lunedì 4 luglio 2011

a Sant'Antonio

... per Domenica Dario ha già le idee chiare: ha intenzione di andare a trovare Mauro e gli Orma a Sant'Antonio di Nave; vorrebbe partire da casa in bici da corsa ed evitare quindi il trasferimento in auto. Io invece, dopo il bel giro su asfalto portato a termine sabato, ho voglia di fare MTB ed invito Dario a farmi compagnia per un giro in relax con destinazione sempre la festa di Sant'Antonio. Per la giornata ho intenzione di concludere il test della Marin Hamilton che mi ha mandato in prova Mauro di Raceware (ecco il test). Dario, considerate le sue capacità artistiche, mi farebbe da assistente fotografo.

Pronti, ciak, azione.

La sveglia questa volta non suona ad un orario proibitivo, il mio corpo ringrazia.
Raccolte le mie cose, raggiungo il neo-bitumaro a Verola e con un forcone lo punzecchio per farlo salire in auto, dopo averlo convinto di aver convertito il motore del mio Caddy ad urina, finalmente sale.
La strada fino a Nave è poca, in breve tempo siamo al punto di partenza e partiamo scattanti come non mai in sella ai nostri ferracci dalle gomme tassellate.
Siamo così abituati alle medie alte registrate in salita con la bici da corsa, da superare diversi stradisti pur avendo una certa zavorra da trascinare a monte. La Hamilton è in configurazione dual speed, con il rapporto originale 32x22 addizionato di un 38% durante il trasferimento su asfalto, che toglierò per le rampe.

"Tutto bene là dietro? Vado troppo forte?" - "Eh, ensoma..." borbotta con un briciolo di fiato Dario.
La sua full supera i 16Kg, e le gomme hanno una scorrevolezza nulla; si deve spingere al massimo per farla camminare...
Rifiatiamo un attimo e dopo un breve tratto di discesa da Conche, prendiamo la cementata che sale ripida sulla montagna: la ricordo bene avendola già fatta con Mauro, Orlando... e poi Milzo ed i BdB. Non credo di riuscire a farla tutta in sella; è molto ripida.

Col 32x22 spingo sui pedali e tiro con le braccia, la bici va su, incredibile!

Dario va avanti, poi si ferma e inizia a scattare fotografie. La cementata dura meno del previsto ed inizia subito un bellissimo single track. Fai così, fai colà; sono come un modello che viene posizionato dal fotografo per ottenere l'inquadratura migliore. La giornata è splendida, il sole si fa sentire sulle braccia ed il coppino già ustionati, e se ci voltiamo, riusciamo a scorgere alle nostre spalle il Lago di Garda.

In valle, dalla strada, provengono i fastidiosi rumori del traffico, soprattutto delle motociclette, che invadono questa zona ricca di strade dalle curve sinuose. Se almeno fossero silenziose, darebbero meno fastidio...

Ci isoliamo nel bosco per trovare un po' di tranquillità e dopo un breve tratto a piedi riprendiamo a scendere. C'è qualche tratto tecnico che ricordo di aver percorso a bomba anni fa con una Marin Quake, anche lei in prova... con questa bici invece faccio fatica ed inoltre non voglio fare danni.

La discesa verso Caino è molto carina, il sentiero è un po' scavato dagli enduristi ma ancora in buone condizioni; la bici si comporta bene anche dove ci sono delle rocce smosse, le ruotone da 29 pollici aiutano molto nel superamento degli ostacoli. Da Caino ci aspetta una breve risalita per raggiungere il luogo della festa; sulla rampa finale, mollo agli ultimi metri, poi un breve single track ed eccoci nei bei prati di Sant'Antonio.

Vediamo in nostri amici Mauro, Mary, Simone, Roberto, Angelo... tutti all'opera a servire panini con salamelle, patatine fritte, formaggio fuso, birre, bottiglie di bianco ... è una grande festa!

C'è un po' di ressa e ci mettiamo in fila per mangiare qualcosa. Velocemente veniamo serviti e ci accomodiamo sotto i tendoni predisposti per l'occasione. Impeccabile l'organizzazione.

Il momento più bello viene quando la ressa di gente affamata si placa, ed i nostri amici hanno la possibilità di sedersi con noi a chiacchierare. Ci vengono offerte delle buonissime torte ed un fresco prosecco ci solletica la gola con le sue bollicine.

Quante belle risate e che bei discorsi con Mauro, Angelo, Roberto. Nel frattempo a Dario cala la palpebra per il bicchierino di troppo e noi ridiamo nel guardare il suo sguardo assonnato...

È il momento dell'estrazione dei biglietti della lotteria: una bicicletta mountain bike è tra i premi in palio, chissà se toccherà a noi... una discesa e sarebbe da buttare. Oppure il televisore! Il pomeriggio fila così in allegria ed arriva per noi il momento di ritornare a casa. Ringraziata la compagnia di Sant'Antonio,  ritorniamo in sella e per una sconnessa mulattiera ritorniamo a valle e alle macchine.

E così un'altra piacevole giornata è trascorsa, in compagnia di amici, in tranquillità. Sarebbe bello un giorno organizzarsi con gli Orma per un bel giro tutti insieme, in mountain bike, magari una due giorni sulle Dolomiti...

