giovedì 18 agosto 2011

Bike+hike

Happyhippo mi ha detto che ho fatto bike+hike,io la chiamo bici+trekking o bici+camminata e dovrebbe essere lo stesso,in questa strana estate dove ogni Bdb si fa discretamente gli affari suoi,io mi dedico ai miei,le mie proposte per diversi motivi(sicuramente tutti validi)non interessano quasi a nessuno,solo il buon Gianfranco,mosso da pietà mi ha accompagnato sul Cadria,pentendosi amaramente del buon gesto a gita conclusa.
Bon,sta di fatto che martedi mattina alle 4,30 sono da solo in auto,destinazione altissima vallecamonica,bello viaggiare a quest'ora,non ci sono macchine e cicloturisti in mezzo alle balle,il parcheggio di Pezzo è strapieno e sono costretto a parcheggiare direttamente in quello di case di Viso completamente vuoto.Se c'era Gfavier ci volevano 20 minuti tra manutenzioni varie e riempimenti camel B. prima di partire,invece in 2 minuti sto già pedalando verso il rifugio Bozzi,fa freschino,la giornata è limpidissima,il vallone di Viso è ancora in ombra,le vette over 3000 cominciano solo ora ad essere baciate dal sole,la salita è tutta fuori dal bosco e i panorami cambiano ad ogni curva,raggiungo il rif Bozzi verso le 8,00,ma sono ancora tutti a nanna,sicuramente i gestori staranno preparando le colazioni,porte e finestre sono chiuse,non mi fermo e tiro dritto per lo stupendo sentiero che a mezzacosta porta versco i laghi di Ercavallo,mi trovo un paio di volte con le marmotte in mezzo al sentiero che spaventate lanciano il loro grido di allarme,dopo 10 minuti a spinta nel tratto più esposto sbuco nella piana dei laghetti ancora in ombra,sembrano ancora più belli del solito e un'opportuna foratura mi permette di respirare ed ammirare.La cima cel corno dei tre signori(3360slm) si manifesta alla mia vista fin da ora e sarà importante riferimento per tutta la salita,arrivo al bivio per Graole(o passo dei BdB) e questa volta vado a destra in versione esplo.Poco bici in spalla e tanto in sella salgo zigzagando senza seguire il sentiero,più faticoso.Arrivo al punto "x",dove mi sembra giunto il momento di parcheggiare la bici e inforcare i bastoncini,lascio un biglietto in bella vista sulla bici per avvisare del motivo ci sia una bici in quel punto,mi viene da ridere ma così è.

Il sole spunta dalle cime sopra il Montozzo e mi scalda un pò,non toglierò la meglietta maniche lunghe fino sulla cima,è tutto sereno ma fa freschino,vedo 2 camosci in lontananza e numerose marmotte e nessun umano(altro dettaglio per rendere memorabile una gita)in questo paradiso ci sono solo io gli animali,i fiori e i monti,solo il rumore di qualche cascatella.L'alta quota e il terreno umido favoriscono un'incredibile fioritura "agostana".Dopo gli ultimi ripidissimi metri,sono alla meta,la bocchetta del corno dei 3 signori,il gps mi dice 3104slm,non sono stanco e osservando la vetta 250 più in alto del corno mi viene voglia di salirci,ma non c'è un sentiero e questa salita è da studiare preventivamente sulle apposite guide,Ormauro non fare cazzate che sei da solo.

Mi giro e mi rigiro di 360 gradi più volte tanto è bella la vista da quassù,200metri sotto di me ci sono 2 laghetti con diverse tonalità di verde,con le rocce rossastre ricche di ferro e qualche macchia di nevaio formano un quadretto degno del miglior pittore.

Mi mangio il solito panino ben imbottito ,un ultimo sguardo verso gli orizzonti infiniti e ritorno sui miei passi,presto sono al parcheggio bici,rimetto i bastoncini nello zaino e inizio a scendere,sono a quota 2800 e se tutto va bene i prossimi 1000 metri dovrebbero essere una goduria in sella,ripasso dai laghetti e pur essendo il 16 di agosto non c'è anima viva,meglio così,ecco il sentiero n°59,Giani l'ha fatto a piedi qualche giorno fa e me ne ha parlato molto bene,infatti è bellissimo da fare in bici,abbastanza facile,aereo e quasi mai esposto,solo in 2 punti bisogna scendere e fare attenzione.

Non è ripido e quindi è piuttosto lungo,non vorrei mai finisse questa giornata,arrivo su sentiero fino alle case di viso le attraverso piene di turisti fino al parcheggio che raggiungo con il sorriso sulle labbra.
Per una serie di motivi questo giro è stato fantastico e me lo porterò dentro per parecchio tempo:
mente sgombra
giornata meteosplendida
giro in completa solitudine
animali e fiori bellissimi
traccia in salita sempre pedalabile mai troppo ripida
sempre in alta montagna fuori dal bosco
panorami super
discesa bella dal primo all'ultimo metro.

martedì 16 agosto 2011

La prima esperienza

Terminata la bici, non restava che provarla...

È estate, tempo di vacanze ed il tempo non manca, quindi c'è la possibilità di partire per qualche viaggetto più o meno impegnativo. Mi manca ancora parecchia attrezzatura, ma sono munito di tenda, sacco a pelo, materassino e sto aspettando solo la giusta opportunità. Il mio amico Seby è in procinto di partire per l'Islanda e desidera provare la sua Fargo in assetto da battaglia. Eccomi quindi pronto a partire per un breve trip di un paio di giorni.

