lunedì 4 giugno 2012
360° da cima Avez
giovedì 31 maggio 2012
Il pedalatore della domenica: Biv. Casera Vignolet pt. 1
mercoledì 23 maggio 2012
Il pedalatore della domenica: Val Trompia: voglia di avventura... pt. 2
Il pedalatore della domenica: Val Trompia, voglia di avventura... pt.1
mercoledì 16 maggio 2012
Mont Fortin e col Sapin
mauro
gianfranco
frog
elena
vito
dario
seby
lonfo
bobonomad
iscrizioni chiuse
dormiremo qui http://maisonvieille.com/
mezzapensione(cena+letto+colazione) 42euri(bevande escluse)
prenotato e versato acconto (15 euri cad)
Siamo in 9 come ci trasportiamo?
Io posso caricare 3persone e 3 bici
primo mezzo MAURO FAVIER E SEBY (ritrovo ore 4,30 a casa di Gfavier)
secondo mezzo FROG BOBO E IL LONFO (zona est) non uscite a bs ovest,ci si vede in autostrada
terzo mezzo ELENA VITO E DARIO(partiranno 25/30 minuti prima,quindi ci si vede in autostrada)
COSì SAREBBERO 3 AUTO PER 3 PERSONE CIASCUNA.
uscita autostrada( Morgex) parcheggiamo a Pre Saint Didier(all'entrata del paese a destra subito dopo il ponte)
"
mail inviata al rifugio maison vielle:
Buongiorno,volevo sapere se il colle di Youlaz è attualmente transitabile a piedi senza problemi o c'è ancora troppa neve.
grazie in anticipo Mauro Venturini,ci vediamo sabato nel tardo pomeriggio.
risposta
si, c'è ancora un pò di neve ma si può fare.-
"
mail inviata al rif Elisabetta: senza risposta....fighecc
uff inform de la thuile non sanno dirmi lo stato attuale di innevamento su ai passi:
dopo un inverno con poca neve ma sufficente per sciare mi hanno detto però che 20 giorni fa ne è scesa tantissima ........sig!!!!
nei pressi del col de Youlaz foto online
Ecco il primo giorno,la traccia è esposta a sud,se l'innevamento sarà eccessivo,pronte le alternative,il tratto in quota l'ho preso da qui,quindi niente esplo,NON CI SONO RIFUGI LUNGO IL PERCORSO..
E questo è il secondo giorno,il tratto in quota l'ho preso sempre online e quindi si va abbastanza sul sicuro.2 RIFUGI LUNGO IL PERCORSO.
mercoledì 2 maggio 2012
Sui monti di Pisogne
Partiamo da uno dei numerosi parcheggi in direzione della val Palot su panoramica asfaltata,1 km dopo Fraine prendiamo a destra una sterrata che in breve ci porta verso una cascina,la aggiriamo a destra e saliamo su sentiero non segnato fino a sbucare su una sterrata che in piano ci porta verso il dos della regina,ora su sentiero n°204 in quota entriamo in un bel bosco fino a sbucare a Grignaghe,asfalto molto panoramico in salita fino alla deviazione a destra sulla sterrata n°208,in quota e poi con ripidissimi strappi fino a diventare sentiero n°208A che con 15 minuti bici in spalla ci porta ad un capanno e subito dopo sulla cima del monte Agolo,noto anche come "13 piante",numero dei faggi sulla sommità del monte.
Pausa panino con spettacolare panorama sul lago e sulle Orobie.
Ora si scende seguendo la traccia nel pratone che in un attimo ci porta alla malga Aguina,tenendo la destra si imbocca il sentiero n°209(fare attenzione,imbocco non molto visibile),ora in decisa discesa nel bosco verso il lago,il sentiero inizialmente è poco visibile ma ben segnato,man mano si scende la traccia diventa più importante,fare attenzione a dei gradini in legno,giunti ad un bivio virare a destra e seguire la staccionata,ad un certo punto si sbuca su una sterrata che porta alla frazione Terzana,fare attenzione alla mulattiera che scende tra le case,ad un certo punto girare a destra in decisa discesa su bel sentierino stretto fino a sbucare nel torrente che attraversiamo spostandoci sull'altra sponda,ora su sterrata giù fino al paese di Pisogne e al punto di partenza.
giro AM di 30km per 1400 di dislivello,da fare con il bel tempo per i notevoli panorami lungo tutto il percorso
sentieri non sempre segnati,astenersi biker XC
testato da me Milzo e Gfavier
lunedì 30 aprile 2012
Cicloturismo in val d'Orcia
La Toscana è la meta e precisamente la val D'Orcia nel basso senese,ho visto qualche foto sul forum e mi sono innamorato subito del luogo.Il presidente dei BdB oltre che perfetto moderatore è anche una personcina di raffinato gusto per le cose belle,per cui se ti consiglia un posto dove andare hai tutto di guadagnato nell'ascoltarlo.E' sabato,ed eccoci in auto,io ,la moglie e Simone il figlio +piccolo con le tre bici appresso,entusiasti per la nuova avventura,il viaggio scorre veloce e in 4 ore siamo nella zona prescelta,prima meta Motepulciano,parcheggiamo nel parcheggio più vicino al centro storico e armati di macchina fotografica ci confondiamo tra i turisti multietnici.
vista da Montepulciano
Dopo una breve visita al paesello ci portiamo nel cuore della val d'Orcia e precisamente a Monticchiello dove abbiamo prenotato un B&B che sarà il campo base della nostra breve vacanza.Per raggiungerlo imbocchiamo una bellissima strada bianca per 3 o 4 km che arriva direttamente all'entrata del paesello,per fortuna in questo borgo medioevale non si può entrare in macchina e zaini in spalla raggiungiamo la casa di Adelina(così si chiama) dove abbiamo prenotato su consiglio del buon Giani,il posto è affascinante e l'interno del B&B non lo è da meno,alloggiamo in mansarda arredata con gusto e con splendida vista sulla valle.
tramontO su Pienza dal B&B
Dopo una gustosa cenetta cucinata dal proprietario Francesco ci corichiamo estremamente soddisfatti dell'inizio vacanza.
Domanica mattina il tempo è bello,colazione biologica al B&B e in auto in direzione SanQuirico,altro bel borgo sopra una panoramica collinetta,inforchiamo le bici e ci approntiamo a seguire parte della traccia gps di un local,tale Sembola.
Simone DH sullo sfondo Ripa
Su un bel tratturo in discesa dove Simone se la spassa alla grande arriviamo sul greto del fiume,poi su bellissimo sentiero costeggiamo lo stesso fino a BagnoVignoni noto per le terme dove sgorga acqua alla temperatura di 50°.
Simone tra i rivoli d'acqua
Dopo il giro della particolarissima piazza,con acqua calda,si pensava ad una sosta termale(avevamo il costume nello zaino),ma le terme pubbliche sono ancora chiuse.
in salita verso il solitario borghetto di Vignoni alta.
Ora in quota ritorniamo a san Quirico giusto in tempo per provare le leccornie di uno dei numerosi ristorantini del centro storico.
Nel pomeriggio tour a Ripa D'Orcia,breve visita all'abbazzia di Sant'Antimo e aperitivo a Montalcino in uno dei numerosi locali dove degustare i famosi vini della zona.
Dopo la cenetta al B&B a nanna pienamente appagati della giornata trascorsa.
Lunedi il tempo è sempre bello e su consiglio di Francesco partiamo in bici direttamente da Monticchiello direzione Pienza,si scende e si sale,la val d'orcia non è propriamente una valle ma un 'insieme di collinette dove la pianura non esiste e quindi i su e giù non mancano,dopo una abbastanza ripida salita siamo a Pienza uno dei borghi più belli,numerose chiese e testimonianze medioevali fanno la felicità della Mary "esperta" del settore,mentre io e Simone ci districhiamo tra una gelateria e una vineria,oggi pranzo al sacco su una balconata panoramicissima baciati dal sole.
pausa pranzo a Pienza
Dopo qualche acquisto di prodotti locali completiamo il giro ad anello su strade bianche tra le bellissime colline dove il panorama cambia ad ogni curva.
stradine d'altri tempi,il monte Amiata sullo sfondo
prati verdissimi
prati giallissimi
qui gli amici BdB stradisti si divertirebbero
Passiamo il resto del pomeriggio curiosando tra le viuzze del paesello ospitante,la sera sfruttiamo la cucina dell'appartamento con un buon piatto di pici al ragù di carne locale.
