martedì 10 maggio 2011

Con i BdB - finalmente

Ho trascorso lo scorso week end con Dario: prima il girone a Riva del Garda, poi la domenica a Nave a trovare Mauro. Dopo il giro sul Tremalzo di sabato arriva la domenica e un gruppetto di BdB! Era un po' che non vedevo Milzo, Gigi, e gli altri ragazzi.
Wilmer è a casa infortunato, Gfavier ci fa preoccupare con i suoi problemi di salute... Allora, ci rimettiamo in sesto o aspettiamo cosa? Seby latita e si fa desiderare, preferendo un giro in solitaria sul Carega ad un bel giro in nostra compagnia. Forse abbiamo preso un cattivo odore?
Il Milzo ha fatto una scorpacciata di "bigoi d'ai" e Chikko lamenta un leggero cerchio alla testa per i vapori anti-vampiro esalati davanti a lui; deve tenersi a distanza di sicurezza.

L'incontro con i nostri compagni d'avventura avviene al Forte d'Ampola dove abbiamo appuntamento per le 8:30 circa del mattino. La sveglia dei corvi, galli e merli ha funzionato e, dopo la colazione ed il trasferimento pre-giro sulla ciclabile, ci troviamo puntualmente con gli altri. Iniziamo la salita lungo una bella mulattiera che si  inserisce in una profonda gola scavata nella roccia e che poi si apre addentrandosi nel bosco. Ci circonda proprio un bell'ambiente e saliamo chiacchierando fino alla prima deviazione. Una pausa per un biscotto grancereale e poi caricate le bici in spalla, cerchiamo il trait d'union tra Trentino e Lombardia, tra due forestali che passano vicine ma che non si toccano, si ignorano girando lo sguardo dall'altra parte snobbandosi.
Inizio a fare qualche filmato anche se la tentazione di lasciare il lavoro a Vito è forte. È molto più semplice procedere costanti con il proprio passo, piuttosto che fermarsi a tratti per le riprese. Poi mi addentro nel bosco e penso: non posso esimermi dal fare qualche ripresa in questo paradiso. Vito ha sempre un'andatura impressionante, lui riuscirebbe a completare i nostri giri nella metà del tempo. Se mi impegno a pedalare col suo ritmo, mi accorgo di consumare il triplo del normale, e poco dopo sento il bisogno di azzannare un biscotto o un panino. Arriviamo nei pressi di una caratteristica montagnola di roccia frantumata e Gigi si cimenta con alcune acrobazie in equilibrio sulla ruota anteriore; Chikko invece ce la mette tutta per farci spaventare. Il casco, va in testa: nello zaino non serve a nulla!

Saliamo dai prati d'Alpo a Bocca di Cablone e su quest'ultimo tratto di salita, sento proprio la fatica e la spossatezza tipiche della carenza di energie. Mi faccio coraggio e come Chikko, penso intensamente al mio panino: lo vedo quasi materializzarsi davanti ai miei occhi, e come la carota per il cavallo, sono spronato a spingere per raggiungerlo e addentarlo; purtroppo invano.
Attorno a noi un paesaggio sempre più suggestivo, aspro, fatto di rocce e pietra scavata o che si sgretola, franando a valle. Gallerie e passaggi in luoghi impervi ed ostili all'uomo. Al di là dell'ultimo passo inizierebbe la discesa, ma la neve è ancora presente su questo versante della montagna e siamo costretti a percorrere dei tratti a piedi. Anche il superamento della galleria franata è su sentiero innevato, ma passa in un attimo. Si deve prestare attenzione in questi momenti perché i fianchi della strada sono spesso ripidi e a strapiombo. Puntiamo bene i talloni nella neve prima di avanzare con un nuovo passo in là.

Fortunatamente poco dopo il sentiero si libera e dopo aver lasciato un piccolo omaggio roccioso all'amico Gigi, organizzatore dell'escursione, iniziamo a scendere nella roccia. I nostri copertoni sono sottoposti ad un duro lavoro e sarebbe saggio rallentare un po' per non rischiare delle fastidiose forature, ma l'entusiasmo e la bellezza del sentiero ci spingono al massimo. Si tratta di uno stradello con fondo ghiaioso, ma è comunque eccitante e divertente scendere da queste montagne.

Io e Dario tratteniamo quasi il respiro nell'attraversare una buia galleria nella quale si riesce a scorgere solo l'uscita in lontananza, che sembra non arrivare mai. Un momento di panico, poi un urlo liberatorio.
Siamo pazzi, questa ne è la conferma.
Adunata generale e breefing: siamo senza acqua. Il gruppo scende alla Malga sottostante per vedere di recuperarne un po', ma invano; dai rubinetti non scende nulla. Con al gola secca affrontiamo l'ultima fatica del giro con la risalita verso un sentiero che però non c'è più e quindi facciamo dietro front. Tra l'altro il tratto affrontato in precedenza con la bici in spalla, in discesa diventa divertentissimo. Meno male!

Attingo qualche santa goccia d'acqua fresca dalla borraccia del Milzo: una benedizione ed un'ottima idea quella di metter a sciogliere un po' di neve nel camelbak ormai vuoto.
Andiamo sul sicuro imboccando un sentiero che ci riporta al punto di partenza prima attraversando un ripido pendio nel bosco e poi una lunga strada purtroppo cementata. Alle macchine io e Dario salutiamo gli altri continuiamo la discesa su asfalto per raggiungere il bar presso cui finalmente potremo placare la nostra sete con delle fresche Radler. Il Milzo pensa già alla pizza di Carmelo e prepara lo stomaco con un panino dell'Alpino, a ruota lo seguiranno gli altri, troppo affamati per resistere alla tentazione.

Dopo lo spuntino arrivano i saluti e gli arrivederci a presto. E che presto sia il prossimo week end!
Io e Dario completiamo l'opera raggiungendo Ponte Caffaro ed il campeggio sempre seguendo la ciclabile. Una volta smontato tutto ed esserci rinfrescati con una bella doccia, ripartiamo per casa. Con la scusa che si è fatto tardi, bruciamo l'ultima banconota da 10 euro al ristorante che sta diventando un punto di sosta quasi irrinunciabile quando si passa per la zona di Fornaci. Un bel piatto di pasta, qualcosa  da bere, un dolce ed un caffè e la pancia è piena. Missione compiuta!

Si ritorna a casa proprio con un grosso temporale in arrivo; meno male perché l'aria padana stava già diventando pesante da respirare, soprattutto per noi ragazzi di montagna, anche se in montagna non siamo nati.


a Ponte Caffaro

Marco Toniolo avverte dell'astio in quello che scrivo nel suo forum e mi consiglia di pedalare, macinare chilometri per calmarmi. Ma io sono calmissimo! Comunque l'idea di pedalare mi piace assai...
È un bel po' di tempo che io e Dario stiamo pensando al week end in modalità cicloturismo, ma le nostre biciclette attrezzate per questo tipo di utilizzo sono ancora in fase di assemblaggio ed i fondi per il loro completamento sono sempre scarsi. Occorre portare con sè la tenda, il sacco a pelo, un materassino, i vestiti di ricambio, etc... e non c'è posto per tutto questo, sulle nostre mountain bikes.
Optiamo quindi per un week end in campeggio, spostandoci con l'auto fino a Ponte Caffaro, sistemando il nostro campo base lì e partendo per i giri in bici senza ulteriori spostamenti in macchina.
Anticipiamo il viaggio a venerdì sera perché la voglia di evadere da casa, in queste giornate di sole, ha oltrepassato la soglia di allarme e poi, pensiamo, in questo modo evitiamo di alzarci presto il sabato mattina.

Anche il viaggio in auto è piacevole: si chiacchiera, si ride, si sparano cavolate a raffica, si inventano storie, si fantastica, si mette giù una lista dei pezzi che mancano alle nostre bikes: troppi. Pensiamo ad altro.
Il traffico man mano che ci avviciniamo alla meta è sempre più leggero, siamo a 50 Km/h dietro ad un camper, con la luce del giorno che man mano va attenuandosi.
Troviamo rapidamente il campeggio e montiamo la tenda in men che non si dica, anche se è praticamente buio. Poi la pizza nel vicino ristorante dove si balla il liscio; i nostri sguardi si indirizzano alle poche ragazze che frequentano il locale. Che fame!
In paese, da Olivia, si concluderà la nostra serata da ggiovani seduti al tavolino, con un bicchiere di montenegro, e gli occhi puntati sulla biondina che ci ha portato da bere. Che sete!
Ahh, non siamo proprio capaci di attaccar bottone; ma come si fa! Con voce languida da macio accenno un: "Ciao, lo sai che sei carina?" E giù a ridere! Che semi... 'nom a let che l'è mei!

