, rospi sanguinari, zanzare strappabudella... tutto opera del diabolico Seby. Ho paura!

Mi consola il fatto che fino al Telegrafo conosco il percorso ed è bellissimo.
Siamo in cinque: Io, Dario, Seby, Vito ed Elena. Siamo in forma e alla mattina presto siamo già in sella nel paese di Assenza, sulla sponda orientale del lago di Garda. Le stradine che salgono dal paese verso i monti sono ripide e piene di insidie: la prima viene da una bellissima ragazza bionda, capelli lunghi, lisci, che ondeggiano con la brezza mattutina, uno schianto! Faccio pochi metri a fianco di Dario e Vito e poi le forze mi abbandonano. Il botto è fragoroso; sono per terra esanime, la bici accartocciata alla mia gamba. La ragazza si ferma, sul suo volto un velo di preoccupazione: "Was auch immer geschehen wird!". Non sa di essere la causa dell'incidente, la sua bellezza è in grado di folgorare, e metterti al tappeto in men che non si dica (va bene anche sul tappeto).

Quando riapro gli occhi, lei è lì che mi fissa, tutti i miei amici ridono (mai ridere delle disgrazie altrui), e quando si rende conto della comicità della situazione, il suo sguardo, il suo bel sorriso parlano da soli: "che stupidot!" Cinque minuti dopo mi trovo di nuovo a pedalare, traumatizzato da questo incontro; altro che cordino e sentiero esposto...

Inizia la nostra cronoscalata di Punta Veleno e dopo pochi metri vedo fuggire davanti a me Dario e Vito, con un ritmo avvelenato, che magari per loro è invece rilassato. Io con la Nicolai salgo alternando tratti con l'ultimo rapporto disponibile col Rohloff, a tratti in piedi con rapporti più duri per cambiare posizione.
I tornanti sono stati tutti numerati con una segnaletica dedicata e quando giungo agli ultimi, provo una sensazione di liberazione. Mi fermo a mangiare qualche amarena e sono sorpreso, ma non troppo, dal fatto che la frutta selvatica, notoriamente più aspra rispetto a quella delle specie coltivate, risulti invece più dolce. Sarà perché a casa da un po' di anni ormai non si riesce più a mangiare della frutta decente? I sapori si sono persi, ed il grado di maturazione inqualificabile: insomma è come mangiare la plastica, un'ennesima dimostrazione che l'uomo moderno non combina nulla di buono.
Come sono buone invece queste amar-ene!

La salita al Rifugio Chierego è la classica, bellissima mulattiera che sale fin sotto al Rif. Fiori del Baldo piuttosto dolcemente per poi impennarsi bruscamente nell'ultimo tratto che porta al Rif. Chierego. Presso l'ultimo spiazzo disponibile per parcheggiare, il numero di automobili è impressionante; sembra di trovarsi nel parcheggio del Bennet; solo che ci troviamo sul Monte Baldo. Sarebbe ora di chiudere definitivamente quella strada alle auto, fastidiose, invadenti... puzzone.

La giornata è bella, il Baldo sgombero da nubi e presso i Rifugi si trova una moltitudine di persone radunatasi per festeggiare gli Alpini. Dopo l'ultimo micidiale strappo, per ora di pranzo siamo al Chierego e salutiamo Massimo il quale, dopo 5 minuti, riesce a rispondere al nostro saluto da tanto è indaffarato. C'è un gran via vai di portate: tagliatelle, strangolapreti, funghi stufati, polenta, spezzatino... si mangia e si beve, e probabilmente il più affamato è il ciccione che è salito con la seggiovia e ha fatto pochi passi a piedi, lamentandosi.

Troviamo posto dove sederci all'esterno, e veniamo accolti da una bella e simpatica fanciulla, molto giovane ed evidentemente affaticata per il tour de force tra i tavoli: "... mi porti quattro caffé?" - "E lo zucchero dov'è?" - "Le lasagnette non sono ancora arrivate!"... "Ho seteeeee...."

Mangiamo. Abbiamo fame, abbiamo fatto tanta strada, bruciato energie, sudato; se non facessimo rifornimento, probabilmente ci fermeremmo su qualche salita, in preda ad allucinazioni: ci avvicineremmo striscianti ad una roccia per bere da un' immaginaria cascata di Radler, cercheremmo riparo da una furibonda grandinata di strangolapreti alle erbette e magari sentiremmo avvilupparsi attorno al collo liane di tagliatelle ai funghi...