Il giorno dopo è già ora del ritorno,piove e dopo aver salutato e ringraziato il proprietario del locale ci avviamo verso Siena meta della mattinata,visita alla famosa piazza e la duomo quindi pranzo abbondante alla taverna dell'orso sempre consigliato da Giani,mangio troppo e la digestione pomeridiana è un calvario,visita l castello di Monteriggioni e verso sera si rientra a casa stanchi ma soddisfatti dell breve vacanza.
Non per nulla la val d'Orcia è sito patrimonio dell'Unesco,mix di storia e natura incontaminata,il mezzo ideale per conoscerla è la bicicletta,meta ideale per una breve vacanza rilassante.
mercoledì 4 aprile 2012
Ormaratonave
Giornata fantastica!
Io lo sapevo già: c'erano tutti i presupposti per divertirsi.
Mauro che organizza un girone dalle sue parti, sulle sue montagne, il gioco di parole che trasforma un giro di 2000 metri di dislivello in maratona, la OrMaratoNave, una attesissima competizione tra amici. I pettorali di gara assegnati, con i ralativi numeri, le voci di corridoio, le indiscrezioni, le supposizioni, gli spettecolezzi, gli amminoacidi, le bici alleggerite di 40 grammi, le coperture prestazionali. Il movimento sul forum.. e già mi divertivo a leggervi.
Finalmente il giorno è arrivato e ci siamo divertiti come dei matti: il percorso impegnativo ma neanche troppo per dei bikers duri e con esperienza come i BdB. Appena lasciato l'asfalto arrivano la ghiaia ed un fondo infame, a Dario tocca una foratura e la rottura di un raggio, io e Vito lo aspettiamo e poi recuperiamo il gap con gli altri spremendoci per bene. Ma Pollicino ha lasciato sulla strada un bel paio di occhiali da sole: +10 punti per noi, ed un sospiro di solievo per lo sbadatone. Discesa e poi salita, salita e poi discesa, vetta dopo vetta avanziamo sempre più con la gente che ci incita vedendo le tabelline numerate attaccate al manubrio. Ma c'è una gara? Si, siamo un'ottantina... Che bulli, che belli! Si pucia di più del solito, mi pare, è l'effetto placebo della tabellina? È il tifo dei pedestrians? Maciniamo strada e metri di dislivello con maggiore disinvoltura, soprattutto Mauro se ne accorge: saranno queste barrette? Oppure la punturina di ieri sera? E tutti giù a ridere... È un bel gioco, ci piace fare gli stupidini, scherzare anche sulle cose serie: e pensare che c'è gente tanto malata che si droga per fare sport. L'aria è frizzante, fa piuttosto fresco e soffia un vento gelido da Est. Frog è in forma, sospinto dal vento dell'Est, sulla sua light bike, aiutato dal gregario, è sempre lì davanti, si fa vedere, non fa lo spavaldo, conduce la sua gara con pacatezza, regolarità, non spreca inutilmente energie, ci tiene a bada. Elena non parla tanto, è nervosetta, silenziosa, i suoi sguardi sono radiografie, studia l'avversario, ma in fondo lei ha già vinto; nella sua categoria è unica.
Anche per me sembrava andare tutto per il verso giusto: la forma fisica c'è, la bici è divertente, la più bella che abbia finora guidato, scattante, reattiva; in salita ti costringe a spingere più degli altri, con il monocorona, ma in discesa è filante e veloce. È stabile e mi offre grande feeling. Le discese di questo giro sono molto varie: si passa dal ripidone tecnico, al sentiero flow, al lento su roccia. Un sogno, se non fosse per un piccolo inconveniente: ad un certo punto la forcella si mette a sbuffare aria e sbrodolare olio... l'è sciopada! Chiudo l'idraulica e mi arrangio meglio che posso, con l'olio che fuoriesce dai foderi a compromettermi pure il freno anteriore. Riesco comunque a divertirmi, anche se la mia gara è compromessa.
Dopo l'ultimo sasso, ritornati sull'asfalto il gruppo si ricompatta, la tensione sale, Mauro si fa sotto e tenta un primo allungo, il gruppo reagisce e lo riprende. Nulla di fatto.
La velocità media s'innalza d'un botto, ed ecco nuovamente il padrone di casa che ci riprova. Anche questa volta ripreso. Le tabelle che sbatacchiano sul manubrio. Ora è il momento del campione Casciotta: sembra la fuga giusta invece proprio all'ultimo il motore si ingolfa.
Dalle retrovie, sornione, della delegazione veronese, arriva Frog con il gregario Bobo a creargli la scia. Quando Bobo si fa da parte, ad aprire la strada al tenace campione, con astuzia va a bloccare l'azione di recupero degli altri concorrenti. Questa volta è fatta, ed i BdB hanno un campione!
Complimenti Frog per il risultato.
Complimenti all'organizzazione di gara per la tracciatura del percorso, anche se mancavano le fettucce , e per il generosissimo ristoro a coronamento di una giornata da incorniciare. Grazie per il pane fatto in casa, per la pasta, le verdure, le frittate, le pizze, il salame (mi ha detto Dario di averne mangiato uno intero con la pelle), il vino, le torte...
Quante cose, alla fine mi è scesa una stanchezza incredibile, con lo stomaco a richiamare tutte le forze a sé, per il lavoro extra che gli ho affidato.
Bella esperienza, una gran divertita. Alla prossima





lunedì 12 marzo 2012
Maaaaa,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene!

Crinali di mediavalsabbia,tra Vobarno e Treviso Bresciano.
Weekend in bici,sabatocon la Mary,giretto di 35 km in Valtenesi seguendo(quasi tutta) una bella traccia di Milzo(giro ideale per portare a spasso la dolce metà,Mabender,segnatelo)volevo scroccare un'aperitivo all'autore della traccia ma a casa sua non trovo nessuno. Tornato a casa controllo il forum e trovo un tipo strano che tira per il culo i BdB,cerco di non cagarlo,ma dopo un paio di ore non resisto e gli rispondo.
Domenica mattina sono il primo a raggiungere il parcheggio di Vobarno,ieri ho avuto freddo e mi presento in tenuta invernale ai BdB in braghini corti,fa un freddo cazzuto e mi viene da ridere vedere i compagni borbottare dal freddo,entriamo in val Degagna e subito vengo staccato in salita,pota,meglio salire del mio passo,raggiungo il Persegani che mi chiede per la prima volta:":ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene.
C'è anche Bobo con la biciona da FR che mi maledice(hai ragione,potevo avvisarti e per farmi perdonare ti preparerò uno special Golem).Eccoci al passo del Santellone dove abbandoniamo l'asfalto,è l'inizio del primo crinale,sui sentieri stretti ed esposti mi trovo a mio agio e uno dopo l'altro supero tutti i "segoni" BdB,mentre sorpasso Perse mi perseguita......:ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene,ostis!!.
C'è qualche dura rampa da spallare,l'ambiente è splendido e la non paura mi permette discreti pezzi in sella.Wilmer rompe la catena poco prima del pas del cul dove facciamo una prima pausa con panino ,salame e formagella,Dario è prudente e non cade ,poi vengo invitato a sollevare la nuova bici in polistirolo espanso di Lisabike e ci rimango quasi male.
Bypassiamo il monte Besume e un belllissimo sentiero in quota(si fa per dire)ci porta sotto il monte Castello proprio sopra Provaglio Valsabbia,ci troviamo sul secondo crinale molto più boschivo del precedente.
Per evitare un pezzo di sterrata,facciamo un esplo su sentiero inizialmente invitante ma successivamente sparisce quasi del tutto e ci fa faticare oltremisura:la prossima volta meglio la strada:.....ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene, cazzo!
Le guide Dario e Uilmer sono davanti e puntualmente sbagliano strada accorciando il giro di 1,5km,io che mi premuro di allungare i giri per soddisfare i loro istinti malati e loro li accorciano,che pistole che siete!