Dai, facciamolo! Non siate timidi!


(foto by Dario Gnali©)

venerdì 1 luglio 2011

Nel Piacentino

Per sabato non ci sono in programma dei giri BdB e quindi si decide di fare una bella sgambata in bici da corsa. Dario ha scoperto che con la bici da corsa si può partire da casa ed è proprio bello, quando è possibile, non utilizzare la macchina per spostarsi.
Lo trovo al bar Dondeo, di fianco alla stazione ferroviaria di Cremona; una veloce colazione ai tavolini, proprio come dei fighetti Cremonesi, e poi partiamo. La prima tappa è da Priori per rifornirci di camere d'aria; non si sa mai. Lasciata Cremona, transitati sul ponte sul Po, ci dirigiamo a Villanova sull'Arda, percorrendo il tranquillo argine maestro. La giornata è molto bella ed avviso subito il mio compagno d'avventura che non ho proprio in mente il percorso di oggi: si va a svegher. Si, una mezza idea in testa c'è, però non è sicuramente paragonabile ad una traccia GPS.

Dario accetta le mie condizioni e dopo Villanova raggiungiamo Cortemaggiore, Fiorenzuola d'Arda, sempre transitando per strade secondarie di campagna, lontano dal traffico. Se si guarda più in là, oltre  gli appezzamenti di terreno coltivati a mais, si riesce a scorgere in lontananza il traffico della strada principale. Diversi TIR, auto che sfrecciano. Diverse strade incrociano le proprie traiettorie, si accavallano in un groviglio indissolubile. Alle porte di Fiorenzuola passiamo prima sopra l'autostrada poi sotto il nuovo tracciato ferroviario dell'alta velocità. Attraversiamo la Via Emilia e prendiamo la direzione dei Doppi, però  per strade alternative, anche sterrate.

Incominciano le colline e l'ambiente attorno a noi è piacevole, come la birra che ci beviamo a Vigolo Marchese; il Gatorade lasciamolo a quelli che guardano la media sul contachilometri. Dario non regge l'alcol, non è abituato, ma non mostra alcun segno di cedimento o intorpidimento quando poco dopo inizia la salita. Transitiamo per Chiavenna Rocchetta poi deviamo per Prato Ottesola. Una breve ma divertente discesa ci riporta sulla strada che proviene da Carpaneto Piacentino ed incrociamo una coppia in bicicletta da corsa che viaggia nel senso opposto al nostro: il nostro sguardo è tutto per lei,  sarebbe proprio una dolce compagnia... "altro che questo uomo barbuto", pensiamo vicendevolmente io e Dario.
Dalle nostre pupille escono dei potentissimi raggi laser, una nuvola di vapore acqueo e sull'asfalto un mucchietto di cenere è ciò che resta di Perse e Dario, amici-nemici per la figa.

A Veleia Romana facciamo la pausa pranzo, all'ombra dei tigli, con le campane che suonano dodici rintocchi. Si sta bene, c'è tranquillità ed il luogo è molto carino. Ripartiamo in direzione Guselli e poi scendiamo a Morfasso. Una breve sosta in un negozio di alimentari per prendere da bere e poi riprendiamo a salire. Dario è molto contento, i luoghi gli piacciono e le tranquille strade che abbiamo finora percorso sono divertenti e piacevoli in bici da corsa. Scendiamo a Bore e poi Vernasca; in un bel tratto di discesa mi trovo di fronte un fuoristrada che procede a velocità ridotta sbuffando fumo nero dal tubo di scarico. Finisco con lo sbuffare anch'io, perché a causa di questo intralcio, mi sono perso una bella serie di tornanti. Il bello del giro purtroppo se ne va con questi ultime curve e ci rimane da percorrere il lungo tratto di trasferimento verso Cremona e poi Verola.

Prima di incrociare la via Emilia, svoltiamo a sinistra ed entriamo nel paese di Alseno, da dove raggiungiamo l'abbazia di Chiaravalle della Colomba. Anche questo bellissimo complesso è dal mio punto di vista deturpato dalla vicina presenza dell'autostrada e del cavalcavia che l'attraversa.
Il caldo è decisamente più intenso rispetto a quando ci trovavamo in collina ed il sole ci abbrustolisce la pelle. Transitiamo di fianco a Villa Verdi e dopo un giro dell'Oca nelle campagne tra Villanova, Busseto ed il Po, arriviamo finalmente a Villanova dove ci fermiamo a rinfrescarci.