Altro che dormita e sveglia tardi!
Dario ha un materassino spesso un micron, e dorme scomodamente; io sono sveglio presto per il bisognino mattiniero e, cosa incredibile, con le prime luci del giorno iniziano a cantare in coro una miriade di uccelli, passerini, pavoncini, gallettini... e chi più ne ha più ne metta. Mancava l'aquila ed eravamo al completo. È la natura, e c'è poco da fare: con il buio gli animali vanno a letto e con la luce, si svegliano. In discoteca a sballare, ci vanno solo i "sapiens" di questo mondo...

Così dopo una veloce colazione e la spesa al negozio di alimentari, iniziamo a pedalare lungo la ciclabile che arriva a Storo e poi proseguiamo in salita passando per il Forte d'Ampola, l'omonimo lago e, continuando su ciclabile raggiungiamo il lago di Ledro. Siamo diretti al Tremalzo e proprio lungo la ciclabile, all'altezza di Bezzecca, individuiamo una strada che sale con indicazione Rampiledro - Tremalzo. Non siamo mai saliti lungo questa strada e decidiamo di provarla: un fallimento. La pendenza è estrema e non molla mai; poco dopo desistiamo e per un sentiero un po' freejazz decidiamo di ritornare sui nostri passi. Questa volta ci dirigiamo decisi verso la salita che ci eravamo prefissati inizialmente, e saliamo a Bocca dei Fortini. L'aria si fa sempre più calda man mano che trascorrono le ore e ci si avvicina a mezzogiorno. Incominciamo ad incontrare dei bikers che salgono come noi verso Passo Nota, sono tedeschi che vengono a trascorrere le vacanze in Italia, sul Garda.

Al Rifugio degli Alpini di Passo Nota la sorpresa: sdraiate sul prato almeno una ventina di ragazze. Bionde, more, parecchie carine, cicliste... ma che bel vedere! Verrebbe voglia di tuffarsi in mezzo a loro e farsi sommergere dalle coccole. Invece birretta, panino e succo di mela, a scaldarci come lucertole al sole, con gli occhi a intenti ad osservare attentamente le ultime arrivate, mentre si levano il casco e sciolgono i capelli. Con i pantaloncini in lycra le ragazze stanno decisamente bene, meglio che con i larghi pantaloni da freeride. Ma questo è il paradiso dei ciclisti! Ma solo in Germania hanno questo lusso?

La salita non è ancora finita. Ci stropicciamo gli occhi, stiriamo le gambette e ricominciamo a pedalare sotto un sole che si fa sentire. Altro che birretta: qui servirebbe una fonte inesauribile di Radler a cui attaccarsi. La salita al Tremalzo è un classico per molti, ma purtroppo l'ho percorsa una sola volta, questa è la seconda. Ci fermiamo a tratti per filmare e per ammirare il paesaggio circostante: una meraviglia. La strada è un'opera d'arte, scavata nella roccia, sale a tornanti e a tratti si transita sotto ad alcune gallerie. La compagnia di tedeschi che abbiamo incontrato al Passo Nota sta salendo a sua volta e le ragazze si dimostrano assolutamente all'altezza della situazione in quanto a tenacia, forza a tecnica.

Lo so, Dario vorrebbe sfoderare.... la macchina fotografica ed immortalarle con mille scatti; con la sua sensibilità riuscirebbe a catturare alla perfezione le emozioni che si evidenziano sui loro volti, nel momento in cui, ad esempio, sfoggiano il loro bel sorriso al termine della salita.

Invece no. La timidezza la fa da padrona anche questa volta.
Percorriamo la galleria che ci porta verso la discesa ed il Rifugio Garda, dove ci fermiamo per una fresca limonata. Ora è il momento della meritata discesa, ma per raggiungere il sentiero 416 dobbiamo abbassarci di quota su asfalto per poi risalire di un centinaio di metri. Però poi arriva il bello!
La discesa è decisamente divertente, mai difficile e, accesa la GoPro, iniziamo a saltellare a destra e a manca lungo il singletrack. Ogni tanto solleviamo le ruote da terra per superare in volo un gruppo di rocce o radici, ma all'atterraggio sono cavoli amari. Infatti subisco un colpo alla ruota posteriore e pizzico la camera d'aria. Non ci voleva, però ho con me tutto l'occorrente per sistemare il danno:

l'attack - ormai quasi asciutto
una camera d'aria di scorta - buca
e le pezze - con poco mastice che saggiamente mi rovescio sui pantaloni

Nel frattempo ci raggiungono i bikers tedeschi che abbiamo incontrato a più riprese durante il giro: tutti bravi e parecchio in gamba rispetto alla media... Anche le ragazze scendono tranquille ma sicure. Oltre che belle, anche brave! Io e Dario rosichiamo sempre di più.
In qualche modo riesco a riparare la prima foratura e riparto all'inseguimento di Dario che è partito in fuga nel tentativo di recuperare il gap con le tedescotte... cavallo goloso!

Sto quasi ricominciando a divertirmi dopo la scocciatura con la camera d'aria quando finisco a terra sbattendo violentemente il gomito e successivamente pizzico di nuovo la camera d'aria..
E non se ne può più! Mi domando quanto tempo occorrerà per liberare definitivamente i ciclisti dal pensiero delle forature. Mille anni?
Dario mi raggiunge a piedi e mi sostiene in questi momenti difficili in cui ho solo una gran voglia di urlare a gran voce la mia rabbia; ma tutto questo non serve a nulla, è proprio vero.

Fortunatamente riesco a ritornare in sella e a godermi il bellissimo tratto conclusivo di questo sentiero, che ci porta nuovamente sulla ciclabile della Val di Ledro. Si è fatto tardi e facciamo uno squillo a casa per tranquillizzare i genitori. Ancora un po' di strada e di ciclabile e con il tramonto siamo di ritorno al campeggio dove ci attende una bella doccia calda.
Poi la cena a base di pennette alla bagossa, insalate miste, patate al forno ed una bella fetta di "foresta nera" per concludere in bellezza.

Siamo stanchi, ma sappiamo già che ci riprenderemo perfettamente dopo una bella dormita, freschi e carichi al punto giusto per affrontare un'altra giornata in MTB. Questa volta in compagnia di Milzo, Gigi,  Demon.box, Chikko, Mabande, Vito e Lisabike.

Ma vuoi non fare una passeggiata in paese per digerire? Al bar della sera prima sono tutti incollati alla televisione, intenti a seguire la partita tra Milan e Roma che può proclamare con anticipo la squadra rossonera come campione d'Italia. Ma chissenefrega! Comunque alla fine, dopo un veloce caffè e due passi in un paese che non ha molto da mostrare di storico, se non qualche vecchia malga ormai sopraffatta dalle brutte costruzioni moderne, decidiamo di andare a dormire.
Al posto del carillon un fastidioso carosello di auto e moto strombazzanti, ad ulteriore dimostrazione che di "sapiens" nell'uomo, sorge molto spesso il dubbio che ci sia poco.
Evitiamo di caricare la sveglia, sapendo già che saranno gli uccellini a darci il buongiorno...

venerdì 6 maggio 2011

Sorpresa a Mauro

Più volte, durante il giro di sabato, io e Dario abbiamo pensato a Mauro, e al fatto che, dopo averci inizialmente manifestato la volontà di andare in bici, fosse invece scomparso. Avrà avuto qualche impegno...
Sicuramente invece, per domenica, era occupato con dei lavori a Sant'Antonio e non poteva andare in bici.

Visto che non me la sento di strapazzarmi la domenica con un altro giro BdB approved e ridurmi ad una larva, propongo a Dario di andare a fare una sorpresa a Mauro. E così è deciso, si va a Nave.

