venerdì 1 luglio 2011

Nel Piacentino

Per sabato non ci sono in programma dei giri BdB e quindi si decide di fare una bella sgambata in bici da corsa. Dario ha scoperto che con la bici da corsa si può partire da casa ed è proprio bello, quando è possibile, non utilizzare la macchina per spostarsi.
Lo trovo al bar Dondeo, di fianco alla stazione ferroviaria di Cremona; una veloce colazione ai tavolini, proprio come dei fighetti Cremonesi, e poi partiamo. La prima tappa è da Priori per rifornirci di camere d'aria; non si sa mai. Lasciata Cremona, transitati sul ponte sul Po, ci dirigiamo a Villanova sull'Arda, percorrendo il tranquillo argine maestro. La giornata è molto bella ed avviso subito il mio compagno d'avventura che non ho proprio in mente il percorso di oggi: si va a svegher. Si, una mezza idea in testa c'è, però non è sicuramente paragonabile ad una traccia GPS.

Dario accetta le mie condizioni e dopo Villanova raggiungiamo Cortemaggiore, Fiorenzuola d'Arda, sempre transitando per strade secondarie di campagna, lontano dal traffico. Se si guarda più in là, oltre  gli appezzamenti di terreno coltivati a mais, si riesce a scorgere in lontananza il traffico della strada principale. Diversi TIR, auto che sfrecciano. Diverse strade incrociano le proprie traiettorie, si accavallano in un groviglio indissolubile. Alle porte di Fiorenzuola passiamo prima sopra l'autostrada poi sotto il nuovo tracciato ferroviario dell'alta velocità. Attraversiamo la Via Emilia e prendiamo la direzione dei Doppi, però  per strade alternative, anche sterrate.

Incominciano le colline e l'ambiente attorno a noi è piacevole, come la birra che ci beviamo a Vigolo Marchese; il Gatorade lasciamolo a quelli che guardano la media sul contachilometri. Dario non regge l'alcol, non è abituato, ma non mostra alcun segno di cedimento o intorpidimento quando poco dopo inizia la salita. Transitiamo per Chiavenna Rocchetta poi deviamo per Prato Ottesola. Una breve ma divertente discesa ci riporta sulla strada che proviene da Carpaneto Piacentino ed incrociamo una coppia in bicicletta da corsa che viaggia nel senso opposto al nostro: il nostro sguardo è tutto per lei,  sarebbe proprio una dolce compagnia... "altro che questo uomo barbuto", pensiamo vicendevolmente io e Dario.
Dalle nostre pupille escono dei potentissimi raggi laser, una nuvola di vapore acqueo e sull'asfalto un mucchietto di cenere è ciò che resta di Perse e Dario, amici-nemici per la figa.

A Veleia Romana facciamo la pausa pranzo, all'ombra dei tigli, con le campane che suonano dodici rintocchi. Si sta bene, c'è tranquillità ed il luogo è molto carino. Ripartiamo in direzione Guselli e poi scendiamo a Morfasso. Una breve sosta in un negozio di alimentari per prendere da bere e poi riprendiamo a salire. Dario è molto contento, i luoghi gli piacciono e le tranquille strade che abbiamo finora percorso sono divertenti e piacevoli in bici da corsa. Scendiamo a Bore e poi Vernasca; in un bel tratto di discesa mi trovo di fronte un fuoristrada che procede a velocità ridotta sbuffando fumo nero dal tubo di scarico. Finisco con lo sbuffare anch'io, perché a causa di questo intralcio, mi sono perso una bella serie di tornanti. Il bello del giro purtroppo se ne va con questi ultime curve e ci rimane da percorrere il lungo tratto di trasferimento verso Cremona e poi Verola.

Prima di incrociare la via Emilia, svoltiamo a sinistra ed entriamo nel paese di Alseno, da dove raggiungiamo l'abbazia di Chiaravalle della Colomba. Anche questo bellissimo complesso è dal mio punto di vista deturpato dalla vicina presenza dell'autostrada e del cavalcavia che l'attraversa.
Il caldo è decisamente più intenso rispetto a quando ci trovavamo in collina ed il sole ci abbrustolisce la pelle. Transitiamo di fianco a Villa Verdi e dopo un giro dell'Oca nelle campagne tra Villanova, Busseto ed il Po, arriviamo finalmente a Villanova dove ci fermiamo a rinfrescarci.

Una granita e le energie magicamente ritornano, o è l'effetto dei coloranti radioattivi sicuramente cancerogeni che utilizzano per dare il verde alla menta, il rosso all'amarena, etc? Le porcate dell'uomo sono infinite. Amen.
Dario non mostra segni di cedimento anche dopo aver raggiunto a Cremona la quota di 200 Km percorsi, con una trentina rimanenti per arrivare a casa. Lo accompagno per un pezzo lungo la pista ciclabile che segue il Naviglio al Migliaro. Ad un certo punto vediamo venirci incontro un ciclista con una bici verde fluo, una bici dalle ruote grosse, una mountain bike... Dario passa oltre anche dopo aver letto la scritta Nicolai sul telaio. Ma proprio non aveva riconosciuto Perse Senior alla guida, intento a testare per una nota rivista di trattori cremonesi, la bici del figlio. Avere un papà twentyniner è una gran soddisfazione ;)

Con questo bel giro io e Dario abbiamo pedalato in bellissime zone collinari che abbiamo raggiunto partendo in bicicletta da casa. Siamo consapevoli del fatto che non è sempre possibile, a meno che si tratti di giri di più giorni, pretendere di arrivare chissà dove senza percorrere dei tratti in auto. Ci sono tanti luoghi, tante strade che ci stanno aspettando; ad esempio ci piacerebbe raggiungere il mare.. chissà!

martedì 28 giugno 2011

Week end in Val d'Uina...

Il racconto di Gigi:


Correva l’anno 2008 e Google Earth aveva da poco aggiornato le foto satellitari del’alta Val Venosta e della Val Engadina. 


Stavo guardando i sentieri che avevo avuto la fortuna di pedalare l’anno prima in questa zona, La Val d’Uina e la valle di St.Charl e ripensavo alle emozioni provate durante quel fantastico giro 

Insomma ero li beato che me la godevo quando un colpetto “maldestro” al mouse mi sposta l’inquadratura su un’altra zona. 

“....e questo che cos’è???” mi dico, e comincio a scrollare sulla rotellina dello zoom 

Incredibile, una serpentina di tornantini stretti proprio su un crinale in mezzo ad una zona montuosa 


“...e qui come ci si fa ad arrivare???” il sentiero parte da una Forcella che Google Earth mi dice trovarsi a 2700 mt e tutt’intorno c’è un ghiaione di quelli che si vedono solo in altissima montagna , non ci sono strade in zona e le ultime tracce di civiltà sono visibili a quota 2000. Quindi impossibile. Peccato perché a vederlo dall’alto questo sentiero sembra disegnato da un bravo sciatore di altri tempi, uno di quegli sciatori che facevano dello stile e della scorrevolezza la loro arma vincente, non come gli sciatori modern,i che per fare le linee più dritte abbattono i paletti invece che girargli attorno. 