Parto da casa con le borse del carrello Extrawheel colme fino all'orlo e dalle prime pedalate mi accorgo immediatamente che non è semplice procedere con tutto quel peso nelle retrovie a sollecitarmi la bici, faccio fatica a mantenere una linea di guida pulita: quando c'è da andar dritto, curvo, ondeggio, quando è il momento di curvare, vado dritto; ma è solo questione di abitudine e di ripartire i pesi un po' meglio...

La prima parte del viaggio è da dimenticare: sbaglio ripetutamente strada e mi trovo più volte nel traffico, sono partito alle 7 di mattina e dopo diverse ore mi trovo ancora lontano da Mazzano e dal negozio HappyBike, dove mi aspetta Seby. Lo chiamo e fortunatamente non ha alcuna fretta, mi aspetta. Quando finalmente arrivo è ora di pranzo e si va a mangiare una pizza al Linus di Rezzato tutti in compagnia. Dopo pranzo finalmente si parte diretti verso la Val Sabbia; percorriamo la pista ciclabile che segue la strada Gardesana ed il fiume Chiese, poi a Vobarno, superato il tratto non ancora completo della stessa ciclabile, ritorniamo in traccia. Si tratta di un pezzo nuovo di cui ignoravo l'esistenza, a Sebastjan invece non sfugge nulla. La sua bici è molto carica, con due grosse borse laterali sul portapacchi posteriore ed anteriore, un borsone posteriore, la borsa manubrio, diverse borracce ed attrezzi vari fissati al telaio.

A Barghe la ciclabile finisce e ritorniamo sulla strada, a contatto con le auto. Il traffico non è comunque elevato e gli automobilisti fortunatamente (per la maggior parte sono olandesi, francesi e tedeschi) rallentano e ci superano senza fretta. Dai finestrini spuntano mani per salutarci (al posto del classico dito medio) e facce incuriosite di bambini che non avevano mai visto una bici a tre ruote. Il carrellino Extrawheel infatti dà questa impressione avendo una ruota delle stesse dimensioni di quelle della bici.

"Da dove venite?" "Dove siete diretti?" Carichi come muli avremo dato sicuramente l'impressione di quei viaggiatori che partono per il Tibet o per il giro del mondo, lasciando casa, il lavoro, la famiglia. Invece siamo così bardati per un viaggio di soli due giorni. Robe de mat!

Arrivamo a Ponte Caffaro che è sera, per oggi può bastare e ci dirigiamo al noto campeggio Pian d'Oneda in riva al Lago d'Idro: montiamo le tende e dopo una bella doccia ci dirigiamo in pizzeria. Si, proprio così, io sono senza l'attrezzatura per cucinare e anche se Seby ha tutto il necessario per preparare qualcosa da metter sotto i denti, preferiamo rilassarci comodamente seduti a mangiare una pizza e a berci una bella birra. La serata procede piacevolmente e quando nel locale adiacente al campeggio le sedie finiscono sopra i tavoli decidiamo di ritirarci nelle nostre tende. Appena in tempo perché poco dopo inizia a piovere copiosamente.

Ci svegliamo l'indomani con il cielo grigio ed un po' di foschia che vela il lago. Saldiamo il conto, prepariamo i bagagli e ci rimettiamo in marcia. Entro sera Seby deve essere di ritorno a casa in quanto l'aspetta un impegno di lavoro per la giornata di lunedì. Percorreremo tutta la Val Sabbia, accompagnati da brevi e fastidiosi rovesci, fino a Tione di Trento. Da qui devieremo per Ponte Arche e poi Sarche per poi scendere a Sud ad Arco, Torbole e poi proseguire lungo la sponda veronese del lago di Garda fino a Torri del Benaco, dove prederemo il traghetto per raggiungere Maderno. Tante belle piste ciclabili ci hanno permesso di viaggiare con tranquillità, lontano dal traffico, regalandoci tanti momenti di relax. La possibilità di viaggiare con la bicicletta è decisamente appagante mi fa sentire bene. Penso che sarebbe bello fare un viaggio di parecchi giorni, un viaggio lungo, in autonomia, con gli amici...

Sotto il forte rovescio lungo la strada Gardesana Orientale penso che invece anche questo viaggio sta per finire... e domani cosa farò? Ho sentito Wilmer, che muore dalla voglia di provare a sua volta questa nuova esperienza. Ha comperato un carrellino del tutto simile al famoso Bob e ha in mente un viaggetto: bene, allora si riparte!

Martedì ci troviamo a Villanova sul Clisi, di nuovo Val Sabbia quindi, ma con un altro compagno di viaggio. Ripercorro volentieri le strade fatte in compagnia di Seby, e poi facciamo il nostro ingresso in Val Rendena. A Daré c'è un bel campeggio e facciamo sosta qui. Wilmer è partito da casa, da Cignano, io da Maderno; insomma, di strada ne abbiamo percorsa! Tra piste ciclabili e strade sterrate alternative a quelle principali, abbiamo viaggiato in tranquillità, siamo soddisfatti, che bella esperienza di cicloturismo. E siamo solo all'inizio!