Scendiamo velocemente su asfalto per un su e giu tra frazioni di Provaglio,io arranco in coda al gruppo con Bobo che mi racconta un sacco di belle cose,dopo l'ultima frazione abitata riprendiamo a salire su sterrata e non vediamo più i fuggitivi,penso,avranno sbagliato strada,poco dopo arriva la telefonata ,si hanno sbagliato strada,ma che si inculino tanto hanno la traccia gps....sono dei pirla e sbaglieranno anche con quella,penso.
Arrivati presso una bella radura con immancabile capanno ci fermiamo ad aspettarli,quando arrivano sempre lo stesso mi si avvicina e:.....ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene,ostis!!
Siamo in anticipo sulla tabella di marcia,(un BdB fa lo sborone e dice:si vede che ndom fes)e ce la prendiamo comoda,scendiamo per un bel ma breve sentierino dove incontriamo un nostro local fan che riconosce la bionda e il verdone,ci da una dritta sul sentiero da prendere,ma non lo caghiamo minimamente e sbagliamo scendendo troppo e poi risalendo al punto indicatoci,che pirloni che siamo hahahaha.
Altro bel sentiero che avevo rimosso dalla mia mente ormai in carenza perenne di fosforo e neurini ed eccoci sul crinale finale,eccolo di nuovo:......ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene,figa!!
Io sono dietro in riserva paurosa e le guide risbagliano traccia andando in salita invece che in discesa,che bale,decido di seguirli ,poi raggiunti si decide di ritornare indietro,scottati dalla precedente esplo.
Anche questa parte del giro l'avevo rimossa,convinto di una sterrata invece è un bel largo sentiero che ci posta fino all'inizio della discesa,qui, le guide seguono(sicuramente per sbaglio) la traccia di collegamento dei tralicci enel che alla fine risulta più divertente del sentierozzo conosciuto durante un'escursione con il Milzo,siamo quasi in fondo e durante una pausa ritorna alla carica:.......:ma,non hai mica caldo vestito così?",no dai sto bene,minchia!!!!Veloce rientro su asfalto fino al parcheggio e bevuta finale offerta da Vito E Wilmer invecchiati di un anno in più.
:Miiiiiitici BdB.
martedì 6 marzo 2012
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Temperatura ottimale,braghini corti e su per il muro della passata di gardone sempre più ripido ogni anno che passa...eeeeeh si,quest'anno sono 49 ma per ora li sopporto abbastanza bene(almeno fisicamente)mentre il coscritto GF dopo i vari acciacchi(tutti superati) del 2011 oggi ne ha uno nuovo nuovo:il mal di schiena,che lo costringe a qualche pausa in più.
Siamo tutti e tre "felicemente" sposati con prole e i problemi non mancano,ma ci si consola a vicenda raccontandoci le proprie vicissitudini.Oggi il giro è breve(alla fine saranno 24 km) e lo allunghiamo passando per uno stradello e un sentiero conosciuti.
Eccoci alla prima esplo della giornata:il monte Caprello 1236slm,arriviamo spingendo la bici fino ad un capanno quota 1150 e da li lasciamo i mezzi e proseguiamo a piedi,in 15 minuti siamo in cima,il posto deve essere incredibilmente panoramico con il lago sotto ma oggi una terribile foschia non ci fa veder praticamente niente,qui svaccati al sole si sta un granbene ma mi spiace per il 360 di gianfranco,ci siamo saliti apposta....soddisfatti a metà.
Allora dopo il meritato panino puntiamo dritti alla seconda esplo:la trattoria Pastina,l'orario è perfetto 12,30,prendiamo posto ai tavolini fuori baciati dal sole,mettiamo le protezioni sotto il mento(la bavaglia),forchetta e coltello in mano e via..........l'oste dopo un attesa un pò lunghetta ci porta un litro di vino abbastanza gnucco,ordiniamo tre porzioni di casoncelli fatti in casa,discreti dai,il burro e il ripieno potevano essere migliori......soddisfatti a metà.
Dopo un caffè slavato ci prepariamo per la terza esplo,saliamo al passo superando i 130 metri di dislivello che dopo pranzo sembrano triplicati,un pò a piedi un pò in sella.Iniziamo a scendere su una sterrata che ci demoralizza subito,ci buttiamo nel bosco ma dopo 100metri siamo di nuovo sulla sterrata sempre ben segnata cai,per fortuna gli ultimi 250 metri di dislivello sono su sentiero veramante bello ma troppo corto.....soddisfatti a metà.
In fondo incontriamo un folto gruppo di biker xc,qualcuno ci riconosce,ci scambiano due battute e due info sui sentieri della zona e poi ciascuno per la sua strada,in breve siamo al parcheggio non prima di aver provato l'ebbrezza delle montagne russe in un parchetto giochi per bambini.
Doveva essere un giro tranqui e lo è stato,salite tostissime ma con calma si fanno in sella...le tre esplo alla fine le abbiamo portate a termine ma sono risultate mezze piene o mezze vuote?Boooo!?Vedete un po voi......poco importa,quello che conta è che tre arzilli signori dall'età media di 50 se la sono presa comoda e spassata alla grande.
Ah dimentivavo ,durante il giro non sono mancati i commenti tutti negativi (come tre suocere) verso ogni BdB (speriamo di non aver dimenticato nessuno.)....... le tope stanno distraendo qualche BdB,i bistiù i pöl na a cagà,gigi i ga là robàt,me go mia piö òia de fa nient,....urge il rientro di Milzo!!!
domenica 4 marzo 2012
Baldo e Lessinia
Partiamo da Peschiera alle 8:30, fa fresco e agilmente pedaliamo sulle colline del Basso Garda Veronese, diretti verso Caprino. Facciamo qualche breve trattodi sterrato, ben più liscio di molte asfaltate, finchè la strada comincia a salire: un cartello ci avverte dell'inizio della salita. la strada è uno stradù con poca pendenza, in poco tempo chiacchierando arriviamo a Spiazzi, e poi alla Madonna della Corona. che ricordi!
C'è un po' di foschia, ma salendo sembra si diradi, difatti la catena del Baldo è sopra di noi ben in vista; la strada si impenna dopo Ferrara M.B. per una variante alla strada principale. Sbuffiamo alla fine di questa rampetta mica male. Arriviamo a Novezza, la strada asfaltata è bellissima! Perse si lamenta del suo ginocchio, che da qualche tempo lo fa tribulare. Servirebbe riposo, ma riposo e MTB, BDC, CX, SS, Touring non vanno d'accordo.
Il Baldo è praticamente senza neve fino in cima, ce n'è solo un po' sulla strada che andremo a percorrere... Affrontiamo qualche pezzo a piedi, le scarpe si bagnano, ma procediamo. Quando la strada comincia a scendere vedo Perse che si butta nella neve , la bici sbarbella. Adesso cade...invece a mò di rompighiaccio procede, e così faccio anche io. fino a Bocca di Navene, tutto in sella, e ci divertiamo pure a fare gli stupidotti. Adesso basta neve però, la strada sale di nuovo fino al Graziani, 10 minuti di salita secca e siamo nell'Hotel mega, non rifugio, per una radler. Salute!
Nel frattempo Bobo mi aveva chiamato, ma il telefono non ha segnale. Ci deve aspettare a Passo Fittanze, ma noi ne abbiamo ancora un bel po'! chissà se ci vedremo...
Scendiamo in picchiata fino ad Avio, 20km di discesa. Perse va forte, non riesco a tenere la sua velocità. Non sono ancora totalmente sicuro di quella ruotina in curva, e poi c'è la ghiaia degli spargisale sull'asfalto, che pora... Ci si diverte sui tornanti e la strada è proprio affascinante con pareti di roccia alternati a boschi rigogliosi.
Ad Avio un breve tratto di valle fino a Sdruzzinà, per la mitica salita di Sega di Ala. Con riverenza cominciamo a pedalare, subito 20% dice il cartello, e subito jeep fumante al gasolio. Non bene, si cerca di trattenere il fiato, ma è impossibile. Per fortuna c'è pochissimo traffico, nessun ciclista. I km successivi sono costanti ma sempre decisi. Ricordo il tratto con la galleria, eccolo! E' ripido! Poi spiana, ci sono i 2 tornanti malefici, poi è fatta! i 2 tornanti melefici sono quasi 2km però, il cartello dice sempre 20%. ho rapporti abbastanza agili, tanto che l'ultimo lo metto solo in questa occasione. 34x28? boh, cmq non è troppo duro. Solo adesso vedo Perse un po' in difficoltà, appena dietro di me. D'altronde anche io sto tribulando, sento il cuore in testa che martella a chissà quanto. Ma chi non sarebbe in difficoltà qui?