Seby in modalità "Cancellara" (foto Dario©)
Seby non resiste alla tentazione di un bis di grappa all'ortica, liquidandolo velocemente "alla slovena", e molto presto vedremo su di lui gli effetti del distillato verdastro. Innanzi tutto il colorito alla "Hulk" della sua pelle ed una straordinaria capacità propulsiva  alla "Cancellara", nei tratti più ripidi verso il Telegrafo.

Passati all'altro versante della catena montuosa, rivolti alla Val D'Adige, si è incominciato il bel saliscendi su sentiero scavato nella bianca roccia, tra pareti e guglie.
Il fatto di percorrere questi sentieri in sella a delle biciclette è sembrato per molti escursionisti una cosa straordinaria, ma il nostro sport, quello che facciamo, è il frutto di allenamenti, materiali e capacità tecniche adeguati alle situazioni che dobbiamo affrontare.

Raggiunto il bivio per il Rifugio Telegrafo, arriva l'incognita della giornata: come sarà il seguito del giro? Dove ci sta portando l'amico Seby?
Fortunatamente le condizioni del sentiero per un lungo tratto sono rimaste invariate e quindi la ciclabilità è rimasta tale fino alla forcella che ci ha riportato nel versante del Baldo rivolto verso il Lago. A questo punto l'emozione è arrivata prepotentemente nei nostri cuori! Un ambiente da favola costituito rupi di rocce stratificate e ghiaioni, ed entriamo nella Riserva Naturale Integrale Lastoni Selva Pezzi. C'è divieto per le bici, assurdo come al solito, come se fossero una minaccia per la salvaguardia di questi luoghi. In fondo siamo escursionisti come altri, siamo rispettosi dell'ambiente, non facciamo rumore, non sporchiamo, né inquiniamo.

Timidi abitanti della terra (foto Lisabike©)
Proseguiamo il nostro cammino in punta di ruote su un sentiero ben segnato, e poco dopo ecco il primo incontro con alcuni esemplari di camoscio. È sempre una grande emozione riuscire a scorgere gli altri abitanti di questo mondo, timide creature nascoste alla vista dell'uomo invasore. Fotografiamo e filmiamo, cercando di catturare ed imprimere su fredde schede di memoria, le nostre calde emozioni.

Una volta fatto il nostro ingresso nel mugheto, iniziamo a camminare con la bici al nostro fianco; la discesa si fa impegnativa soprattutto per gli alluci di Vittorio che picchiano violentemente nello scarpone. Dobbiamo risalire per due brevi, ma intensi tratti con la bici in spalla quando sono ormai le 18 di sera. Per fortuna che siamo in estate e c'è luce fino a tardi. Il sentiero è ben segnato e notiamo l'intervento recente di potatura della vegetazione. Scendiamo lentamente di quota ed il lago, con in suoi bei riflessi dorati, è ancora lontano. C'è tranquillità e serenità tra di noi, il sentiero non è ciclabile ma non sono presenti pericoli o tratti esposti. Solo Vito continua il suo calvario con i piedi doloranti.

Entrati nel bosco, il sentiero si allarga leggermente, e diventa stupendo: una coltre di foglie di faggio come un tappeto, dolci curve a schivare rocce ed alberi. La luce della sera, l'ambiente lussureggiante, il divertimento della discesa: uno dei più bei momenti della giornata.
Poi il sentiero diventa tecnico, con gradoni, passaggi ripidi, tornanti stretti. È proprio ciò che ci piace, però non tutti hanno i nostri gusti e certe continue difficoltà possono stancare, soprattutto alla fine di una intensa giornata.

Al raggiungimento della prima stradina cementata e poi dell'asfalto, alcuni hanno tirato un sospiro di sollievo: finalmente siamo arrivati...
A completamento della splendida giornata trascorsa sulle pendici del Baldo, data la tarda ora, circa le 21, e la fame irrefrenabile, è arrivata una gustosissima pizza in riva al Lago ed un'insalatona galattica per l'audace compagnia di cicloalpinisti.

Dopo la mia iniziale titubanza, e diffidenza, ho sentito il dovere di congratularmi con l'amico Sebastjan per aver pianificato un'escursione così dura, impegnativa, ma appagante. Il gioco è valso la candela. Grazie.