Poi un giorno la prospettiva cambia, succede una cosa che rimette tutto in discussione, durante un giro sui sentieri vicino a casa conosco Milzo, Giani, il Lonfo e gli altri BdB. Cosa c’entra?, direte voi. C’entra, c’entra. 

Senza quell’incontro Milzo non mi avrebbe introdotto all’arte del GPS, delle cartine digitali e delle tracce, e gli altri BdB non mi avrebbero insegnato una cosa fondamentale. Con la compagnia giusta si possono affrontare sfide che apparentemente sembrano impossibili. 

Ma veniamo alla due giorni in Engadina. 

Giani lancia un’idea per il Week End del 25-26 giugno (all’inizio è il Passo Zebrù, ma a 3000 mt a giugno c’è ancora troppa neve), e viene rispolverata un’idea dell’anno scorso non andata a buon fine per cattive condizioni meteo. (...a ripensarci proprio da questa proposta abortita è nata l’idea della due giorni sull’Etna, ma questa è un’altra storia) 

“io ci sono” e immediatamente si accendono mille lampadine e le sinapsi effettuano i collegamenti giusti per ripescare nella memoria le immagini di quella serpentina. 

Comincio a cercare informazioni su quella che sembra chiamarsi “Forcella dal Bosch” ma non trovo praticamente nulla, solo un paio di foto fatta da gente a piedi che mostrano la bellezza del luogo , ma non danno nessuna info utile sul percorso che dobbiamo seguire 

Ogni momento libero lo passo a disegnare tracce, a guardare dislivelli e foto satellitari, a scorrere mappe e alla fine la matassa si dipana. 


Sono però preoccupato, ..e se poi anche li c’è troppa neve? Se il ghiaione non è percorribile?? Meglio prevedere una via di fuga, e via con altre tracce..... 

La prima parte del giro, cioè il sabato, non desta preoccupazioni e non presenta incognite in quanto è il classico percorso della Val d’Uina con salita dalla val Slingia, l’arrivio al Sesvenna Hutte e poi il passaggio attraverso l’incredibile QUAR per poi scendere in Engadina e l’arrivo a Scuol 

“Mumble mumble...” e perché mai il primo giorno non dovrebbe presentare incognite?? Detto fatto. Salita completamente ribaltata e introdotto un bel sentierozzo del quale non conosciamo nulla.. 

Bene si parte!!! siamo in sei. 4 Etnei - Lisabike, Seby, BoboNomad ed io, Giani l’ideatore e il foto-cineoperatore Vito 

primo giorno - sabato 25 giugno 

appuntamento alle 7.00 a Bolzano per la colazione e alle 8.30 (+o-) siamo a Glorenza. 


La ciclabile e la prima parte di salita sono molto piacevoli e volano sotto le nostre ruote, 


in un attimo siamo alla partenza di una seggiovia che ci eviterebbe 500 mt di dislivello ma non veniamo tentati e saliamo fino al primo rifugio. Io da buon pianificatore il venerdì avevo preparato un buonissimo panino che però è rimasto ad aspettarmi nel frigorifero di casa e quindi devo fermarmi per comprare qualcosa da mettere sotto i denti. 


Purtroppo questa mossa scatena la FRENESIA ALIMENTARE degli altri del gruppo che ordinano tutto quello che gli passa per la mente, dai Canederli in brodo alle fette di strudel......COMINCIAMO BENE 

Qui inizia il sentiero “incognito” che ci porterà all’altro rifugio e al confine . 


Due minuti a piedi e via su un tracciato bellissimo tra Mughi e Rododendri in fiore, un su e giù spettacolare e dopo un’ora e mezza eccoci al Sesvenna Hutte. 


Incontriamo pochissimi turisti a piedi e tutti si rivelano cordiali, si fermano e ci lasciano passare salutandoci. Solo Seby viene avvicinato da una signora che lo guarda e gli dice “ ...questo sentiero è vietato alle bici” - Seby pensa “ma siamo in 6, perché proprio a me dicono che non posso passare?? mah 

Ora si attraversa il confine 


Entriamo nel QUAR, 


io lo conosco già ma questo posto è veramente “magico” bisogna vederlo per capire esattamente. Qui si potrebbe restare ore ed ore con la bocca spalancata per lo stupore. 

Anche la parte bassa della val d’Uina è divertente 


e ci porta ad incrociare la Valle Engadina. Ultimi 100 mt di dislivello lungo la ciclabile sul fiume INN e siamo a Scuol. 


Una docciona ristoratrice all’Ostello della Gioventù ci prepara nel migliore dei modi alla cena 

Domenica 26 giugno 

Le previsioni meteo parlano di una giornata meravigliosa ma in celo ci sono solo nuvole nere che non promettono nulla di buono, speriamo in bene, alle 8 si parte, la promessa è quella di non fare come ieri, che ogni 20 mt ci si fermava per fare 40 foto ognuno, infatti dopo i primi 20 mt tutti fermi a fotografare.... 


Per i primi 500 mt di dislivello ci sono volute circa due ore e la parte bella deve ancora venire. 


Da quota 1500 a quota 1800 le salite sono decisamente impegnative e solo Vito ed Elena riescono a farle in sella poi la strada assume una pendenza molto più umana ed entra in una vallata spettacolare. 

Da qui si vede per la prima volta il ghiaione e la Forcella dove dobbiamo scollinare - DA PAURA 

La strada è ricavata sul fondo di un torrente in secca, è un posto “allucinante” per costruire una strada, ad ogni piena qui va rifatto tutto. Il meteo continua a migliorare e ampie chiazze azzurre sono presenti in cielo 

Arriviamo finalmente all’ultimo rifornimento di acqua, la Malga Plavna. 


Veramente un bellissimo posto e scopriamo con piacere che il malghese vende Formaggio e Speck, quindi non ci riforniamo solo di acqua. 

Sono un po preoccupato perché guardando in alto verso lo scollinamento, si vedono alcune lingue di neve e vista la pendenza del ghiaione non si capisce se sono percorribili senza la giusta attrezzatura 

Chiediamo al malghese se è possibile passare da li. Lui guarda le nostre bici e ci chede “..con quelle ?” ..gli spieghiamo che non è nostra pretesa pedalare fino in cima e le bici le possiamo portare a spalla. Dice che c’è già gente che lo fa a piedi e quindi è fattibile. Ci indica anche un sentiero che a suo dire è più agevole e che va ad incontrare il ghiaione un po più a ovest. 