Una granita e le energie magicamente ritornano, o è l'effetto dei coloranti radioattivi sicuramente cancerogeni che utilizzano per dare il verde alla menta, il rosso all'amarena, etc? Le porcate dell'uomo sono infinite. Amen.
Dario non mostra segni di cedimento anche dopo aver raggiunto a Cremona la quota di 200 Km percorsi, con una trentina rimanenti per arrivare a casa. Lo accompagno per un pezzo lungo la pista ciclabile che segue il Naviglio al Migliaro. Ad un certo punto vediamo venirci incontro un ciclista con una bici verde fluo, una bici dalle ruote grosse, una mountain bike... Dario passa oltre anche dopo aver letto la scritta Nicolai sul telaio. Ma proprio non aveva riconosciuto Perse Senior alla guida, intento a testare per una nota rivista di trattori cremonesi, la bici del figlio. Avere un papà twentyniner è una gran soddisfazione ;)

Con questo bel giro io e Dario abbiamo pedalato in bellissime zone collinari che abbiamo raggiunto partendo in bicicletta da casa. Siamo consapevoli del fatto che non è sempre possibile, a meno che si tratti di giri di più giorni, pretendere di arrivare chissà dove senza percorrere dei tratti in auto. Ci sono tanti luoghi, tante strade che ci stanno aspettando; ad esempio ci piacerebbe raggiungere il mare.. chissà!

martedì 28 giugno 2011

Week end in Val d'Uina...

Il racconto di Gigi:


Correva l’anno 2008 e Google Earth aveva da poco aggiornato le foto satellitari del’alta Val Venosta e della Val Engadina. 


Stavo guardando i sentieri che avevo avuto la fortuna di pedalare l’anno prima in questa zona, La Val d’Uina e la valle di St.Charl e ripensavo alle emozioni provate durante quel fantastico giro 

Insomma ero li beato che me la godevo quando un colpetto “maldestro” al mouse mi sposta l’inquadratura su un’altra zona. 

“....e questo che cos’è???” mi dico, e comincio a scrollare sulla rotellina dello zoom 

Incredibile, una serpentina di tornantini stretti proprio su un crinale in mezzo ad una zona montuosa 


“...e qui come ci si fa ad arrivare???” il sentiero parte da una Forcella che Google Earth mi dice trovarsi a 2700 mt e tutt’intorno c’è un ghiaione di quelli che si vedono solo in altissima montagna , non ci sono strade in zona e le ultime tracce di civiltà sono visibili a quota 2000. Quindi impossibile. Peccato perché a vederlo dall’alto questo sentiero sembra disegnato da un bravo sciatore di altri tempi, uno di quegli sciatori che facevano dello stile e della scorrevolezza la loro arma vincente, non come gli sciatori modern,i che per fare le linee più dritte abbattono i paletti invece che girargli attorno. 

Poi un giorno la prospettiva cambia, succede una cosa che rimette tutto in discussione, durante un giro sui sentieri vicino a casa conosco Milzo, Giani, il Lonfo e gli altri BdB. Cosa c’entra?, direte voi. C’entra, c’entra. 

Senza quell’incontro Milzo non mi avrebbe introdotto all’arte del GPS, delle cartine digitali e delle tracce, e gli altri BdB non mi avrebbero insegnato una cosa fondamentale. Con la compagnia giusta si possono affrontare sfide che apparentemente sembrano impossibili. 

Ma veniamo alla due giorni in Engadina. 

Giani lancia un’idea per il Week End del 25-26 giugno (all’inizio è il Passo Zebrù, ma a 3000 mt a giugno c’è ancora troppa neve), e viene rispolverata un’idea dell’anno scorso non andata a buon fine per cattive condizioni meteo. (...a ripensarci proprio da questa proposta abortita è nata l’idea della due giorni sull’Etna, ma questa è un’altra storia) 

“io ci sono” e immediatamente si accendono mille lampadine e le sinapsi effettuano i collegamenti giusti per ripescare nella memoria le immagini di quella serpentina. 

Comincio a cercare informazioni su quella che sembra chiamarsi “Forcella dal Bosch” ma non trovo praticamente nulla, solo un paio di foto fatta da gente a piedi che mostrano la bellezza del luogo , ma non danno nessuna info utile sul percorso che dobbiamo seguire 

Ogni momento libero lo passo a disegnare tracce, a guardare dislivelli e foto satellitari, a scorrere mappe e alla fine la matassa si dipana. 


Sono però preoccupato, ..e se poi anche li c’è troppa neve? Se il ghiaione non è percorribile?? Meglio prevedere una via di fuga, e via con altre tracce..... 

La prima parte del giro, cioè il sabato, non desta preoccupazioni e non presenta incognite in quanto è il classico percorso della Val d’Uina con salita dalla val Slingia, l’arrivio al Sesvenna Hutte e poi il passaggio attraverso l’incredibile QUAR per poi scendere in Engadina e l’arrivo a Scuol 

“Mumble mumble...” e perché mai il primo giorno non dovrebbe presentare incognite?? Detto fatto. Salita completamente ribaltata e introdotto un bel sentierozzo del quale non conosciamo nulla.. 

Bene si parte!!! siamo in sei. 4 Etnei - Lisabike, Seby, BoboNomad ed io, Giani l’ideatore e il foto-cineoperatore Vito 

primo giorno - sabato 25 giugno 

appuntamento alle 7.00 a Bolzano per la colazione e alle 8.30 (+o-) siamo a Glorenza. 


La ciclabile e la prima parte di salita sono molto piacevoli e volano sotto le nostre ruote, 


in un attimo siamo alla partenza di una seggiovia che ci eviterebbe 500 mt di dislivello ma non veniamo tentati e saliamo fino al primo rifugio. Io da buon pianificatore il venerdì avevo preparato un buonissimo panino che però è rimasto ad aspettarmi nel frigorifero di casa e quindi devo fermarmi per comprare qualcosa da mettere sotto i denti. 