Poco prima di Passo Fittanze un ciclista ci viene in contro, è Bobo! ci aspetta qui da ore, sono le 14:45, e un'altra radler ci reintegra, e servita da graziosa signorina ci reintegra doppiamente.
Da qui per 30/40 km pedaliamo su bellissime strade, qualche salitella, lunghe e ampie discese, tratti in leggera discesa a spingere a 50 all'ora. E' un po' tardi, ma in un attimo siamo a Verona. Bellissima città, ne visitiamo il centro con Bobo che ci guida. solo un'occhiata veloce, dobbiamo rientrare a Peschiera, e ci sono altri 30km.
Tornando a Peschiera viene mammano buio, non ho più mangiato niente da Fittanze e mi mancano un po' di energie. Mentre passiamo dal paese di Mancalacqua ne chiedo a Perse un po'. Mancalacqua anche a lui. Mi metto mestamente a ruota di Perse che tira ancora i 35km/h, dice che rende di più la sera... Mah...
Arriviamo a Peschiera a 18:30, c'è quasi buio e un piatto di pasta gigante ce lo meritiamo! Grazie Perse per questo girone (alla fine 193km x 3900mt), siamo pronti per la Liegi?
Grazie Bobo per la compagnia!
a presto!
martedì 21 febbraio 2012
Ghiaccio sulle pareti.
Una giornata con i BdB: Cima Rest.
venerdì 17 febbraio 2012
Rispolverando...
Girando qua e là tra i miei files, ecco rispuntare una vecchia registrazione - Ottobre 2009 - fatta durante la salita al Carega. Io simulavo il ciclista maleducato, un po' esaltato (lo si denota anche dagli occhiali), molto incivile, che pur di non perdere tempo a rimettere in tasca la confezione vuota del liquido energetico appena trangugiato, getta il tutto per terra, inquinando e deturpando l'ambiente.
Il gruppo di escursionisti amanti della natura, accortosi del fatto, reagisce e attacca più o meno efficacemente il ciclista maleducato. Ma guardate un po' Mauro cosa combina....
giovedì 16 febbraio 2012
nella neve
Ieri mattina, ore 6,00...mi alzo, guardo fuori dalla finestra e vedo tutte le strade imbiancate. Non ho voglia di tribulare in auto sulla neve perciò ritorno a letto. Da sotto le coperte mando un messaggio a Dario: " troppa neve sulle strade. Non vengo. Elena"...e ritorno a dormire al calduccio.
Alle 6,30 mi risveglio e ho un dubbio....se Dario non l'avesse ricevuto? Allora ripeto il messaggio e stavolta lo spedisco a Wilmer....e poi ritorno a dormire chiudendomi a riccio nelle coperte.
Dopo pochi minuti mi chiama Wilmer rassicurandomi sulle strade che sono pulite ma oggi non ho voglia e gli dico di no, non vengo!
Mi rimetto sotto le coperte ma non dormo più. I vestiti sono già pronti e anche lo zaino, tutto preparato per bene la sera prima. Sono sicura che se ora dò ascolto alla mia pigrizia, mi perderò un giro stupendo......UN GIRO STUPENDO......NOOOOO: ore 6,40... salto fuori dal letto come una molla, 7,00 sono già al casello in autostrada per Peschiera-Affi.
Mentre guido mangio due banane, poi prima di Affi vedo un autogrill dove mi fermo per la colazione. Lì mi raggiungeranno Wilmer e Dario.
Il ritrovo è a Garda-Valle dei Molini dove ci "aspetta" Bobo.
L'aria è gelida, ci sono -5°, il cielo è grigio scuro e una leggera foschia avvolge tutto. Visto che è una valle di torrenti, partiamo pedalando con attenzione. I locals ci avvertono che sotto la neve fresca c'è uno strato di ghiaccio sullo sterrato.
Proseguiamo a buon ritmo. Inzia a nevicare forte e la neve scenderà così per tutto il gorno.
Ci fermiamo sotto una tettoia di un albergo chiuso...una banana, una crostatina, una mela... e poi via di nuovo verso Prada. Al bivio per il Monte Baldo, la neve sulle strade comincia ad essere sempre più abbondante però è ancora pedalabile anche se con qualche sbandata di ruote. Ma il bello della giornata verrà fra poco, al bivio per Malga Monteselli!
Scegliamo questa alternativa perchè sappiamo poi che la discesa sarà super!
La neve è fresca e alta almeno 40 cm. Sembra farina, se soffi, si alza un velo di zucchero che appiccica tutti i guanti di lana e si formano dei ghiacciolini trasparenti fra le dita. Mi diverto un mondo, provo a pedalare, la bici va dove vuole lei, mi impunto e riprovo...pedalo due metri e sbando...riprovo... pedalo un metro e sbando...riprovo! Non mollo e vado avanti così fino alla Malga.
Da lì inzia un sentiero invisibile con la neve, impraticabile, dove carichiamo le bici a spalle e arriviamo al pratone dove io qualche anno fa scivolai e scesi a "pelle di foca" fino in fondo! Indossiamo le protezioni che terremo poi fino alle auto e scendiamo. Parte Dario, due metri e birola giù dalla bici al rallentatore. Un bel cappotone e giù tutti a ridere! Parte Wilmer e arriva in fondo. Si gira e mi dà le direttive. Elena! Non frenare, alza il culo dalla sella, segui la linea che ha fatto Dario. VAI! E via che sono partita! Un polverone fra le ruote, non sapevo se ridere o piangere dall'adrenalina che avevo addosso...insomma sono arrivata giù coi piedi sulla bici! Magica! Momenti indimenticabili, il bosco così coperto di neve... sembrava di entrare nel tunnel delle favole, i rami si piegavano a dx e a sx verso di noi, carichi di un cappotto immacolato, il silenzio assoluto e poi qualche ramo che si scrollava d'improvviso quel fardello bianco mentre io pedalavo e rimanevo così tutta imbiancata. E quanto ridere per le cadute che ho fatto. Mi sentivo come i birilli, cadevo da una parte e poi dall'altra e Wilmer che mi urlava: " NON toccare i freni"! E io a rispondere: "come faccio! Le mie mani sono indipendenti dal mio cervello! Frenano da sole!!!! Mi alzavo tutta bianca e ridevo e mi dicevo: "che pirlo" che ho fatto e poi.....che "pirla" che sono a cadere così! E' stato tutto stupendo, dalla partenza col gelo fino all'arrivo. Mi sentivo euforica, soddisfatta per questa fatica condivisa con i miei più cari amici, Wilmer, Dario e Bobo.
Se fossi rimasta a casa, avrei perso tutti questi meravigliosi momenti che fanno sentire una persona felice della propria vita.
Ora sono al lavoro, ma col cuore sono con voi. Grazie amici.
domenica 5 febbraio 2012
Ciclotour Islanda: tra fantasmi e natura
Inizia il viaggio.
É arrivato il giorno della partenza, dopo mesi passati a preparare l'attrezzatura, assemblare la bici e organizzare il percorso da seguire oggi finalmente si parte. Finisco di impacchettare la bici con tutte le cautele necessarie e il resto dell'attrezzatura. Ho l'aereo alle 16.50, da casa mia ci vuole circa un ora e mezza, se tutto va bene. Si, se tutto va bene. Mi accompagnano i miei genitori, partiamo a mezzogiorno e appena entrati in autostrada un cartello luminoso segnala un'incidente e diversi km di coda, per fortuna che siamo partiti con un po di anticipo. L'incidente in autostrada ci fa fare un ora e mezza di coda circa ma alla fine arriviamo all'aeroporto di Linate in un orario ancora accettabile. Saluto i miei genitori, un po preoccupati per la mia sorte in quella terra lontana tutto solo, e mi avvio al check-in per imbarcare i bagagli.