Rincuorati partiamo e da subito si comincia a spingere, 


da qui si vede bene quello che ci aspetta e si vedono anche tre puntini neri che sembrano persone.”...ma sono persone” solo che sembrano stranamente sempre nello stesso punto, Mah 


Dopo 2 ore di FATICA VERA e dopo aver capito come mai le tre persone prima di noi ci mettevano cosi tanto tempo a risalire il ghiaione, siamo alla forcella, 



non c’è più una nuvola in cielo e i dubbi sulla fattibilità della discesa svaniscono in un attimo guardando il sentiero 


Qui i turisti ci salutano e si complimentano con noi per la nostra tenacia, intrattengono amabili conversazioni con Elena , poi uno si avvicina a Seby e gli dice “ ...lo sai che questo sentiero è vietato alle biciclette ? “ (perché lo dicono solo a lui ??) 


La discesa si rivela ancora più bella di quello che speravo, è veramente uno spettacolo, i tornantini sono stretti e lo vista è impagabile, a metà un praticello di stelle alpine ci toglie il fiato (che posto!!) 


poi il fondo cambia, si entra nel torrente.


i segni di svariate valanghe



il sentiero continua nel bosco 


purtroppo anche questa magnifica discesa finisce e dobbiamo risalire al Passo del Furon 


La nostra avventura rapidamente si avvicina alla fine, una visita al Monastero della Val Monastero 

e poi la bellissima ciclabile nel bosco ci riporta a Glorenza e alle macchine 

Sono le 18.00 e calcolando un’oretta per arrivare a Merano siamo in perfetto orario per uno STINCO con Crauti alla Forst. In fondo non siamo fatti solo per soffrire.... 

venerdì 24 giugno 2011

Sul Pizzocolo: che giornata!


BdB - Il Cerchio - Pizzocolo from Bikers di Brescia on Vimeo.

Trovarsi a Maderno con il cielo grigio carico di pioggia e partire coraggiosamente diretti sul Pizzocolo. Una bella giornata, una mazzata in testa alla pigrizia...

lunedì 20 giugno 2011

Road Trip - Valpotur

C'è una gran voglia di evasione, alla ricerca della pace dei sensi, lontano dal caos.
A questo scopo, la bicicletta è un validissimo alleato e quando si riescono a percorrere strade di campagna, lungo viali alberati, lontano dalle automobili, attraversando paesi e luoghi che hanno mantenuto la bella fisionomia d'un tempo, si è raggiunto lo scopo.

La MTB è la bicicletta che ti porta ad un livello superiore di isolamento, quando raggiungi certi vette, di fronte a certi scenari, sei tu con il mondo, e gli amici che ti stanno intorno. È il top, ne sono certo. L'inconveniente è vivere a tanti chilometri da questo punto speciale di osservazione e dover usare l'automobile per muoversi prima di salire in sella. E l'automobile, con tutto ciò che ne deriva, mi sta antipatica.

Questo mondo sta diventando sempre più car-centrico ed assolutamente assurdo. Il nuovo raccordo della SP19 con la Fascia d'Oro a sud di Brescia è un abominio. Insomma, è sempre più viva ed evidente questa necessità di costruire, cementificare, erigere capannoni, centri commerciali e tante, enormi, lunghissime mastodontiche strade, e rotatorie, cavalcavia, sottopassaggi. Un mondo tremendo che si evolve, cresce rapidamente, cibandosi degli spazi vitali che ci circondano. Cosa ci resterà?

E così quando si avvicina il fine settimana inizio a pianificare il mio week end ciclistico.
Il Valpotour: Mario dei Lobos, organizza una pedalata tranquilla, con la bici da corsa, sulle colline della Valpolicella. Ho voglia di fare questo giro, ma non me la sento di prendere la macchina per affrontare uno spostamento di centinaia di chilometri per pedalarne poi una quarantina. Decido di partire da casa direttamente con la bici. Non è la prima volta che mi cimento in lunghe tappe con la bici da corsa, che pedalata dal sottoscritto si trasforma in una bici da turismo, per lunghi viaggi.

Sempre nella mia mente bacata: "Ok, arrivo a San Pietro in Cariano, faccio il giro con gli altri, e poi?"... "Non ho sicuramente né il tempo, né le forze fisiche per ritornare a casa in bicicletta". Quindi le alternative sono: o ritornare in auto con qualcuno, oppure fermarmi a dormire in zona...
(non tengo mai in considerazione il treno come mezzo per gli spostamenti... mentre dovrei farlo)

A Toscolano-Maderno ho degli amici che mi ospitano volentieri e quindi posso fermarmi da loro per poi fare ritorno a Cremona nella giornata di domenica, magari con qualche variante sui monti... chissà.
Con questo bel programma, consapevole del fatto che in questo modo devo rinunciare al bellissimo giro che i miei amici BdB hanno organizzato per domenica sul Carega, parto sabato mattina da Cremona.

Ripercorro le belle stradine che tanto meticolosamente avevo selezionato per l'occasione del mio viaggio a Capodanno sul Monte Baldo, solo che questa volta sono leggero, su di una bici performante per strada. Il bello di Cremona è che in un attimo sei fuori città, anche se il traffico urbano è tremendo e pericolosissimo. Anche i pedoni che si fiondano in strada senza alcun preannuncio, rivestono una consistente quota di pericolosità; d'altronde oggi è giorno di mercato e ognuno fa quel che gli pare nella bolgia generale.

Quando finalmente mi trovo solo soletto sulle belle strade di campagna tra San Savino e Malagnino, mi sento più al sicuro. Un forte vento mi spinge alle spalle, che lusso! Ho appuntamento ad Asola per le 10:30 con Dario e Fascino, che mi vengono incontro dalla bassa bresciana e mi accompagneranno per un pezzo, più o meno fino al lago. Quando entro nella piazza del paese però vedo solo il prode Dario, che sfidando il vento avverso è giunto fin qua puntuale all'appuntamento. Fascino ha bidonato! Giusto il tempo per stringerci la mano, fare colazione al bancone del bar, puntando l'occhio sulla morbida scollatura della cameriera, e in un baleno siamo di nuovo col sedere sulla dura sella. Che vita difficile!

La strada bassa ci porta verso Castel Goffredo è molto carina ed incontra anche i gusti del mio compagno di viaggio. Si procede orientandosi come meglio si può, senza cartine o GPS. I cartelli molto spesso ti portano sulle strade principali, trafficate, larghe, monotone nella loro linearità.

Quando finalmente giungiamo sulle colline moreniche, l'ambiente cambia, e ci divertiamo in alcuni saliscendi nel bosco. Procediamo comunque sempre parecchio a casaccio, macinando chilometri senza guadagnare strada rispetto alla meta di oggi. Dario è costretto a deviare in anticipo verso casa per riuscire a rientrare in tempo per cena e rimango di nuovo solo. Faccio il mio ingresso a Peschiera e mi perdo come un cretino cercando una via alternativa a quella che conoscevo. Devo dirigermi in direzione Castelnuovo del Garda e le uniche indicazioni che trovo sono Brescia e Verona...
Ok, vado in direzione Verona, ovviamente, ma qualche dettaglio magari?