Wilmer rientra dopo un lungo periodo di stop a causa di una brutta frattura al radio, ma come previsto, è in forma smagliante. Ha il vizio di lamentarsi della sua forma fisica: "eh come sono vecchio", "e mi fan male le gambe", "ti ho visto che rallentavi per non staccarmi".... son tutte frasi che mi son sentito dire più volte in questi giorni. In verità, con la palestra e tutte le "attività" fisiche che fa, è più in forma che mai, ma è nella sua natura di non accontentarsi mai e pretendere chissà che cosa dal suo fisico...

Stiamo facendo cicloturismo, non è una gara, e non c'è nessuno che cronometra quello che fai...

Anche a Daré è scattata la pizza. Non abbiamo resistito a questa comodità e nel dopo cena abbiamo passeggiato per le vie del paese alla ricerca di qualche bel posto. Ed il bel posto l'abbiamo trovato! Casa Cus - "Luogo della Memoria della Gente di Montagna"; la struttura enorme, antica, piacevolmente illuminata nella sera, ci ha attirato magneticamente. L'abbiamo visitata e siamo rimasti rapiti da un mondo che va scomparendo, un passato fatto di sacrifici, ma in cui l'uomo probabilmente aveva un legame più forte con l'ambiente che lo circondava, un uomo più genuino, più romantico. Questo luogo, recuperato ed adibito a museo ha lo scopo di sensibilizzare la gente alle tradizioni, agli stili di vita d'un tempo, e spero che qualcosa cambi in questo senso, perché l'uomo moderno mi piace sempre meno.

Dopo la calda atmosfera respirata all'interno della Casa Cus, siamo rientrati nel nostro freddo mondo di plastica; nelle tende e nei sacchi a pelo. Il freddo si è fatto sentire parecchio e al mattino ci siamo svegliati con i brividi; le tende bagnate dalla rugiada. Facciamo due passi per scaldarci, alla ricerca di un bar e di un negozio dove fare spesa. Poco dopo rientramo alla base: missione compiuta! Ripartiamo diretti a Madonna di Campiglio, sempre seguendo la pista ciclabile fino a Pinzolo, poi salendo a Sant Antonio di Mavignola e sempre su sterrato fino alla famosa località turistica. Abbiamo percorso parecchia salita e rispetto al giorno precedente sentiamo maggiormente la fatica. Poi dopo essere transitati per Campo Carlo Magno, seguendo il tracciato del Brenta Bike, per la bella strada che avevamo percorso nel 2008 in salita, siamo scesi fino a Dimaro dove ci siamo accampati. Un'altra splendida giornata di turismo, un sano viaggiare: c'è lo sport, c'è il relax, si visitano dei bei luoghi, si sta proprio bene!

Questa sera finalmente usiamo il fornellino di Wilmer e ci prepariamo la cena, ma il gelato in paese non ce lo toglie nessuno. Un'altra fresca nottata è alle porte, anche se ci troviamo in Val di Sole. Tutto procede bene e per il terzo giorno di viaggio è previsto il Passo del Tonale. Conosco già un po' la zona e mi spaventa un po' la salita su asfalto, ma d'altronde sembra che non ci siano delle alternative. Possibile?

La ciclabile arriva fino ad Ossana/Fucina, poi inizia la salita al Tonale, ma poi l'abitudine nel seguire le ciclabili mi spinge oltre e ci addentriamo nella Val di Peio, un po' di strada in più, un po' di salita in più, ma il cicloturismo è anche questo. A Cogolo facciamo la spesa ed incontriamo dei simpatici ragazzini che, incuriositi dalle nostre bici, ci hanno riempito di domande. Un saluto anche a loro, fortunati abitanti di Cogolo, un bel posto.

Ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo questa volta correttamente verso il Tonale, siamo alla ricerca di una traccia sterrata ed infatti poco dopo, sulla sinistra rispetto alla asfaltata, la imbocchiamo. Sono presenti delle indicazioni in legno con scritte in dialetto che indicano un percorso ciclabile per Ponte di Legno, ricordo di averne percorso dei tratti durante il giro del Montozzo, ma ho memoria anche di pezzi a spinta, e non è proprio il caso di avventurarsi in questo modo con le bici da turismo cariche...

Man mano che avanziamo, vedo Wilmer preoccupato di raggiungere l'asfalto, come se fosse "la salvezza", ma finché la traccia sterrata è così bella e facilmente percorribile con le nostre bici, non vedo perché dovremmo abbandonarla per mischiarci alle macchine puzzone... Dopo Vermiglio sembra non ci sia più nulla, invece i cartelli indicano il contrario -  sentiero 68; avanti che va bene!

Seguendo queste indicazioni, tornante dopo l'altro, sempre in sella alle nostre bici, siamo arrivati proprio al Tonale, su sterrato; una gran soddisfazione!! Davvero! Il pezzo a spinta di qualche anno fa, solo un vago ricordo; oggi abbiamo pedalato e basta.

Il Tonale invece è sempre quello, una gran disgrazia umana, una tristezza da cui è meglio fuggire. Dei gentili signori ci avvicinano e ci fanno i complimenti per quello che stiamo facendo; sono tutte cose che fanno piacere, ma se qualche volta capitasse che i complimenti fossero delle belle ragazze a farceli, avvicinandosi e mostrando interesse, sarebbe ancora meglio; ma è chiedere troppo dalla vita. Scesi a Ponte di Legno abbiamo poi raggiunto Vezza d'Oglio su sterrato, guidati da due gentili signori, uno in bici ed uno a piedi e poi abbiamo raggiunto Edolo e successivamente il Campeggio lungo la strada che porta all'Aprica. Le giornate trascorrono tranquille, ed il nostro breve viaggio sta per terminare; un vero peccato.