Dopo una bella notte di sonno, mi sveglio un po' prima delle 7 e, preparate le poche cose che mi occorrono, mi metto in auto per Verola. Le bici sono rimaste in macchina dal giorno prima, dallo zaino tolgo l'antiacqua e al suo posto metto un bel sacchetto con pizza, focaccia, un bel blocco di parmigiano reggiano e 2-3 stecche di cioccolato fondente...

Parcheggiata l'auto a Nave, con le gambe di marmo, pedalo alle spalle di Dario, convinto che mi porti su una dolce e leggiadra salita...
Ma esiste forse a Nave una leggiadra salita? Immagino di no.


Infattamente poco dopo mi ritrovo in una posizione ideale per il cappottamento all'indietro, con l'ultimo rapporto disponibile con il Rohloff, a sudare come un salame (licenza poetica) che è rimasto chiuso in auto sotto il sole cocente di Luglio (Agosto solitamente non è caldissimo come Luglio ).

Ma vaffa.. Dario! Ho pensato e ripensato a più riprese...
Lui è giovane: gli è sufficiente fare una bella ronfata a culo scoperto per tutta la notte e tirare una scoreggia da 120 decibel per svegliarsi fresco come una rosa... Io invece ho gli anni del Signore!

Insomma, una bella fatica.
Sto cercando di riprendermi dall'arrampicata quando mi sembra di udire una voce pungente in lontananza, è quella di Roberto. Inconfondibile!
Con lui, armato di piccone, Angelo, che il giorno prima il sella al suo tria..uh uhm... MTB ha fatto a quanto pare un girone in solitaria. Ma dai! È così bello andare in compagnia: che fèt da per te!

Mauro non c'è; ha lavorato ieri ed oggi si è spostato presso la sua baita. Dai che andiamo a fargli una sorpresa; 'nom!

Le rampe continuano e alla chiesetta ci dirigiamo verso la via piana prendendo una scorciatoia di Dario, il ventenne. Alle nostre spalle, hanno proseguito diritti altri due bikers che non conosciamo.

Dieci minuti a piedi lungo la Via Piana per riposarsi e poi inizia il bel sentiero che tanto ci impegna, diverte ed esalta, quando riusciamo a stare in sella...
Ma questa volta proprio non se ne parla: non c'è verso di superare quella roccia lì; eppure mi ricordo di averla passata in più di un'occasione.. argh

Questa volta procedo a piedi. Ecco ci raggiungono i ciclisti che avevamo scorto in precedenza. Sono amici di Giulien, con loro saliremo fino in Conche e staranno con noi fino alla mia foratura.

Si, in un tratto roccioso della discesa, a ruota di Dario, atterro abbastanza violentemente con la ruota posteriore su alcune rocce appuntite e nel tubeless si aprono un paio di fori. Il solito lattice non risolve il problema e la gomma si svuota all'istante. Con un po' di attack intervengo su di un foro, ma nel momento in cui cerco di chiudere il secondo, sul tallone della gomma, vado a spostare la gomma che non riuscirò più a tallonare con la solita pompetta. Niente, si va di camera. Peccato per le posizioni in classifica perse anche in questa occasione, e questa volta è colpa mia..

Siamo attenti con gli escursionisti a piedi, rallentiamo, ma molti preferiscono defilarsi sul bordo del sentiero per vederci scendere da quel sentiero pieno di rocce e gradoni.

Ritorniamo sul bel sentiero percorso in precedenza in salita e qui arriva la seconda foratura. Questa volta è Dario a pizzicare contro una roccia sporgente. La camera di scorta è con la valvola Schrader, ed il foro nel cerchio è per la Presta. Maledetti questi mille standard! Con la pezza non riusciamo a risolvere e ricorriamo quindi al solito Attack. Magico oserei dire.

Ritornati in sella ci avviamo verso l'appuntamento con Mauro.
"Qua a destra! A destra!" Mi urla Dario. "Facciamo il Navert!"
Pochi tornanti attaccati ai freni col sedere sulla gomma posteriore a capitombolare come sacchi di patate giù dal ripido pendio e poi ritorniamo a respirare.

Di lì a poco arriviamo da Mauro. È con la famiglia: i genitori, lo zio, il nipote, Mery e Simone. Veniamo molto gentilmente invitati a sederci con loro a tavola. Loro stanno finendo il pranzo, noi iniziamo il nostro con la pizza, riscaldata al camino, la focaccia, ci viene offerta della polenta e del formaggio, poi una fetta di colomba ed il prosecco. I soliti mangioni noi, sempre troppo gentili Mauro and family.

Mauro ci ricorda che quando era piccolo, trascorreva le vacanze estive proprio qua, giocando con gli amici coetanei. Allora qui non arrivava né l'energia elettrica, né l'acqua corrente. Non si arrivava in automobile e si andava a prendere l'acqua da bere tutti i giorni al torrente.

Ora, abituati come siamo a tante, anche superflue, comodità, riusciremmo a sopportare di andare a lavarci al torrente? A fare i bisogni in una casupola di legno ancorata ad una grossa pianta (ora morta)?

Chissà, un giorno magari la nostra civiltà sarà costretta a retrocedere, un ritorno al passato che potrebbe non dispiacermi. Un Back to Nature? Si grazie. La settimana prossima magari....


(foto by Dario)

da Storo a Riva del Garda

Il week end.
Un fine settimana con le gambe a spingere sui pedali e con le mandibole a triturare del gran buon cibo. Si perché come dice il buon vecchio, ma non vecchio quanto Lorenzo , Seby: il bello di andare in bicicletta è che stimola l'appetito.

Per sabato non ci sono in programma giri per gli impegni personali di molti BdB, ed io faccio girare vorticosamente le rotelline della mia poltrona d'ufficio da quanto tempo è passato dall'ultima bella pedalata. Che nervoso che ho nelle gambe!

Il Bike Festival è una grande calamita e attrae una marea di curiosi, espositori, freeriders, super tecnici attenti alle ultime novità del mercato, ed anche qualche pedalatore. Non se ne parla di arrivare a Riva del Garda in macchina; mi immagino un traffico intenso, magari delle code, difficoltà a reperire parcheggio. Insomma, le cose che non mi piacciono assolutamente. Molto meglio arrivarvi in bici.

Penso a qualcosa di interessante nelle vicinanze. C'è il Rifugio Pernici; sarà libero dalla neve? Dopo essermi consultato, ma solo venerdì in tarda serata, con Dario, decidiamo di partire da Storo, raggiungere il Pernici, poi scendere a Riva per una visita veloce al Bike Festival e ritornare a Storo per la Ponale e la Val di Ledro.

Ci sarà un bel po' di asfalto, ma poco importa.
Prima di andare a letto, mi domando: "ma non ci sarà qualcosa di alternativo per arrivare all'imbocco della salita per il Pernici?"
Ho già fatto questa domanda a Dario, ma lui mi ha risposto di no.
Curioso vado a sbirciare una vecchia cartina del Garda, tutta stracciata; quella che usavo quando facevo i giri in solitaria tra Maderno e Cima Rest; la Valvestino ed il Cavallino...

Una Chiesetta è segnata in quel punto, ecco una traccia bianca, piuttosto spessa, una strada sale a tornanti su quella montagna, va nella direzione giusta, fino al Lago d'Ampola. Potrebbe essere un'alternativa (magari faticosa) e mi riservo di esaminare la cosa con Dario e.... "Viene anche Fascino!"

Alle 6:30 di sabato mattina sono davanti a casa di Dario e.... "Fascino non viene!"
Carichiamo le bici in macchina e partiamo per Storo. La strada non è poca, ma senza fare le corse, in un'oretta e mezza siamo al parcheggio.

In un attimo ci troviamo a pedalare in direzione della famosa chiesina; la si vede in costa alla montagna. Dario non si lascia intimorire dall'idea di salire su qualche rampa micidiale, ed io lo seguo con qualche paura in più nella nostra explo. (Si scoprirà in seguito che Mauro, ovviamente, aveva già fatto questa strada sia in salita che in discesa).