Al momento ho mangiato un piccolo panino ed una barretta di cereali, bevuto abbondantemente dalle due capienti borracce che mi sono portato. La strada per Castelnuovo è larga, trafficata. Non sono soddisfatto della direzione che ho preso, in quanto avrei preferito percorrere strade più tranquille, intime... invece mi trovo a bordo strada, non che manchi lo spazio, a respirare aria alterata. Avrei dovuto pianificare meglio questo tratto di percorso, invece mi sono organizzato con superficialità.

Se vado avanti di questo passo, transitando per Bussolengo, dovrei raggiungere il punto di ritrovo con gli altri, nel giro di poco tempo...
Invece poco dopo perdo la bussola per Bussolengo, nel bel mezzo di una grande area adibita a centro commerciale con una infinita serie di negozi ed un immenso parcheggio. Ho perso la mia strada e continuo a pedalare a casaccio: ad un certo punto, non conoscendo la mia posizione, mi fermo in un bar e prendo da bere, una bella birra fresca per rivitalizzarmi. Ormai a quanto pare la mia unica possibilità è quella di continuare per Verona e deviare successivamente a Nord per San Pietro in Cariano. Avviso i Lobos della mia precaria situazione e mi appello alla loro pazienza.

Mi trovo a percorrere alcune grandi strade di città e ricevo la chiamata di Mario a pochi chilometri dal punto di ritrovo; sono in ritardo di circa mezz'ora e sto di nuovo perdendo la via corretta quando incontro una coppia di ciclisti che si sta dirigendo proprio là dove ho appuntamento con gli altri.
Mi traghettano fino al paese di San Pietro e finalmente posso tirare un sospiro di sollievo; sono arrivato sano e salvo all'incontro con i miei amici Lobos. Che piacere vederli! Dopo essermi scusato per il ritardo ed essere stato rimproverato da Ilaria, riprendo a pedalare per belle strade collinari. Finalmente, dopo essermi punto nell'intricato e terribile roveto di strade tra il lago e Verona, ritrovo la serenità della pedalata con gli amici, in luoghi piacevoli e rustici, lontano dagli Auchan, e dai capannoni. Che incubo!

Lo Zio ed Ema sono in single speed e procedono con passo regolare affrontando le salite del giro senza bisogno di altri rapporti. Stoici.
Abbiamo la possibilità di ammirare diversi panorami molto piacevoli, grandi ville circondate da vigneti, situate magari sul fianco della montagna, sembran quasi castelli! Che bello sarebbe vivere in questi luoghi; perché siamo stati condannati invece alla triste pianura padana... (ma si fa sempre in tempo a spostarsi). Uno zingaro, un nomade in bicicletta, el senghen, vero Dario?

La prima sosta è ad un caratteristico bar in piazza dove c'è chi prende un caffé, chi si lancia sulla birra. "Lo sai da dove viene questo ragazzo?" chiede Andrea al titolare. "Da Cremona!", e ricevo subito un'occhiata particolare, come per dire "l'è mat, fioi!"

Mario ci porta anche a percorrere alcuni tratti su strada bianca, è veramente bello percorrere queste strade con la bici da corsa, come in memoria di altri tempi, quando l'asfalto non c'era e anche i ciclisti, corridori, affrontavano difficoltà di livello superiore, durante le gare. I copertoncini sono ad 8 bar e capita che alcuni sassi, pizzicati di striscio, partano come proiettili di lato. Vero?

Il tempo, seppur nuvoloso, regge, e avvertiamo ben poche gocce di pioggia su di noi. La cappa d'umido che ci accompagna durante le salite invece ci fa sudare copiosamente. La tappa in gelateria è molto gradita, soprattutto quando il gelato è molto buono. Assaggio gusti per me nuovi e molto particolari: fiori di sambuco, fico... ma che buono! Ne voglio ancora e faccio il bis... potrei andare avanti all'infinito...

Siamo quasi alla fine del giro con i Lobos e incomincio a pensare a quello che mi aspetta dopo: trasferimento in bici a Torri del Benaco per prendere il traghetto e raggiungere Toscolano Maderno.
Mi faccio spiegare un po' la strada dai locals e dopo aver salutato tutti riparto in solitudine verso l'ignoto...

Poco dopo mi sento già perso e nel dubbio decido di domandare per non finire un'altra volta fuori dal tragitto e magari arrivare in ritardo all'appuntamento col traghetto che sicuramente non si ferma ad aspettare i ritardatari. Sono partito con un bel po' di anticipo e viaggio tranquillo sapendo che le corse del traghetto finiscono verso le 8. Quando arrivo in zona Affi, mi ricordo delle strade già percorse in automobile e trovo un traffico consistente, con rallentamenti e code. Io passo oltre con la mia bicicletta. Poi, raggiunta la pista ciclabile, proseguo tranquillo fino a Costermano. Mi aspetto chissà quale salita per scollinare e raggiungere quindi il Garda presso il paese omonimo, e invece mi trovo subito a scendere.
Il Pizzocolo è imbronciato, e parecchie nubi grigie si stagliano in cielo, coprendo le belle montagne che spesso percorriamo in mountain bike.
È una bella sensazione scendere a valle volgendo lo sguardo al lago e mi tranquillizzo ancor di più pensando al fatto che presto raggiungerò la meta finale di questa intensa giornata. Ho parecchia fame e desidero rilassarmi un po'.

Da Garda, raggiungo Torri del Benaco e dalla strada vedo il traghetto ormeggiato al molo. Le automobili sono già a bordo e gli ultimi passeggeri stanno salendo. Pago i 6 euro e 10 centesimi del biglietto, salgo e pochi minuti dopo si salpa. In auto, in bici, in barca, si incontrano molti turisti tedeschi. Raggiunto Maderno, mi reco a casa del mio ospite. La serata è già stata pianificata, e non vedo l'ora di bere una buona birra e gustarmi la più grande delle pizze! Che fame!

Prendiamo l'aperitivo a Salò in un locale dove però hanno dei bicchieri difettosi che si svuotano subito. Pilucco qualche peperoncino piccante, olive e cipolline sott'aceto. Il mio stomaco diventa ancor di più una voragine con tutte queste stuzzicherie: è ora di fare sul serio e si va in pizzeria.

Conosco il locale essendovi stato sempre in compagnia, anni fa, quando il gruppo che si trovava per i week end e le vacanze al lago era numeroso, si era giovanissimi, reduci dalle scuole superiori; ora abbiamo tutti passato i 30 e ci siamo sparpagliati qua e là.

Prima della pizza, mi cimento in una focaccia con grana e rosmarino, per tamponare e come birra ordino una bottiglia da 750cl della belga Silly Pills, molto dissetante. La pizza è gustosissima, con peperoni e vari tipi di formaggi. Ne avevo proprio bisogno. Concludiamo la serata con un doppio gelato in piazza del Duomo, nella migliore gelateria di Salò. Una volta a casa, mi sono fiondato nel letto e addormentato quasi istantaneamente.