Nel pentolino scaldiamo il risotto ai porcini, poi è la vota della crema di funghi, poi fagioli: un mix micidiale per riscaldare l'atmosfera in tenda. Finisco le provviste, intanto, sob, domani si rientra a casa... La Valle Camonica è coperta dalla pista ciclabile solo per un tratto, da Capo di Ponte in giù, verso il Lago d'Iseo. Il primo tratto prevede delle salite, che ho anche gradito, visto la monotonia del primo tratto di discesa da Edolo, poi il tracciato è diventato più tranquillo, ma ugualmente molto interessante. Piacevole la compagnia di un signore di Pisogne, che, lavorando in palestra, ha trovato diversi argomenti con cui interloquire con Wilmer. Io pedalavo e basta.

La sorpresa della giornata è stata la strada del versante bergamasco del lago d'Iseo. Essendo interrotta la ciclabile del lato bresciano, abbiamo imboccato questa via alternativa, molto suggestiva per alcuni tratti e anche piuttosto tranquilla dal punto di vista del traffico automobilistico. Un nuovo tratto di pista ciclabile permette inoltre di evitare una galleria e mi ha meravigliato la struttura a galleria anti-frana realizzata per questo tratto. Un ottimo lavoro.

Da Sarnico abbiamo imboccato la ciclabile segnata CAI che segue il corso del fiume Oglio e che ci ha portato dalle nostre parti, una bel tuffo nel passato, proprio come la vecchia Casa Cus. Il lento fluire del tempo, proprio come il fiume Oglio nella bassa bresciana. Le strade strette, tra i campi, sterrate, attraversando cascine dove si producono insaccati. Il profumo dell'erba appena tagliata e poi il brusco impatto con l'odore di qualche allevamento. Non avrei mai detto di riuscire ad arrivare a casa attraverso tutte queste strade secondarie; a Genivolta dalle Tombe Morte so la strada. Wilmer ha deviato da poco verso casa, sono solo, manca poco, eccomi, la città, la coda in Viale Po. Sento già nostalgia...

Grazie Seby, grazie Wilmer.

 

giovedì 11 agosto 2011

Mail alla Comunità Montana del Sebino - La ciclabile di Vello

Buon Giorno, [...]

Le scrivo un'altra volta per il problema della ciclabile Marone - Toline. Sicuramente avrete già ricevuto tante mail a riguardo, immagino.

Sabato scorso stavo andando a Livigno in bici da corsa, partendo dalla Bassa Bresciana, e il passaggio per il lago d'Iseo mi era obbligato.
Arrivato a Marone, già sapendo della chiusura della ciclabile, sono stato costretto a percorrere le 3 gallerie che separano Vello da Toline, di
cui una veramente pericolosa, non tanto per il traffico, quanto per la mancanza di illuminazione, che, sebbene avessi i fari, mi ha lasciato
per alcuni tratti in balia del buio. Ho percorso queste gallerie in bicicletta, per non farle mai più; purtroppo ripeto che era un passaggio obbligato.
Difatti, nel ritorno da Livigno ho scollinato in val sabbia col passo Crocedomini.

Ora, non discuto sui problemi di fondi riguardo alla messa in sicurezza della ciclabile (eppure si sta facendo una nuova ciclabile lungo il lago d'Iseo, perchè non destinare quei fondi?).
Col senno di poi, ho considerato il treno, che potrebbe essere usato dai ciclisti per attraversare il tratto incriminato.

però, a mio avviso, il suddetto treno dovrebbe essere gratuito per il periodo di chiusura della ciclabile, e solo sulla tratta Marone - Pisogne, in modo da tamponare il disagio.


La ringrazio per l'attenzione, Saluti

Dario Gnali
www-bikersdibrescia.com

lunedì 8 agosto 2011

Lago d'Iseo-Val Palot-Colle di San Zeno-Valtrompia



Domenica mattina, non avendo avuto risposte sul forum e stanchi da una settimana di lavoro intenso, ce la siamo presi comoda dormendo fino a tardi.
Una volta in piedi , colazione, zaini leggeri e via per ciclabili. Destinazione Lago d'Iseo.
Percorriamo la ciclabile che ci porta fino a Paratico passando per le Torbiere. Una piadina a Sarnico e poi tutto il lungo lago della sponda Bergamasca fino a Pisogne. Da qui cominciamo la salita che , via val Palot , ci porta fino al Colle di San Zeno. Fortunatamente solo in cima comincia a piovere, e ci ripariamo al rifugio Piardi. Dentro è pieno di gente e quindi c'era parecchia confusione, mangiamo velocemente un panino con il formaggio , ci vestiamo di impermeabili e giù sotto la pioggia battente verso la Valtrompia. Forcella di Gussago e siamo a casa.....felici e contenti. 120 km e 1600 mt di dislivello

domenica 7 agosto 2011

Come potevo abbandonarli al loro destino?