La prima sosta è già in paese a Storo, per un panino che metterà in difficoltà Dario dallo stomachino delicato. C'è una fotografia dell'opera magna.
Le mie paure sono subito confermate con la prima rampa appena fuori dal paese, ma poi la strada fortunatamente prende una piega più dolce. Si sale nel bosco, il cielo è nuvoloso, ma si apre a tratti qualche spiraglio tra le nuvole. Fortunatamente sarà una bellissima giornata e godremo a lungo della presenza confortante del sole.

La stradina è proprio bella e sale a tornanti verso la località Casina, poi scendiamo fino a Malga Stigolo. Da qui la strada sale nuovamente per poi ridiscendere al Lago d'Ampola. Noi invece imbocchiamo un sentiero con cui si taglia la salita; è sterrato e pure carino, bene!

La pista ciclabile in Val di Ledro è proprio carina e ci permette di pedalare lontano dal traffico fino all'imbocco della strada per il Pernici. Incominciamo ad incontrare qualche biker in più rispetto alla prima parte del giro, i luoghi sono decisamente più frequentati, le strade più conosciute e la vicinanza di Riva incomincia a manifestarsi.

Incrociamo due azionisti di GasVentinove che appena ci vedono iniziano con gli slogan: "Compra una Gas, e vedrai che andrai con il Gas a manetta"...
"Ah, va bene" - rispondiamo noi - e proseguiamo verso il Pernici. Una foratura più pizzicatura con levetta cacciagomme da parte di Dario e perdiamo un sacco di posizioni in classifica. Se doveste avere voglia di fare una gara in coppia, non pensate a Dario come compagno di squadra perché è in grado di demolire ogni vostra velleità con le sue forature nelle fasi finali della gara... 

Fortunatamente ecco superarci una bella ragazza con un culetto da sogno.... ma Dario non è ancora riuscito a riparare la gomma. Fatto sta che non siamo riusciti a seguire la scia dell'incantevole fanciulla.. 

Al Pernici entriamo ultimi in classifica e ordiniamo subito da bere.
Il profumo della dolce fanciulla teutonica, il ricordo delle sue belle forme riecheggia nella mia mente quando ordino al bancone due RADLEY medie...


Fortunatamente il gestore del Pernici ha capito la mia precaria condizione e ci porta le RADLER. Mentre io e Dario parliamo e discutiamo animatamente a proposito delle varie posizioni da assumere con la bella ragazza ciclista, la coppia GasVentinove, con l'urlo "Viva Gas", si congeda da noi ed inizia la discesa.

Ricordiamo al gestore del Pernici la nostra avventura Pernici - Ussol - Concei e poi chiediamo info sulle condizioni di Bocca di Saval. Per una rapida discesa verso Riva, optiamo per la via più easy. Ci prepariamo per la discesa e poi iniziamo a scendere per a strada. Il fondo è sassoso, ma il consistente passaggio di biciclette ha creato una striscia decisamente pulita e sgombera dalle rocce per cui si procede spediti.

In effetti di lì a poco raggiungiamo i due ragazzi di Bologna e a questo punto spalanchiamo il GAS. La sterrata prosegue anche dopo aver raggiunto la strada principale, svoltando a destra.

Ecco davanti a noi aprirsi lo scenario del Lago di Garda e di Riva. Che splendore. Dario buca per l'ennesima volta, ma il foro è piccolo e con qualche derapata in curva riesce ad arrivare al primo negozio che ci viene in mente: The Lab. Mentre Dario è indaffarato nel Pit Stop chi incontro? Il Nure. Scambio due parole e qualche battuta con lui mentre Dario pompa... 

Poi l'ingresso al Bike Festival. Yeah che ganzi! Che tricks! Ci mancano le ginocchiere molli lasciate cadere alla caviglia, però abbiamo le five ten. Uuuuuuh! Ma bella raga!
Bionde, bionde e poi bionde! Ma che belle ragazze! Uuuuuuh!
C'è tante gente. Troppa per poter passeggiare in tranquillità e poi noi abbiamo i minuti contati, dobbiamo ritornare a Storo.

Incontriamo un sacco di gente, da Cremona, da Verona, da Modena, da Lodi.... oh ma son tutti qui! Due chiacchiere qua, due battute là, una visitina allo Stand Geax ed il tempo vola. Saluto velocemente i Lobos presenti presso Crema Cycles e poi ripartiamo.

La strada Ponale, poi in Val di Ledro per la ciclabile. Telefoniamo a casa per avvisare del ritardo e che probabilmente ci fermeremo a cenare fuori. Sappiamo già dove andare... 

Alle 18:30 siamo alle macchine, con la pancia vuota, le gambe piene e la testa libera. Bello bellissimo!
A Ponte Caffaro una breve sosta per rifornimento Bagoss e poi si va a Fornaci, presso il ristorante che diventerà spesso meta di pellegrinaggio da parte nostra, tanta è la soddisfazione che ci dà con i suoi piattoni di pasta...

Lì vicino c'è la gelateria e una bella coppetta ci vuole per completare in bellezza la giornata. Entrano due belle ragazze - accompagnate - e i nostri occhi sono calamitati dal fondo schiena, immagino le nostre facce inebetite (più del solito), le nostre mascelle che si appesantiscono, e la bocca che si apre...

Forse per invidia, mi metto a commentare animatamente quella mano costantemente incollata sulla chiappa sinistra della signorina. Un po' di tregua! Almeno in gelateria! Razza di uno scimmiottone! Uuu aaa! Tieni il cono, solo banana per te! 

venerdì 25 marzo 2011

TraTremosine 219+218+201


In settimana Perse linka un video di una discesa sul Garda di cui non conoscevo l'esistenza,la curiosità è tanta ma la discesa è corta,quindi bisogna "allungare",ormai i sentieri del garda bresciano li conosciamo quasi tutti e trovarne di nuovi diventa sempre più difficile.
Dal "cantiere" Campione si potrebbe salire dalla strada asfaltata che passa nella gola sempre suggestiva,da Pieve,salire alla frazione più alta(Mezzane),qui c'è un bellissimo balcone panoramico rovinato dalle troppe costruzioni vuote per 11 mesi e mezzo all'anno,facciamo una stradina in quota fino all'ingresso della conosciuta valle di san michele,molto bella la sterrata che sale alla malga Prà delle noci con il torrente a fianco.
E' un pò di tempo che mi piacerebbe provare il sentiero 219 in salita,ho sempre pensato che fosse fattibile in sella e Seby me l'ha confermato quest'inverno provandolo in solitaria,dimenticando il panino in macchina,inconveniente non da poco per il nostro "giargianes" disperso sui monti ellenici.
Infatti la salita si rileva tutta pedalabile con pendenza costante mai superiore al 10% e con ottimo fondo,le noccioline salate di Gianfranco(grazie) mi danno una buona dose di energia che mi aiuta a superare la salita,arrivati in cima scolliniamo ad un valico che non è la bocchetta di Nansesa e prendiamo il vero sent 218 che scorre sul versante della val di Bondo,fatto qualche anno fa nel senso inverso me lo ricordavo carino e scorrevole,infatti lo è,peccato una ripidissima risalita a metà circa che rovina un pò la "poesia",l'ora tarda e la non voglia di impegolarsi in esplo "strane" ci fa scendere dalla conosciuta discesa verso Vesio,qui seguiamo belle stradine sterrate fino a Pieve dove arriviamo abbastanza stanchi,la cosa non è positiva visto che per il "salto" finale,di energie e riflessi pronti ne servono ancora.
La famosa terrazza a sbalzo 400 metri sul lago mi fa una certa impressione,abitualmente non uso protezioni e proprio oggi ho dimenticato il casco a casa(semo),devo stare molto attento,farsi male in questo periodo della stagione sarebbe da pirla,i tornanti sono molto stretti e li faccio quasi tutti a piedi,mentre tra un tornante e l'altro riesco a fatica a stare "su",molto provato fisicamente arrivo in fondo dove mi attendono gli ultimi 3 km su asfalto per ritornare a Campione.