... la domenica è il giorno del rientro a casa, sempre in bicicletta. Viaggio con una variante in più per rendere un po' più piccante il percorso. La sveglia biologica suona inesorabile alle 8, ma poi rimango nel letto un po' più a lungo, riposandomi il più possibile. Dopo la colazione al bar, una breve passeggiata a piedi ed i saluti agli amici che gentilmente mi hanno offerto asilo, alle 11 circa mi metto in marcia.

Salirò per la Valvestino fino a Capovalle, poi Passo Cavallino della Fobbia, così da fare un po' di salita e divertirmi in discesa, prima di ritornare nel piattume totale padano.
Dal lago fino a Navazzo la salita è intensa e impegnativa. Ad ogni tornante volgo lo sguardo più in là, per osservare il bellissimo colore che ha oggi il lago, l'aria è tersa ed il Monte Baldo è lì di fronte a me, bello come il sole. Si riescono a vedere piuttosto nitidamente anche i paesi più lontani e le distanze sembrano accorciarsi. Appena mi addentro nella Valvestino la strada si spiana e percorro anche tratti in leggera discesa, comunque le molte curve che tanto sono frustranti in automobile, in bicicletta diventano il divertimento.

A Molino di Bollone giungo quando sono le 12:30 e la penso giusta: un piatto di pasta ed una birretta non me li toglie nessuno. Così mentre i motociclisti tedeschi ordinano cappuccini, cioccolate calde, io sono alle prese con il pomodoro del sugo che schizza da tutte le parti. Dopo il caffè sono di pronto per ripartire, tutto soddisfatto per questa pausa. A Capovalle scollino verso il lago d'Idro e poi imbocco la strada che mi porta alla Madonna di Rio Secco. La strada che sale al santuario e successivamente al passo Cavallino, è molto bella, e dall'andamento molto irregolare con decisi strappi alternati a tratti pianeggianti.

Quando inizio la discesa per Eno e Vobarno, mi raccomando la massima prudenza, in quanto sono da solo e a maggior ragione devo evitare di correre rischi inutili. L'asfalto è piuttosto sporco, ricoperto da ghiaietto e da piccole pigne sulle quali è facile ruzzolare...
La discesa è molto divertente, lunga e raggiungo il paese di Vobarno tutto soddisfatto. Mi immetto sulla pista ciclabile consapevole del fatto che il bello del mio viaggio di ritorno è ormai alle mie spalle. A Molinetto abbandono la ciclabile per entrare in paese e transitare per Ciliverghe. Proseguo per Castenedolo, e mi immetto piuttosto casualmente in un tratto appartenente ad un percorso ciclabile che mi porta a Montirone. Nel bosco mi trovo su sterrato, ma è liscio, e proseguo senza esitare. Alterno tratti che mi fanno sentire a mio agio, su stradine di campagna, a passaggi su strade e cavalcavia. Dopotutto per oltrepassare una tangenziale o l'autostrada, ci sono vie obbligate. A Poncarale vengo inesorabilmente attratto fuori strada, a Fornaci... è troppa la tentazione per poterle resistere. Il caldo si fa sentire prepotentemente ed il sole è forte: è l'ora del gelato!
Melone, pera e cioccolato, frutti di bosco: mi disseto con questi gusti alla frutta e riparto pimpante verso casa. È a sud di Flero che rimango sconcertato di fronte alla prepotenza con cui è stata costruita la nuova strada che porterà in un baleno le auto nella fascia d'oro, a fare shopping. Un immenso cavalcavia sovrasta tutto il paese, terribile; arriverà un giorno il momento per un'inversione di tendenza, oppure sarà sempre peggio?

In questo punto la pista ciclabile, il verde della campagna, le stradine larghe quanto un trattore o poco più, tutto è stato stravolto dal passaggio di questa lingua nera di catrame... La stessa cosa accadrà molto presto anche qui a Cremona, con il nuovo tratto di tangenziale che deturperà per sempre alcune belle zone campestri a sud della città.

Seguendo la pista ciclabile passo per Offlaga, Verola, e a Pontevico, passato l'Oglio, ritorno in provincia di Cremona. Sul collaudato percorso che fa tappa a Corte de Frati, Persico... giungo per le 19 a Cremona. Mia mamma, aprendo la porta, se la ride... "hai finito di pedalare? non sei stanco?"
Beh, mi sono sicuramente stancato, soprattutto mi è venuta una fame tremenda, però il fine settimana, il mio viaggio è stato interessante, ed emozionante. Ho provato tante sensazioni, alcune piacevoli, altre meno. Qualche incazzatura la covo sempre dentro di me, ma con la mia bici, un giorno fuggirò lontano da questo mondo puzzolente e caotico, un po' come ET, partirò alla ricerca della mia vera casa, un viaggio indietro nel tempo, a contatto con le cose genuine di questa vita, che mi fanno stare tanto bene.

venerdì 17 giugno 2011

BdB e mistero: Il Cerchio

Qualcosa turba l'armonia all'interno del gruppo, il solito Perse sta tramando qualcosa, ma di che cosa si tratta?

BdB - Il Cerchio: Frog Trail from Bikers di Brescia on Vimeo.

mercoledì 15 giugno 2011

Dove sta la serietà?

Ormai da mesi sono all'opera per terminare la mia bicicletta da turismo, che verrà attrezzata con cambio nel mozzo per limitare il più possibile gli interventi di manutenzione. Vado quindi alla ricerca del pezzo che mi occorre, lo Shimano Alfine ad 11 velocità. In Italia il distributore Shimano fa arrivare solo la versione nera dell'Alfine, quindi il mio negoziante di fiducia HappyBike non riesce ad accontentarmi, dato che sulla mia bici ho previsto entrambi i mozzi con la finitura silver, e sono già in possesso di quello anteriore.  Vado dunque alla ricerca di questo prodotto su altre piattaforme, in internet e lo trovo sul sito Rosebike il cui motto è "La soddisfazione del cliente è la nostra priorità!".

L'articolo non è attualmente disponibile, ma i tempi di attesa sono ragionevoli (3 settimane), ed il prezzo concorrenziale. È richiesto il pagamento anticipato e decido di procedere inviando un bonifico bancario. Rimango quindi in attesa e controllo saltuariamente online la situazione del mio ordine per verificare che il pezzo venga spedito nei tempi previsti.

L'amara sorpresa avviene oggi, in mattinata, quando, dopo l'ennesimo slittamento della data di spedizione, con disappunto noto che l'articolo da me ordinato verrà spedito in data 31.08.11, alla fine di Agosto, ben 4 mesi dopo aver inviato il pagamento a Rose Bike, avvenuto il 4.05.11.

Tutto ciò è inaccettabile!



Ho dunque inviato una mail al servizio di assistenza della famosa e tanto decantata Rose, richiedendo o l'immediata spedizione dell'articolo da me richiesto, oppure la restituzione dell'intera somma di denaro da me versato.
A sottolineare il fatto che nello shop online c'è una gran confusione e che molte persone potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione od incorrervi facilmente, c'è una menzognera dicitura di "articolo disponibile in 1 settimana".