Stamane(giovedi scorso) davano schiarite ma alle 7,00 percorro il tratto Brunico Campo Tures sotto una bella pioggerella,non mi bagno perchè sono in auto,parcheggio il mezzo sulla provinciale621 sotto il tenebroso castello di Tures e mi appresto ad un nuovo giro esplo,la pioggerella amica dei bikers mi accompagna per un pochino ma, pian piano mentre salgo si vedono tratti di azzurro che filtrano dalle nuvole.

Durante la salita vedo qualche porcino ai lati della strada,anche se oggi è giorno dispari come posso abbandonarli al loro destino?Sta di fatto che guardando a destra e manca tra gli alberi e i riù mi bevo 1000 metri di dislivello quasi senza accorgermene su bella sterrata mai troppo ripida.
A quota 2100 la strada finisce e si inizia a spingere e spallare,poco male alla fine sono solo 25 minuti fatti con calma e con panorama notevole nonostante che le nuvolacce non se ne vogliano proprio andare.

Arrivo alla quota massima 2300slm circa e mi mangio un paninone misto con formaggio Stelvio e speck,intorno solo silenzio,questo è sempre l'attimo più bello di ogni giro in solitaria,la vista della val di Tures e della valle Aurina da questa prospettiva è veramente accativante,una fotina al "cavallo da 16kg" e mi preparo per la discesa su sentiero 33,naturalmente le ginocchiere le dimentico sempre a casa.

Il sentiero scende nel vallone di Poia,l'inizio è molto bello e mi fermo a fare un autoscatto,l'attenzione per non cadere è sempre massima,alla faccia delle schiarite previste inizia a piovere,ma la bellezza del luogo e il sentiero fantastico mi mettono di buon umore.

Mi fermo a riposare le braccia e vedo un'altro bel sentiero che sale dalla parte opposta del vallone,non sembra male,forse il prossimo anno........
Ha smesso di piovere e continuo la discesa che non smette mai di essere bella,tecnica e difficile al punto giusto.Percorro l'ultimo tratto un pò fangoso ma più facile fino a trovarmi sulla provinciale non molto distante dal parcheggio che raggiungo velocemente.

Giro AM con 25 minuti finali a spinta,discesa molto bella da non sottovalutare,giro che si fa in 4 ore con calma.(in blu la salita)


......come potevo abbandonarli al loro destino?......

giovedì 4 agosto 2011

Tremalzo explo


Il mese di agosto per me e Vittorio vuole dire 5 fine-settimana (domenica+lunedì) da passare fuori casa in bicicletta, visto che abbiamo applicato l'orario estivo in negozio.
Quindi lunedì 1 agosto, dopo la domenica passata con i BdB sulla Cima d'Oro, siamo rimasti sul lago di Ledro in campeggio con la nostra tendina in compagnia di Perse, anche lui in ferie. Con la sua bici inutilizzabile per lo "scoppio" della Marzocchi, siamo andati alla ricerca di una mtb a noleggio. Purtroppo abbiamo trovato solo bici poco affidabili.... soprattutto in mano a Perse. Ci siamo quindi divisi : io e Vittorio in bici e Claudio un bel giro all mountain fess a piedi . Siamo partiti alle 10,30 circa da Pieve di Ledro e , convinti di percorrere la RampilLedro , abbiamo seguito le prime indicazioni , dopo di chè....... sentiero n°421 a piedi/bici a spalla fino al passo Nota. Prima sosta al rifugio per pranzare ed anche per evitare un'acquazzone improvviso. Poi via per il Tremalzo, ma riprende a piovere. Niente di grave : ci "impermeabilizziamo" e via di nuovo a pedalare. Fortunatamente dura poco, quindi ci rispogliamo e velocemente ci troviamo al passo Tremalzo. Seconda veloce sosta al Rifugio Garda per bere qualcosa di caldo e si comincia a scendere ancora convinti di seguire il percorso della RampiLedro che tutti e due ben conosciamo.
Lo conosciamo così bene che sbagliamo strada!
Però la variante "involontaria", sentiero n°419, si rivela un'ottima scelta: tutto ciclabile con passaggi fra malghe e letti di fiumiciattoli, mai pericoloso e difficile. E , sotto l'ennesimo temporale, arriviamo al lago di Ledro . Seguiamo la ciclabile e torniamo al campeggio dove c'è Perse , appena arrivato dal suo bel giro, che ci aspetta. Siamo pronti per lavarci, smontare tutto e, sigh sigh..... ripartire verso casa .
Però oggi è già giovedì , e per arrivare alla prossima due giorni manca poco e non vedo l'ora.

mercoledì 3 agosto 2011

Al Rifugio Mariotti - parte 2

Vedo Dario in difficoltà: di solito procede spedito davanti a me, ad una velocità nettamente superiore, lasciandomi solo a rimuginare nei miei pensieri... invece oggi sto rimuginando davanti a lui. Fastidiosi gonfiori intestinali gli impediscono di spingere sui pedali come al solito... 
Dopo esserci dissetati con del tè freddo ed un ghiacciolo, ripartiamo per Berceto e lo raggiungiamo in un baleno, poi inizia la strada per il Parco dei 100 Laghi ed il Lago Santo e di nuovo siamo in salita. Il conteggio dei metri di dislivello accumulati continua a salire; altro che 2000 metri, qui siamo oltre i 3500! Pazzi! Le gambe continuano a girare, e siamo prossimi alla meta, è sera e a casa saranno preoccupati. Presso una bella fontana da cui sgorga un'acqua freschissima facciamo una telefonata ai genitori per tranquillizzarli: "siamo ancora vivi, e siamo prossimi all'arrivo!".