Sono seduto in aereo e aspetto la partenza, fa molto caldo e io non sono vestito proprio leggero, per essere pronto per la temperatura all'arrivo. Il viaggio prevede uno scalo a Londra, dove ne approfitto per cenare, tavolino con vista (sulla pista di atterraggio).
Dopo un'altro paio d'ore sono finalmente a Keflavik. Recupero il mio bagaglio e aspetto davanti alla porticina dei bagagli speciali la bici, che dopo un paio di minuti mi viene consegnata.
Sono finalmente in Islanda, in una terra lontana da solo. É la prima volta che affronto un tale viaggio, non so bene come muovermi, devo andare in campeggio, devo chiamarli, ma da dove. Chiedo allo sportello per informazioni turistiche dove il ragazzo, gentilissimo, chiama il campeggio e in pochi minuti mi vengono a prendere.
E quasi mezzanotte, monto la tenda e mi infilo nel sacco a pelo, mi addormento quasi subito.
Primo trimestre
La mia prima mattina Islandese la passo nel campeggio a preparare l'attrezzatura, la bici ma sopratutto devo prepararmi io psicologicamente, mi aspettano momenti difficili, fisicamente e psicologicamente, momenti di disorientamento e tutte queste cose devo affrontarle da solo. Prima di partire do un'occhiata alla cartina (cartina non proprio indicata a viaggiare, ma ci sono segnati i posti da turistici e curiosità del posto), guardo il percorso che mi ero prefissato a casa e noto che in molti posti dove passo ce disegnato un fantasmino: area infestata.
Verso mezzogiorno timidamente mi metto in strada, un po come un bambino al suo primo giorno di elementari, dopo la sicurezza che ti da l'asilo ti trovi ad affrontare un nuovo ambiente, nuovi compagni. Prima di mettermi seriamente in strada devo fare la spesa per i prossimi giorni e qui la prima sorpresa amara, il primo scontro con un nuovo compagno, il supermercato e chiuso e piove. Dopo qualche istante di riflessione trovo la soluzione, ritorno all'aeroporto e faccio la spesa li.
Adesso posso cominciare a fare sul serio. Volevo andare a visitare subito Reykjavik ma la superstrada a quattro corsie mi ha fatto cambiare idea e mi dirigo verso sud.
Nei primi chilometri mi sembra tutto cosi strano, cosi bello, e ben presto mi rendo conto delle grandi distanze che ci sono da un abitato all'altro. Le macchine sono pochissime e posso concedermi il lusso di pedalare in mezzo alla strada. Oltre alla vastità del territorio mi accorgo ben presto anche della quantità di cose da vedere, veri e propri spettacoli della natura che sono visibili in pochissimi posti al mondo.
Il ponte che collega due continenti.Io sono sulla crosta americana e la mia bici su quella europea.
Campi fumanti. Dietro si vede anche la nuova centrale geotermica. Questa centrale ha 13 pozzi dai quali prelevano l'acqua ricca di minerali a 340 gradi, per rafreddare i macchinari invece prelevano l'acqua direttamente dall' Atlantico. Bel esempio di come sfruttare le risorse che la natura ci ofre.
Poco più in la ce uno splendido promontorio con il faro.
La giornata e bella e col vento alle spalle i chilometri passano senza sentirli.
Piccola sosta per il pranzo.
A meta pomeriggio il primo boccone amaro, anche se non troppo e una cosa che mi ha lasciato perplesso, la strada principale di collegamento fra due paesi diventa sterrata. Questa mi mancava, sterrata si ma col limite di velocità di 70km/h, velocità alla quale u veicoli rovinano parecchio il fondo stradale.
Strada 427
Verso sera devo cominciare a cercare un posto per piantare la tenda, cosa non proprio semplice dato che tutto il terreno intorno alla strada e di proprietà e sopratutto non ce niente di niente.
Quasi al tramonto passo un bivio dove su un cartello e segnalato un campeggio libero.
Monto la tenda nel campeggio, trattasi di un prato con dei tavoli da picnic qua e la e una casetta con i bagni, nulla a che vedere con i campeggi che sono abituato a vedere. Oltre a me ce una coppia in tenda e un'altra con un fuoristrada attrezzato da camper.
Il primo giorno di scuola e finito...
Stamattina risveglio sotto una pioggia fine, pioggia che mi ha accompagnato per il tempo di preparare i bagagli, piegare la tenda, dopo ha iniziato a soffiare anche il vento, naturalmente contrario alla mia direzione di marcia.
Lunghi rettilinei dove non si vede la fine. Sembra di pedalare verso l'infinito. Dovro abbituarmici.
A mezzogiorno sta ancora piovendo e io sto lasciando la costa dirigendovi verso l'interno, verso i gaiser, l'ideale sarebbe raggiungerli entro sera ma mi separano troppi chilometri da fare con queste condizioni climatiche. Dopo un primo momento di pace e di studio reciproco il mio compagno di giochi ha deciso di darmi battaglia, ma non sa che io sono testardo, spero più testardo di lui altrimenti per me e la fine.
E già ora di trovare un posto per la notte e mancano ancora una quindicina di chilometri ai gaiser, ha smesso di piovere, mi fermo in un agglomerato di case, dove ce il solito campeggio, un prato con qualche tavolino e questa volta nella casetta coi bagni ce il riscaldamento e l'acqua calda, ovviamente proveniente da una sorgente termale. Cosa che assolutamente non disdegno dopo 8 sotto la pioggia, mi sento umido ovunque.
Anche oggi la lezione e finita, vediamo cosa mi aspetta l'indomani...
Cavallo curioso
Da lontano vedo lo sbuffo di vapore del gaiser quando esplode e spara l'acqua verso il cielo, sono emozionato, lo ammiravo sempre nel libro che mi hanno regalato da piccolo Le meraviglie del mondo. Arrivato sul posto vedo tanti turisti con qualsiasi mezzo e parecchie strutture ricettive. Una veloce passeggiata in questo campo di gaiser e poi tutti con l'obiettivo puntato e il dito sul grilletto pronti a scattare. Esce regolarmente acqua fumante, poi ad un tratto si gonfia, risucchia l'acqua e poi di nuovo si rigonfia, ecco ci siamo tutti pronti e BOOM...
Questo e lo Strokkur, erutta ogni paio di minuti.
Questo e il gaiser famoso che compare su tutte le cartoline che eruttava fino a 80m. Purtroppo grazie ai turisti che ci buttavano dentro le pietre per farlo smuovere erutta due o tre volte al giorno.
Finito col gaiser, altra cosa che voglio vedere prima di dirigermi verso l'interno sono le cascate Gulfoss, le più famose d'Islanda.Ci metto più di un'ora contro vento per raggiungerle, molto spettacolari con il loro doppio salto nel vuoto.
Bellissima cascata a doppio salto. Mentre fa il secondo salto solleva un muro verticale di spruzzi.
Da qui parte la pista interna dello Kjolur, la mia intenzione e invece di fare lo Spresigadur quindi ritorno sui miei passi e in 10 minuti col vento a favore rifaccio la strada verso i gaiser e prendo un'altra strada sterrata. Queste strade hanno un fondo molto irregolare e in quel momento mi vengono in mente le parole di un mio compagno di uscite, Il lonfo: Io viaggiavo con una bici da corsa bella leggera, 8 kg... Per fortuna che la mia pesa più del doppio e ha le ruote molto robuste.
In lontananza il monte Hekla. E il più famoso e attivo vulcano Islandese, erutta ogni 10 anni circa. Gli antichi credevano che qui ci fossero le porte dell'inferno.
Anche questa giornata passa velocemente e non avendo una tabella di marcia verso sera arrivo nell'ultimo paesino prima del deserto. Solito campeggio deserto, qualcosa mi fa pensare che alla fine di agosto e già tardi per fare le ferie in Islanda.
Tramonto dal campeggio
E finito il periodo di adattamento alla nuova scuola, da domani si comincia a fare sul serio...
Secondo trimestre ( il deserto interno)
Arnes, ultimo abitato prima del deserto sub-artico nel quale mi sto per inoltrare in solitaria. Per i prossimi 300 km fino ad Akureyri ci sono solo tre avamposti di civiltà.