Tutto questo è una presa in giro ed una mancanza di professionalità.
Mi aspetto una rapida soluzione da parte di Rose bikes.




Aggiornamento: dopo aver inviato un'email a Serghio Gezzi, il riferimento Rose Bike per l'Italia, ho ottenuto il rimborso della somma da me versata inizialmente e sul sito ora compare la dicitura: "disponibilità in 12 settimane".

lunedì 13 giugno 2011

Finalmente un video...

Fare foto durante i giri in montagna è sempre stato un bellissimo passatempo, un bel modo per portare a casa ricordi, impressi in immagini, un po' di natura, un po' di scenari, le espressioni degli amici. Il video è bello quanto la fotografia, è più laborioso se si desidera montare le varie riprese, magari con l'aggiunta di un brano musicale, per raccontare la giornata in maniera più "artistica". I risultati sono spesso molto carini e danno una certa soddisfazione. Però a volte i tempi si allungano e gli amici scalpitano...
Stasera ho trovato le motivazioni giuste ed ecco finalmente sbucare il video di un'escursione fatta più di un mese fa. Buona visione a tutti:



BdB - Caplone 444 from Bikers di Brescia on Vimeo.

bradipo bike

è pronta la nuova bike di Seby:


sabato 11 giugno 2011

Hyknusa: i BdB in Sardegna

Quanto è bello il nostro paese, e quanto è prezioso il pianeta in cui viviamo! Dovremmo metterci in silenzio ad osservare la natura intorno a noi, invece siamo dei trafficoni, dei pasticcioni, spesso crudeli, e non facciamo altro che farle del male.
La Sardegna è un'isola splendida, le sue coste sono magnifiche, il suo mare di una bellezza incantevole, ma poi arriviamo noi, e costruiamo strade, città, porti, e roviniamo la magia. Vorrei sparire, per non lasciare più una traccia, ma vorrei pure riempire i polmoni d'aria e soffiare via l'umanità da questo mondo. Perché non siamo stati capaci di muoverci in punta di piedi su questa terra? Perché tutta questa distruzione?
Questi miei sentimenti, sorgono spontanei nel momento in cui vedo il bello, ed il contrasto marcato con il brutto portato dell'uomo. Non posso farci niente, sono uno di loro.


La nostra vacanza si è sviluppata in modo tradizionale, con un lungo trasferimento in automobile ed in nave per raggiungere la nostra destinazione. Tante ore in autostrada, nel traffico, su assurde strisce di nero asfalto, bruciando combustibile e inquinando l'aria, poi ci siamo addentrati in un mostro marino. Una balena dalle grosse fauci, capace di divorare tante scatole di metallo con dentro dei minuscoli insettini puntiformi. Una grossa scatola di sardine galleggiante che sbuffa fumo nero e che per ore ed ore sobbalza sull'acqua spostandosi dal "continente" verso le coste del paradiso. Solo la compagnia degli amici riesce a distogliere la mia attenzione da questo viaggio lungo e assurdo: le battute, le belle risate con Stefano e Dario, scappando dal lavoro e dal brutto tempo, verso la vacanza del ponte del 2 Giugno ed il sole di Cala Gonone. Alle 23 siamo sul traghetto, il barcone dei profughi, e vi trascorreremo la notte, sparsi qua e là su materassini, in sacchi a pelo, alla ricerca di un po' silenzio e di un posto dove dormire. Una missione piuttosto difficile, ma alla fine qualche ora di sonno riusciremo a farla. Di nuovo in auto al nostro arrivo per spostarci da Olbia a Cala Gonone.

Verso Cala Luna (foto Lisabike©)
Quando finalmente riesco a salire sulla mia bici, in compagnia di tanti amici, ritorno a respirare e a vivere come mi piace. Milzo e Gigi sono grandi conoscitori della zona, avendola già girata piuttosto bene e ci faranno da guide in questi giorni di vacanza. È giovedì e fino a lunedì non si lavora, ma questa vacanza sarà così bella da farmi vivere ogni secondo al rallentatore, senza il pensiero del ritorno alla normalità. E se la normalità fosse questa, che bella sarebbe la vita...
Saliamo dolcemente lungo la Statale 125 ed il gruppo si scioglie, ognuno ha il suo ritmo, è normale, l'importante è poi aspettarsi e ricompattarsi, magari per un panino. Sgranocchio per la prima volta il pane carasau, un prodotto tipico di questa terra, che, con le sue molteplici varianti, mi accompagnerà in questi giorni. Proseguiamo a lungo su asfalto, ma l'ambiente che ci circonda è così bello e selvaggio da rendere piacevolissimo anche questo trasferimento su bitume. Condividiamo la strada con parecchie motociclette ed automobili, e quando incrociamo una Fiat, riceviamo uno strano saluto: d'altronde in che modo si è soliti salutare un ciclista se non con il dito medio?
Dopo lo spuntino iniziamo lo sterrato, nella polvere, sotto il sole, attingiamo frequentemente acqua dal camelbak. Quanto dureremmo in questo luogo senza l'acqua, se fossimo sparpagliati qua e là come delle caprette senza pastore, dove andremmo a ficcarci? Ci smarriremmo sicuramente facendo una brutta fine.
Milzo è davanti a noi e ci mostra la strada giusta; in un'intricata ragnatela di tracce, è facile perdersi. La strada diventa molto dura e fisica da percorrere in bicicletta, ma assolutamente appagante. Si spinge con forza sui pedali e la velocità ci permette di galleggiare sulle innumerevoli rocce del sentiero. Sono spesso in testa al gruppo, in compagnia di Steen, e facciamo poche pause per aspettare gli altri e per scambiarci impressioni sul giro. Non si poteva iniziare meglio questa nostra trasferta in Sardegna. Ad un tratto una martora passa davanti a me attraversando il sentiero, che splendido incontro.
Il bello poi, deve ancora arrivare, con una bellissima discesa su single track ed infine con il nostro arrivo a Cala Luna. Il primo impatto con l'azzurro del mare è da togliere il fiato, siamo a pochi metri dal relax e ci lanciamo in picchiata verso la spiaggia. Al nostro arrivo tutti i bagnanti si voltano incuriositi. Leviamo i vestiti e ci lanciamo in acqua. Il primo a tuffarsi è Steen, che non vedeva l'ora di fare una bella nuotata.
La spiaggia è piccola, splendida, l'acqua è fresca e pulita. Notiamo subito le bellissime insenature scavate nella roccia e andiamo a vederle da vicino, alcune si raggiungono a piedi, camminando lungo la spiaggia, altre a nuoto.