Alla fine ne è uscito credo un bel girozzo,stradine poco trafficate in questa stagione,e bei sentieri ci hanno accompagnato per tutto il giro,la discesa finale non è impossibile per chi ha buone doti "vert".....personalmente è un pò troppo e non mi è molto piaciuta,molto meglio il prà de la fam più corta e fattibile. 40KM PER 1650 DISLIV,una foratura,un forcellino rotto e un Gfavier troppo goloso di noccioline.

le foto di Dario


e il video di Perse

martedì 15 marzo 2011

Intorno a Nave


I tratti blu sono sentieri,quelli rossi sono le sterrate e quelli neri i tratti cementati e asfaltati
per circa 42 km e 1750 di dislivello discontinuo.Si fa tutto in sella tranne 12 minuti dopo le cascine Broli(trattino azzurro).

Da piccolo volevo girarci intorno a piedi sui sentieri,poi quando hanno inventato la mtb,volevo farlo in bici,ma la lunghezza mi ha sempre fatto desistere,ma con l'arrivo dei BdB tutto è possibile,anche le imprese più difficili,quindi eccomi a raccontare un piccolo sogno che si è avverato(mi accontento di poco nèèèè).E' vero ero un pò titubante il giorno prima vedendo le pessime previsioni meteo,per vari malanni quest'inverno ho perso 2 mesi di uscite e cerco di conseguenza di essere un pò più cauto.Ottima l'ultima nuova discesa che scende sul confine tra Bovezzo e Nave.Il giro è bello e lungo, per descriverlo dettagliatamente ci vorrebbe troppo tempo,lascio quindi la bella descrizione di Perse:

........"Sabato un titubante Mauro si è lasciato convincere ad uscire dalla tana ed ha potuto portare a termine con grande soddisfazione un giro che aveva sempre sognato di fare. Da parte sua la scelta dei sentieri da percorrere è stata eccellente e abbiamo potuto gustare fin dall'inizio tracce singole nel bosco, tra agriturismi e capanni.
La giornata è stata uggiosa e nuvolosa, ma ci ha comunque graziato per quanto riguarda l'acqua. Alcuni tratti nuovi sono stati inseriti e hanno reso ancor più stuzzicante l'escursione.
Sempre piacevoli le chiaccierate con Dario, Mauro, Gigi e Gianfranco.
Gli strappi su ripide cementate, i frequenti saliscendi, il chilometraggio non banale ed i metri di dislivello in salita, si fanno sentire. Soprattutto Gigi accusa il colpo e perde un dente.... della corona 22. Il cambio della bici di Dario perde i colpi nei tratti più ripidi, la ruota libera del mozzo rumoreggia ed il freno anteriore ha bisogno di uno spurgo, ma il cavaliere sprona il suo destriero, che dopo un'occhiataccia ed un violento sbuffo dalle narici, riprende al galoppo.
La pausa a Sant'Antonio dopo parecchie ore di marcia ci serve per tirare il fiato, bere la fresca acqua che sgorga vicino alla chiesetta e fare la foto di gruppo. La pausa prima della Via Piana.
Abbiamo appena passato la parte obbligatoriamente a piedi quando incontriamo Roberto ed Angelo degli oRmA che stanno scendendo e si apre un piacevolissimo siparietto in dialetto con orMa. I tre si scherzano a vicenda e noi siamo spettatori divertiti, per brevi momenti comparse, della divertente commedia. Calato il sipario, riprendiamo la salita.
La fatica si fa sentire, ma teniamo duro; entro breve si arriva allo scollinamento ed alla discesa finale. Con i primi tornanti tra le foglie, fatti con la ruota posteriore che sventola a bandiera, disegnando una volta perfetta, Gigi riprende quasi le energie spese precedentemente, come se si ricaricasse...
Una distesa di primule in fiore, che spunta dallo strato di fogliame, è una voce forte, chiara: la Primavera si avvicina, sta arrivando."..................

ecco il video

BdB - Intorno alla Nave from Bikers di Brescia on Vimeo.

giovedì 10 marzo 2011

AMF alle 5Terre e Portovenere


Bene, altro giro con i BdB e altra dura maratona. Questa mattina mi sono svegliato felice,sì perchè ieri ho passato un'altra stupenda giornata in un posto fantastico con scenari bellissimi,tutto questo grazie alla natura che qui ha fatto un capolavoro e alla compagnia dei sempre più pazzi e affidabili BdB. Abbiamo calcato con le nostre ruote e scarpe i tratti più belli e selvaggi a mio avviso del parco 5terre/Portovenere cioè la zona tra Manarola e appunto Portovenere.

Un bel caldo sole ci ha accompagnato per tutta la giornata. Partiamo questa volta dal golfo delle grazie e nuova salita verso Campiglia,molto bella e panoramica,prima sfaltata poi sterrata e infine bel sentiero in discesa fino all'asfaltata che sale da Cadimare 1 km prima di Campiglia.Riprendiamo il sentiero alta via fatto 15 giorni fa,fino alla sella dove inizia il sentiero n°6 in discesa che ci porta a Manarola, dopo un bel ruzzolone del sottoscritto inizia la discesa esplo,il sentiero è molto bello,peccato la solita incuria che lo rende faticoso,troppi alberi di traverso e qualche rovo interrompono spesso la pedalata,comunque arriviamo a Volastra per la picchiata finale su Manarola su un'interminabile serie di gradini.

 Pausa pranzo baciati dal sole e riprendiamo a salire su asfalto trafficato, bei panorami sul mare e su Riomaggiore fino all'ingresso della galleria dove abbandoniamo la strada per dirigerci verso Campiglia su sentiero 4b, anche se descritto come uno dei più belli(qindi a misura BdB), purtroppo non c'è più, mal segnato, franato in diversi punti invaso dai rovi e dalle piante cadute, ad un certo punto consiglio di ritornare indietro e fare una variante più sicura ma i BdB non si danno per vinti facilmente, Perse e Vito sondano tutti i possibili passaggi per continuare,fino ad individuare il filo di Arianna che ci porterà con non poca fatica fino a Campiglia.
 Dopo una breve pausa, perchè il tempo stringe, giù (con qualche breve su) verso Portovenere sul panoramico sentiero,rimanere in sella è un'impresa anche per i più bravi ma lo spettacolo che si presenta ne vale la pena.Sono le 4 del pomeriggio e siamo a picco sul mare, la bella giornata e la verdissima vegetazione regalano colori e scenari molto belli. Passiamo su stradina sotto la cava,con picchiata finale(sempre molto difficile) sul promontorio di Portovenere con ultima serie di gradini ripidissimi accanto alla rocca. Siamo molto stanchi e provati(più di 48 km per 1600 di dislivello discontinuo),ma il sorriso sul volto dei compagni di avvventura è sincero,in una giornata(grazie alla bici) abbiamo visto quello che a piedi si vede in 2/3 giorni e nonostante l'incuria dei qualche sentiero è stata una giornata molto appagante.Ci godiamo gli ultimi istanti di sole che sta tramontando sul mare e ci avviamo verso il parcheggio.Un'altra stupenda giornata da ricordare.



BdB - Le 5 Terre from Bikers di Brescia on Vimeo.

mercoledì 2 marzo 2011

L'explo

È un vero peccato che non aver ripreso la seconda parte di questa escursione. Il video sarebbe risultato ancor più d'impatto ed i ricordi che avrebbe riportato a galla sarebbero risultati più pungenti.
In certi momenti però l'attenzione è tutta rivolta ad uscire dai "guai" a districarsi da fitti intrecci di rami e rovi, a non inciampare in qualche roccia camuffata e scivolare giù da qualche ripido prato.
Con la bici come fardello, poi, tutto è ancor più ostico. La prossima volta, se dovesse ricapitare, vedrò di rimediare...

BdB - Explo Basacul from Bikers di Brescia on Vimeo.

martedì 1 marzo 2011

Il giro dei ripetenti

Stamattina mi sveglio sudato,
è colpa dell'incubo che stanotte mi ha tormentato.