Purtroppo questa mossa scatena la FRENESIA ALIMENTARE degli altri del gruppo che ordinano tutto quello che gli passa per la mente, dai Canederli in brodo alle fette di strudel......COMINCIAMO BENE 

Qui inizia il sentiero “incognito” che ci porterà all’altro rifugio e al confine . 


Due minuti a piedi e via su un tracciato bellissimo tra Mughi e Rododendri in fiore, un su e giù spettacolare e dopo un’ora e mezza eccoci al Sesvenna Hutte. 


Incontriamo pochissimi turisti a piedi e tutti si rivelano cordiali, si fermano e ci lasciano passare salutandoci. Solo Seby viene avvicinato da una signora che lo guarda e gli dice “ ...questo sentiero è vietato alle bici” - Seby pensa “ma siamo in 6, perché proprio a me dicono che non posso passare?? mah 

Ora si attraversa il confine 


Entriamo nel QUAR, 


io lo conosco già ma questo posto è veramente “magico” bisogna vederlo per capire esattamente. Qui si potrebbe restare ore ed ore con la bocca spalancata per lo stupore. 

Anche la parte bassa della val d’Uina è divertente 


e ci porta ad incrociare la Valle Engadina. Ultimi 100 mt di dislivello lungo la ciclabile sul fiume INN e siamo a Scuol. 


Una docciona ristoratrice all’Ostello della Gioventù ci prepara nel migliore dei modi alla cena 

Domenica 26 giugno 

Le previsioni meteo parlano di una giornata meravigliosa ma in celo ci sono solo nuvole nere che non promettono nulla di buono, speriamo in bene, alle 8 si parte, la promessa è quella di non fare come ieri, che ogni 20 mt ci si fermava per fare 40 foto ognuno, infatti dopo i primi 20 mt tutti fermi a fotografare.... 


Per i primi 500 mt di dislivello ci sono volute circa due ore e la parte bella deve ancora venire. 


Da quota 1500 a quota 1800 le salite sono decisamente impegnative e solo Vito ed Elena riescono a farle in sella poi la strada assume una pendenza molto più umana ed entra in una vallata spettacolare. 

Da qui si vede per la prima volta il ghiaione e la Forcella dove dobbiamo scollinare - DA PAURA 

La strada è ricavata sul fondo di un torrente in secca, è un posto “allucinante” per costruire una strada, ad ogni piena qui va rifatto tutto. Il meteo continua a migliorare e ampie chiazze azzurre sono presenti in cielo 

Arriviamo finalmente all’ultimo rifornimento di acqua, la Malga Plavna. 


Veramente un bellissimo posto e scopriamo con piacere che il malghese vende Formaggio e Speck, quindi non ci riforniamo solo di acqua. 

Sono un po preoccupato perché guardando in alto verso lo scollinamento, si vedono alcune lingue di neve e vista la pendenza del ghiaione non si capisce se sono percorribili senza la giusta attrezzatura 

Chiediamo al malghese se è possibile passare da li. Lui guarda le nostre bici e ci chede “..con quelle ?” ..gli spieghiamo che non è nostra pretesa pedalare fino in cima e le bici le possiamo portare a spalla. Dice che c’è già gente che lo fa a piedi e quindi è fattibile. Ci indica anche un sentiero che a suo dire è più agevole e che va ad incontrare il ghiaione un po più a ovest. 

Rincuorati partiamo e da subito si comincia a spingere, 


da qui si vede bene quello che ci aspetta e si vedono anche tre puntini neri che sembrano persone.”...ma sono persone” solo che sembrano stranamente sempre nello stesso punto, Mah 


Dopo 2 ore di FATICA VERA e dopo aver capito come mai le tre persone prima di noi ci mettevano cosi tanto tempo a risalire il ghiaione, siamo alla forcella, 



non c’è più una nuvola in cielo e i dubbi sulla fattibilità della discesa svaniscono in un attimo guardando il sentiero 


Qui i turisti ci salutano e si complimentano con noi per la nostra tenacia, intrattengono amabili conversazioni con Elena , poi uno si avvicina a Seby e gli dice “ ...lo sai che questo sentiero è vietato alle biciclette ? “ (perché lo dicono solo a lui ??) 


La discesa si rivela ancora più bella di quello che speravo, è veramente uno spettacolo, i tornantini sono stretti e lo vista è impagabile, a metà un praticello di stelle alpine ci toglie il fiato (che posto!!) 


poi il fondo cambia, si entra nel torrente.


i segni di svariate valanghe



il sentiero continua nel bosco 


purtroppo anche questa magnifica discesa finisce e dobbiamo risalire al Passo del Furon 


La nostra avventura rapidamente si avvicina alla fine, una visita al Monastero della Val Monastero 

e poi la bellissima ciclabile nel bosco ci riporta a Glorenza e alle macchine 

Sono le 18.00 e calcolando un’oretta per arrivare a Merano siamo in perfetto orario per uno STINCO con Crauti alla Forst. In fondo non siamo fatti solo per soffrire.... 

venerdì 24 giugno 2011

Sul Pizzocolo: che giornata!


BdB - Il Cerchio - Pizzocolo from Bikers di Brescia on Vimeo.