Il ritorno a Cala Gonone può avvenire a piedi, lungo un impervio sentiero, oppure tramite l'ausilio di un gommone. Si è fatta sera, ed è tempo di dirigerci verso il B&B che ci ospiterà; ci organizziamo quindi in due gruppi per il ritorno via mare. In pochi minuti siamo al porto e giungiamo là dove soggiorneremo. Veniamo accolti da Nicola, Barbara e Pietrina. Le camere sono belle ed accoglienti e dopo esserci rinfrescati e profumati con una bella doccia, ci prepariamo per la cena con un aperitivo a base di birra Ichnusa e qualche focaccia, semplice ma gustosa. La fame è tanta e non vediamo l'ora di mangiare qualche specialità sarda. Ordiniamo tanti piatti diversi, tra cui il pane frattau, una preparazione del classico carasau che però richiede una certa lavorazione ed un po' di tempo. Tutti i piatti vengono preparati al momento, con ingredienti freschi e genuini; infatti la qualità delle pietanze è ottima. Siamo in tanti e con tutte queste differenti ordinazioni mettiamo in difficoltà la cucina del locale: i tempi di attesa per alcuni piatti diventano esagerati e non ammissibili, ed il Lonfo se ne va a letto deluso per la porzione di pasta troppo magra. Tutto ritornerà a posto dopo una chiacchierata chiarificatrice tra Milzo - il nostro capo cordata - e Nicola. Per la sera successiva faremo in modo di facilitare il lavoro in cucina consegnando con anticipo la lista dei piatti da preparare: Milzo si prende anche questo impegno, e sarà un successo!!

Dopo una sana dormita, ci attende un'abbondante colazione e la spesa al vicino supermercato; tutto in previsione di una splendida gita alla Gola di Gorropu, sempre guidati dal nostro Milzo.
Questa volta si parte direttamente da Cala Gonone e si inizia immediatamente con una bella e ripida salita  lungo una strada nel bosco. La vegetazione intorno a noi è rigogliosa, prevalentemente costituita da lecci, corbezzoli, ma ricca di tantissime specie erbacee, fiori... un bel vedere. Giunti presso una pozza acquitrinosa, dove sostano ad abbeverarsi gli animali che pascolano nei dintorni, facciamo una pausa anche noi. L'acqua ha il colore del fango, un mangia e bevi. Il bosco attorno a noi è fatato, con piccoli folletti che svolazzano brillando al sole, prendendosi gioco di noi babbani.

Si riprende a salire su un fondo molto smosso di pietrisco, dove spicca la caparbietà, la decisione delle due donne del gruppo; Elena e Samanta non mollano mai e superano i maschietti che sono scesi dalle loro bici. Poco dopo arriviamo presso la località Sutta-Terra dove si trova una roccia dalla particolare conformazione ad arco. Scattata la foto di gruppo, puntiamo il nostro sguardo, e le nostre biciclette, all'affascinante Gola di Gorropu.

Percorso un breve tratto su asfalto, presa la deviazione su sentiero, alla prima pietra, Lisabike rompe il cambio. Vito, sempre al lavoro in questi giorni, impegnato nella riparazione di vari guasti meccanici, soprattutto alla bici di Dario spacum so tot, questa volta è messo in seria difficoltà: va bene tutto, ma la moltiplicazione dei cambi e dei pignoni non è ancora in grado di farla. Ci si arrangia convertendo la bici in single speed.

Gorropu (foto Lisabike©)
La Gola di Gorropu e un luogo che vale proprio la pena di visitare, un luogo più sacro di molte chiese dell'uomo.
Il torrente che durante la stagione delle piogge prepotentemente scava la pietra, smuove rocce, tronchi e cambia la conformazione del territorio, durante l'estate scorre silente in profondità. In superficie rimangono poche pozze d'acqua. Iniziamo la nostra visita a piedi e man mano che ci addentriamo nella gola, sento le mie emozioni amplificarsi. Sento le gocce d'acqua scendere dalle pareti del canyon, sento le rondini svolazzare qua e là, il rumore del vento e.... i BdB che non stanno zitti un secondo. Non ne posso più e decido di staccarmi dal gruppo. Come si sta bene da soli. Mi siedo su un grosso masso bianco e attendo. Rivolgo il mio sguardo in alto, dove finisce la montagna ed inizia il cielo, sento una grande pace dentro di me. Le fronde degli alberi sono scosse da un vento fresco che ulula incanalandosi nella gola; istantaneamente il sudore sulla mia fronte si asciuga. Vorrei rimanere qua più a lungo, ma gli altri stanno già tornando. Io proseguo ancora un po' addentrandomi nella gola, ma non voglio farmi aspettare troppo e quindi faccio dietro front. Smarrisco un paio di volte la retta via, indicata da segni rossi sulle pietre, e mi trovo di fronte a grosse rocce praticamente insormontabili. Ritrovato il percorso corretto, eccomi di nuovo in gruppo, e di nuovo in sella. Sono accaldato e vorrei andare a fare un bel bagno nel torrente che si vede a fondo valle, ma vedo tutti proseguire e quindi mi perdo questa occasione. Occasione che non si lasceranno sfuggire invece, a mia insaputa, Gigi e Stéen.

Spettacolare l'organizzazione del Milzo per la cena, con la lista dei piatti ordinati, abbinati alla persona, per evitare qualsiasi inconveniente. Tutto filerà liscio come l'aglio, oglio e peperoncino...
Dopo pranzo un bel bicchierozzo di mirto e poi, con gli ultimi superstiti della giornata, il gelato nella cialda giù al porto. Quando vado a letto, Dario e Stéen stanno già russando alla grande: che sinfonia! Gigi senza alcun riguardo accende la televisione, al che Stéen si rizza nel letto e borbotta qualcosa: chiaramente sta ancora dormendo, infatti la mattina dopo non ricorderà più nulla.

Per il terzo giorno ci aspetta il giro alla cala di Goloriztè, guidati da Compagigi. Dobbiamo portarci avanti con le auto per un bel pezzo di strada e la cosa è parecchio stressante per tutto il gruppo. Poi finalmente si inizia a pedalare. Le strade sono solitamente carrarecce piuttosto larghe, dal fondo pietroso molto smosso. Ad un certo punto, con un forte sbuffo, la gomma posteriore di Mabande è a terra; una roccia tagliente ha perforato il copertone e la camera d'aria. Fosse capitata a me una cosa del genere, con i tubeless avrei sparso lattice ovunque e sarei stato costretto ad inserire la camera d'aria. Invece Marco in un attimo sistema la sua gomma ed è in grado di ripartire.

San Pietro Apostolo (foto Lisabike©)
Ci fermiamo in località Golgo presso la Chiesa di San Pietro Apostolo. L'ambiente è molto particolare, sembra di essere in Messico, o comunque in qualche ambientazione da film western: noi i banditi in sella ad indomabili cavalli di metallo. Millenarie piante di Olivastro fanno da cornice alla candida facciata della chiesa, circondata da un recinto di pietra scura. Ripartiamo in salita su asfalto, fino ad intersecare la sterrata che scende in direzione Goloritzé. Facciamo una pausa per mangiare qualcosa ed ecco che si avvicina un gruppo di asini. In questi giorni frequentemente abbiamo incontrato diversi animali, allevati liberi nelle vaste aree dedicate alla pastorizia. Dei pastori però nessuna traccia...