"La giornata è cupa e tetra, in pianura padana piove ed un vento gelido sibila contro gli specchietti retrovisori della panda azzurra.
In macchina Vito ed Elena, una coppia di bikers che dopo una settimana di lavoro, vogliono
sfogarsi con un bel giro in mountain bike.
Non importa quali siano le condizioni climatiche, la loro voglia di pedalare è di gran lunga il fattore dominante e sono in viaggio verso un paesino a pochi chilometri da Vobarno. Sui loro apparecchi GPS una preziosa traccia. Incomincia a scendere qualche fiocco di neve; meglio così perchè la pioggia è di gran lunga più fastidiosa. Sui loro volti sorrisi e grandi aspettative. In auto viene spento il riscaldamento per acclimatarsi alle temperature esterne. Perché lo facciano si sa, sono due temerari...
Uno sguardo reciproco e poi fuori, in sincrono estraggono le bici dalla macchina, e con ritmo da gara incominciano a salire micidiali rampe. Le ruote slittano, il vento infuria sempre più violento e fa sbandare i due ciclisti, la neve si è già depositata lungo la strada...
L'ambiente è selvaggio, sembra quasi di udire l'ululato di un canide... sarà un bastardino, pensano...
I giubbotti in windstopper fanno il loro lavoro e la salita termina rapidamente senza che patiscano il freddo.
Riconoscono il luogo in cui si trovano, anche se il brutto tempo ed il grigiume inizialmente li avevano confusi. Dopo un po' di discesa su singletrack e qualche strappo con la bici in spalla, arrancando nella neve, sbucano su di una larga sterrata. E di nuovo quell'ululato.... o forse è il sibilo del vento tra i tronchi dei faggi.
Eccoli alla prima deviazione importante, il tratto explo disegnato in rosso sugli schermi dei GPS inizia qua, subito a sinistra.... Sono eccitati e non vedono l'ora di buttarsi su questo nuovo sentiero...
Dopo un breve tratto iniziale in sella sono costretti a procedere a piedi, il pendio è ripido, il sentiero è poco marcato, e una consistente coltre di foglie e neve ghiacciata li fa scivolare continuamente. Negli scarponi i piedi sono congelati, bagnati, i pantaloni sporchi di fango, dopo qualche capitombolo... ma continuano a ridere"

Li vedo chiaramente in volto, ridono, sono felici... ma come è possibile!!!

"Arrivati ad una bella strada sterrata, dopo non poche peripezie, scartano i panini, sgranocchiano la cioccolata. I loro volti sono rossi, il naso gocciola in continuazione, con il vento che brucia senza pietà la loro pelle e la neve che non smette di scendere sulle loro teste..
Un altro tratto in discesa, ed indossate le protezioni, come due piccoli samurai si buttano giù nel bosco. Stanno seguendo la traccia, schivando i rami di arbusti spinosi come gli sciatori i paletti dello slalom. Poi un guado, e gli scarponi sono sempre più allagati. Elena scivola sopra un sasso ricoperto di muschio e batte il ginocchio. Per fortuna che c'era la protezione, ride spensierata... Vito le allunga una mano, aiutandola a rialzarsi. Ora è il momento di risalire per circa 250mt di dislivello, il silenzio regna sovrano attorno a loro, il vento in quella gola si è zittito e quasi si sentono i fiocchi di neve battere al suolo.
Che emozione. La natura e l'uomo, l'uomo e la natura.
Quanto più l'uomo cerca l'estremo, tanto più l'uomo si sente vivo.
I due si scambiano uno sguardo e poi si baciano. Riprendono subito a salire lungo il sentiero che poi diviene mulattiera. Elena sale in sella e ce la mette tutta per pedalarla il più possibile, ha guadagnato qualche metro su Vito, ma ha speso il doppio delle energie...
Laggiù un'ombra si è mossa, quei rami ondeggiano ancora.
Manca poco alla seconda parte in explo. È tardi, ma negli zaini ci sono i faretti utilizzati nelle notturne, una sicurezza in più nel caso cali il buio. La salita bici in spalla sembra non finire mai, questa neve poi appesantisce ancora di più l'andatura dei due avventurieri.
Su di una cresta di roccia, appena usciti dal bosco, Vito ed Elena guardano in direzione del presunto sentiero, poi avvicinano lo sguardo sui loro apparecchi GPS, e di nuovo nel vuoto...
Poi un lupo d'improvviso sbuca dietro di loro, con gli occhi gialli brillanti ed il mantello grigio scuro, quasi nero. In quel momento scivolano entrambi e ruzzolano per diversi metri giù dal pendio, rallentati solamente dai manubri delle bici che raschiano il prato come aratri. Sbam! In un attimo sono fermi, dei cespugli spinosi li hanno bloccati artigliandoli per i vestiti. Sono inspiegabilmente in traccia dopo diversi metri di discesa. Se non è freejazz questo...
La nebbia è scesa fitta, densa, o forse si tratta di una nuvola bassa. Questa atmosfera rende ancor più difficile orientarsi in questo ambiente all'uomo avverso. Le bici sono solamente un fardello, e si incastrano in continuazione intralciando il cammino. Nella neve si distingue la sagoma di un antico sentiero, ma rimane poco tempo e tanta strada da percorrere. Non è possibile ritornare indietro, e così Vito ed Elena continuano a seguire la traccia da ripetenti. Tanti pensieri, tanti discorsi mentali mentre scendono a rilento inciampando ad ogni passo. Sono impauriti, ma si fanno coraggio a vicenda e nel cielo una residua luce li accompagna. La perturbazione si è placata ed il vento ha spazzato via la nube in cui erano imemrsi. In una piccola radura del bosco, abarbicati su rocce a strapiombo, mentre Elena toglie dallo zaino la luce di emergenza, Vito socchiudendo gli occhi scorge una baita diroccata in lontananza. Si dirigono là con la speranza di raggiungere un sentiero più ciclabile. Una discesa interminabile, una avventura mai vissuta precedentemente, li ha graffiati per tutto il giorno, ed ora, stanchi e bagnati, raggiungono finalmente la loro automobile. Dopo tutto è andata bene, si dicono mentre al calduccio, all'interno dell'abitacolo, incominciano a spogliarsi..."


Uaaaaaaa! Mi sveglio di soprassalto. No! Vito nudo no! No, no no!
Va bene tutto: i rami, le neve, il ghiaccio, il vento, il lupo, i rovi, la strega nel bosco(?), ma Vito nudo no!

martedì 22 febbraio 2011

In Liguria sull'alta via delle 5 Terre

Le foto sono di Gianfranco e Gigi

Buongiorno,grande avventura al mare con Milzo Gigi Steen e GFavier (fantastici), dopo che Milzo e Gigi (in auto insieme) grandi guide BdB Supercartografici dotati dei migliori navigatori satellitari del mondo..........si perdono sulla rete autostradale padana,ci troviamo alla partenza del giro in programma a Cadimare piccolo centro sul mare tra Laspezia e Portovenere,tutti in tenuta primaverile/estiva tranne il sottoscritto che reduce da malanni invernali,si presenta vestito da Messner prima di salire sull'Annapurna in invernale(scelta che fortunosamnete si rileverà azzeccata durante il tumultuoso giro).