Un'ultima considerazione sulle proibizioni alle biciclette. Si devono prendere le dovute distanze da coloro che praticano la mountain bike in maniera invadente e maleducata, che siano downhillers (notoriamente a me antipatici) o crosscountristi. Per i monti si trovano anche ciclisti gentili e attenti all'ecosostenibilità del proprio sport; quindi cari legislatori, non fate di tutta l'erba un fascio.

In ultimo il video:


BdB - Assenza - Telegrafo explo from Bikers di Brescia on Vimeo.

lunedì 11 luglio 2011

All Mountain Fess - dal Torsoleto al Piz Tri

"sensazioni buone, da fare assolutamente!"

Per il prossimo week end propongo questo giro di due giorni:
Primo giorno: Da Malonno al Bivacco Davide (2600 mt) - salitona impegnativa su sentiero, in bellissimo ambiente (alcuni BdB ricorderanno il giro del 2 ottobre 2010), fino ad arrivare al bivacco Davide. Qui trascorreremo la notte
Nel Bivacco ci sono 12 posti, materassi e coperte. Dovremo arrangiarci con cibo etc.

Secondo giorno: la traversata verso il Piz Tri; percorreremo il noto sentiero della Skymarathon 4 luglio. è un sentiero di alta montagna, difficile, con tratti attrezzati (EE) ed esposti. Il nostro amico Giacomo Calvetti, di Paisco Loveno, che ringrazio, ha informato Mauro sulla "fattibilità in bicicletta", con le dovute cautele. (tratti di mulattiera, tratti a piedi anche attrezzati e impegnativi).

Da notare che il secondo giorno, dal Bivacco, fino a Edolo non c'è nessun punto di ristoro, quindi dovremo essere ben organizzati con le provviste, anche per il giorno dopo.

Direi che andremo solo con tempo buono/ottimo/fantastico, in modo da goderci appieno la traversata e i panorami di domenica mattina.

Potrebbe essere un giro simile, come genere, alla 2 giorni dello scorso anno al rifugio Lazfons, grande week end!

E dal Piz Tri, sorpresa finale by Orma!

Presenti:
_dario88
_Orma
_Frog
_Seby13
_Perse

per motivi logistici suggerirei un gruppetto di max 5-6 persone

LETTERA: Il Pattino a rotelle

Spett.le Comune di Schilpario,
per conoscenza a Redazione del Giornale di Bergamo, Legambiente Bergamo.

Di ritorno da un fine settimana trascorso nel vostro Comune, inoltriamo la presente per sottoporVi il nostro disappunto in merito all'impianto di pattinaggio su ghiaccio attivo a Schilpario. La tutela dell'ambiente ci coinvolge tutti nel consumare il meno possibile,  inquinare il meno possibile, riciclare.  Ci sembra inaccettabile che si possa tenere attivo in questi caldi mesi estivi un impianto per la formazione del ghiaccio in un enorme palazzetto sportivo all'aperto. È assurdo tenere in funzione 24 ore su 24 un generatore a gasolio, che consuma combustibile, inquina l'aria e disturba la quiete pubblica con un continuo, incessante rumore, solo per permettere di pattinare su ghiaccio, a Luglio. La nostra convinzione è ancor più motivata dall'aver verificato la ridicola affluenza alla pista in questione. Per una marginale attività, a favore di una ben limitata parte della popolazione turistica, si fa fronte ad un sacrificio che viene fatto pagare (in termini appunto di rumore, qualità dell'aria e spreco di risorse) a tutta la popolazione presente.
Già nel 1743 (fonte Wikipedia) fece la sua apparizione il pattino a rotelle. Non vi sembra una valida alternativa per la pratica di questo bellissimo sport nei mesi estivi?

Distinti Saluti

Claudio Persegani, Dario Gnali, Sebastjan Stepan, Elena Buizza, Vittorio Casciotta, Diego Agnelli, Moreno Gilberti, Marco Bandera, Mauro Venturini, Gianfranco Favier, Giovanni Zani, Paolo Milzani, Luigi Compagnone, Giacomo Davelli, Stefano Venturini, Enrico Rossini, Francesco Gozzoli...

per il gruppo di ciclisti Bikers di Brescia - www.bikersdibrescia.com