La giornata parte discretamente con un forte vento che mi soffia in faccia, vento che mi fa sbandare sulla strada, per fortuna che qui le strade sono larghe e prive di traffico, passera un veicolo si e no ogni quarto d'ora.
Pedalare in queste condizione e particolarmente stressante si dal punto di vista fisico che quello psicologico, il costante frusciare del vento nelle orecchie e qualcosa di insopportabile per non parlare della difficoltà che si ha nel manovrare la bicicletta. Il terreno intorno e quasi desertico non ci sono ne edifici ne alberi e per di più con questi interminabili rettilinei, per affrontare quelli più lunghi ci si mette quasi un'ora. Nel primo pomeriggio mi prende un momento di sconforto e mi giro più volte indietro chiedendomi se non e meglio girare le ruote, mi siedo dietro un grosso masso per ripararmi dal vento per mangiare qualcosa e per decidere il da farsi. Tolto il sibilo incessabile del vento nelle orecchie la mente ritorna lucida, si va avanti. Lungo quei interminabili pezzi di strada assolutamente dritta bisogna trovare il modo per ingannare il tempo e si comincia a pensare...qualsiasi cosa va bene, basta tenere impegnata la mente.
Passo l'ultimo rifugio civilizzato per guadagnare più strada possibile, domani prevedo una giornata mooolto difficile.
Nel vedere questo mi sono immaginato la famiglia in viaggio:
"Papa, papa, devo fare pipi!" , "Va bene figliolo, ci fermiamo al prossimo distributore."
Pianto la tenda all'imbrunire appena imboccato lo sterrato che attraversa il deserto.
La prima notte in mezzo al NULLA...
Durante la notte mi sveglio spesso per il forte vento che spazza la mia tenda, ogni volta spero di essere stato abbastanza bravo a piantarla. E la prima volta che non dormo tranquillo nella mia tendina.
Mi sveglio la mattina di buon ora ma fatico ad alzarmi, l'aria e fredda e si sta cosi bene al calduccio del sacco a pelo.
Nel piegare la tenda la polvere lavica si infila ovunque , cosi oltre che umida adesso e anche piena di sabbiolina fine fine ovunque.
Soffia un forte vento da nord che frena costantemente la mia avanzata. E talmente forte che in pianura procedo a non piu di 6-7 km/h e anche nelle discese devo pedalare se non voglio fermarmi.
Il vento e difficile da far rendere in foto, ma qui un po si percepisce
Lotto per ore contro la furia di questo elemento naturale che mi sbalza a destra e a sinistra sulla strada. Ad un certo punto vedo due sagome in lontananza sulla strada, prima di poterle distinguere bene cerco di capire se sono 2 cicloturisti che hanno il vento a favore, no troppo lenti. Avvicinatisi ancora un po vedo chiaramente che sono due persone a piedi. Meno male che ce gente più matta di me che il deserto lo sta attraversando a piedi. Dato il forte vento ci si saluta, ci si fa i complimenti a vicenda e poi velocemente ognuno per la propria strada.
Ghiacciaio Hofsjokull
Si fanno progressi
Dopo ore e ore passate a spingere fortemente sui pedali rapporti da salita controvento non so bene quanto manca alla meta che mi sono prefissato, il rifugio Nyidalur. Dato il forte vento e il terreno sabbioso/sassoso che rende molto difficile piantare la tenda e la totale assenza di ripari dal vento devo raggiungere un punto civilizzato. Dopo parecchi momenti di sconforto durante la giornata verso sera penso di essere arrivato a uno stato d'animo zen, in pace con gli elementi, cosi dopo aver cenato dietro a un masso abbastanza grande da acucciarmi dietro, mi metto dei vestiti pesanti addosso e decido di andare avanti anche col buio.
La giornata sta finendo
La giornata e finita
Avere la bici atrezzata con luci e un grande vantaggio. La temperatura e scesa di molto ma non ho freddo. Quei 2 o 3 fuoristrada che passano di li si fermano e mi chiedono se ho bisogno di aiuto, se sto bene... Rimangono stupiti nel vedere che e tutto a posto e che non ho bisogno di niente.
Ormai e buio e dopo 12 ore e 70km di bici vedo un cartellone stradale che mi dice che mancano ancora 20 km a Nyidalur. Una botta morale, pensavo di essere quasi arrivato. In quel momento sopraggiunge l'ennesimo pick-up enorme, è un guardia parco del Parco nazionale del Vatnajokull (e il più esteso ghiacciaio sulla terra dopo i poli), a bordo ce anche una graziosa fanciulla. Anche loro mi chiedono come sto e se avessi bisogno di aiuto. A quel punto il mio orgoglio di autosufficenza e spazzato via dal vento e accetto il passaggio offertomi fino al rifugio. Certo che tira più un pelo...
Caricato la bici e tutti i bagagli sull'enorme cassone mi godo il viaggio in macchina, fuori ci sono 0 gradi. Arrivati al rifugio inizia a nevicare, mi corico nel sacco a pelo e mi addormento praticamente all'istante.
In questa giornata sono stato messo a dura prova sia fisica che mentale, un pensiero, se mi dovesse succedere qualcosa in quel deserto sub artico, lontano da tutto alla fine il panico non ha avuto il sopravvento e con tutte le difficoltà la mente e rimasta lucida e tutto sie risolto per il meglio grazie anche a un po di fortuna. Ho imparato ad accettare aiuto e non dimostrare a tutti i costi che ce la faccio da solo.
Nonostante la faticosa giornata di ieri e le poche ore di sonno sono in piedi prima delle 8, gurdando fuori dalla finestra noto che il nero della lava ha lasciato il posto a un velo di neve. In quel momento provo una felicità nel non essere nella mia tenda ma dentro un rifugio. Dopo una bella colazione in compagnia degli altri ospiti parto in direzione Laugafell.
Tungnafellsjokull...
Il rifugio Nyidalur
Il paesaggio e uguale a ieri, seppur affascinante e stancante vedere intorno a se sempre le stesse cose per cosi tanto tempo, ce lo stesso ghiacciao alla mia sinistra ormai da tre giorni, sembra di pedalare e pedalare e fare pochissima strada.
Hofsjökull...Sono 3 giorni che pedalo per girargli intorno e finalmente e alle mie spalle.
In un posto cosi non si può pensare alla meta ma si va avanti rettilineo dopo rettilineo, cunetta dopo cunetta, ci si pone un traguardo, fin dove si riesce a scorgere la strada, arrivato a quel punto vedo il prossimo traguardo.
In questi rettilinei rimani un po stupito dalla immensita e tanto sconfortato nel vedere quel lungo pezzo di strada dritta che si perde all'orizzonte.
Non mi faccio mancare niente, neanche qualche guado.
Dopo un po di esitazione decido di afrontarlo in sella. Riesco ad arrivare dall'altra parte senza pagnarmi i piedi. Grazie Gorotex
Altro guado
Traguardo dopo traguardo e col vento laterale verso le 16 vedo la mia meta giornaliera. A Laugafell ce una pozza di acqua calda naturale nella quale mi piacerebbe fare il bagno ma il vento con 4 gradi sopra lo zero mi fa cambiare idea.
Ripasso mentalmente la tabella di marcia ma ho un problema, non so che giorno è, e non so nemmeno da quanti giorni sono in giro ne fra quanti giorni ho l'aereo, devo tirare fuori il quaderno e verificare. Che bella sensazione liberarsi dall'ossessione del tempo, ore e minuti sono spariti, il tempo si misura in giorni.
Domani si abbandona queste lande desolate e si ritorna nella civiltà non so bene se sono contento o mi dispiace, sicuramente se non ci fosse questo vento prolungherei la mia permanenza nel deserto, ma sono in ritardo sulla tabella di marcia di un giorno.
Appena tramonta il sole sono già nelle braccia di morfeo.
Una cosa della quale sono affascianto in questo posto sono le segnalazioni stradali nel bel mezzo del niente.
Verso mezzogiorno sono veramente stufo di pedalare nel deserto, e raggiunto la quota di 940m s.l.m. vedo la fine del deserto e l'inizio di una lunga discesa che dovrà riportarmi al livello del mare a una 60ina di km di distanza. Sento la tensione diminuire, ho vinto io, sono ancora vivo dopo l'atraversamento del deserto. In lontananza vedo la prima fattoria, prima pero di tornare nella civiltà mi godo un ultimo momento di solitudine e ne approfitto per pranzare.