Dei turisti ci domandano come sarà il tempo lassù, indicando il Lago Santo...
... 
...
"Ma per chi mi avete preso, per il figlio di Giugliacci?"

L'ultimo tratto di salita è decisamente impegnativo, con pendenze attorno al 17%, alla fine di un giro così lungo, certi ripidoni si sentono bene. Poi finalmente arriviamo al bivio per il Rifugio Langdei e Rigugio Mariotti al Lago Santo. La strada diventa sterrata, davvero splendida in mezzo al bosco. Procedo spedito, non ho paura dello sterrato, anche se sto viaggiando in bici da corsa. Arriviamo al primo rifugio consapevoli del fatto che ora ci attende una mezz'oretta a piedi, con la bici sulle spalle.
Cosa volete che sia una bici da corsa sulle spalle quando nella maggior parte dei giri BdB dobbiamo portare in vetta il pesante fardello delle mountain bikes.


La gente è incuriosita dalla nostra strana disciplina e ci domanda che tipo di biciclette siano quelle che stiamo portando al Lago Santo per quell'impervio tragitto... "Nulla di particolare, sono bici da corsa...!" Ci facciamo una grassa risata pensando al fatto che stiamo facendo all-mountain con la bici da corsa; chi l'avrebbe mai detto, o forse era prevedibile considerando come siamo fatti strani...

La camminata è piacevole e neppure troppo impegnativa, infatti siamo al rifugio prima del previsto. Soffia un forte vento e le nuvole scorrono nel cielo a grande velocità; l'ambiente è davvero splendido, il lago incantevole, ma siamo sudati e rimanendo fuori ci verrebbe un malanno. Una stretta di mano per congratularci a vicenda del viaggio portato a termine e poi dentro al riparo.

C'è un bel via-vai di Scouts, sono stranieri, mi pare francesi; sono indaffarati nei preparativi per la notte, montando diverse tende in prossimità del Rifugio.

Ci laviamo un po' e ci prepariamo per la cena. La sala da pranzo è ampia ed accogliente, e dalla cucina provengono dei profumini davvero invitanti. Siamo seduti al tavolo con un simpatico signore, Gianfranco, che viene da Ravenna e stanotte andrà a dormire in un bivacco ad un'ora dal Mariotti per un'avventura fatta di pace e meditazione. Una gustosissima zuppa con verdure ci scalda le membra ancora intorpidite dal vento freddo che ci ha fatto rabbrividire al nostro arrivo, poi verdure ed un mix di formaggi del luogo per i vegetariani (anche Gianfranco non mangia carne) e fettine di tacchino per Dario. Mezzo litro di vino rosso in certe situazioni non può mancare. Si parla amabilmente fino a quando il nostro commensale decide che è giunta l'ora di incamminarsi per il bivacco. Arrivederci a presto!

Nel dopocena si sfogliano riviste di montagna, si chiacchiera con i gestori e si scrocca un po' di birra artigianale - grazie mille; sfacciato io, gentilissimi voi - fino al sorgere della luna.
Si, proprio questa sera c'è luna piena ed il suo tragitto seguirà il profilo della montagna di fronte al rifugio; fortunatamente il cielo è sgombero da nubi e lo spettacolo si può manifestare in tutta la sua bellezza.

All'esterno tira a solita aria gelida e non riusciamo a resistere più di tanto con gli abiti che abbiamo a disposizione, decidiamo quindi di ritirarci in stanza e andare a riposare. Domani ci attende una nuova passeggiata...

giovedì 28 luglio 2011

Sulle Alpi c'è brutto? - parte 1

Allora andiamo sugli Appennini! Su Google Earth iniziano fervide ricerche da parte mia e di Dario. Dove si può andare... un giro in bici da corsa di due giorni. Bella idea! La meta? Si potrebbe andare al mare, pernottare in un B&B e poi domenica fare ritorno a casa. Dario si lancia subito alla ricerca del Bed and Breakfast dove cenare, passare la notte e dopo un'abbondante colazione, ripartire. Si potrebbe passare per le Cinque Terre, ma che giro metter giù? Non è facile pianificare una gita di due giorni, anche su strada. Dario sarebbe propenso a partire senza definire la località d'arrivo, né tantomeno il luogo dove passare la notte; l'è propria en senghenon però mi piace il suo atteggiamento spensierato. Siamo arrivati al punto di prenotare in un paesino sperduto in una località non definita delle Cinque Terre, quando mi viene un attacco di nervoso. Non sono entusiasta della cosa: non so perché ma mi ci vedo a pedalare per qualche strada trafficata, alla ricerca di un posto idilliaco che non c'è.

Faccio un passo indietro, metto in standby Dario e cerco delle mete alternative. Istintivamente mi viene  da pensare ai Rifugi. I Rifugi, lo dice la parola stessa, mi danno la sensazione di essere accoglienti, caldi, dei bei luoghi dove fermarsi a riposare, mangiare, riprendere energie prima di ripartire. Digito le parole "rifugi appenninici" su Google ed ecco comparire una bella lista di località per la maggior parte a me sconosciute, sulle montagne "minori", ma non per questo meno belle ed affascinanti, d'Italia.