Trovarsi a Maderno con il cielo grigio carico di pioggia e partire coraggiosamente diretti sul Pizzocolo. Una bella giornata, una mazzata in testa alla pigrizia...

lunedì 20 giugno 2011

Road Trip - Valpotur

C'è una gran voglia di evasione, alla ricerca della pace dei sensi, lontano dal caos.
A questo scopo, la bicicletta è un validissimo alleato e quando si riescono a percorrere strade di campagna, lungo viali alberati, lontano dalle automobili, attraversando paesi e luoghi che hanno mantenuto la bella fisionomia d'un tempo, si è raggiunto lo scopo.

La MTB è la bicicletta che ti porta ad un livello superiore di isolamento, quando raggiungi certi vette, di fronte a certi scenari, sei tu con il mondo, e gli amici che ti stanno intorno. È il top, ne sono certo. L'inconveniente è vivere a tanti chilometri da questo punto speciale di osservazione e dover usare l'automobile per muoversi prima di salire in sella. E l'automobile, con tutto ciò che ne deriva, mi sta antipatica.

Questo mondo sta diventando sempre più car-centrico ed assolutamente assurdo. Il nuovo raccordo della SP19 con la Fascia d'Oro a sud di Brescia è un abominio. Insomma, è sempre più viva ed evidente questa necessità di costruire, cementificare, erigere capannoni, centri commerciali e tante, enormi, lunghissime mastodontiche strade, e rotatorie, cavalcavia, sottopassaggi. Un mondo tremendo che si evolve, cresce rapidamente, cibandosi degli spazi vitali che ci circondano. Cosa ci resterà?

E così quando si avvicina il fine settimana inizio a pianificare il mio week end ciclistico.
Il Valpotour: Mario dei Lobos, organizza una pedalata tranquilla, con la bici da corsa, sulle colline della Valpolicella. Ho voglia di fare questo giro, ma non me la sento di prendere la macchina per affrontare uno spostamento di centinaia di chilometri per pedalarne poi una quarantina. Decido di partire da casa direttamente con la bici. Non è la prima volta che mi cimento in lunghe tappe con la bici da corsa, che pedalata dal sottoscritto si trasforma in una bici da turismo, per lunghi viaggi.

Sempre nella mia mente bacata: "Ok, arrivo a San Pietro in Cariano, faccio il giro con gli altri, e poi?"... "Non ho sicuramente né il tempo, né le forze fisiche per ritornare a casa in bicicletta". Quindi le alternative sono: o ritornare in auto con qualcuno, oppure fermarmi a dormire in zona...
(non tengo mai in considerazione il treno come mezzo per gli spostamenti... mentre dovrei farlo)

A Toscolano-Maderno ho degli amici che mi ospitano volentieri e quindi posso fermarmi da loro per poi fare ritorno a Cremona nella giornata di domenica, magari con qualche variante sui monti... chissà.
Con questo bel programma, consapevole del fatto che in questo modo devo rinunciare al bellissimo giro che i miei amici BdB hanno organizzato per domenica sul Carega, parto sabato mattina da Cremona.

Ripercorro le belle stradine che tanto meticolosamente avevo selezionato per l'occasione del mio viaggio a Capodanno sul Monte Baldo, solo che questa volta sono leggero, su di una bici performante per strada. Il bello di Cremona è che in un attimo sei fuori città, anche se il traffico urbano è tremendo e pericolosissimo. Anche i pedoni che si fiondano in strada senza alcun preannuncio, rivestono una consistente quota di pericolosità; d'altronde oggi è giorno di mercato e ognuno fa quel che gli pare nella bolgia generale.

Quando finalmente mi trovo solo soletto sulle belle strade di campagna tra San Savino e Malagnino, mi sento più al sicuro. Un forte vento mi spinge alle spalle, che lusso! Ho appuntamento ad Asola per le 10:30 con Dario e Fascino, che mi vengono incontro dalla bassa bresciana e mi accompagneranno per un pezzo, più o meno fino al lago. Quando entro nella piazza del paese però vedo solo il prode Dario, che sfidando il vento avverso è giunto fin qua puntuale all'appuntamento. Fascino ha bidonato! Giusto il tempo per stringerci la mano, fare colazione al bancone del bar, puntando l'occhio sulla morbida scollatura della cameriera, e in un baleno siamo di nuovo col sedere sulla dura sella. Che vita difficile!

La strada bassa ci porta verso Castel Goffredo è molto carina ed incontra anche i gusti del mio compagno di viaggio. Si procede orientandosi come meglio si può, senza cartine o GPS. I cartelli molto spesso ti portano sulle strade principali, trafficate, larghe, monotone nella loro linearità.

Quando finalmente giungiamo sulle colline moreniche, l'ambiente cambia, e ci divertiamo in alcuni saliscendi nel bosco. Procediamo comunque sempre parecchio a casaccio, macinando chilometri senza guadagnare strada rispetto alla meta di oggi. Dario è costretto a deviare in anticipo verso casa per riuscire a rientrare in tempo per cena e rimango di nuovo solo. Faccio il mio ingresso a Peschiera e mi perdo come un cretino cercando una via alternativa a quella che conoscevo. Devo dirigermi in direzione Castelnuovo del Garda e le uniche indicazioni che trovo sono Brescia e Verona...
Ok, vado in direzione Verona, ovviamente, ma qualche dettaglio magari?