La fine del deserto
Pausa pranzo
Grundarkirkja...E forse la piu bella chiesa in Islanda.
Akureyri, con 17.500 abitanti e la seconda città Islandese, praticamente 5500 abitanti in più del paese in qui vivo.
Giungo ad Akureyri nell'ultimo giorno del festival delle arti, ci sono esibizioni di vari artisti sparsi un po per tutta la cittadina.
Vista notturna dal porto
Lancio delle lanterne
Spettacolo di circensi
Paseggiando per la via principale un frastuono in una via laterale cattura la mia curiosità. E un gruppo hard-death metal (ma che ne so io), vestiti come dei boia. Al Diretur sicuramente piacerebbero.
Akureyri dalla chiesa
In questo campeggio affollato faccio molta fatica ad addormentarmi, troppe luci all'esterno, troppo rumore, macchine che passano, gente che parla per strada, ormai mi sono abituato alla solitudine dei giorni passati.
E finito un altro periodo di scuola, momenti difficili, di sconforto, di allegria, di entusiasmo ma sicuramente qualcosa l'ho imparato.
Terzo trimestre (la parte civilizzata)
Proprio non ce la faccio ad alzarmi presto la mattina, dopo uno sforzo emergo dalla tenda, come al solito bagnata e in più piena di polvere nera all'interno, ma c'è qualcosa di strano nell'aria tuttavia subito non mi rendo bene conto di cosa sia. È proprio l'aria che e strana e dando un'occhiata alle bandiere del campeggio noto che sono girate al contrario rispetto a ieri sera. Dopo quattro giorni che soffiava da nord-nordest e la mia direzione era a nord ieri sera ero contento che giravo le ruote verso sud-est, ma il vento con precisione chirurgica oggi proviene da sud-est, quando si dice la legge di murphy: il vento soffia dalla direzione nella quale devi andare. Va beh pazienza, tanto non posso farci niente.
Se fino ad ora ero nei posti isolati dove passava al massimo qualche mezzo motorizzato all'ora, qui sulla strada n.1 il traffico e abbastanza sostenuto tra macchine, fuoristrada, tir e camper, almeno mi tengono alto il morale salutandomi e facendomi il segno del pollice alzato. E siccome al peggio non ce mai fine oltre al vento in faccia e al traffico sostenuto sto andando in contro a un bel temporale.
Per ingannare il tempo scruto le macchine che passano e ad un certo punto mi sorpassa un Mitsubishi Outlander grigio, ma allora il Diretur e venuto a vedere il gruppo metal.
A metà di una salita sotto la pioggia controvento vedo una rana sulla strada e mi ricordo di una scena comica accaduta pochi giorni prima di partire in un giro con i miei compagni di uscite, mi metto a ridere da solo come un deficente in mezzo alla strada, ridere cosi forte che mi sono dovuto fermare. E proprio vero che più le condizioni sono difficili, più si amplificano le emozioni, piccole paure diventano grandi paure, piccole ansie diventano crisi di ansia, e anche i piccoli momenti di felicità diventano esilaranti risate. Chissà cosa avranno pensato gli'automobilisti vedendomi ridere in quelle condizioni climatiche.
530 di quota sembra di essere a 2600 con vnto , pioggia e chiazze di neve poco piu in alto.
Una delle piu famose storie di fantasmi e ambientata in questa zona.
Sapete cosa vi dico: non faccio fatica a crederci.
Per essere un vero "Uomo islandese" devi essere capace di nuotare fino a quest'isola nudo con una torcia in mano cantando l'inno nazionale.
Sono passati ormai 85km da quando ho lasciato Akureyri e non sono ancora arrivato al paese successivo ma ne ho abbastanza del traffico della n.1 ring e pur di evitarlo prendo una strada meno battuta dalla massa, allungando il mio tragitto di 15km.
Al campeggio di Svalbardseyri, che non e altro che un prato in mezzo al paese, si proprio in mezzo al paese, vicino alla scuola, una bella doccia calda toglie tutte le fatiche della giornata.
Sauðárkrókur...e il suo campeggio che non e niente di piu di un prato in mezzo al paese con bagni e doccie confortevoli però.
Il centro del paese
Quando pensavo che le fatiche erano finite e che finalmente potevo rilassarmi un po entrano in gioco altri elementi che avevo sottovalutato in precedenza, la pioggia e il traffico. Ma se contro la natura non posso farci niente, intervengo la dove posso, il traffico. Cosi cartina in mano individuo strade secondarie che mi facciano evitare il più possibile la famosa n.1.
Scelta saggia, ritorno a pedalare tranquillo in mezzo alla strada e mi sposto soltanto quando sento sopragiungere una vettura, che con l'asfalto ruvidissimo che hanno in Islanda le gomme si sentono a centinaia di metri. Durante il tragitto mi fanno compagnia le pecore che pascolano ai bordi della strada e ogni tanto si alza in volo uno stormo di anatre. Anatre che immagino in bel piatto nelle ricette più varie ma anche semplicemente fatte sopra un fuoco, passo anche parecchi km a pensare (tanto oltre a far andare le gambe non ho nient'altro da fare) come catturarne una per la cena.
Ritornando sulla n.1, evitarla ancora comporterebbe allungare la strada si 85km, il che non mi sembra il caso. Dopo una 50ina di km percorsi mi fermo in un grazioso villaggio di pescatori, ma e troppo presto per fermarsi per la notte, va beh, vado avanti fino al prossimo paese a “soli” 50km più avanti.
Blonduos
Hvammstangi e un grazioso paesino a 6 km dalla stada principale di 570 anime dove si trovato tutti i servizi che ti servono, hanno anche un ospedale. Seguendo le indicazioni per il campeggio la strada mi posta un po fuori dal paese, più precisamente nei pressi del cimitero. Ecco se si crede nei fantasmi non e il posto ideale per trascorrere la notte.
Nei pressi di Hvammstangi...questi cavalli sono l'unica specie di cavalli presenti sull'isola, dato che gli Islandesi hanno vietato l'introduzione di qualsiasi altra specie per non contaminare la razza
Campeggio con vicini tranquilli...dietro quella siepe avevo piantato la mia tendina
Tramonto dal campeggio
Oggi l'ambizione galoppa a briglia sciolta e la mia meta si trova a 130km con poco niente in mezzo e il tempo incerto. I vicini non mi hanno infastidito durante la notte oppure non gli ho sentiti io perche dormivo un sonno troppo profondo.
Cerco di lasciare il piu in fretta possibile la strada n.1 che e molto trafficata e ne prendo una molto meno trafficata.
Sono su di una strada sterrata lontano dal traffico nella terra di mezzo, aspetto che qualche creatura magica faccia la sua comparsa da un momento all'altro, ma aparte le pecore non ce anima viva.
Nei pressi di un lago vedo una struttura fatta di terra nel saltare sul marciapiede per leggere le informazioni sull'edificio pizzico la gomma anteriore. Dopo il deserto sub-artico sono stato fermato da un marciapiede. Va beh poco male, riparo la gomma e ne aprofitto per mangiare qualcosa, mi aspetta ancora tanta strada.
Ricostruzione della fattoria (realizzata utilizzando solo strumenti e materiali disponibili in epoca vichinga) di Eric il Rosso. Padre di leifur Eiriksson, che si ritiene sia stato il primo europeo a raggiungere l'America
Per darvi queste chicche ho dovuto anche affrontare un incoveniente meccanico
Già tanta strada, alle quattro e mezzo di pomeriggio a un incrocio vedo che la mia meta e a 76km. Imboccando quella strada mi sorpassa un fuoristrada che mi suona e mi salutano, sono le stesse tre ragazze che hanno pernottato al campeggio vicino al cimitero la notte scorsa. Gli mando un bacio di risposta e in breve tempo spariscono dalla mi vista.
Lungo la strada mi fermo spesso per ammirare il paesaggio in questa "giornata soleggiata"
Pedalando con un obiettivo traguardo in testa, quest'ultimo sembra non arrivare mai, sembra sempre più lontano. Alle nove e mezzo di sera finalmente sono arrivato al campeggio di Stykkisholmur (non ho mai capito come si pronuncia) dove con la precisione di uno svizzero la leggera piogerellina che mi ha accompagnato nei ultimi 50 km si trasforma in una forte pioggia nel solo tempo di montare la tenda.