Oggi non vediamo l'ora di tuffarci in acqua, di ammirare la bellezza di questa piccola oasi di mare, e dopo un tratto di sassoso sentiero, schivando una roccia dietro l'altra, sobbalzando qua e là, finalmente giungiamo al cospetto di questa meraviglia. Goloritzé si presenta a noi splendida, il mare tinto di mille sfumature blu, le coste frastagliate, scogli, spuntoni di roccia erosa dalle onde, archi disegnati dall'abile mano di madre natura. A fatica tratteniamo lo stupore, così come a fatica Stéen riesce a trattenere addosso a sé i vestiti ed in un attimo è laggiù, a nuotare libero.

Compagigi a Goloritzé (foto Lisabike©)
Un corso d'acqua dolce si tuffa in mare proprio in questa insenatura e lo avvertiamo chiaramente sulla nostra pelle per la bassa temperatura dell'acqua appena ci immergiamo. Nuotando verso il largo il tepore del mare ci riabbraccia con grande nostro sollievo. Protagonisti di due splendidi tuffi Stéen e Gigi, a proprio agio nell'ambiente marino. Il tempo di asciugarsi al sole e mangiare il panino ed ahimè è già ora di rientrare: vorremmo ammutinarci e disobbedire alla nostra guida, ma i calcoli per la risalita bici in spalla, ed il rientro alle macchine, sembrano non darci molte alternative. A malincuore indosso di nuovo i panni del ciclista e riparto con gli altri. Per alcuni tratti impraticabili siamo stati costretti a procedere a piedi, ma quando il fondo e le pendenze ce l'hanno permesso, siamo saliti sulle nostre bici. Intanto un temporale si sta abbattendo nei paraggi ed una pesante cappa d'umido ci circonda; sudo copiosamente e mi ritrovo con gli abiti fradici. Ad un certo punto decido di levarmi la maglietta, per togliermi questo fastidio dalla pelle. In tratto tecnico del sentiero, in discesa, con impegno mi diverto a stare in sella alla mia scorbutica 29er. Riunito il gruppo, presso il Rifugio Goloritzé, ci rinfreschiamo e reidratiamo con birra e lemonsoda (in crucco radler) ed è un sollievo, dopo il caldo patito in precedenza.
Ancora poca strada e rieccoci alle auto. Ci stringiamo le mani, facciamo i complimenti a Gigi per il giro e  rientriamo affamati al quartier generale. Stasera, per la gioia dei carnivori, per cena c'è il porceddu.

Tipico animale selvatico di Goloritzé (Foto Lisabike©)
Il primo piatto però è vegetariano ed è decisamente gustoso. Mi cimenterò in un bis molto volentieri, poi mentre Stéen si troverà alle prese con la testa del malcapitato porcellino, io infilzerò con la forchetta croccanti foglie di insalata e strisce di carote. Il dolce è un fagottino fritto, ripieno di formaggio, la seada: a piccoli bocconi riuscirò a deglutire anche quest'ultima pietanza. Va giù senza alcuna fatica invece il buon vecchio mirto. La passeggiata digestiva prima di andare a letto è d'obbligo, si va in spiaggia per sentire il ritmico rumore del mare: una piacevole ninna nanna. Tutt'altra cosa rispetto ai frastuoni della città: che odio!

Domenica sera, si parte per il rientro, ed i programmi per la giornata sono due: un gruppo si sposterà col gommone preso a noleggio, per le cale più caratteristiche che si trovano nelle vicinanze, dedicando l'ultima parte della vacanza al mare. Un altro gruppo pedalerà, accompagnato dal Milzo, in relax, sempre con destinazione il mare. Si suda abbondantemente sulla prima salita cementata che ci porta verso Cala Cartoe, ma manca poco per raggiungere la meta di oggi. Un nuovo tratto da esplorare si presenta davanti a noi, una via sterrata che si dovrebbe ricongiungere successivamente con la strada. Nel programma della giornata pianificato da Paolo, non poteva mancare un'explo, per dare quel tocco in più alla giornata.
Ma tutto viene stravolto dalla diserzione di alcuni BdB che si ammutinano in favore del cemento e dell'asfalto, e della via più diretta per il mare. Non faccio i nomi di queste persone per non screditarle in pubblico, trattamento che in verità meriterebbero nella maniera più assoluta...

A Cala Cartou (foto Lisabike©)

Lavori in corso (foto Lisabike©)
La divinità dei single track e delle explo, si infuria per il torto subito e provvede ad inviare presso la spiaggia delle grosse nubi e un po' di pioggia, per dispetto nei confronti di coloro che hanno snobbato il sentiero sterrato per la spiaggia e la siesta sotto il sole. A cala Cartoe iniziamo subito col fare il bagno, poi si gioca con la sabbia, si fanno riprese, si raccolgono legnetti... ma "non andiamo a vedere l'altra spiaggia che si trova poco più in là?" Anche in questo caso alla proposta del Milzo segue la diserzione di massa, ed allora le nubi si addensano sempre più, il cielo diventa plumbeo, il vento soffia sempre più forte ed incomincia a sentirsi qualche goccia.

È giunta l'ora di ritornare e facciamo in tempo a raggiungere il paese per l'ultimo gelato della vacanza, che si scatena il diluvio. Mentre prepariamo le valige nelle nostre stanze, fuori infuria un forte temporale e le strade si allagano nel giro di pochi istanti. Con i piedi in ammollo carichiamo le bici sul furgone ed i bagagli e siamo pronti per la partenza.
Saldiamo il conto con il Bed and Breakfast, che ci ha riservato un trattamento a dir poco speciale, e che merita i nostri complimenti e ringraziamenti, e ci rimettiamo in viaggio per Olbia.

E così, dopo aver toccato con mano la Sardegna più selvaggia ed affascinante, facciamo ritorno alle nostre chiassose città. Il dolce sapore di questa vacanza avrà la forza di contrastare il gusto amaro della vita di tutti i giorni? Della frenetica attività lavorativa con tutti gli stress che comporta? Fortunatamente sono riuscito a vivere al rallentatore queste giornate in compagnia, assaporando pienamente tutti i momenti che mi si sono presentati davanti. Tranne il bagno nel torrente, che sfortunatamente mi è sfuggito (vero Stéen e Gigi?).

Se tutto è filato così bene, se abbiamo potuto vivere tanti bei momenti e girare in bici con tranquillità per queste zone impervie, se abbiamo potuto rilassarci la sera e rifocillarci in un ambiente accogliente e gioviale, è grazie all'impegno di chi, prima di noi, ha fatto un duro lavoro, si è dato da fare e ha organizzato la trasferta del gruppo.

Grazie Milzo, per la grande disponibilità, e grazie anche a Gigi che ha dato il suo contributo.
Anche a Dario, che si è occupato del trasferimento delle biciclette con il furgone, va detto grazie.
Grazie ed arrivederci alla famiglia Pira che ci ha ospitati.

La prossima vacanza sarà diversa, vero Milzo? Dario? Ti è arrivato il telaio? ;-)