Rifugio Lagdei, Rifugio Mariotti al Lago Santo... Parco dei Cento Laghi...
Siii, conosco il luogo: la sera prima me ne ha parlato Spiedo e poi anch'io, in una poco fortunata occasione vi sono già stato. Il parco però è bellissimo e merita di essere visitato. Certo, con la bici da corsa non potremo addentrarci nel territorio, su sentieri e mulattiere come con la mountain bike, però l'idea è valida.
Dario sente la disponibilità di posti letto e prenota per due.
Cavolo! Mi dispiace proprio per Vito e per gli altri BdB, mi sarebbe piaciuto andare in giro anche in loro compagnia. Ed ora arriva la stesura della traccia GPS per arrivare là e poi per il ritorno di domenica.

Non ho programmi sofisticati, mi devo avvalere di software semplice, da amatore: inizio con Google Maps, poi passo, su consiglio di Gigi, al cugino Earth. (Grazie Gigi per le dritte). Conosco abbastanza bene il percorso fino a Bardi, poi più nulla. Sono contento che Dario abbia a disposizione il GPS in modo da poter viaggiare con più tranquillità lungo il percorso che ho selezionato.
Appunto per questo mi rendo conto di dover prestare la massima attenzione nella scelta delle strade su cui far girare le ruote: sono da evitare le strade principali, sempre trafficate e per questo pericolose.

Venerdì sera tutto è pronto: invio le tracce a Dario, preparo uno zainetto minimalist e vado a letto.
L'indomani alle 8 arriva puntualmente Dario da Verola e si parte immediatamente per la provincia di Piacenza. Passato il ponte sul Po, proseguiamo lungo l'argine maestro diretti a Soarza, poi Villanuova sull'Arda. Rispetto alla scorsa volta ho pensato di attraversare Fiorenzuola e, sempre percorrendo tranquille strade di campagna, eccoci arrivare nel centro del paese. Chiedo per un ufficio postale, devo fare bancomat e durante l'operazione di prelievo un signore apre la porta ad una signora col passeggino: "Sono sempre gentile - dice costui - con le mamme". Mi viene dunque da pensare che alle altre persone sia solito sbattere la porta in faccia...

Ci dirigiamo verso Castell'Arquato e per evitare un tratto trafficato ho in programma un tratto sterrato. Dopo pochi metri di strada, vedo davanti a me un canale di scolo che occupa tutta la larghezza della carreggiata; le fessure sono sufficientemente ampie per le nostre ruote e quindi metto in allerta Dario. Nulla da fare, con la ruota posteriore Dario finisce in pieno all'interno del solco e pizzica in ben 4 punti la camera d'aria; per fortuna prima di partire ero andato a comperare la loctite con la quale sono riuscito a riparare perfettamente i 4 tagli.

La prima salita è quella della Vernasca, un classico tra i frequentatori della zona, la affrontiamo con calma. Proseguiamo per Bore e raggiungiamo il Passo Pellizzone per poi scendere a Bardi. La giornata è piuttosto fresca e ventilata. Consumiamo i primi panini guardando il magnifico castello che domina tutta la valle sottostante. Immagino un viaggio indietro nel tempo, quando probabilmente infuriavano guerre e dalle mura del castello colava olio bollente a fiumi...
Oggi invece è il petrolio a scorrere a fiumi...

Fino a Bardi ero già arrivato in una precedente escursione, ora arrivano le strade incognite e spero di aver fatto un buon lavoro con le mappe a mia disposizione.
Dopo il ponte sul torrente Ceno subito svoltiamo per una stradina in salita, è piuttosto stretta, ed infatti pochissimo trafficata. D'ora in avanti, seguendo la traccia disegnata la sera prima al computer, il nostro percorso si è dimostrato decisamente gratificante per quanto riguarda i paesaggi, la tranquillità, e alla fatica delle salite seguiva immediatamente un gran divertimento nelle discese.

All'attraversamento dell'autostrada della Cisa, la nostra attenzione è stata catturata dall'immane scempio ambientale che certe imponenti infrastrutture comportano al nostro preziosissimo ambiente.
Certo, le autostrade sono comode, sono veloci con i loro viadotti, le loro gallerie; ma quando le percorriamo dovremmo pensare anche alle profonde modificazioni che vengono apportate alle montagne, alle valli, ai bei borghi dimenticati, solo per farci andare al mare alla massima velocità su tre corsie. Borghi come ad esempio Roccaprebalza, una frazione di Berceto.

Chiudo gli occhi e puff.... il viadotto non c'è più!


Sono i primi sintomi di disidratazione: meglio fermarsi a bere qualcosa di fresco...

domenica 24 luglio 2011

I ripetenti del SuttaTerra

Non sempre le ciambelle riescono col buco; al ponte del 2 giugno un nutrito (ma non completo) gruppo di BDB si sposta per la mission ichnusa in zona cala gonone, scattando foto a volontà anche nei luoghi più caratteristici.
Io non c'ero.