Iniziamo a salire su asfalto al grazioso paesello di Madonno di Campiglia (by Gigi), Gfavier mi mette subito in ansia, gli assenti lo hanno responsabilizzato al tal punto che è molto agitato, oggi è il nostro fotografo ufficiale, e ci crede pure.....inizia subito ad immortalarci già dalle prime pedalate,cerco di sdrammatizzare la cosa invitandolo al rilassamento che le foto verranno da sole(consiglio non azzeccato visto il proseguio del giro).
Arriviamo al paesello ed inizia il fuoristrada sul sentiero più alto del parco 5 terre,il n°1 che percorre il crinale che divide le 5 terre dall'entroterra ligure.
Il sentiero è bellissimo per lunghi tratti,peccato che in alcuni punti la scorbutica vegetazione ci impedisce di stare in sella,piante carnivore dalle foglie accuminate e dai pistilli velenosi ci assalgono da ogni dove,grazie alla corazza anti freddo che mi sono portato appresso sono riparato ma i miei compagni subiscono impotenti la forza della natura.
MA DOV'è IL MARE? Siamo a 200 metri linerari da esso, ma il bel sentiero corre sempre nel bosco e il mare non si vede quasi mai, potremmo essere anche sulla vià piana che non cambia molto,sbuchiamo ad un passo dove transita la strada asfaltata che collega Levanto e Monterosso, la attraversiamo e inizia l'ultimo crinale, è un pò che non giro con i BdB e mi accorgo che hanno nostalgia dei tratti con la bici in groppa così li accontento con un bel pezzo di bici in spalla,nonostante la bici in alto incredibilmente Gigi riesce a bucare la ruota anteriore urtando contro un cespuglio di spine accuminate.
Inizia la discesa,ma cacchio, ci sono un sacco di alberi caduti di traverso sul sentiero,pota che öt faga ....,arriviamo a punta mesco e magia, finalmente dopo 6 ore di bici vediamo ben distintamente il mare, l'era ura.
La discesa su Monterosso è ......bo?!? dalle nostre parti non ce ne sono così, ripidissima,con gradoni piuttosto alti che incutono timore, di rinfo e di ranfo riesco ad arrivare fino in fondo chiudendo gli occhi e stringendo il buxo del cuxo in diverse occasioni.
Arriviamo assetati e affamati ad una bottega di solito sempre bel fornita di focacce e pizze di ogni genere, guardo sconsolato il bancone vuoto, con una lacrima e le orecchie da cocher spiego alla commessa la nostra situazione,inpietosita mi mostra 4 pezzettini di insipida focaccia rimasti dal giorno prima.....questo è quelllo che passa il convento e dobbiamo accontentarci.
Gigi e Steen vogliono mettere i piedi in acqua e dopo un bel numero di Gigi (l'aria del mare gli fà male) li vedo in ammollo nell'acqua ligure.
Con il treno guidato da una carinissima trenista rientriamo a LaSpezia che fa buio, breve tratto in bici e siamo al parcheggio, ci riempiamo la pancia in uno strano locale con pizza e farinata,diamo un ultimo sguardo ad una meravigliosa luna piena che si specchia nel mare con Gfavier che ci fa le foto, quindi rientriamo a casa un pò preoccupati par Milzo e Gigi che non abbiamo più visto più dietro di noi in auto, forse a Parma sono andati a destra verso Rimini......bo chissà.

lunedì 21 febbraio 2011

La neve è scesa di nuovo

Con la scorsa perturbazione, sopra i mille metri di quota è scesa nuovamente la neve. Le montagne si sono imbiancate di nuovo per la gioia degli sciatori. Un po' meno contenti invece i ciclisti in mountain bike che non possono spingersi più di tanto in su, per non dover spingere la bicicletta invece che pedalarla. La cima Tignalga della scorsa escursione, per esempio, questo fine settimana era ricoperta di neve.

Dario, di rientro dall'infortunio alla spalla, ha voglia di fare un bel giretto in compagnia, ma il suo progetto iniziale di un bel girone sui monti della Val Sabbia orientale, va in fumo proprio per evitare la coltre bianca.
Decide quindi di ripiegare su un classico giro che rimane più basso: si va alla Malga Valsorda partendo da Nozza.
La giornata è splendida, l'aria tersa ci permette di ammirare distintamente le montagne che ci circondano, le vette più alte sono spettacolari; si tratta delle Orobie.

Dopo la colazione con cappuccio e cornetto, si inizia a pedalare lungo la strada asfaltata che scorre a fondo valle fino al paese di Foro D'Ono. Qui aiutiamo un automobilista rimasto bloccato con la Panda ingolfata su una leggerissima salita. La cosa comica sta nel fatto che pochi metri oltre iniziava la discesa; una spintarella quindi, ed il gioco è fatto.

Finalmente il sole ci scalda e di fronte a noi spicca l'imponente Corna Blacca: che meraviglia! È una montagna che ti stupisce ogni volta, e per questo è rimasta molto impressa al nostro amico Gianfranco, il quale riesce a vederla un po' ovunque, come fosse un miraggio...

Si chiacchiera piacevolmente, e le pause sono solo per scattare foto e filmare. Incontriamo la neve, ma fortunatamente riusciamo a pedalare ugualmente grazie alle tracce lasciate da un fuoristrada.
Arrivati alla malga si mangia il panino, ci si riposa un po' e poi si riparte inoltrandosi in un bosco. Il singletrack che iniziamo a percorrere è breve ma molto carino e chi non ha abbassato la sella alla propria bici prova anche qualche brivido in qualche tratto in discesa.

Ancora un breve tratto di salita e poi siamo sulla discesa finale. Indossate le protezioni iniziamo questo divertente tratto del giro.
È stato un vero piacere ritrovare Dario in sella alla sua biciona, e per festeggiare l'evento a fine giro ci siamo gustati una buona birra.

Ecco l'escursione di oggi in video.
Alla prossima avventura...


BdB - Malga Valsorda from Bikers di Brescia on Vimeo.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il giro sul Tignalga


BdB - Tignalga Extra from Bikers di Brescia on Vimeo.

Chi non risica non rosica. Molte volte bisogna buttarla lì, e così ha fatto Gigi, scegliendo di salire dal sentiero che solitamente percorriamo in discesa; sapendo comunque che saremmo riusciti a percorrerlo per qualche tratto a piedi, ma per gran parte in sella alle bici.
Io ci provo anche dove gli ostacoli sembrano insormontabili, le pendenze eccessive ed il fondo troppo smosso. A volte mi va bene, in altre occasioni devo scendere. La pressione delle gomme è fondamentale:  con i bar con cui siamo abituati a viaggiare per non pizzicare in discesa non si va da nessuna parte, infatti le ruote rimbalzano come palline magiche. Sotto i 2 bar invece il grip è completamente diverso.
L'ambiente che ci circonda è una favola e anche il meteo di oggi è buono, c'è un po' di foschia, ma il sole splende e le temperature sono gradevoli.
Seby prende un colpo al ginocchio contro il manubrio, sui tratti più impegnativi non riesce più a spingere dal dolore. Prosegue comunque col suo passo, stringendo i denti.
In cima un po' di relax, la foto di gruppo e poi giù dai sentieri a zig-zag, sempre aerei e parecchio rovinati dall'inverno. Un bel giro sul Garda, un bel sabato in mountain bike.
Alla prossima...

lunedì 14 febbraio 2011

La voce

Ho la testa sconfusionata. Come se ieri sera avessi preso la balla con gli amici, invece sono andato a letto presto, e ho bevuto il tè dopo cena, quindi niente alcol. Come mai allora...
Ma che balla de bale! Le bevute tanto di moda tra i giovani/ssimi di questi tempi ti lasciano l'amaro di bocca, la nausea ed il mal di testa...
La mia è un'altra cosa, ho capito!

"È che non mi faccio mancare nulla, di quello che posso permettermi..."

Sabato mi sono permesso di andare sul lago di Garda, a Tignale. Nello zaino una mega focaccia imbottita, la macchina fotografica reflex. La videocamera è nella borsina sul manubrio, in compagnia questa volta di un piccolo trepiede. L'oggetto che mi cambierà la vita, lo so!

Milzo va sul Tignalga, con o senza i BdB. Che gli altri decidano pure il da farsi. Dunque... che si faccia un "Tignalga inedito".
Perse, Gigi, Milzo, Steen, Gilbomorris, Seby e Favier pedalano allegramente nel bosco mentre gli OR.A inforcano le bici verso il Pizzocolo. La salita è tecnica e piccante, bisogna addolcire la pressione delle gomme per riuscire ad avere grip. Decisamente azzeccata la scelta di Gigi di imboccare questo sentiero nel verso opposto: quando la fatica è remunerativa.
Anche oggi ci accompagna il sole, l'ultimo giorno prima del ritorno del maltempo. Dopo il singletrack si passa su magnifiche sterratore, per arrivare in cima la salita diventa aerea, con una vista splendida sui monti circostanti, anche se la foschia vela e sfoca i contorni.
La foto di gruppo è laboriosa, quasi non c'è posto su quel pezzo di roccia a strapiombo. È bello vivere in questo modo il nostro sport, ed è stupefacente come tante persone si siano incontrate man mano, e condividano la stessa passione, interpretandola allo stesso modo...

... e come i BdB, anche i Los Lobos lanciano una voce nell'aria, a volte è un sussurro, a volte acquista forza, ma è sempre gentile. Se riesci a sentirla, vuol dire che sei sulla frequenza giusta.