Al momento ho mangiato un piccolo panino ed una barretta di cereali, bevuto abbondantemente dalle due capienti borracce che mi sono portato. La strada per Castelnuovo è larga, trafficata. Non sono soddisfatto della direzione che ho preso, in quanto avrei preferito percorrere strade più tranquille, intime... invece mi trovo a bordo strada, non che manchi lo spazio, a respirare aria alterata. Avrei dovuto pianificare meglio questo tratto di percorso, invece mi sono organizzato con superficialità.

Se vado avanti di questo passo, transitando per Bussolengo, dovrei raggiungere il punto di ritrovo con gli altri, nel giro di poco tempo...
Invece poco dopo perdo la bussola per Bussolengo, nel bel mezzo di una grande area adibita a centro commerciale con una infinita serie di negozi ed un immenso parcheggio. Ho perso la mia strada e continuo a pedalare a casaccio: ad un certo punto, non conoscendo la mia posizione, mi fermo in un bar e prendo da bere, una bella birra fresca per rivitalizzarmi. Ormai a quanto pare la mia unica possibilità è quella di continuare per Verona e deviare successivamente a Nord per San Pietro in Cariano. Avviso i Lobos della mia precaria situazione e mi appello alla loro pazienza.

Mi trovo a percorrere alcune grandi strade di città e ricevo la chiamata di Mario a pochi chilometri dal punto di ritrovo; sono in ritardo di circa mezz'ora e sto di nuovo perdendo la via corretta quando incontro una coppia di ciclisti che si sta dirigendo proprio là dove ho appuntamento con gli altri.
Mi traghettano fino al paese di San Pietro e finalmente posso tirare un sospiro di sollievo; sono arrivato sano e salvo all'incontro con i miei amici Lobos. Che piacere vederli! Dopo essermi scusato per il ritardo ed essere stato rimproverato da Ilaria, riprendo a pedalare per belle strade collinari. Finalmente, dopo essermi punto nell'intricato e terribile roveto di strade tra il lago e Verona, ritrovo la serenità della pedalata con gli amici, in luoghi piacevoli e rustici, lontano dagli Auchan, e dai capannoni. Che incubo!

Lo Zio ed Ema sono in single speed e procedono con passo regolare affrontando le salite del giro senza bisogno di altri rapporti. Stoici.
Abbiamo la possibilità di ammirare diversi panorami molto piacevoli, grandi ville circondate da vigneti, situate magari sul fianco della montagna, sembran quasi castelli! Che bello sarebbe vivere in questi luoghi; perché siamo stati condannati invece alla triste pianura padana... (ma si fa sempre in tempo a spostarsi). Uno zingaro, un nomade in bicicletta, el senghen, vero Dario?

La prima sosta è ad un caratteristico bar in piazza dove c'è chi prende un caffé, chi si lancia sulla birra. "Lo sai da dove viene questo ragazzo?" chiede Andrea al titolare. "Da Cremona!", e ricevo subito un'occhiata particolare, come per dire "l'è mat, fioi!"

Mario ci porta anche a percorrere alcuni tratti su strada bianca, è veramente bello percorrere queste strade con la bici da corsa, come in memoria di altri tempi, quando l'asfalto non c'era e anche i ciclisti, corridori, affrontavano difficoltà di livello superiore, durante le gare. I copertoncini sono ad 8 bar e capita che alcuni sassi, pizzicati di striscio, partano come proiettili di lato. Vero?

Il tempo, seppur nuvoloso, regge, e avvertiamo ben poche gocce di pioggia su di noi. La cappa d'umido che ci accompagna durante le salite invece ci fa sudare copiosamente. La tappa in gelateria è molto gradita, soprattutto quando il gelato è molto buono. Assaggio gusti per me nuovi e molto particolari: fiori di sambuco, fico... ma che buono! Ne voglio ancora e faccio il bis... potrei andare avanti all'infinito...

Siamo quasi alla fine del giro con i Lobos e incomincio a pensare a quello che mi aspetta dopo: trasferimento in bici a Torri del Benaco per prendere il traghetto e raggiungere Toscolano Maderno.
Mi faccio spiegare un po' la strada dai locals e dopo aver salutato tutti riparto in solitudine verso l'ignoto...

Poco dopo mi sento già perso e nel dubbio decido di domandare per non finire un'altra volta fuori dal tragitto e magari arrivare in ritardo all'appuntamento col traghetto che sicuramente non si ferma ad aspettare i ritardatari. Sono partito con un bel po' di anticipo e viaggio tranquillo sapendo che le corse del traghetto finiscono verso le 8. Quando arrivo in zona Affi, mi ricordo delle strade già percorse in automobile e trovo un traffico consistente, con rallentamenti e code. Io passo oltre con la mia bicicletta. Poi, raggiunta la pista ciclabile, proseguo tranquillo fino a Costermano. Mi aspetto chissà quale salita per scollinare e raggiungere quindi il Garda presso il paese omonimo, e invece mi trovo subito a scendere.
Il Pizzocolo è imbronciato, e parecchie nubi grigie si stagliano in cielo, coprendo le belle montagne che spesso percorriamo in mountain bike.
È una bella sensazione scendere a valle volgendo lo sguardo al lago e mi tranquillizzo ancor di più pensando al fatto che presto raggiungerò la meta finale di questa intensa giornata. Ho parecchia fame e desidero rilassarmi un po'.