Campeggio super lusso, dotato anche di collegamento Wi-fi gratuito
A Stykkisholmur mi fermo mezza giornata per riposare e l'intenzione di fare una piccola crociera turistica, cosa che invece non faro dato che sono arrivato al porto con 20 minuti di ritardo.
Il porto e situato in un porto naturale protetto da un'isola di basalto.
Lava dei folli guerieri...e la traduzione del cartello.
Queste lande cosparse da bizzarre figure di va con in terra un tappeto di muschio. Non vorrei trovarmi li la sera con un po di nebbia, potrei cominciare a crede alle leggende islandesi.
Il mare da una parte e il lago dall'altra
Church mountain...Questa montagna era stata venerata dai primi abitanti che arrivarono in questi luoghi
Che bello non avere una precisa tabella di marcia e poterla variare in base alle proprie sensazioni, cosi dopo una giornata tranquilla e rilassante (88km alla faccia del rilassante) passo oltre al paese che mi ero prefissato fino all'abitato di Rif (definirlo paese mi sembra troppo generoso con i suoi 140 abitanti).
Pausa pranzo
Un'altro campeggio tutto per me
Pianto la tenda ai piedi del famoso vulcano Sneafellsjokul. E qui vi starete dicendo: Ma chi lo conosce. Beh tanto per farvi un idea e lo stesso vulcano che Giulio Verne descrive nel suo romanzo Viaggio al centro della terra cit.: «-Discendi nel cratere dello Jokull di Sneffels che l'ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore ardito, e giungerai al centro della Terra. Ecco quello che io feci.
Arne Saknussemm-»
Ancora oggi alcuni gruppi New age credono che questo vulcano sia uno dei grandi “centri di energia” della terra.
Sta di fatto che l'unico fazzoletto di cielo limpido era sopra il vulcano , anche se questo non si riusciva a vedere.
Chiesa sotto il Snæfellsjokull
In queste terre ci sono numerose leggende figuranti trolls e fantasmi, non e difficile immaginare il perche, lungo la strada che gira intorno al vulcano ci sono numerosi spuntoni di basalto che affiorano dalla sabbia che nei giorni di nebbia assumono un aspetto assai sopranaturale.
Troll?
Cosi dopo aver deciso per la strada piu lunga intorno al vulcano Sneafells allungo la tappa di soli 60 km, pero non avendo una meta precisa vedrò durante la giornata dove fermarmi per la notte.
Guðríðr Þorbjarnardóttir, la piu famosa donna islandese.
La statua di una donna con suo figlio sulle spalle, la quale ando in america molto prima di colombo. Suo figlio fu il primo bambino europeo nato in nord america.
La statua si trova dove un tempo c'era la sua fottoria.
Fine dei sali e sceni che ho percorso nei giorni passati, adesso e tutto piatto per i prossimi 100 km
Dopo mezza giornata ad ammirare le meraviglie della natura di questi posti arrivo fino a una lunga distesa piatta somigliante molto alla pianura padana, il paesaggio e monotono, a destra e a sinistra c'è bassa vegetazione dove pascola il bestiame. E siccome in fatto di idee malsane non sono secondo a nessuno decido che quella landa noiosa la atraversavo in giornata fino alla prossima città degna di nota, Borgarnes.
Dai che te dai, alle dieci e mezzo arrivo al campeggio di Borgarnes. 160Km di tappa, sono soddisfatto delle mie prestazioni, ceno e poi a nanna.
La vacanza sta volgendo al termine, ho ancora un paio di giorni e sono a una giornata e mezzo da Reykjavik.
Borgarnes...Posizione della cittadino molto pittoresca.
Snæfellsjökull. Finalmente riesco a vedere questo famoso vulcano.
Hvalfjörður...devo solo girarci intorno, dato che la galleria per passarci sotto e vietata alle bici.
Dopo circa 30 km controvento mi fermo in fondo al fiordo dietro a una scultura di pietre a mangiare qualcosa godendo di un notevole panorama.
Presumo che sono rovine di qualche comunita o abitante del posto, il cartello informativo era solo in islandese. Complimenti per la posizione comunque
Poco dopo le rovine antiche ci sono dei resti ben piu recenti, ma e possibile che hanno fatto un pontile e non lo hanno usato?
Hvitanes...Su uno spiazzo poco piu avanti ce un tabellone illustrativo che spiegava cosa sono quei resti. Trattasi di resti della base Inglese durante la seconda guerra mondiale.
Lungo la strada n.1
Sono ormai quasi arrivato a Reykjavik ma mi fermo nella citta prima, almeno mi evito un po di casino per questa notte.
Sono ritornato nella tabella di marcia che mi sono prefissato prima di partire, mi godo gli ultimi km di serenita prima di arrivare nelle vicinanze della capitale, qui il traffico e paragonabile alla tangenziale di Milano, con l'unica differenza che a Reykjavik ce una fitta rete di piste ciclabili. Nonostante il tempo a disposizione scappo dalla metropoli velocemente, quasi due settimane nella natura selvaggia mi hanno abituato alla tranquillità, dovevo visitarla il primo giorno, pazienza sarà per la prossima volta.
Reykjavik
Un ultimo ostacolo mi separa da Keflavik, la superstrada a quattro corsie, che secondo la mappa e l'unica strada. Dopo qualche chilometro vedo una strada staccarsi dalla superstrada e d'istinto la prendo, mai scelta fu più giusta, infatti riesco a raggiungere Keflavik sulla vecchia strada sterrata che lo collegava alla capitale.
Ho notate queste strane realizzazioni di pietra su ogni strada in ingresso a Keflavik
Ritornato al campeggio da dove sono partito due settimane prima timido e impaurito da questa terra estranea, adesso invece che ho imparato a conoscerla mi muovo con sicurezza, come fare un giro dietro casa.
Anche qui come ad Akureyri ce una ferta questo finesettimana, e la Notte delle luci (Night of lights) ove sono previsti i fuochi d'artificio. La serata la passo in mezzo alla folla accorsa per questo evento. E incredibile quanta gente attirano queste manifestazioni.
Anche qui ce la festa per concludere la stagione estiva: Night of lights. Ce un concerto con un gruppo che e molto Francesco De gregori style.
Ritornato al campeggio iniziano i fuochi d'artificio.
Ho una giornata libera per preparare i bagagli e riposare un po, decido di fare il turista e fare un bagno nella famosa Laguna blu. Lasciando quasi piu di 20kg di bagaglio al campeggio la bici sembra volare e quasi senza fatica percorro i 20km che mi separano da questa meraviglia naturale. Arrivato sul posto vedo tanti autobus che lasciano giù i turisti, entrato nella struttura mi rendo conto che si tratta di una spa di lusso, troppo lusso cosi riprendo la mia biciclettina e me ne torno verso il paese, il resto della giornata la passo a fare il turista per i musei del paesino.
Laguna blu. Il laghetto e bellissimo ma le terme sono affollate di turisti, autobus che lasciano giu gente di continuo. Troppa gente per i miei gusti cosi mi giro e torno in paese.
Centrale geotermica
Questa e la ricostruzione di una fattoria vichinga con all'interno il cortile con tutti gli animali per sopravivere ed essere indipendenti dal mare.
La statua di Erik il Rosso
Nel tornare a Keflavik mi fermo al museo vichingo.
La nave sotto e stata ricostruita come l'originale che usavano all'epoca e ha percorso il tragitto Reykjavik- New York secondo le rotte vichinghe. In seguito e stata riportata in Islanda e messa in questo museo.
Pietra con rune.Qui sono scritti tre nomi con le rune
La mia vacanza e finita e con essa anche l'anno scolastico con questa maestra, ho imparato tante cose, non so esattamente cosa ma ne sono uscito più ricco.
Ultimo sguardo sul mare.. e poi si torna a casa. E finita anche questa meravigliosa avventura.
La nota dolente e stata al rientro a Linate dove mi hanno smarrito la bici, per fortuna che e sucesso al ritorno. Bici che mi e stata riconsegnata a casa qualche giorno dopo.
Tutte le foto qui.