La telefonata di Spiedo mi catapulta in un'altra giornata avventurosa. Sveglia presto per raggiungere il centro di Cremona, dal garage esce un maggiolino color rosso. Un nostalgico ritorno ad un romantico passato, un viaggio che acquista sapore. Non è un mero, rapido, trasferimento; i tempi si allungano, il viaggio diventa avventura, scoperta del paesaggio, vibrazioni e suoni. Ho rispolverato una vecchia giacca di lana, i colori sono soft, il cappellino, gli occhiali ed il gioco è fatto.
Anche la single speed è un affascinante ritorno al passato, per portare alla luce emozioni forti, fatte di fango e sudore. È l'ora del ciclocross.
L'ultima gara della serie Singol Cross non poteva essere più bella, una Coppa Cobram che ha del comico, perché la comicità deve essere un ingrediente fondamentale della nostra vita, e impedire che questa contamini il nostro sport, il nostro andare in bicicletta, sarebbe tragico.
E così compaiono più o meno volontariamente (vedi il mio caso) costumini scherzosi, tutù, pizzi e vizi.
La griglia di partenza? La classifica? Sono primo perché sono un bufalo e spingo come un dannato, ma a parte tutto, per me tutto questo rimane un gioco, un bellissimo gioco. A seguire le mie vicende sul bel tracciato tra i vigneti ieri c'erano Frog, Seby e Bobo. Grazie per essere venuti.
Pitz, Alessandro Pizzuti, mi ha dato una bici per correre e divertirmi, e per me è stato un vero piacere soddisfare le sue aspettative. Ora la bici Pitz su cui ho pedalato viaggerà al NAHBS in bella mostra. Ritornerà più bella che mai per la prossima stagione.
E con una bici che se ne va... un'altra è in arrivo.
I Lobos infatti, per premiare il mio spirito combattivo, la mia giocosità, la mia follia, il mio entusiasmo, hanno deciso di farmi un regalo, un dono fin esagerato, uno splendido telaio da corsa su misura...
E sempre in tema bici da corsa, sempre per il fatto che non "mi faccio mancar nulla di quello che posso permettermi", ad Aprile andrò a fare il giro delle Fiandre, la tappa lunga di 260Km.

La stagione Singol Cross è finita, ma il gioco continua, ogni sabato, ogni domenica con voi... o con chi vuoi, basta sentire la voce...
Ed ora, tutti alla ricerca della cache di Steen... (chi si trovava in cima al Tignalga, sa!)
Foto by Claudio Persegani

Foto by Claudio Angelini



martedì 8 febbraio 2011

La preghierina della sera

Quando eravamo bambini, i nostri genitori, i nonni, gli zii, gli educatori in parrocchia, a catechismo (parola che ultimamente sento con una certa frequenza, vero ragazzi? ) ci dicevano di "parlare" con il Signore, la sera, prima di andare a letto. Ringraziarlo per tutte le cose belle accadute, chiedergli scusa per gli sbagli e le manchevolezze . Insomma, tirare le somme e fare i conti...
Tra poco andrò a letto, e prima di addormentarmi penserò agli eventi appena trascorsi, agli amici che ho incontrato, alle risate in compagnia.
Una riflessione a fine giornata, ecco la mia preghiera cos'è diventata. E i miei grazie sono per Voi, con i vostri bei volti sofferenti, sudati, fieri, scherzosi, spensierati. Le più belle foto di Dario sono quelle delle vostre esperessioni. Il gesto altletico è importante, il panorama ti toglie sicuramente il fiato, ma al centro di tutto ci siete voi, persone, amici.
Sono già contento quando domenica passo a prendere Dario. Lui salirà a piedi, ma farà comunque parecchia strada con noi. Un accompagnatore speciale, con un occhio magico in grado di captare le emozioni e fissarle in immagini. Giani (detto Giannaa) appoggia a terra martello e scalpello e si prende una "pausa", era ora che si facesse vivo. Anche Cecco ci segue, le sue sigarette sono le migliori e le sue mele... parlanti!


Ad inizio giro provo a fare la conta, ma faccio fatica, sono distratto dalla salita e dalla forza di gravità. Finalmente ci si ferma e si cavano i maglioni: che vizio quello di vestirsi troppo. Intanto lo sapete che poi Gigi vi fa sudare subito! Ora riesco a contarvi: 14 bikers. E c'è il sole.
La salita spacca la schiena, meglio la single speed, che si pedala in piedi o a pedi.
Il Pizzocolo arriva veloce, come le barzellette di Giuseppe, che rapide vanno a segno, alcune da appuntare con una puntina da disegno. Qualcuno chiede il bis, ed il gruppo intanto cresce, ora siamo diciotto. Tutti spettatori ed attori di una magnifica storia: magnifica la scenografia e superba la regia che ci guida dopo il panino giù dai prati dorati, a zig zag su tornantini rocciosi.


È il miglior Pizzocolo che si sia mai fatto. È giusto brindare anche perché il sole ha prosciugato le nostre gole. La corna è a due passi, ma non si avvicina mai, la salita ci coglie cotti a puntino ma quando si incomincia a scendere, saltelliamo come su braci ardenti. Che ridere. Che bel vivere.
Un abbraccio a tutti, vado a dire la mia preghierina della sera...

giovedì 3 febbraio 2011

Comer? Cosa hai detto?

Siamo ormai alle porte di questo nuovo week end; si, è giovedì però io con la mente sono già a sabato, e giusto sabato scorso eravamo alle prese con il freddo gardesano. Una cosa rara, visto che solitamente il lago di Garda ha un clima piuttosto mite, soprattutto se paragonato ad altre zone. Quindi, come dice il Milzo "figuriamoci che freddo deve fare altrove!".
Salita al Monte Comer. Prima o poi dovrò andare in cima per vedere il panorama, non vi sono mai andato; sempre passato vicino, ma fin lassù, mai.
È sbagliato snobbare questi giri, questi monti, anche se minori e apparentemente poco significativi, regalano comunque delle belle soddisfazioni. La salita può essere un po' noiosa, ma con le varianti di qualche conoscitore del Garda come Gigi e Milzo, diventa piacevole. Attenzione alle rampe micidiali che si trovano ad un certo punto nel bosco; sono da spezzare le gambe. Un po' di fine nevischio scende dal cielo grigio. "Che fret!" - "Ho scelto la giornata giusta per metter i pantaloni corti!"
Gilbomorris ritorna in bici dopo un periodo di stop forzato, poi c'è Frog, Bobo, Dariuz e Demon.box. Milzo e Gigi guidano il gruppo, sono i cartografici: me li immagino intenti a disegnare qualche nuovo giro, come il buon Mauro, quel giorno in esplorazione a piedi. C'è anche Diego BP che sta tentando di smaltire gli aperitivi con i giri in bici, vedrai che riuscirai a farti venire ancora più fame andando in MTB.
Giulien mette il naso nei negozi, saluta a destra e a manca, ed è un tipo sonoro. Una secchiata d'acqua ghiacciata in paese, con l'arrotino, se la sarebbe meritata...
Nel bosco una spessa coltre di foglie imprigiona le nostre ruote, il terreno è duro e ghiacciato, e alle piane, con quelle splendide piante ed il panorama, tutto è incantato. L'ultimo tratto di single track nel bosco, poi lo strappetto finale a piedi e siamo all'imbocco della discesa. Si mangia tremanti, con i denti che sbattono per triturare il torrone, ma anche per il freddo. Si cerca di far presto, ma dagli zaini continuano ad uscire panini, dolci, frutta; si fa il pieno di calorie.
Il primo tratto di discesa è in qualche modo ovattato; se si dovesse cadere, si sprofonderebbe completamente in un materasso di foglie e piccoli rami, ma le pietre sono in agguato. Meglio stare in campana. Come quella all'Eremo di San Valentino, un luogo arroccato ideale per isolarsi e contemplare. Mi manca un po' di sana contemplazione, quella in silenzio, seduto a guardare il mondo e se stessi. Con un bel fuoco al proprio fianco, magari, viste le temperature non propriamente concilianti la meditazione.
E la rocambolesca attraversata della zona franata? Tra mille alberi caduti? Giusto per fare un po' di fatica in più e non dover rinunciare ad un bel tratto di sentiero alla conclusione del giro. Ed al momento dello spuntino, se il pizzaiolo di Toscolano sta facendo il pisolino, le pizze ce le fa il cinesino baffettino.

Il racconto filmato:


BdB - Comer - San Valentino from Bikers di Brescia on Vimeo.