Da Garda, raggiungo Torri del Benaco e dalla strada vedo il traghetto ormeggiato al molo. Le automobili sono già a bordo e gli ultimi passeggeri stanno salendo. Pago i 6 euro e 10 centesimi del biglietto, salgo e pochi minuti dopo si salpa. In auto, in bici, in barca, si incontrano molti turisti tedeschi. Raggiunto Maderno, mi reco a casa del mio ospite. La serata è già stata pianificata, e non vedo l'ora di bere una buona birra e gustarmi la più grande delle pizze! Che fame!

Prendiamo l'aperitivo a Salò in un locale dove però hanno dei bicchieri difettosi che si svuotano subito. Pilucco qualche peperoncino piccante, olive e cipolline sott'aceto. Il mio stomaco diventa ancor di più una voragine con tutte queste stuzzicherie: è ora di fare sul serio e si va in pizzeria.

Conosco il locale essendovi stato sempre in compagnia, anni fa, quando il gruppo che si trovava per i week end e le vacanze al lago era numeroso, si era giovanissimi, reduci dalle scuole superiori; ora abbiamo tutti passato i 30 e ci siamo sparpagliati qua e là.

Prima della pizza, mi cimento in una focaccia con grana e rosmarino, per tamponare e come birra ordino una bottiglia da 750cl della belga Silly Pills, molto dissetante. La pizza è gustosissima, con peperoni e vari tipi di formaggi. Ne avevo proprio bisogno. Concludiamo la serata con un doppio gelato in piazza del Duomo, nella migliore gelateria di Salò. Una volta a casa, mi sono fiondato nel letto e addormentato quasi istantaneamente.

... la domenica è il giorno del rientro a casa, sempre in bicicletta. Viaggio con una variante in più per rendere un po' più piccante il percorso. La sveglia biologica suona inesorabile alle 8, ma poi rimango nel letto un po' più a lungo, riposandomi il più possibile. Dopo la colazione al bar, una breve passeggiata a piedi ed i saluti agli amici che gentilmente mi hanno offerto asilo, alle 11 circa mi metto in marcia.

Salirò per la Valvestino fino a Capovalle, poi Passo Cavallino della Fobbia, così da fare un po' di salita e divertirmi in discesa, prima di ritornare nel piattume totale padano.
Dal lago fino a Navazzo la salita è intensa e impegnativa. Ad ogni tornante volgo lo sguardo più in là, per osservare il bellissimo colore che ha oggi il lago, l'aria è tersa ed il Monte Baldo è lì di fronte a me, bello come il sole. Si riescono a vedere piuttosto nitidamente anche i paesi più lontani e le distanze sembrano accorciarsi. Appena mi addentro nella Valvestino la strada si spiana e percorro anche tratti in leggera discesa, comunque le molte curve che tanto sono frustranti in automobile, in bicicletta diventano il divertimento.

A Molino di Bollone giungo quando sono le 12:30 e la penso giusta: un piatto di pasta ed una birretta non me li toglie nessuno. Così mentre i motociclisti tedeschi ordinano cappuccini, cioccolate calde, io sono alle prese con il pomodoro del sugo che schizza da tutte le parti. Dopo il caffè sono di pronto per ripartire, tutto soddisfatto per questa pausa. A Capovalle scollino verso il lago d'Idro e poi imbocco la strada che mi porta alla Madonna di Rio Secco. La strada che sale al santuario e successivamente al passo Cavallino, è molto bella, e dall'andamento molto irregolare con decisi strappi alternati a tratti pianeggianti.

Quando inizio la discesa per Eno e Vobarno, mi raccomando la massima prudenza, in quanto sono da solo e a maggior ragione devo evitare di correre rischi inutili. L'asfalto è piuttosto sporco, ricoperto da ghiaietto e da piccole pigne sulle quali è facile ruzzolare...
La discesa è molto divertente, lunga e raggiungo il paese di Vobarno tutto soddisfatto. Mi immetto sulla pista ciclabile consapevole del fatto che il bello del mio viaggio di ritorno è ormai alle mie spalle. A Molinetto abbandono la ciclabile per entrare in paese e transitare per Ciliverghe. Proseguo per Castenedolo, e mi immetto piuttosto casualmente in un tratto appartenente ad un percorso ciclabile che mi porta a Montirone. Nel bosco mi trovo su sterrato, ma è liscio, e proseguo senza esitare. Alterno tratti che mi fanno sentire a mio agio, su stradine di campagna, a passaggi su strade e cavalcavia. Dopotutto per oltrepassare una tangenziale o l'autostrada, ci sono vie obbligate. A Poncarale vengo inesorabilmente attratto fuori strada, a Fornaci... è troppa la tentazione per poterle resistere. Il caldo si fa sentire prepotentemente ed il sole è forte: è l'ora del gelato!
Melone, pera e cioccolato, frutti di bosco: mi disseto con questi gusti alla frutta e riparto pimpante verso casa. È a sud di Flero che rimango sconcertato di fronte alla prepotenza con cui è stata costruita la nuova strada che porterà in un baleno le auto nella fascia d'oro, a fare shopping. Un immenso cavalcavia sovrasta tutto il paese, terribile; arriverà un giorno il momento per un'inversione di tendenza, oppure sarà sempre peggio?