Ecco, ho deciso di rimediare oggi
(purtroppo - o per fortuna - la mia ubiquità è talmente elevata che il tempo di scatto della macchina è stato sufficiente a fissarmi solamente in 7 posizioni)


giovedì 21 luglio 2011

Al Tagliaferri

Peccato davvero che sia per i miei gusti un po' troppo rischioso raggiungere il Rifugio Tagliaferri da Schilpario, attraversando il Passo del Gatto, altrimenti lo metterei lassù, sul gradino più alto dei giri BdB. Fino al Vivione si pedala bene, con il solo fastidio delle automobili e delle motociclette che transitano rumorose lungo la strada. Poi si incomincia a tribolare: i luoghi sono magnifici, selvatici, paradisiaci, ma i sentieri ben poco ciclabili.
La prima volta che ho percorso il tratto con le catene dai laghetti fino al Rifugio Tagliaferri, con la bici per mano, e diversi tratti esposti da superare, ho avuto paura. Con questa nuova occasione ho riesaminato il caso, giungendo alla conclusione, non affrettata, che certe cose, a piedi hanno un senso, con la bici a braccetto o sulle spalle, non molto. Sono eccessivamente pericolose anche se si presta la massima attenzione in quello che si sta facendo, perché mentre si ha la bici in spalla è un attimo perdere l'equilibrio, inciampare, o cocciare con le ruote in tratto stretto e farsi sbalzare verso l'esterno ed il vuoto. No, no, al solo pensiero mi vengono i brividi. Fortunatamente al tracciato classico è stato tolto un pezzo piuttosto rischioso, che a quanto pare rendeva il cammino difficoltoso anche ai pedoni.

Il tratto di sentiero che è stato bypassato (foto  09' ©Dario Gnali)
Poi ovvio che è una bella soddisfazione arrivare in certi luoghi, fermarsi ad osservare le montagne e le nuvole passare veloci sospinte dal vento. Quando incontri gli escursionisti a piedi le reazioni possono essere differenti: c'è quello che ti fa i complimenti, si congratula con te per il coraggio. Poi c'è quello che ti avvisa della pericolosità del sentiero e magari scuote la testa nel momento in cui ti vede proseguire.

Dopo il faticoso camminare per raggiungere il Rifugio, c'è da ammettere che la discesa verso Schilpario è stata una gran bella goduria! Un sentiero splendido, senza fine, mai troppo tecnico, decisamente  divertente. Veramente uno spasso, la giusta ricompensa per chi si è impegnato tanto in precedenza sopportando il fardello della bici/comodino per diverse ore.
Tirando le somme, anche dopo la bellissima discesa, il Tagliaferri rimane per me un rifugio bello ed "impossibile", se si ha voglia di pedalare...

domenica 17 luglio 2011

Scalata al monte Bruffione

Il meteo incerto mi scombussola i piani del weekend,niente 2 giorni in Torsoletolandia,che fare? Potrei aggregarmi a Gigi ma sono affamato di percorsi nuovi,spulciando i troppi giri in previsione, eccone uno che mi acchiappa non poco:mountainBruffion,arrivo in bici fin dove riesco poi a piedi fin sulla cima. L'idea di andare da solo non piace alla Mary,ma se lo proponessi sul forum farei un dispetto al Gigi. Sveglia lle 5,30 e alle 7,30 stò pedalando in direzione Malga Clef inizio dell'ascesa,larga mulattiera fino alla sella di Bondolo, dove inizia il bel sentiero che si inerpica fino alla bocchetta di Remà,


la salita è molto bella, non sono stanco e cerco di "ciclare" il più possibile,in un'ora(10 min a spinta) sono al passo che sovrasta il lago di Casinei,

il sole mi accompagna e i panorami sulla testata della valle Aperta sono magnifici,


due fotine e inizio il tratto esplo pedalando ancora per 10/15 minuti tra le numerose trincee di guerra,breve tratto aspinta fino al bivio per il lago Scuro.Parcheggio la bici negli appositi spazi,pago il ticket e punto in direzione vetta,il sentiero non esiste,c'è una perfida pietraia di massi di granito da attraversare,

i fidi scarpù mi facilitano il compito,penso ai BdB fiveten muniti,ottime calzature per il 90% dei giri che facciamo,decisamente inadatte(come in questo caso) per i restanti 10% e qui i BdB non capiscono un casso, in alta montagna le calzature adatte sono come il casco, cioè ti possono salvare la vita. A 30 min dalla cima sono avvolto da un fitto nebbione con visibiltà 10 metri,numerosi segni biancorossi e gli ometti di pietra mi tengono sulla retta via,ancora un'ultimo sforzo su un tratto ripidissimo e sono in cima.


Mi mangio un panino e in un silenzio assoluto attendo invano un cenno di schiarita.
Niente da fare la nebbia è sempre fitta e decido di scendere alla bici,il tempo non migliora anzi qualche goccia di pioggia mi fa desistere da un ulteriore tratto in esplo verso il passo Casinei e lago Scuro,


ritorno sui miei passi godendomi metro dopo metro la facile discesa,alla sella di bondolo noto con sconforto che la bella mulattiera che sale verso il Cingolo rosso è sostituita da una nuova sterrata assurda,sbarrata da una ruspa,non capisco il senso,non ci sono malghe oltre,sconsolato percorro i restanti km fino alla macchina,mi informerò del motivo di tale scempio.Al ritorno incrocio sul lago d'Idro Gigi e company,il quale fa in tempo ad offrirmi una birra,ho dimenticato i soldi e documenti a casa, grazie Gigi.