In questo punto la pista ciclabile, il verde della campagna, le stradine larghe quanto un trattore o poco più, tutto è stato stravolto dal passaggio di questa lingua nera di catrame... La stessa cosa accadrà molto presto anche qui a Cremona, con il nuovo tratto di tangenziale che deturperà per sempre alcune belle zone campestri a sud della città.

Seguendo la pista ciclabile passo per Offlaga, Verola, e a Pontevico, passato l'Oglio, ritorno in provincia di Cremona. Sul collaudato percorso che fa tappa a Corte de Frati, Persico... giungo per le 19 a Cremona. Mia mamma, aprendo la porta, se la ride... "hai finito di pedalare? non sei stanco?"
Beh, mi sono sicuramente stancato, soprattutto mi è venuta una fame tremenda, però il fine settimana, il mio viaggio è stato interessante, ed emozionante. Ho provato tante sensazioni, alcune piacevoli, altre meno. Qualche incazzatura la covo sempre dentro di me, ma con la mia bici, un giorno fuggirò lontano da questo mondo puzzolente e caotico, un po' come ET, partirò alla ricerca della mia vera casa, un viaggio indietro nel tempo, a contatto con le cose genuine di questa vita, che mi fanno stare tanto bene.

venerdì 17 giugno 2011

BdB e mistero: Il Cerchio

Qualcosa turba l'armonia all'interno del gruppo, il solito Perse sta tramando qualcosa, ma di che cosa si tratta?

BdB - Il Cerchio: Frog Trail from Bikers di Brescia on Vimeo.

mercoledì 15 giugno 2011

Dove sta la serietà?

Ormai da mesi sono all'opera per terminare la mia bicicletta da turismo, che verrà attrezzata con cambio nel mozzo per limitare il più possibile gli interventi di manutenzione. Vado quindi alla ricerca del pezzo che mi occorre, lo Shimano Alfine ad 11 velocità. In Italia il distributore Shimano fa arrivare solo la versione nera dell'Alfine, quindi il mio negoziante di fiducia HappyBike non riesce ad accontentarmi, dato che sulla mia bici ho previsto entrambi i mozzi con la finitura silver, e sono già in possesso di quello anteriore.  Vado dunque alla ricerca di questo prodotto su altre piattaforme, in internet e lo trovo sul sito Rosebike il cui motto è "La soddisfazione del cliente è la nostra priorità!".

L'articolo non è attualmente disponibile, ma i tempi di attesa sono ragionevoli (3 settimane), ed il prezzo concorrenziale. È richiesto il pagamento anticipato e decido di procedere inviando un bonifico bancario. Rimango quindi in attesa e controllo saltuariamente online la situazione del mio ordine per verificare che il pezzo venga spedito nei tempi previsti.

L'amara sorpresa avviene oggi, in mattinata, quando, dopo l'ennesimo slittamento della data di spedizione, con disappunto noto che l'articolo da me ordinato verrà spedito in data 31.08.11, alla fine di Agosto, ben 4 mesi dopo aver inviato il pagamento a Rose Bike, avvenuto il 4.05.11.

Tutto ciò è inaccettabile!



Ho dunque inviato una mail al servizio di assistenza della famosa e tanto decantata Rose, richiedendo o l'immediata spedizione dell'articolo da me richiesto, oppure la restituzione dell'intera somma di denaro da me versato.
A sottolineare il fatto che nello shop online c'è una gran confusione e che molte persone potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione od incorrervi facilmente, c'è una menzognera dicitura di "articolo disponibile in 1 settimana".

Tutto questo è una presa in giro ed una mancanza di professionalità.
Mi aspetto una rapida soluzione da parte di Rose bikes.




Aggiornamento: dopo aver inviato un'email a Serghio Gezzi, il riferimento Rose Bike per l'Italia, ho ottenuto il rimborso della somma da me versata inizialmente e sul sito ora compare la dicitura: "disponibilità in 12 settimane".

lunedì 13 giugno 2011

Finalmente un video...

Fare foto durante i giri in montagna è sempre stato un bellissimo passatempo, un bel modo per portare a casa ricordi, impressi in immagini, un po' di natura, un po' di scenari, le espressioni degli amici. Il video è bello quanto la fotografia, è più laborioso se si desidera montare le varie riprese, magari con l'aggiunta di un brano musicale, per raccontare la giornata in maniera più "artistica". I risultati sono spesso molto carini e danno una certa soddisfazione. Però a volte i tempi si allungano e gli amici scalpitano...
Stasera ho trovato le motivazioni giuste ed ecco finalmente sbucare il video di un'escursione fatta più di un mese fa. Buona visione a tutti:



BdB - Caplone 444 from Bikers di Brescia on Vimeo.

bradipo bike

è pronta la nuova bike di Seby: